Ventotene, l’ex sindaco Assenso ha “venduto” gli isolani ad Acqualatina?

A Ventotene l’ormai ex amministrazione Assenso ha ricevuto un altro duro colpo. E ormai l’ex sindaco più indagato d’Italia, insieme alla sua ciurma di scagnozzi, ha aggiunto un’altra perla al Suo già notevole curriculum di fallimenti, che ha reso l’isola di Ventotene un accozzaglia di “progetti” senza ne capo e ne coda, progetti che arricchivano la sua tasca e quella dei suoi “compagni di merenda”
E’ di questi giorni la notizia che il Tar di Latina, a un primo esame, ha ritenuto fondato il ricorso, presentato dal movimento Buona Onda, sul progetto di dissalatore di Acqualatina. Meglio: ha riscontrato “apprezzabili motivi di fondatezza” sul ricorso stesso. Secondo i giudici infatti è opportuno sottoporre il progetto alla valutazione di impatto ambientale (http://www.h24notizie.com/2017/02/tar-frena-sulla-realizzazione-del-dissalatore).
Quell’Acqualatina tanto voluta da Assenso & Company, ma come diceva Andreotti a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Come mai Assenso & Co. volevano tanto che Acqualatina prendesse la gestione dell’acqua pubblica a Ventotene, con bollette esorbitanti, e come mai Assenso non sapeva niente delle due leggi dello stato la (numero 307 del 1950 e la 378 del 1967) mai espressamente o tacitamente abrogate che stabiliscono che sia a carico dello Stato la fornitura dell’acqua potabile per i cittadini delle isole?.
Ma stranamente dopo che Assenso ha ” VENDUTO” Ventotene ad Acqualatina, la figlia è diventata consulente legale esterno della società e parecchie persone, anche qualcuna in ufficio a Formia, senza concorso, sono entrate in Acqualatina.
Mistero della fede, anzi della cricca di Assenso & Co.
Ma è lungo l’elenco dei misteri che l’amministrazione di gaglioffi ha da svelare.
Per esempio perché non ci spiega del bilancio, che nemmeno il commissario prefettizio dopo ben 8 mesi non riesce a rendere pubblico nonostante le forti pressioni in tal senso dei consiglieri d’opposizione di Buon Onda.
A questo punto sorge una domanda (a pensare male si pecca ma ci si azzecca quasi sempre): il commissario prefettizio non è collusa con la cricca?? Un’affermazione forte, ma dopo otto mesi il bilancio non è uscito ancora, siamo a Ventotene ed il bilancio non è certamente quello di New York.
Mega ampliamento del cimitero con milioni di euro stanziati, quando si poteva fare lo stesso lavoro con nemmeno un quarto di soldi, come mai la cricca non ci ha pensato, a chi dovevano versare altri soldi in tasca? La domanda è semplice ed ogni Ventotenese sa la risposta.
E la grande muraglia alla spiaggia Calanave che ha rovinato uno dei più ameni posti di Ventotene? A chi L’ISOLA deve ringraziare, ma che domanda: alla cricca Assenso e company.
E l’elenco potrebbe continuare ancora per molto.
Ricordiamo che l’ex sindaco Assenso è imputato per omicidio colposo e abuso d’ufficio, e che a Marzo ci sarà il processo per le due bambine morte nel 2010, a causa di una frana.
Speriamo che la giustizia sia che Assenso sia colpevole o innocente, faccia il suo corso, SENZA RICORRERE AL DEPLOREVOLE MEZZO DELLA PRESCRIZIONE.
La cosa che sconvolge di più e che il pluri imputato Assenso, anche se non si presenta lui personalmente, sta preparando una lista da presentare alle prossime elezioni! È mai possibile?. Vuole continuare a rovinare Ventotene? Portarla alla definitiva morte?

Fonte: Telefree

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Dissalatore di Ventotene: l’ennesima bufala

Dopo che Acqualatina, gestore del servizio idrico e società che dovrebbe realizzare l’impianto in località Porto Nuovo, presentò un’istanza per sottoporre il progetto a valutazione di incidenza ambientale, lo scorso 3 agosto la Regione Lazio ritenne che un impianto del genere non dovesse essere sottoposto a tale procedura, non rappresentando alcun rischio per l’ambiente. Doveva essere il via libera definitiva al dissalatore e alla fine della dipendenza dell’isola dal rifornimento di acqua potabile con le navi-cisterna. Quel provvedimento e quelli che lo hanno preceduto sono stati però impugnati dall’Associazione albergatori di Ventotene, da Antonio Impagliazzo, Michele Bernardi e Antonio Santomauro, tutti impegnati nelle attività turistiche dell’isola.

I ricorrenti, in più occasioni, hanno dichiarato di ritenere l’impianto inutile, perché insufficiente e costoso, e soprattutto una minaccia al delicato ecosistema di Ventotene, sia per gli scarichi in mare che per le immissioni in atmosfera.

Il Tar di Latina, a un primo esame del ricorso, lo ha ritenuto fondato. Meglio: ha riscontrato “apprezzabili motivi di fondatezza”. Secondo i giudici è opportuno sottoporre il progetto alla valutazione di impatto ambientale. Il Tar, ritenendo che la Regione debba rivedere quanto prima il problema della VIA, evitando così inutili perdite di tempo sull’eventuale costruzione dell’impianto, e ravvisando al momento il “danno grave e irreparabile”, ha così sospeso l’ok regionale dell’agosto scorso.

Il caso verrà poi esaminato nel merito il prossimo 21 settembre.

Fonte: H24 Notizie

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Auguri!

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Ormeggi “facili” a Ventotene, condannato l’ex comandante del porto

L'ex comandante del porto di Ventotene Filippo Ciminelli

L’ex comandante del porto di Ventotene Filippo Ciminelli

Accusato di aver rilasciato illecitamente permessi, solo per favorire gli affari di due ormeggiatori dell’isola, l’ex comandante della Capitaneria di porto di Ventotene, Filippo Ciminelli, è stato condannato dal Tribunale di Latina a un anno di reclusione.
Il processo è scaturito da un’indagine compiuta nell’estate di otto anni fa dai carabinieri. I militari dell’Arma controllarono la tipologia di imbarcazioni ormeggiate ai pontili, appurando che erano attraccati lì natanti di lunghezza superiore ai 13 metri, dunque a quella massima consentita nel porto. Gli investigatori scoprirono anche che le deroghe per tali ormeggi, concesse ai pontilisti a Antonella Langella ed Enrico Alleati, erano state disposte dal responsabile della locamare, Filippo Ciminelli appunto. Gli inquirenti si convinsero così che tali autorizzazioni avrebbe favorito un ingiusto profitto patrimoniale ai due ormeggiatori, consentendo loro di aumentare la ricettività delle darsene.
Ipotizzando il reato di abuso d’ufficio, l’ormai ex comandante del porto di Ventotene, Filippo Ciminelli, e gli ormeggiatori Langella e Alleati vennero rinviati a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Mara Mattioli.
Gli imputati si sono sempre difesi sostenendo che quei permessi erano stati dati in quanto, in condizioni meteorologiche eccezionali, può essere consentito l’ancoraggio a imbarcazioni superiori ai 13 metri e quelle oggetto dell’inchiesta lo erano. Per i due ormeggiatori non si è arrivati, però, a una pronuncia nel merito, essendo scattata la prescrizione. Ciminelli, invece, difeso dall’avvocato Pasquale Cardillo Cupo, certo di riuscire a dimostrare la correttezza del suo operato, a rinunciato ad avvalersi della prescrizione, volendo essere giudicato. E fino all’ultima udienza l’ex comandante ha tentato di allontanare da sé l’accusa di abuso d’ufficio, sottoponendosi all’esame e depositando gli allerta meteo che erano stati diramati quando lui aveva concesso le autorizzazioni incriminate, specificando che in un caso era prevista addirittura una vera e propria burrasca. Spiegazioni che non hanno però convinto il Tribunale. Il collegio, presieduto dal giudice Pierfrancesco De Angelis, ha così condannato l’imputato a un anno di reclusione.
A Ciminelli non resta ora altro da dare che tornare a dare battaglia davanti alla Corte d’Appello di Roma, impugnando, dopo il deposito delle motivazioni della sentenza, la condanna. “Il comandante è innocente – ci ha dichiarato l’avvocato Cardillo Cupo – e ha persino depositato gli allerta meteo che riportavano condizioni meteo avverse, come quelle di una tempesta in arrivo. Sono certo che sarà assolto in appello”.

Fonte: Latina Oggi

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Ventotene: la cricca ci riprova!

Mosè, pardon, Assenso con i nuovi comandameti.

Mosè, pardon, Assenso con i nuovi comandameti.

L’autunno è arrivato e puntuale come gli orsi che vanno il letargo, anche Ventotene si addormenta in quel sonno, che soltanto con l’arrivo della primavera e con esso i primi turisti, riuscirà a svegliare.
L’unica cosa che a Ventotene non si ferma mai è l’eterna, incomprensibile, arrogante, meschina, inconsulta, ecc. lotta per il potere che la famiglia Assenso ed il particolare il pluri-imputato Giuseppe detto Geppino Assenso e i suoi giullari, saltimbanchi, lacchè, voltagabbana ecc. provano a mettere in atto per rimanere ancorati a quella poltrona che ormai è diventata soltanto una sedia elettrica, che piano piano li sta portando ad una morte politica ed una probabile esclusione dalla vita politica di Ventotene per 10 anni.
Ma ecco che la cricca “mafiosa” ventotenese, pur di non lasciare quella poltrona e per continuare a fare il cattivo e buon (in verità più cattivo) tempo, come era da prevedere mettono una testa di ca…o, scusate volevo dire di legno, per cercare di risollevare le sorti, anzi le proprie sorti, ormai segnate da processi a non finire.

La cricca riunita, anche se ricorda l'ultima cena, sicuramente ha scopi meno nobili.

La cricca riunita, anche se ricorda l’ultima cena, sicuramente ha scopi meno nobili.

L’elenco sarebbe lungo solo per citarne alcuni: abuso d’ufficio, gare d’appalto date ad amici, (IMPUTATO ANCHE IL TECNICO COMUNALE PASQUALINO ROMANO), case popolari date senza i necessari requisiti, voto di scambio… e l’elenco è ancora lungo. MA QUELLO CHE NON BISOGNA DIMENTICARE, È CHE L’EX SINDACO GIUSEPPE ASSENSO (DETTO SEMPRE GEPPINO) E’ IMPUTATO INSIEME A VITO BIONDO, ed al tecnico comunale Pasquale Romano di omicidio colposo, per la morte di Francesca e Sara, processo che i suddetti cercano di mandare in prescrizione, come è tradizione dell’italica mafia (Andreotti, a cui il nostro amato sindaco si ispira, ne è esempio).

Questo è l’articolo tratto da Latina oggi “Il crollo non resti senza responsabili”

Ventotene – 16/10/2016 – 18:11
Non si dà pace e non riuscirà a farlo fino a quando non avrà vinto la sua battaglia.
Una battaglia intrapresa in maniera “involontaria” purtroppo per circostanze tragiche, ma che vuole continuare a condurre fino in fondo anche per lasciare il “vessillo” di questa vittoria a tutti gli italiani.
In questo caso rappresentato da una sentenza di condanna.
Bruno Panuccio, papà di una delle due ragazze morte a Ventotene, a seguito del crollo di un costone a Cala Rossano avvenuto nell’aprile 2010, a pochi giorni dal processo di Appello (fissato al 19 di ottobre) è pronto a rinnovare il suo appello.
«In Italia, tutte le sentenze relative al dissesto idrogeologico fanno riferimento alla fatalità. La causa di tante sciagure accadute, quindi, è stata sempre la fatalità, perchè non ci sono mai state le prove del contrario. Questo mi sembra che sia un insulto al buon senso degli italiani.
La sentenza di primo grado relativa alla tragedia di Ventotene, invece, è la prima che riconosce le responsabilità degli amministratori e tecnici in merito al dissesto idrogeologico».
Per questo, per Panuccio, se si riuscisse a dimostrarlo fino all’ultimo grado sarebbe «il primo caso in Italia in cui un amministratore risulta responsabile di una tragedia che ha colpito persone e luoghi».
«Si tratta di una sentenza importante – ha aggiunto -, stabilendo una volta per tutte che, se un amministratore non ottempera al suo dovere di sorveglianza e controllo, viene condannato. E qualora non faccia il suo dovere per coscienza civica, per lo meno lo farà per paura di una condanna». Per questo, Panuccio auspica che la condanna sia confermata in Appello «perchè solo così si potrebbero avere nuove conseguenze, nuovi controlli e nuove prescrizioni in materia di dissesto idrogeologico». In merito al processo, giunto a sentenza nel febbraio 2014, ha precisato: «Come cittadino ritengo che sia un insulto già parlare di omicidio colposo, quando si nascondono documenti, quando non si chiude una spiaggia, quando si ha la consapevolezza che c’è un rischio frana, tanto da avanzare una richiesta di fondi alla Regione, e poi non si mette un cartello di pericolo su quella spiaggia. Di fronte a tutto questo non fare c’è dolo, c’è un fare negativamente per mero interesse commerciale. E quindi bisognerebbe parlare di omicidio doloso e non colposo».
Per questo Panuccio attende l’udienza di Appello fissata per mercoledì e auspica che non ci sia un rinvio del processo, essendo la prescrizione fissata ad ottobre 2017. Anche se pare possa slittare per difetto di notifica. «Se non cambia il vento e si trova una soluzione la mia e la vostra rischia di restare solo una vittoria di Pirro», è stato il suo sfogo amareggiato su un social network.

Ma ecco che come un nuovo Mosè che scende al monte Sinai ha presentato a capo di questa masnada di imputati, quella famosa testa di legno che già abbiamo citato, un figlio di Ventotenesi che vive a Milano e che, come Cristo, sembra di camminare sulle acque e moltiplicare pani e pesci, pardon volevo dire soldi …
Quel povero Cristo che il nostro amato sindaco Giuseppe vuole immolare sull’altare del suo particolare torna conto.
Uno che promette mare e monti ma che non riesce a capire in che situazione si trova Ventotene. Un nuovo Messia come dice Pasquale Bernardo (ex consigliere dell’opposizione).
Ma il padre già ha fatto il miracolo perché ha moltiplicato le case giù a Calanave, in barba al piano regolatore e alle continue insinuazioni che il nostro amato Mosè, pardon EX SINDACO GEPPINO ASSENSO, sparge su GERARDO SANTOMAURO ( ex capo dell’opposizone), dicendo che sta a Salerno e non torna mai a Ventotene. Ma allora per uno che vive a Milano adesso è l’ideale per fare il sindaco a Ventotene? E come si presenta? Come conquistatore, o un nemico o un visitatore incomprensivo (Cristo si è fermato ad Eboli). Non conosce i problemi di Ventotene ed è solo capace di dare numeri senza senso, o sotto il diretto controllo del Suo Mosè che sicuramente gli avrà promesso qualcosa oltre a già alle tante casette costruite dal padre.

Ecco cosa scrive Pasquale Bernardo su Facebook e che consiglio a tutti di leggere attentamente, sia chi è per Assenso e a chi è contro.

”Annuntio vobis gaudium magnum: a Ventotene è arrivato un nuovo Cristo.. La prima cosa che ha detto é: ma quali 70 milioni, per s stefano io li moltiplico e diventeranno 200 milioni!! Chissà forse camminando sulle acque ci risolverà anche il problema dei trasporti e forse potrà anche trasformare il deficit finanziario del comune in avanzo. A proposito ma lo sa questo novello cristo che il comune deve dichiarare il dissesto? Lo sa che amministrare un comune non e come amministrare una sim o una finanziaria ? Eh si perché il controllo non lo esercita la consob ma la Corte dei conti. La prossima volta che incontro Matteo glielo devo dire di tornare a ventotene perché c’è un cristo che moltiplica soldi, pane e pure pesci! A breve usciranno i conti comunali accertati dalla Commissaria e purtroppo dovra essere dichiarato il dissesto perché, caro Daniele, non avendo ne il conto 2015 ne il bilancio 2016 il risanamento del comune potrà essere avviato solo con la dichiarazione di dissesto o con un recupero del disavanzo massimo in tre anni. “Uno slot alla volta” per dirla come cristo. Ma poi che cazzo centrano le slot? Chissà forse vuole aprire un casino sull’isola!! . Vedrete amici che adesso il new Cristo h avuta questa informazione dirà ” ghe pensi mi” e quindi tutti in farmacia a comprare vaselina. “Ma siamo Seri” diceva il grande Toto “siamo uomini o caporali? “”

Aspettiamo fiduciosi le prossime elezioni e speriamo che i Ventotenesi, non si facciano di nuovo abbindolare da falsi Cristi e falsi Profeti e finalmente riescono come gli Ebrei a liberarsi dalla schiavitù di un faraone che non fa altro che fare i propri interessi (e i vari processi ne sono la dimostrazione!!) e quelli dei suoi amici. Speriamo che Ventotene risorga non con falsi Cristi, ma con uomini di buona volontà che riescono a far risorgere un isola destinata solo alla morte e all’oblio se ritornano Assenso e Company. Undici anni sono troppi, e Ventotene e i Ventotenesi non ne possono più, anche con un nuovo Messia.

Fonte: TeleFree

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Riuscirà Pasqualino a scampare la galera?

Il Geometra Comunale di Ventotene Pasquale Romano

Il Geometra Comunale di Ventotene Pasquale Romano

Interrogati dai finanzieri della brigata di Ventotene alcuni degli indagati, dipendenti del Comune nello specifico, nell’inchiesta dei pm di Cassino, Roberto Bulgarini e Arianna Armanini, sugli appalti comunali assegnati dal 2011 al 2015.

Secondo l’accusa, a Ventotene sarebbero state affidate gare a imprenditori vicini all’amministrazione comunali taroccando gli stessi bandi di gara, a partire da quella per la gestione dello specchio in località porto nuovo. Un’inchiesta per cui, a marzo, era stata disposta dal gip la sospensione per due mesi dall’attività del responsabile dell’ufficio tecnico, il geometra Pasquale Romano. I reati ipotizzati sono quelli di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, truffa aggravata per erogazione di pubbliche forniture e abuso d’ufficio.

Fonte: H24 Notizie

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Ventotene: ancora guai per l’ex sindaco più indagato d’Italia

Geppino Assenso

Geppino Assenso

Omissione d’atti d’ufficio. Con quest’accusa sono stati indagati l’ormai ex sindaco di Ventotene, Giuseppe Assenso, e il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune, il geometra Pasquale Romano.

L’inchiesta, aperta dalla Procura della Repubblica di Cassino e per cui i due sono stati interrogati dai carabinieri della stazione isolana, è partita dopo la denuncia presentata dai titolari di un albergo, per la mancata messa in sicurezza del muro di contenimento dell’area dove il Comune ha realizzato una tensostruttura, utilizzata per attività sportive.

Fonte: H24 Notizie

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Ventotene: puntano alla prescrizione i responsabili della morte di Sara e Francesca

VentoteneUn difetto nella notifica dell’udienza a due imputati e l’omessa notifica all’avvocato Franco Coppi, difensore dell’ex sindaco Giuseppe Assenso, e il processo per il crollo di Ventotene, che sei anni fa costò la vita a due ragazzine di Roma in gita scolastica, è slittato al 19 aprile 2017. Tra un anno intanto il procedimento sarà prescritto e appare difficile che si arrivi entro 12 mesi a una sentenza definitiva.

 Condannati per omicidio Giuseppe Assenso, Vito Biondo e Pasquale Romano


Condannati per omicidio Giuseppe Assenso, Vito Biondo e Pasquale Romano

Nel febbraio 2014 il giudice del Tribunale di Terracina, Carla Menichetti, condannò a due anni e quattro mesi di reclusione il sindaco Giuseppe Assenso e il responsabile dell’ufficio tecnico comunale, Pasquale Romano, e a un anno e dieci mesi di reclusione, con sospensione della pena, l’ex sindaco Vito Biondo e Luciano Pizzuti, il dirigente del Genio Civile che certificò, nel 2004, la regolarità dei lavori di messa in sicurezza della falesia. Tutti imputati per la tragedia del 20 aprile 2010, quando sulla spiaggia di Cala Rossano, a Ventotene, furono travolte e uccise dal crollo della falesia le studentesse romane Sara Panuccio e Francesca Colonnello, entrambe di 14 anni.

Bruno Panuccio

Bruno Panuccio

Amaro il commento su Facebook del papà di Sara, Bruno Panuccio: “In aula, degli imputati, si è presentato solo Luciano Pizzuti , l’ex dirigente del Genio Civile. D’altronde questo conferma con piacere il personale pensiero che sia le responsabilità che le persone sono da distinguere bene. Lui, altri non è che il caprio espiatorio offerto alla piazza per salvare teste più blasonate e potenti, protette ed intoccabili. Ma forse non è dato a me salvarlo, il compito spetta a se stesso ed ai suoi avvocati”.

Fonte: H24 Notizie, Tempo reale

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«La morte di Sara e Francesca non resti impunita»

Giuseppe Assenso e Pasquale Romano, gli amministratori locali condannati per la morte di Sara e Francesca

Giuseppe Assenso, Vito Biondo e Pasquale Romano, gli amministratori locali condannati in primo grado per la morte di Sara e Francesca

Non si dà pace e non riuscirà a farlo fino a quando non avrà vinto la sua battaglia.
Una battaglia intrapresa in maniera “involontaria” purtroppo per circostanze tragiche, ma che vuole continuare a condurre fino in fondo anche per lasciare il “vessillo” di questa vittoria a tutti gli italiani. In questo caso rappresentato da una sentenza di condanna.
Bruno Panuccio, papà di una delle due ragazze morte a Ventotene, a seguito del crollo di un costone a Cala Rossano avvenuto nell’aprile 2010, a pochi giorni dal processo di Appello (fissato al 19 di ottobre) è pronto a rinnovare il suo appello.
«In Italia, tutte le sentenze relative al dissesto idrogeologico fanno riferimento alla fatalità. La causa di tante sciagure accadute, quindi, è stata sempre la fatalità, perchè non ci sono mai state le prove del contrario. Questo mi sembra che sia un insulto al buon senso degli italiani.
La sentenza di primo grado relativa alla tragedia di Ventotene, invece, è la prima che riconosce le responsabilità degli amministratori e tecnici in merito al dissesto idrogeologico».
Per questo, per Panuccio, se si riuscisse a dimostrarlo fino all’ultimo grado sarebbe «il primo caso in Italia in cui un amministratore risulta responsabile di una tragedia che ha colpito persone e luoghi».
«Si tratta di una sentenza importante – ha aggiunto -, stabilendo una volta per tutte che, se un amministratore non ottempera al suo dovere di sorveglianza e controllo, viene condannato. E qualora non faccia il suo dovere per coscienza civica, per lo meno lo farà per paura di una condanna». Per questo, Panuccio auspica che la condanna sia confermata in Appello «perchè solo così si potrebbero avere nuove conseguenze, nuovi controlli e nuove prescrizioni in materia di dissesto idrogeologico». In merito al processo, giunto a sentenza nel febbraio 2014, ha precisato: «Come cittadino ritengo che sia un insulto già parlare di omicidio colposo, quando si nascondono documenti, quando non si chiude una spiaggia, quando si ha la consapevolezza che c’è un rischio frana, tanto da avanzare una richiesta di fondi alla Regione, e poi non si mette un cartello di pericolo su quella spiaggia. Di fronte a tutto questo non fare c’è dolo, c’è un fare negativamente per mero interesse commerciale. E quindi bisognerebbe parlare di omicidio doloso e non colposo».
Per questo Panuccio attende l’udienza di Appello fissata per mercoledì e auspica che non ci sia un rinvio del processo, essendo la prescrizione fissata ad ottobre 2017. Anche se pare possa slittare per difetto di notifica. «Se non cambia il vento e si trova una soluzione la mia e la vostra rischia di restare solo una vittoria di Pirro», è stato il suo sfogo amareggiato su un social network.

Fonte: Latina Oggi

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Violenza sessuale su un’alunna a Ventotene, chiesta l’assoluzione per il preside dell’istituto Immacolata di Roma

ventotene_3Terminata l’istruttoria, il pubblico ministero Claudio De Lazzaro ha chiesto l’assoluzione, per insufficienza di prove, del preside accusato di violenza sessuale su un’alunna in gita scolastica a Ventotene. Nicola Di Marcoberardino, dirigente scolastico dell’istituto Immacolata, retto da religiosi, con sede a Roma, in via Monza, è finito accusato, dopo la denuncia presentata dai genitori di una ragazzina di 12 anni, romana, di aver palpeggiato la minorenne.

Il 25 maggio 2010 il presiede era a Ventotene in gita con i suoi alunni. La ragazzina scivolò, si fece male a una caviglia e venne condotta in albergo. In quell’occasione, per gli inquirenti, il dirigente scolastico avrebbe abusato sessualmente della minore. Secondo il pm De Lazzaro, però, non è stata raggiunta la piena prova dell’abuso. Il Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Nicola Iansiti, ha poi aggiornato l’udienza al prossimo 8 novembre, quando a parlare sarà l’avvocato Orlando Mariani, legale di parte civile, e la difesa. E nella stessa data è prevista anche la sentenza

Fonte: H24 Notizia

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