L’osceno scandalo dell’acqua delle Pontine

20121209-102825.jpgSale, scende, scavalca montagne, poi torna indietro. Sgorga da una fonte sopra Cassino, da Cassino precipita a Napoli, da Napoli finalmente arriva a Ponza e a Ventotene. Prima la regione Lazio la dà gratis alla regione Campania, dopo un lungo viaggio se la ricompra e la fa pagare ai contribuenti laziali.È il giro dell’acqua. Più va lontano e più costa. Andata e ritorno. La spostano non una ma due volte: per una quarantina di chilometri in più via terra e per quasi cinquanta miglia in più via mare. Scorre nelle condotte sotterranee fra le colline davanti agli Appennini, passa dentro tubi sospesi nel vuoto, riempie le cisterne delle navi che prendono il largo dal molo Beverello, la caricano su una banchina e la scaricano su un’altra e – alla fine – ricompare praticamente vicino a dove era partita. Chilometro dopo chilometro e miglio nautico dopo miglio nautico, quella del Gari diventa salatissima. Sperperi e affari. Impegni mai rispettati, investimenti mai fatti, delibere di giunta come carta straccia e un tortuoso percorso per favorire società private e trasportatori. Sempre i soliti.
Per ricostruire questo giro dell’acqua siamo a venuti a Latina – davanti alle isole pontine – dove si rintraccia la parte finale di un inghippo che ai contribuenti laziali spreme inutilmente 7 milioni di euro l’anno e in più – come vedremo – contempla qualche altra voce nella bolletta. In origine la faccenda poteva sembrare solo uno di quei pasticci all’italiana soffocati dalla burocrazia, in realtà si sta rivelando
un vero business. Trascinare l’acqua di qua e di là a qualcuno conviene. Tutto è cominciato molto tempo fa. Quando dalle sorgenti del Gari, ai piedi di Monteccasino e della Rocca Janula, ne fuorisciva così tanta che la regione Lazio decise di regalarne un po’ alla Campania assetata. Era il 1983. “Per quella concessione abbiamo avuto un ristoro”, spiega oggi il sindaco di Cassino Giuseppe Golini Petrarcone. In dono l’acqua e in cambio il finanziamento per costruire un depuratore. Da quel momento tremila litri al secondo sono stati dirottati dal Lazio verso l’altra regione, convogliati nell’acquedotto occidentale della Campania che la spinge giù a Napoli per quasi settanta chilometri. Allora nessuno avrebbe mai immaginato che nel 2012 in molti paesi della provincia di Frosinone, dove c’è Cassino, ci sarebbe stato un razionamento idrico. Ma così è andata.
Torniamo però all’acqua del Gari. Passa da un serbatoio all’altro di Napoli e disseta la città, poi finisce al molto Beverello dove l’Eni Acqua Campania la consegna alla compagnia marittima Vetor che con le sue navi fa rotta su Ventotene e Ponza. La Vetor presenta ogni anno il conto alla regione Lazio. Sono quei 7 milioni di euro. La regione in pratica paga la sua acqua. E sempre allo stesso armatore di Anzio. “L’appalto per il trasporto l’ha vinto sempre lui”, dice Daniele Coraggio, consigliere comunale di Ventotene mentre fa i calcoli delle distanze per illustrare lo spreco: Napoli è lontana 40 miglia da Ventotene e 60 miglia da Ponza, il porto di Formia (il più vicino fra le isole e la fonte, su a Cassino) invece è solo a 26 miglia da Ponza e a 36 miglia da Ventotene. Dice ancora il consigliere Coraggio: “Basterebbe una condotta che parta da Cassino e, in neanche 30 chilometri, l’acqua arriverebbe a Formia, meno della metà del tragitto attraverso la Campania”. Qualche mese fa qualcuno ha presentato un esposto alla procura di Latina su questo commercio d’acqua, all’ultima gara per l’appalto del trasporto alle Pontine incredibilmente non si è presentato nessuno. La Vetor, comunque, continua a gestire il servizio “in regime di proroga”. E la regione Lazio paga sempre.
Ricorda Giovanni Maria De Rossi, un archeologo che fu testimone dell’inaugurazione della prima “captazione” delle acque del Gari destinate alla Campania: “Il vecchio sindaco di Ventotene Beniamino Verde, quando l’acqua fu portata sull’isola dalle navi cisterna dei privati e non più da quelle della Marina militare, mi disse: “Vedrai che quest’acqua ci costerà come se dovesse arrivare da New York”. Beniamino aveva proprio ragione”. Per la prima volta lo scandalo è stato raccontato dal quotidiano “Latina Oggi” ma il grande accusatore di tutti gli imbrogli sui predoni dell’acqua di Latina è Roberto Lessio, un imprenditore agricolo di Borgo Sabotino, ex presidente provinciale di Legambiente e autore di un appassionato e informatissimo libro, “All’ombra dell’acqua”, sui traffici idrici in Italia. Lui, che ha studiato tutti i percorsi viziosi dei tubi, svela: “Quell’acqua che parte da Cassino continua a fare i suoi tour perché a Ponza e a Ventotene non si fanno i dissalatori che Acqua Latina, la società che gestisce il servizio idrico integrato a cavallo fra le province di Latina e Frosinone, ha fin dal 2004 nel suo piano di investimento”. Dagli accordi presi con la regione Lazio (c’era ancora Storace governatore) il dissalatore di Ventotene sarebbe dovuto entrare in funzione nel giugno del 2006, quello di Ponza nel dicembre successivo. Per misteriosissime ragioni – costo per entrambi i dissalatori 9 milioni di euro – non si sono mai fatti. E vanno sempre avanti e indietro le navi cisterna dell’armatore di Anzio. Con una gabella in più per gli abitanti di Latina. Ancora Roberto Lessio: “Noi paghiamo non solo l’acqua che la regione Lazio regala e poi si ricompra dalla regione Campania, ma nelle bollette c’è anche la voce dell’investimento per i dissalatori che non ci sono”.
Questo giro dell’acqua ricorda tanto quella storia dei pomodorini che passano in questa provincia, trasportati sui camion della camorra che entrano ed escono dal mercato ortofrutticolo di Fondi. Prima vanno giù, in Sicilia. Poi vanno su, a Milano. Poi tornano qui, in provincia di Latina. Più ammaccati e più cari.

Fonte: La Repubblica

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8 Responses to L’osceno scandalo dell’acqua delle Pontine

  1. ha ha ha says:

    perche’ esistono ancora le piscine dell’acqua piovana????vicie’ ma in che mondo vivi?e da quel lontano di’ che le cosidette piscine che si usavano una volta sono diventati appartamenti grazie sempre al nostro re’ geppo, VOTATELO VOTATELO SEMPRE!!!!

  2. m.5stelle-PER LA VITTORIA FINALE says:

    appena dopo le elezioni faremo fare ai nostri capigruppo in parlamento un interpellanza parlamentare sull’acqua alle isole pontine, e sui trasporti ed altro ancora, PERCIO PIU’ FORTI SAREMO E PIU’ INCISIVI SAREMO A COLPIRE I LORO INTERESSI!!!!!

  3. Candida says:

    Rispondo all’appello-proposta di Maria :
    hai ragione scriviamo su questo blog anche i ricordi,soprattutto belli, di “questa piccola isola” attraverso i personaggi e le persone comuni che ci sono stati . Non solo quelli legati alla “Storia”
    Regaliamo ai giovani ventotenesi un pò di memoria .

  4. Maria says:

    E’ interessante il commento di Vincenzo che fa delle proposte convenienti e consoni all’ambiente oltre che di legame storico all’isola.
    Questo commento invita anche a recuperare la memoria di Ventotene, quando parla delle piscina d’acqua.
    Pigliando esempio da quanto fa Ponza farei una proposta in senso antropologico che in effetti potrebbe aiutare a ritrovare l’identità di molti isolani e l’amore verso questa piccola isola che sta per affondare perchè sfruttata e violentata.
    ” Prima che il tempo cancelli le tracce, raccogliamo insieme la storia e la cultura di Ventotene e dei Ventotenesi”
    Sarebbe bello creare uno spazio in questo blog dove chiunque potrebbe
    mandare scritti di ricordi e recuperare un po di memoria storica delle persone e del luogo.Quasi una sorta di terapia psicologica collettiva.

  5. Marina says:

    Ma qui siamo di fronte ad una truffa colossale a carico della collettività, cioè dello Stato.
    Ma possibile che nessuno faccia una denuncia alla magistratura, cosa fa l’Associazione Caponnetto, mi sembra evidente che si tratti di una cosa sporca.
    Ma è mai possibile che per per 3800 abitanti, tanto ne fanno insieme Ponza e Ventotene, sulla carta ovviamente , perchè in realtà sono di meno, c’è un’uscita di sette milioni di euro annui solo per acqua?
    Ma perchè in altre parti d’Italia non ci sono queste forme di garantismo e si limitano anche i diritti di cittadinanza per il debito pubblico?
    Ma basta scrivere solo, chiediamo un’indagine su questi trucchi con i quali si arrichiscono gruppi organizzati.
    Ma possibile che non si capisca che con queste emorragie pagheranno sempre gli onesti ?
    Questo furto dell’acqua sommato ad altri dell’isola e dell’Italia ha provocato la crisi e il debito pubblico, ma chi pagherà saranno soprattutto i nostri figli e chi a meno.
    Appoggiamo i ladri, avanti cosi! Però dobbiamo avere il coraggio di erigerlo a sistema, altrimenti creiamo dei disadattati quando si insegna la civiltà a scuola e in famiglia.

  6. Mariacivita says:

    Ecco cosa si scriveva oltre un anno fa in merito al business -acqua
    Poi ci meravigliamo del debito pubblico, sarebbero da mandare tutti in galera
    Le nuove caste ci manderanno in rovina
    Latina Oggi
    Venerdì 19 Agosto 2011 Latina
    TOUR «POTABIILE»
    In base ad un accordo la Regione regala l’acqua e poi la ricompra
    L’incredibile viaggio da Cassino a Ponza passando per Napoli
    Captazione degli esuberi dal Gari poi la vendita alla Vetor
    L’ACQUA che arriva sulle due
    isole viene captata in un luogo
    non molto lontano, nell’im –
    pianto del Gari, cioè nel cassinate
    (trenta chilometri circa dal
    porto di Formia ossia da dove
    partono le navi passeggeri per
    Ponza e Ventotene). In base ad
    un accordo tra le Regioni Lazio
    e Campania quell’acqua non
    viene pagata dal soggetto che la
    prende perché si tratta di un
    «esubero» della sorgente del
    Gari. Ma poi quella stessa acqua
    non va al porto di Formia,
    bensì al porto di Napoli, perché
    la società incaricata della captazione
    è Acqua Campania,
    gruppo Eni, che naturalmente
    ha gli impianti in Campania e lì
    convoglia i carichi.
    Acqua Campania è un fornitore
    pubblico e privato, un grossista
    dell’acqua. La società oltre
    che da Eni è partecipata anche
    da molti altri soggetti che operano
    nel settore, tra i quali Siba,
    con quote societarie in Acqualatina
    spa. Dunque Acqua
    Campania effettua anche pubbliche
    forniture come, appunto,
    quelle delle isole pontine pagate
    dalla Regione Lazio. Quindi
    per ordine della Regione Lazio
    l’acqua va al porto ed è movimentata
    dalle navi cisterna di
    Vetor srl, la società di navigazione
    di Anzio che fino a luglio
    2011 ha effettuato anche il trasporto
    veloce con aliscafi da
    Anzio e Formia sempre per le
    due isole, con il contributo della
    Regione Lazio. Dunque Vetor
    imbarca acqua al porto di
    Napoli (Molo Beverello) e la
    porta periodicamente nei depositi
    delle isole. Un lungo giro
    che supera di almeno quattro
    volte la distanza esistente tra il
    punto di captazione e il porto di
    Formia, ma tanto è e va avanti
    così da decenni. Per riepilogare:
    la Regione Lazio «regala»
    l’acqua di Cassino in esubero
    alla Campania e cento chilometri
    dopo se la ricompra per portarla
    nell’arcipelago pontino.
    L’unica possibilità di superare
    questo vorticoso viaggio
    dell’acqua dal Lazio… al Lazio…
    passando per la Campania
    era la costruzione dei due dissalatori
    sulle isole, cosa che intelligentemente
    era stata prevista
    nella convenzione che lega
    l’Ato4 (ossia il territorio della
    provincia di Latina) ad Acqualatina
    spa. Si era stabilito tra le
    parti che dal 2006 questo rocambolesco
    viaggio via terra e
    via mare dell’acqua potabile
    sarebbe finito. Ne avrebbero
    guadagnato gli isolani per celerità
    e continuità, visto che ad
    oggi è frequente la carenza di
    acqua potabile specie nel periodo
    estivo; ne avrebbe giovato il
    bilancio della Regione Lazio
    che avrebbe smesso di pagare
    la fornitura e il trasporto; ma ci
    avrebbero perso un po’ di privati,
    questo è di tutta evidenza.
    E’ altresì chiaro che il trasporto
    dell’acqua in questi anni è costato
    molto più della costruzione
    degli impianti di dissalazione.
    Ma era necessario perché si
    tratta di un servizio essenziale.
    Non è del tutto chiara, invece, la
    tempistica, ossia come mai la
    spa delle acque non ha costruito
    gli impianti e soprattutto perché
    la Regione sta accettando
    questo incredibile ritardo continuando
    a sborsare 6 milioni
    l’anno.

  7. Vincenzo says:

    Oltre al dissalatore per utilizzare l’acqua del mare, non dimentichiamoci del vecchio sistema che si usava a Ventotene e che dava autonomia oltre che risparmio:la raccolta dell’acqua piovana. Era il sistema che usavano i romani e che gli stessi ventotenesi adottavano avendo una “piscina” in casa.Sull’isola si è sempre raccolto ed utilizzata l’acqua piovana.Gli utilizzi di acqua piovana sono quelli legati alle cassette dei wc, all’irrigazione dei giardini e delle aree verdi, al bucato ed ad alcune pulizie in casa come i lavaggio di pavimenti, finestre etc.
    I consumi medi giornalieri di acqua nelle abitazioni sono dell’ordine di 300 – 350 litri, la cui metà potrebbe essere tranquillamente soddisfatta dal recupero delle acque piovane. A Ventotene a parte il periodo estivo, vivono stabilmente forse non più di 500 persone.
    Occorre scegliere sistemi per il risparmio idrico.

  8. basta-ssen! x m.5stelle says:

    CE MAGNA PURE IL NOSTRO RE’ GEPPOSSO CON L’ACQUA E ORA QUALCUNO HA FATTO LA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA!!!!

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