La guerra, finta, delle Pontine contro Laziomar

20121209-212415.jpgPonza e Ventotene alla guerra contro Laziomar, il contestatissimo gestore regionale dei trasporti verso le isole. Il primo cittadino della capitale dell’arcipelago si lamenta per la tassa di sbarco ( 1,5 euro a passeggero) che la compagnia avrebbe dovuto rigirare al Comune, mentre la i cugini di Ventotene presentano un nuovo esposto in procura contro i disservizi.

ACCUSE E MULTA – In una lettera circostanziata, il sindaco Piero Vigorelli grida allo scandalo: «Abbiamo l’assoluta certezza che abbia versato l’ammontare dell’imposta al Comune di Ponza con un colpevole ritardo. Quanto ai numeri, abbiamo richiesto a Laziomar l’elenco nominativo dei passeggeri trasportati da Anzio e da Formia nei mesi estivi. Per il ritardato pagamento, abbiamo comminato la sanzione amministrativa della maggiorazione del 30 per cento». I soldi della tassa di sbarco sarebbero serviti alla fruizione dei beni archeologici dell’isola.

LA RICOSTRUZIONE – Laziomar ha dichiarato al Comune che, su 46.894 passeggeri trasportati, ben 21.727 erano esenti dalla tassa di sbarco in quanto residenti a Ponza, oppure lavoratori e studenti pendolari, oppure non residenti ma in regola con il pagamento dell’Imu. Il Comune, a sua volta, ha sollecitato Laziomar a verificare quei numeri apparsi incongrui. Non avendo ottenuto risposta, il 26 novembre l’amministrazione isolana ha fatto richiesta di accesso agli atti, chiedendo l’elenco nominativo dei passeggeri trasportati. Il Presidente di Laziomar, Maria Terenzi, ha risposto lo scorso 3 dicembre sostenendo che «dopo i riscontri effettuati, gli importi pagati al Comune sono risultati assolutamente precisi».

INCONGRUITÀ DA LAZIOMAR – Fa notare Vigorelli: «I residenti di Ponza sono 3.360. Mi domando: è mai possibile che in quei mesi l’intera popolazione residente si sia trasferita in continente per ben sei volte? E’ mai possibile una transumanza sul continente di 240 cittadini residenti ponzesi, ogni santo giorno, in quei tre mesi estivi? La logica risponde di no. La Signora Maria Terenzi dice di sì. Con la sua lettera del 3 dicembre – prosegue il sindaco – Maria Terenzi ha asseverato i suoi numeri facendo notare, correttamente, che oltre ai residenti ci sono altre categorie esentate dalla tassa di sbarco. E’ vero. Ci sono gli studenti pendolari, ma nei tre mesi estivi scuole e università sono chiuse perché in vacanza (tranne poche unità che hanno sostenuto gli esami di maturità a luglio). E’ vero, ci sono anche i non residenti in regola con l’Imu. Peccato che abbiamo chiesto l’esenzione dalla tassa di sbarco solo due famiglie interessate».

ESPOSTO VENTOTENE – Indirizzato alla procura di Roma il recente esposto (il secondo nel 2012) degli operatori commerciali di Ventotene, che in sette pagine hanno concentrato una lunga serie di doglianze riferite agli innumerevoli disservizi subiti da quando Laziomar è entrata in servizio. Senza dimenticare che l’Unione Europea ha multato la Regione per la mancata privatizzazione dei trasporti marittimi con un’ammenda di 4 milioni di euro. Nell’esposto i dubbi degli isolani: «Nessun controllo sembrerebbe essere stato operato dagli organi di vigilanza preposti, sulla mancata consegna della nave di riserva da parte della Caremar alla Laziomar, sulle riparazioni effettuate presso i cantieri di Napoli, sul noleggio delle navi, sulle soppressioni di corse da e per Ventotene, ad assicurare continuità del servizio durante i periodi di manutenzione ordinaria e straordinaria delle navi e garantire, comunque, la disponibilità della nave di riserva dell’accordo di Palazzo Chigi».

INTERRUZIONE DI PUBBLICO SERVIZIO – Per questo i ventotenesi chiedono di accertare «se esistano gli estremi per procedere a contestare il reato di interruzione di pubblico servizio (per la soppressione delle corse), di omissione in atto d’ufficio (per la mancata sostituzione del mezzo)». Non solo: accertato che «non risultano ridotte le somme per l’effettuazione dei servizi di collegamento», i ricorrenti domandano ai magistrati di verificare «se il denaro pubblico sia stato speso correttamente» da Laziomar, a fronte di evidenti sprechi e incongruenze come «noleggio delle navi, ripetuti rientri in cantiere delle navi e aliscafi, riparazioni non eseguite correttamente».

Fonte: Corriere della Sera

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L’osceno scandalo dell’acqua delle Pontine

20121209-102825.jpgSale, scende, scavalca montagne, poi torna indietro. Sgorga da una fonte sopra Cassino, da Cassino precipita a Napoli, da Napoli finalmente arriva a Ponza e a Ventotene. Prima la regione Lazio la dà gratis alla regione Campania, dopo un lungo viaggio se la ricompra e la fa pagare ai contribuenti laziali.È il giro dell’acqua. Più va lontano e più costa. Andata e ritorno. La spostano non una ma due volte: per una quarantina di chilometri in più via terra e per quasi cinquanta miglia in più via mare. Scorre nelle condotte sotterranee fra le colline davanti agli Appennini, passa dentro tubi sospesi nel vuoto, riempie le cisterne delle navi che prendono il largo dal molo Beverello, la caricano su una banchina e la scaricano su un’altra e – alla fine – ricompare praticamente vicino a dove era partita. Chilometro dopo chilometro e miglio nautico dopo miglio nautico, quella del Gari diventa salatissima. Sperperi e affari. Impegni mai rispettati, investimenti mai fatti, delibere di giunta come carta straccia e un tortuoso percorso per favorire società private e trasportatori. Sempre i soliti.
Per ricostruire questo giro dell’acqua siamo a venuti a Latina – davanti alle isole pontine – dove si rintraccia la parte finale di un inghippo che ai contribuenti laziali spreme inutilmente 7 milioni di euro l’anno e in più – come vedremo – contempla qualche altra voce nella bolletta. In origine la faccenda poteva sembrare solo uno di quei pasticci all’italiana soffocati dalla burocrazia, in realtà si sta rivelando
un vero business. Trascinare l’acqua di qua e di là a qualcuno conviene. Tutto è cominciato molto tempo fa. Quando dalle sorgenti del Gari, ai piedi di Monteccasino e della Rocca Janula, ne fuorisciva così tanta che la regione Lazio decise di regalarne un po’ alla Campania assetata. Era il 1983. “Per quella concessione abbiamo avuto un ristoro”, spiega oggi il sindaco di Cassino Giuseppe Golini Petrarcone. In dono l’acqua e in cambio il finanziamento per costruire un depuratore. Da quel momento tremila litri al secondo sono stati dirottati dal Lazio verso l’altra regione, convogliati nell’acquedotto occidentale della Campania che la spinge giù a Napoli per quasi settanta chilometri. Allora nessuno avrebbe mai immaginato che nel 2012 in molti paesi della provincia di Frosinone, dove c’è Cassino, ci sarebbe stato un razionamento idrico. Ma così è andata.
Torniamo però all’acqua del Gari. Passa da un serbatoio all’altro di Napoli e disseta la città, poi finisce al molto Beverello dove l’Eni Acqua Campania la consegna alla compagnia marittima Vetor che con le sue navi fa rotta su Ventotene e Ponza. La Vetor presenta ogni anno il conto alla regione Lazio. Sono quei 7 milioni di euro. La regione in pratica paga la sua acqua. E sempre allo stesso armatore di Anzio. “L’appalto per il trasporto l’ha vinto sempre lui”, dice Daniele Coraggio, consigliere comunale di Ventotene mentre fa i calcoli delle distanze per illustrare lo spreco: Napoli è lontana 40 miglia da Ventotene e 60 miglia da Ponza, il porto di Formia (il più vicino fra le isole e la fonte, su a Cassino) invece è solo a 26 miglia da Ponza e a 36 miglia da Ventotene. Dice ancora il consigliere Coraggio: “Basterebbe una condotta che parta da Cassino e, in neanche 30 chilometri, l’acqua arriverebbe a Formia, meno della metà del tragitto attraverso la Campania”. Qualche mese fa qualcuno ha presentato un esposto alla procura di Latina su questo commercio d’acqua, all’ultima gara per l’appalto del trasporto alle Pontine incredibilmente non si è presentato nessuno. La Vetor, comunque, continua a gestire il servizio “in regime di proroga”. E la regione Lazio paga sempre.
Ricorda Giovanni Maria De Rossi, un archeologo che fu testimone dell’inaugurazione della prima “captazione” delle acque del Gari destinate alla Campania: “Il vecchio sindaco di Ventotene Beniamino Verde, quando l’acqua fu portata sull’isola dalle navi cisterna dei privati e non più da quelle della Marina militare, mi disse: “Vedrai che quest’acqua ci costerà come se dovesse arrivare da New York”. Beniamino aveva proprio ragione”. Per la prima volta lo scandalo è stato raccontato dal quotidiano “Latina Oggi” ma il grande accusatore di tutti gli imbrogli sui predoni dell’acqua di Latina è Roberto Lessio, un imprenditore agricolo di Borgo Sabotino, ex presidente provinciale di Legambiente e autore di un appassionato e informatissimo libro, “All’ombra dell’acqua”, sui traffici idrici in Italia. Lui, che ha studiato tutti i percorsi viziosi dei tubi, svela: “Quell’acqua che parte da Cassino continua a fare i suoi tour perché a Ponza e a Ventotene non si fanno i dissalatori che Acqua Latina, la società che gestisce il servizio idrico integrato a cavallo fra le province di Latina e Frosinone, ha fin dal 2004 nel suo piano di investimento”. Dagli accordi presi con la regione Lazio (c’era ancora Storace governatore) il dissalatore di Ventotene sarebbe dovuto entrare in funzione nel giugno del 2006, quello di Ponza nel dicembre successivo. Per misteriosissime ragioni – costo per entrambi i dissalatori 9 milioni di euro – non si sono mai fatti. E vanno sempre avanti e indietro le navi cisterna dell’armatore di Anzio. Con una gabella in più per gli abitanti di Latina. Ancora Roberto Lessio: “Noi paghiamo non solo l’acqua che la regione Lazio regala e poi si ricompra dalla regione Campania, ma nelle bollette c’è anche la voce dell’investimento per i dissalatori che non ci sono”.
Questo giro dell’acqua ricorda tanto quella storia dei pomodorini che passano in questa provincia, trasportati sui camion della camorra che entrano ed escono dal mercato ortofrutticolo di Fondi. Prima vanno giù, in Sicilia. Poi vanno su, a Milano. Poi tornano qui, in provincia di Latina. Più ammaccati e più cari.

Fonte: La Repubblica

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Ventotene: i cittadini denunciano Laziomar, il sindaco è latitante

E siamo a due. Dopo l’esposto del 5 marzo in merito ai collegamenti marittimi con le isole, in questi giorni è stata presentata un’altra denuncia alla Procura della Repubblica di Roma nei confronti della società di navigazione “Laziomar”. A firmarla i rappresentanti dell’Associazione per la valorizzazione delle isole dell’Arcipelago Ponziano, l’Ascom di Ventotene e l’Associazione albergatori di Ventotene. Nella nota, oltre a ripercorrere la travagliata storia della compagnia regionale e le dinamiche interne che hanno contraddistinto la società in quest’ultimo periodo, quali le dimissioni lo scorso 15 ottobre del presidente Antonio Cataudella, particolare rilevanza è data ai disagi nei servizi di collegamento e alle carenze della flotta a disposizione dei passeggeri. «Considerato – scrivono le tre associazioni di categoria – che nessun controllo sembrerebbe essere stato operato dagli organi di vigilanza preposti sulla mancata consegna della nave di riserva da parte della Caremar alla Laziomar, sulle riparazioni effettuate presso i cantieri di Napoli, sul noleggio delle navi, sulle soppressioni di corse da e per Ventotene, ad assicurare continuità del servizio durante i periodi di manutenzione ordinaria e straordinaria delle navi e garantire, comunque, la disponibilità della nave di riserva, si chiede di accertare se esistono gli estremi per procedere a contestare il reato di interruzione di pubblico servizio, di omissione in atto d’ufficio (per la mancata sostituzione del mezzo), atteso che non risultano ridotte le somme per l’effettuazione dei servizi di collegamento, se il denaro pubblico sia stato speso correttamente (noleggio delle navi, ripetuti rientri in cantiere delle navi e aliscafi, se tutte le riparazioni siano state eseguite correttamente, multa di quattro milioni di euro dalla Unione Europea ), se gli aliscafi Alnilam e Montegargano risultano idonei alla navigazione e rispettano tutte le norme di sicurezza (passeggeri ed equipaggio) secondo le direttive dell’Unione Europea, nonché di tutti gli altri eventuali reati che dovessero rilevare».

Fonte: H24 Notizie, Latina Oggi

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Laziomar, tutto è possibile oramai

Un litigio con i genitori o soltanto il profumo dell’avventura, della scoperta. Qualunque sia il motivo, non ha mancato di destare preoccupazione la fuga di una 12enne, scomparsa ieri mattina dal porto di Formia e ritrovata qualche ora dopo a Ventotene. La ragazzina, appena che adolescente, si è allontanata silenziosa dai parenti e senza destare alcun sospetto è riuscita ad intrufolarsi tra i passeggeri imbarcati nel traghetto delle 9e15 diretto sull’isola pontina. Inutile descrivere i momenti di apprensione vissuti dalla coppia quando non hanno più visto la loro figlia. Sembrava scomparsa nel nulla. Vano ogni tentativo di ricerca, mentre la 12enne a bordo del traghetto si allontanava sempre di più dalla terra ferma. Nonostante sia stato richiesto anche l’intervento dei Carabinieri, a svelare il mistero ci ha pensato il fratello della ragazzina: è stato lui a dire ai genitori che la sorella era scappata a bordo della nave. Immediatamente sono scattate le procedure di sicurezza. Una volta contattato, il comandante di bordo veniva allertato della presenza di una minorenne senza accompagnamento sulla nave. Lo stesso equipaggio, poco dopo riusciva ad individuare la 12enne che nella massima serenità viaggiava sul traghetto, decisa a raggiungere Ventotene. Ad attenderla nel porto Nuovo però c’erano due militari dell’Arma. La giovane è stata presa così in custodia e riaccompagnata dai genitori a Formia con la corsa di rientro successiva. L’episodio, per quanto strano, getta sicuramente dubbi sull’efficacia dei controlli al momento dell’imbarco. La ragazza, infatti, oltre ad essere minorenne, pare fosse priva del titolo di viaggio.

Fonte: H24 Notizie

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Laziomar affonda, ma per il sindaco di Ventotene va bene così

20121204-125205.jpgE’ una battaglia che va avanti da tempo «e che sto conducendo da solo, senza il sostegno del sindaco di Ventotene». Piero Vigorelli, primo cittadino di Ponza, ha lanciato ormai una vera e propria «guerra» sul trasporto «con la Laziomar che ci penalizza, avendo ridotto le corse, fino a qualche tempo fa con la scusa che la Regione non pagava, adesso senza una spiegazione».
La vertenza, oltre che sui disagi, è adesso sulla tassa di sbarco. Si tratta di 1 euro e 50 centesimi dovuti da chiunque, residenti esclusi, sbarca sull’isola. E’ una somma con la quale «restituiremo alla fruizione i beni archeologici dell’isola» ma sulla quale «la signora Maria Terenzi di Laziomar ha dato i numeri e il Comune di Ponza non vuole essere preso in giro».
Parole pesanti, quelle di Vigorelli, il quale si basa sui dati forniti dalla presidente della società di navigazione. «Abbiamo il ragionevole dubbio che Laziomar abbia dato i numeri sulla tassa di sbarco e abbiamo l’assoluta certezza che abbia versato l’ammontare dell’imposta al Comune di Ponza con un colpevole ritardo – dice il sindaco – Quanto ai numeri, abbiamo richiesto a Laziomar l’elenco nominativo dei passeggeri trasportati. Per il ritardato pagamento, abbiamo comminato la maggiorazione del 30%».
La società il 23 ottobre ha comunicato «di aver trasportato 46.894 passeggeri da luglio a settembre» di questi «ben 21.727 erano soggetti esenti dalla tassa in quanto residenti».
Il Comune ha chiesto una verifica. «I residenti di Ponza sono 3.360 e sicuramente nei tre mesi estivi lavorano senza sosta, mi chiedo come sia possibile che in quei mesi l’intera popolazione si sia trasferita in continente per ben 6 volte, in pratica 240 cittadini ogni giorno. La logica risponde di no, la signora Maria Terenzi dice di sì». In una lettera del 3 dicembre, infatti, dichiara che i dati sono corretti. Vigorelli, invece, è pronto a spedire tutto alle autorità competenti. «Siamo stufi dei disservizi, l’unica speranza è che al più presto questa dirigenza fallimentare lasci il posto a una società finalmente privata».

Fonte: Il Messaggero

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Ancora sull’antiquario e le sue case “abusive”

Poco più di un anno fa rimanemmo vittime di una spiacevole episodio a seguito della pubblicazione sul nostro sito della notizia di questo atto abusivo. Lo facemmo inquadrando il fatto in un’analisi più ampia che trattava l’opera di devastazione selvaggia di quest’isola che rappresentava una vera perla nel Tirreno e che oggi è ridotta ad un ammasso di cemento anche grazie allloa… disattenzione di uno Stato che spesso fa finta di non vedere. Il proprietario di quest’opera ci inviò delle mail apparentemente dal tono corretto ed educato ma in sostanza minaccioso in quanto lasciava intravvedere la possibilità di querelarci. Egli sosteneva di aver ottenuto tutte le autorizzazione necessarie e di avere, quindi, le carte a posto. Non ci pare ora, almeno secondo i giudici, che le cose stiano come egli volle illustrarci. Fatto sempre salvo il principio secondo il quale un cittadino fino a sentenza definitiva va ritenuto penalmente innocente, non è questo un caso in cui noi meritiamo le scuse???

Fonte: Associazione antimafia “A. Caponnetto”

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Sentenza amara per l’antiquario accusato di abusivismo a Ventotene

20121125-213000.jpgPotranno presto scattare nuovamente i sigilli per la grotta ipogea adibita a camera da letto con vista mozzafiato sul mare di Ventotene e l’attiguo immobile al centro di un’avvincente battaglia legale tra il proprietario dell’abuso, noto antiquario romano nonché marito di una funzionaria della Soprintendenza dei Beni culturali, e la Procura di Latina. Dopo il pronunciamento della Cassazione a cui era ricorsa la Procura impugnando l’ordinanza di dissequestro del Tribunale del Riesame, nei giorni scorsi il collegio del Riesame di Latina ha rivisto la sentenza, legittimando il sequestro di grotta e casa in quanto “opera abusiva all’interno di un ecosistema protetto”.In sostanza, i giudici collegiali Lucia Aielli, Gabriella Nuzzi e Cecilia Colaceppi si sono attenuti agli stessi principi già tracciati dalla Corte di Cassazione, ravvisando la necessità di rinviare il fascicolo alla Procura per un nuovo sequestro.

La prima operazione risale all’Aprile del 2011 quando i forestali del Nipaf, su disposizione del sostituto procuratore Giuseppe Miliano, volarono sull’isola pontina per bloccare l’opera. Sigilli poi convalidati dal Gip Laura Matilde Campoli sia per il cambio non autorizzato di destinazione d’uso della grotta nonché per la realizzazione di un tunnel fino alla parete rocciosa che si affaccia sul mare dalla parte opposta rispetto all’ingresso, sia per l’ampliamento abusivo della preesistente casa rosa presumibilmente perpetrato nel corso di lavori di ristrutturazione.

Il colpo di scena poco meno di un mese dopo: il Tribunale del Riesame accolse la richiesta avanzata dall’antiquario romano e dispose il dissequestro dei due immobili, sostenendo principalmente che dalla relazione del consulente del Pm non emergeva l’ampliamento della grotta contestato. Nulla, però, sul cambio di destinazione d’uso. La Procura tornò così alla carica e, con nuove osservazioni, ufficializzò il ricorso in Cassazione fino ad ottenere l’annullamento dell’ordinanza del Riesame. Ora bisognerà aspettare che gli atti vengano notificati in Procura, prima che il sostituto procuratore possa disporre il sequestro bis.

Fonte: H24 notizie

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Lo sviluppo di Ventotene secondo il sindaco Assenso

20121124-220938.jpgE’ stato siglato questa mattina a Gaeta il protocollo di intesa “per la valorizzazione e lo sviluppo dell’Economia del Mare e per la qualificazione e regolamentazione delle Aree portuali” tra il Comune di Ventotene, rappresentato dal Sindaco Giuseppe Assenso e la Camera di Commercio di Latina, rappresentata dal Presidente Vincenzo Zottola.
Con riferimento al quadro complessivo della programmazione il Comune di Ventotene e la Camera di Commercio di Latina firmatari dell’intesa assumono come prioritari i seguenti indirizzi operativi:

a) Valorizzazione e sviluppo dell’Economia del Mare

Promuovere l’Economia del Mare in ogni sua forma e settore.
Valorizzare il sistema imprenditoriale legato all’Economia del Mare.
Individuare e dedicare azioni utili alla promozione dell’Economia del Mare e dei progetti legati ad essa.
Partecipare ad azioni di promozione comune, come lo Yacht Med Festival ed altre iniziative ed eventi.
Partecipare insieme a progetti comuni.
Sostenere iniziative legate al mondo della nautica e del turismo nautico anche con strutture affiancate alla Camera di Commercio di Latina come Assonautica e Aziende speciali anche attraverso l’individuazione di una sede operativa.
Sostenere piani di sviluppo legati al mare, ai porti, alle coste, alle spiagge, etc..

b) Qualificazione e regolamentazione delle Aree Portuali commerciali e turistiche

Promuovere e avviare la qualificazione e la regolamentazione delle aree portuali del Comune di Ventotene attraverso la realizzazione di studi e progettazioni utili alla redazione del Piano Regolatore Portuale.
Qualificare il sistema delle aree portuali del Comune di Ventotene attraverso l’organizzazione delle banchine, l’adeguamento e il potenziamento della stazione marittima, ma anche riequilibrando il traffico marittimo di passeggeri e merci al fine di garantire la sostenibilità dei flussi in entrata ed in uscita dai porti, consentendo il potenziamento di quello nautico/turistico ed integrandolo con i servizi dell’isola.
Regolamentare il sistema della portualità incentrato sul traffico passeggeri, commerciale e nautico/turistico, avviando funzioni di supporto e riequilibrio rispetto alla situazione attuale e rispetto ai flussi di crescita del turismo stesso. Al fine di ottenere il suddetto riequilibrio è necessario prevedere interventi strutturali e infrastrutturali volti a conseguire un potenziamento del turismo nautico e a risolvere le problematiche relative alla sicurezza della navigazione e alla protezione dello specchio acqueo interno, a studiare la possibilità di adeguamenti dell’assetto viario che consentano di razionalizzare l’attraversamento del nucleo urbano di maggiore congestione e che siano in grado di salvaguardare il sistema ambientale.
Analisi e studio preliminare per la programmazione dei servizi nelle aree portuali, con una focalizzazione sull’evoluzione turistica dell’Isola e suo confronto con il turismo insulare e diportistico italiano.
Rilievi e studi preliminari per la redazione del piano regolatore portuale, con uno studio sullo stato attuale delle terre emerse e nell’intorno del porto, rilievi batimetrici, indagini geognostiche e relazioni geologico/tecniche.
Analisi ambientale con una focalizzazione sulla normativa, sulla Valutazione Ambientale Strategica, una descrizione del piano di intervento, un quadro pianificatorio e programmatico, piani di settore e di coerenza esterna, individuazione degli obiettivi di sostenibilità, valutazione degli impatti ambientali ed azioni di compensazione degli stessi.

“Proseguendo nel processo di crescita e qualificazione dell’isola” ha dichiarato il Sindaco di Ventotene Giuseppe Assenso “questo protocollo si inserisce nei quadri programmatici di sviluppo che ci legano totalmente all’Economia del Mare. La regolamentazione delle aree portuali indica la corretta via per garantire la crescita della portualità sia turistica che commerciale. Dal mare viene la nostra economia e i porti rappresentano il nostro sistema di accoglienza. Senza una qualificazione della portualità e dei servizi connessi non possiamo proseguire coerentemente con le nostre politiche di sviluppo turistico, ma allo stesso tempo non possiamo offrire ai nostri cittadini un miglior servizio e una migliore qualità della vita. Un particolare ringraziamento va alla Camera di Commercio di Latina, che è sempre attenta a stimolare e portare avanti piani di sviluppo condivisi. Solamente in un sistema aggregato e condiviso il territorio, le istituzioni e le imprese possono cogliere un maggior vantaggio, ancora di più per un’isola come Ventotene, che nelle sue scelte è sempre stata all’avanguardia a partire dall’Europa di Spinelli”.
“Con la firma di questo protocollo” ha commentato il presidente della Camera di Commercio di Latina Vincenzo Zottola “si rafforza il lavoro che stiamo portando avanti intorno alle tematiche dell’Economia del Mare. Nessun progetto strategico può prescindere da una rete istituzionale, associativa e imprenditoriale sempre più forte e allargata. Il tema del turismo nautico è al centro delle nostre politiche di sviluppo per il territorio e per l’Italia. Abbiamo in provincia di Latina ricchezze di assoluto valore che hanno bisogno, ancor più in tempi difficili come questo, di azioni congiunte di sostegno, rilancio e valorizzazione. Ventotene, per il suo patrimonio storico, culturale e ambientale rappresenta uno dei nostri punti di forza. La sua carenza infrastrutturale è un limite non solo per l’isola e per la provincia, ma per l’intera regione Lazio. Disporre di aree portuali turistiche e commerciali regolamentate e qualificate significa poter attrarre ancor più risorse e creare maggior valore”.
Sono intervenuti anche il Sindaco di Gaeta Cosmo Mitrano, il Presidente del Club Nautico di Gaeta Salvatore Cicconardi, il Direttore della Riserva Naturale Statale e Area Marina Protetta delle Isole di Ventotene e Santo Stefano Francesco Perretta, l’Assessore provinciale allo Sviluppo Economico Silvio d’Arco e la presidente di Laziomar Maria Terenzi.

Fonte: H24 Notizie, Latina Oggi, 26 Lettere

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Ventotene: la farsa Laziomar sta diventando tragedia

Nuovo disagio per la piccola delle Isole pontine: il mezzo fermo dopo appena 3 giorni di servizio e una manutenzione di 6 mesi

LATINA – Si profila l’inizio di un’altra stagione nera per i collegamenti marittimi con le isole pontine. E’ ancora la piccola Ventotene a subire disagi per il guasto dei mezzi, compresi quelli appena riparati. Alla vigilia di questo ennesimo disservizio, i vertici Laziomar sottolineavano l’impegno della società a favore dello sviluppo delle Isole, mentre la Regione ha dovuto mettere mano al portafogli per stanziare 3 milioni di euro necessari a garantire i servizi a seguito delle doglianze dei sindaci accolti dal prefetto di Latina.

ALISCAFO FUORI USO – Da lunedì 19 l’aliscafo Alnilam (ereditato dalla vecchia Caremar) è di nuovo in panne al porto di Ventotene in attesa di tornare in riparazione. E questo dopo aver effettuato appena tre giorni di servizio: era rientrato venerdì 16, ma l’ultima corsa di domenica aveva visto il mezzo rientrare al porto con una notevole coltre di fumo. Niente male per una manutenzione durata sei mesi, anche se il motore non è stato revisionato. Per sopperire all’ennesima emergenza di una flotta ormai da rottamare, già da lunedì pomeriggio interverrà il catamarano Alcione.

TORNA L’ANGOSCIA – Un notevole passo indietro quello compiuto da Laziomar, facendo tornare alla memoria i disagi della primavera scorsa sino ad inizio estate. Mesi costellati da denunce da parte degli operatori dell’isola, giorni di isolamento per le imbarcazioni guaste, odissee per sbarcare, talvolta inefficiente comunicazione da parte di Laziomar. Che pur non passandosela bene in vista della privatizzazione, ammoniva severamente nel luglio 2012: «Troppo allarmismo, i nostri conti sono in ordine, guardate il bilancio…».

LA REGIONE RIPIANA – E’ bastato aspettare novembre per sentire nelle parole dell’assessore regionale Luca Malcotti un tono completamente diverso: «Nell’ultimo periodo – spiegava l’assessore – i collegamenti con le isole pontine, Ponza e Ventotene, sono stati messi a rischio dalle difficoltà finanziarie in cui versa la società Laziomar che deve ricevere ancora oltre 4 milioni di euro di trasferimenti dal governo. La Regione Lazio al fine di salvaguardare tanto i posti di lavoro quanto i diritti degli utenti – prosegue Malcotti – è riuscita oggi a disporre un’anticipazione di cassa per 3 milioni di euro che consentirà a Laziomar di garantire il collegamento con le isole pontine».

QUESTIONE DI VITA – «L’impegno della società- dichiarava la numero due di Laziomar Maria Terenzi – è stato massimo per assicurare ogni forma di sicurezza ai passeggeri, tanto che le navi stono state dotate di defribrillatori». Ma in ballo c’è anche la sicurezza di tutto l’arcipelago, che disponendo di una flotta efficiente potrebbe rispondere a qualsiasi emergenza. Nell’ottobre scorso un giovane turista è stato portato sulla terraferma grazie all’aliscafo partito alle 23 da Ventotene dove si trovava in attesa della corsa del mattino successivo. Un intervento necessario per l’impossibilità di far decollare l’eliambulanza a causa delle proibitive condizioni meteo.

APPELLO DALL’ISOLA – Gli imprenditori di Ventotene lo gridano ancora una volta: fare luce al più presto. Scrive l’associazione per la valorizzazione dell’arcipelago: «E’ giunto il momento che le autorità competenti accertino tutta l’odissea della Laziomar e della sua flotta, nata già deficitaria di una nave di riserva che serviva in caso di riparazioni, ordinarie e straordinarie. Il tutto era previsto dall’accordo di programma tra il Governo, la Regione Campania e la Regione Lazio, firmato a palazzo Chigi il 3 novembre del 2009: Noi – concludono gli operatori – ne sottolineiamo ancora una volta il mancato rispetto».

Fonte: Corriere della Sera, Latina Oggi

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Mi compro (forse) l’isola di Santo Stefano

Il penitenziario di S. Stefano

“Vendesi intera isola nel Mar Tirreno di 30 ettari (300.000 mq) con fabbricato di 1500 mq abitabile. Quindici stanze da letto. A circa un’ora dalle coste laziali. Prezzo richiesto di Euro 22.000.000”. Trattabili, ovviamente. Sembra la scena di un film di Totò, invece è bastato andare su un motore di ricerca e scrivere “vendita isola in Italia”. Ecco che appaiono almeno un paio di siti (ad esempio su immobiliareatlas.it), con tanto di recapiti telefonici, pronti a soddisfare il sogno esotico.
Fin qui nulla di strano, in fondo non sono molte le persone che possono permettersi un’isola. Poi però guardo meglio, ingrandisco le foto e mi accorgo che quel piccolo paradiso, ad un paio di ore dalla Capitale, è l’isola di Santo Stefano.
Proprio quella di fronte a Ventotene dove, durante il ventennio di Mussolini, furono confinati o rinchiusi in carcere migliaia di oppositori del regime fascista, tra cui: Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Umberto Terracini, Girolamo Li Causi e il futuro Presidente della Repubblica, Alessandro Pertini nomi tra i più celebrati dalla storia italiana, ma solo una piccola parte di un lungo elenco di uomini e donne.
Incuriosito, telefono. Dall’altra parte della cornetta mi risponde un agente immobiliare che non nomina mai le parole “Santo” e “Stefano” ma, gentilmente, mi fa capire che il mio non è un abbaglio e che anzi, se ho liquidità, la cosa può andare in porto. Come se un’isola non fosse sufficiente aggiunge che tra i beni in vendita ha pure 75 ettari sulla terraferma con tanto di campo per il tiro al piattello. “Non ho mai sparato in vita mia” rispondo, e mi interesso all’isola. Il venditore però mi dice che loro sono a Gaeta e mi invita, se realmente interessato all’affare, a prendere un caffè da quelle parti. 
PUBBLICO E PRIVATO – Attacco e penso: “Ci risiamo: ancora una volta Santo Stefano e l’idea di trasformarla in un resort di lusso lontano dalla frenesia cittadina”. Ci rifletto e mi torna in mente un’intervista di qualche tempo fa al sottosegretario all’economia Gianfranco Polillo raccolta da DiPiù. Polillo per fare cassa ipotizzava la vendita di alcuni gioielli di Stato tra cui parte dell’isola pontina con il suo carcere borbonico a pianta centrale: “Una fortezza costruita alla fine del Settecento e non più utilizzato dal 1965. Oggi cade a pezzi. Una volta ristrutturato, potrebbe diventare un albergo di lusso, affacciato su un mare da sogno e potrebbe essere venduto per centinaia di milioni di euro”.
IL CARCERE – Pubblico e privato che si dividono il business? Amareggiato comincio a navigare sul sito dell’Agenzia del Demanio ma nulla: del carcere di Santo Stefano nemmeno l’ombra. Cerco su quello della Regione Lazio per capire almeno chi sia il proprietario dello storico “scoglio”, ma anche qui faccio un buco nell’acqua. Preoccupato e per capire qualcosa alzo il telefono e chiamo l’Ufficio Riserva di Ventotene. Mi risponde un funzionario che mi conferma come una buona parte dell’isola e alcuni manufatti, perlopiù distrutti dal tempo, siano non solo in vendita ma appartengano ad un professionista napoletano.
I VINCOLI  PAESAGGISTICI – Altra questione invece è il carcere di Santo Stefano che garantisce “essere di proprietà dello Stato e non presente nell’elenco dei beni del Demanio messi in vendita”. Sollevato rispondo: “Ma la parte privata è in vendita allora?”. La risposta è affermativa. Salvo poi tranquillizzarmi elencandomi i vincoli presenti sull’isola: terrestri e marini (tutto il mare intorno è una riserva –zona A e B le più tutelate – l’ente gestore è il Comune di Ventotene), storici, paesaggistici, idrogeologici (zps, zona protezione speciale) e infine quelli della soprintendenza. Come se non bastasse, qualche anno fa, il carcere è stato inserito dal Presidente Giorgio Napolitano nell’elenco dei monumenti storici nazionali.
Insomma, l’ipotesi del grande albergo è più un colpo di teatro che una possibile realtà e solo uno sprovveduto potrebbe acquistare un pezzo di isola per 20 milioni di euro e chiedere tutti i giorni l’autorizzazione al Comune di Ventotene per poter fare il bagno. Sorrido e penso “pericolo scampato”, non faccio in tempo a finire la frase che il mio interlocutore mi ripete: “E’ sicuro al 99% che non verrà mai fatto nulla di speculativo sull’isola. E’ davvero difficile, ci sono una serie infinita di vincoli. Poi siamo in Italia tutto è possibile. Arrivederci”. Click.

Fonte: Paese Sera

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