Il pregiudicato Assenso invoca l’Europa, come Berlusconi

Un ricorso davanti alla Corte di Giustizia Europea? E perché no! La giornata dell’ex sindaco di Ventotene Giuseppe Assenso è iniziata con una serie di telefonate ricevute di solidarietà e di vicinanza umana, la prima della quale gliel’ha fatta uno dei suoi avvocati di fiducia, il professor Franco Coppi, l’ex legale del sette volte presidente del consiglio Giulio Andreotti. La telefonata al dottor Assenso è arrivata di buon mattino quando la carta stampata locale pubblicava l’attesissima sentenza della Corte di Cassazione sulla tragedia di Cala Rossano a Ventotene, di cui sono state vittime il 20 aprile 2010 due giovanissime studentesse romane, Sara Panuccio e Francesca Colonnello, di 13 e 14 anni, responsabili di trovarsi “nel posto sbagliato nel momento sbagliato” e travolte da un costone di tufo staccatosi dalla falesia della spiaggia mentre partecipavano ad un campo scuola ambientale.

La quarta sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta dal giudice Fausto Izzo, aveva confermato da poche ore la condanna a due anni e quattro mesi di carcere per omicidio colposo nei confronti proprio dell’ex sindaco dell’isola Geppino Assenso e ad un anno e dieci mesi di reclusione nei riguardi del suo predecessore Vito Biondo mentre, a sorpresa, aveva emesso una sentenza con rinvio con cui l’ex dirigente del settore urbanistica del comune, Pasquale Romano, e l’ex dirigente del Genio Civile di Latina, Luciano Pizzuti, dovranno sostenere un processo bis di secondo grado ma in una sezione diversa della Corte d’appello in cui si era svolto l’11 settembre scorso il primo dibattimento. Il professor Coppi vuole vedere ora l’ex primo cittadino di Ventotene e, probabilmente, non per mero spirito umanitario o di solidarietà. Bisogna studiare il da farsi e Assenso, nonostante qualche acciacco derivante dall’età, non vuole starsene con le mani ma verificare quanto è possibile fare per contrastare una “sentenza ingiusta figlia di un processo mediatico”.

Il ricorso, alla stessa stregua di Silvio Berlusconi, davanti la Corte di Giustizia europea è una soluzione possibile ma bisogna attendere di conoscere le motivazioni della sentenza letta dal presidente della quarta sezione penale della Cassazione che si conosceranno non prima di trenta giorni. Intanto sia Assenso che Biondo (anch’egli ha un quadro clinico non dei migliori) non andranno in carcere, soluzione che lo stesso codice preclude per alcune ragioni. Addirittura la condanna della Suprema Corte per Biondo è sospesa perché inferiore ai due anni. Assenso non potrà andare in carcere in quanto la sua pena non supera i tre anni di reclusione. E allora? Bisogna solo attendere e ad attendere dovrà essere il solo Giuseppe Assenso: gli dovrà essere notificato il dispositivo della sentenza della Cassazione e poi, motivazioni a parte, chiedere entro un mese l’affidamento in prova ai servizi sociali. A decidere con un’udienza ad hoc sarà il Tribunale di Sorveglianza che per questi casi potrebbe riunirsi non prima di sei-otto mesi.

La notizia della sentenza della Cassazione, che ha disposto un nuovo processo d’appello per Pasquale Romano e Luciano Pizzuti,è stata accolta con legittima soddisfazione da entrambi gli imputati che dovranno sostenere sì un processo bis di secondo grado ma sanno già che sarà una formalità in quanto dal 17 febbraio 2018 sono scattati i termini della prescrizione. Che sia finita una terribile “via crucis” processuale lo sa l’intera famiglia Romano che, appresa la notizia dall’avvocato Luca Scipione, ha fatto molto tardi venerdì sera per salutare la fuoriuscita da un lungo tunnel in cui era piombata dalla primavera di otto anni. E Romano era preparato al peggio- secondo alcune indiscrezioni – nel senso che in caso di condanna da parte degli “ermellini” già lunedì il suo datore di lavoro, il comune di Ventotene, avrebbe avviato le procedure per il suo licenziamento. E invece il funzionario sarà regolarmente al suo posto di lavoro presso l’ufficio tecnico della Riserva Marina di Ventotene e Santo Stefano presso la quale è distaccato da tempo.

A parlare di una sentenza “dai due volti” è lo storico legale di Romano, l’avvocato Luca Scipione, che in un’intervista video rilasciata in esclusiva a Saverio Forte, denuncia una “disparità di trattamento” tra i due ex amministratori coinvolti in questa triste e tragica vicenda e i due dirigenti pubblici. L’avvocato Scipione sottolinea un aspetto che dal 2014 – a suo dire – è finito nel dimenticatoio in maniera inverosimile. Ricorda che il magistrato che produsse la sentenza di primo grado di condanna per Assenso, Biondo, Pizzuti e Romano, l’ex giudice monocratico Carla Menichetti del Tribunale di Terracina (ora – ironia della sorte – componente del collegio giudicante della stessa… quarta sezione penale della Cassazione), rimandò gli atti alla Procura della Repubblica di Latina chiedendo di continuare le indagini perché i veri colpevoli erano altrove. Alcuni funzionari della Regione Lazio sentiti come testi nel dibattimento? Non lo si saprà mai anche perché la vicenda è proceduralmente chiusa, prescritta.

Nell’intervista l’avvocato Scipione, infine, si pronuncia sull’accanimento personale che il papà di Sara Panuccio, Bruno, continua a riservare con le sue dichiarazioni stampa nei confronti dell’ex sindaco di Ventotene, tra i primi, in qualità di medico, a prestare il 20 aprile del 2010 i primi soccorsi alle due ragazzine del quartiere romano di Sant’anna Morena e ad adopererai con le agenzie di assicurazione nel corso degli ultimi anni e mesi perché le due famiglie beneficiassero – per quanto possa servire per la tragica scomparsa delle due studentesse – di un risarcimento economico. E questo ristoro è avvenuto in questi giorni con due risarcimenti danni: il primo della Regione Lazio e del Comune di Ventotene, che sfiora il milione di euro per ciascuna parte civile, il secondo, di 160mila euro erogato dall’assicurazione della scuola media che frequentavano Sara e Francesco.

Guarda l’intervista all’avvocato di Pasquale Romano

Fonte: TempoReale.info

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Ventotene cuore di pietra

Non ha pace la struttura per anziani di Ventotene, nella quale lavorano 8 persone e che attualmente ha solo 4 ospiti. Ovviamente le spese sono insostenibili, basti considerare che la gestione è di oltre 300 mila euro annui, così l’amministrazione comunale ha pensato di affidarla ad una cooperativa esterna, la quale ha deciso di rientrare nelle spese aumentando gli ospiti. Non più solo anziani, infatti, dal primo marzo, arriveranno in struttura anche donne, mamme con bambini in situazioni di disagio.

Monta così la protesta in paese, capeggiata da alcuni abitanti, che hanno anche raccolto un discreto numero di firme per mostrare la contrarietà alle istituzioni. Il sindaco, dal canto suo, non ne vuole sapere dei dissidi, in quanto valuta la situazione gestita da una “minoranza” e va avanti per la sua strada, anteponendo al disagio il rischio chiusura.

Questa mattina, dunque, nella piazza principale dell’isola dove ebbe origine l’idea dell’Europa unita, coloro che si oppongono a questo nuovo utilizzo della struttura per anziani, sono scesi in piazza a suon di striscioni che recitavano “Non solo le mamme dicono No”, “Ventotene è accogliente con chi sceglie di viverla”, “Liberi di scegliere il nostro futuro”, “No ad ulteriori disagi”.

Fonte: H24 Notizie

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Bruno Panuccio: sentenza di civiltà per un futuro piú sicuro per tutti

“Qualche considerazione bisogna farla , mi è d’obbligo , ve lo devo.
Innanzitutto sia ben chiaro che non sono per niente contento della sentenza , non c’è da essere felici nel sapere di aver perso una figlia a causa delle responsabilità altrui.
Della sentenza sono soddisfatto , che significa ben altro , era l’obiettivo da me prefissato dal 20 aprile 2010 , un traguardo che per molti pareva una chimera.
Io stesso ero ben cosciente che sarebbe stato improbabile il suo raggiungimento , nonostante fossi fermamente convinto della colpevolezza dell’allora sindaco Assenso.
Tale convinzione nacque subito dopo la tragedia : qualcuno mi fece vedere l’intervista che rilasciò in cui dichiarava la fatalità dell’evento e la sua estraneità di responsabilità in quanto ignaro del pericolo.
Capii subito che mentiva , spudoratamente , mancando così anche di rispetto a Sara e Francesca , ad Athena che lottava tra la vita e la morte , a tutti noi ed anche, se mi è permesso, a tutti voi.
Io l’analisi sull’assurdità del permettere che i ragazzi fossero sotto quel pericolo evidente la espressi immediatamente , ma dopo aver visto lui , tutto appariva ancor più chiaro.
Da quel momento è incominciato il cammino che ci ha portato sino all’esito di oggi.
Ricordo quanti mi suggerivano di lasciar perdere , che tutto sarebbe stato vano , che mai in Italia , come amministratore pubblico, nessuno era stato condannato per il dissesto idrogeologico e le vittime conseguenti ,che io ero un comune cittadino senza armi mentre loro….che mi sarei solo ulteriormente ferito.
Ed invece questo avevo di vantaggio , io non avevo nulla da perdere , più male di quanto mi era stato fatto non era possibile.
Ed allora scopri che a Ventotene con le frane ci convivono da sempre , non per colpa ma per natura.
Che le stesse frane vengono evidenziate per chiedere un mare di soldi allo stato , che sono un volano economico per distribuire appalti in cui gli amici degli amici mangiano a quattro ganasce , e che la pubblicità delle stesse frane, allo stesso tempo, vengono nascoste , perché di pari passo bisogna pensare agli introiti derivanti dal turismo , in particolare quello scolastico ( fino alla tragedia primo sito come numero di presenze di campi scuola ).
Tanto non succederà mai nulla di grave , pensavano forse anche in buona fede , con il cervello ed il cuore annebbiati dal denaro .
Oggi abbiamo un precedente giuridico che il nostro paese ed i suoi amministratori non possono ignorare.
Il nome di Sara e Francesca , in futuro e spero il meno possibile , saranno ancora enunciati nelle aule di tribunale.
I loro nomi , sono il riassunto ed il rispetto verso quanti le hanno precedute in egual modo in questo paese , penso a Zampilieri , a Genova , alla Sardegna , ecc. ( l’elenco sarebbe infinito ) ,
I loro nomi stanno a ricordarci che non sono numeri , ma vite perse , che dietro ogni tragedia ci sono famiglie cui resta in eredità un doloroso fardello , che ognuno porta secondo le proprie forze ed il proprio carattere.
io il mio cammino da allora lo dovevo in primo luogo a Sara ,
ai suoi fratelli ed a mia moglie , come anche a Francesca ed alla sua famiglia, mano mano ho scoperto che lo dovevo a molti altri .
E stato tutto naturale , niente di eroico e credo mi sia pesato meno di quanto possa apparire agli altri.
Ci sarebbe tanto da scrivere ancora , ma per ora chiudo dicendo Grazie a quanti mi sono stati vicini in questi anni.”

Bruno Panuccio

Fonte: Facebook

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Geppino Assenso e Vito Biondo condannati definitivamente per omicidio

Giuseppe Assenso e Vito Biondo: condannati in via definitiva. Pasquale Romano invece verrà processato di nuovo

E’ arrivata in tarda serata l’attesissima sentenza della Corte di Cassazione sulla tragedia di Cala Rossano a Ventotene, quando il 20 aprile 2010 due giovanissime studentesse romane, Sara Panuccio e Francesca Colonnello, di 13 e 14 anni, morirono travolte da un costone di tufo staccatosi dalla falesia della spiaggia mentre partecipavano ad un campo scuola ambientale. La quarta sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta dal giudice Fausto Izzo, ha confermato la condanna a due anni e quattro mesi di carcere per l’ex sindaco dell’isola Geppino Assenso e ad un anno e dieci mesi di reclusione per il suo predecessore Vito Biondo mentre, a sorpresa, ha emesso una sentenza con rinvio con cui l’ex dirigente del settore urbanistica del comune, Pasquale Romano, e l’ex dirigente del Genio Civile di Latina, Luciano Pizzuti, dovranno sostenere un processo bis di secondo grado ma in una sezione diversa della Corte d’appello in cui si era svolta a settembre il processo. Per i due amministratori, dunque, è stata confermata la sentenza dell’11 settembre scorso con cui proprio la prima sezione della Corte D’appello di Roma aveva confermato integralmente il precedente verdetto emesso nel febbraio 2014 dall’ex giudice monocratico del Tribunale di Terracina (da pochi mesi era stata soppressa la sezione di Gaeta del Tribunale di Latina) Carla Menichetti su quanto avvenne in una tranquilla mattinata di un giorno di primavera di otto anni fa.

I giudici di secondo grado con l’ipotesi di omicidio colposo avevano condannato di nuovo a due anni e quattro mesi di reclusione l’ex sindaco dell’isola Giuseppe Assenso e l’ex responsabile della ripartizione tecnica del comune, Pasquale Romano mentre aveva confermato anche la condanna ad un anno e dieci mesi anche per gli altri due imputati, appunto il predecessore del sindaco Assenso, Vito Biondo, e il dirigente del Genio Civile di Latina, l’ingegner Luciano Pizzuti. Per i due tecnici Romano e Pizzuti, dunque, è stata annullata la precedente sentenza e dovranno nuovamente affrontare il processo in appello, sebbene ormai sia subentrata – ufficialmente decorre da sabato 17 febbraio – la prescrizione. L’udienza davanti alla Suprema Corte si era inaugurata con la durissima requisitoria del Procuratore Generale che aveva chiesto la conferma in toto delle condanne d’appello per i quattro illustri imputati. Il loro collegio difensivo, formato dagli avvocati Franco Coppi, Alessandro Cassiani, Dino Lucchetti, Renato Archidiacono, Luca Scipione, Lino Magliuzzi e Gianni Lauretti, aveva sollecitato, invece, l’annullamento della sentenza di condanna per i loro assistiti evidenziando come le motivazioni, sia nel giudizio di primo che di secondo grado, fossero “decisamente lacunose e carenti sotto il profilo tecnico e amministrativo”. Al processo in Cassazione hanno partecipato anche i genitori di Francesca e Sara che, attraverso gli avvocati Pascucci, Capuzzi e Tauro, già costituiti parte civile, hanno accettato la transazione per il risarcimento da parte di Regione Lazio e Comune di Ventotene di un milione di euro per ognuno. In una esclusiva intervista audio il papà di Sara Panuccio, Bruno, ha dichiarato la sua soddisfazione per l’esito della Suprema Corte e, in merito all’aspetto risarcitorio, ha aggiunto “di non aver visto ancora un euro” pur confermando la conclusione di una transazione bonaria avvenuta in questi giorni con il comune isolano e la Regione Lazio per conto del Genio Civile.

Ma perché è passata in giudicato la sentenza per Assenso e Biondo mentre dovranno un secondo processo d’appello Romano e Pizzuti? Lo si capirà dalle motivazioni che illustrerà la quarta sezione della Cassazione ma sembra – e lo ribadisce Bruno Papà nell’intervista audio di seguito – che i due ex sindaci, in qualità di massimi responsabili della Protezione civile a Ventotene, avrebbero dovuto prevedere il pericolo che ha cagionato il crollo mortale a ridosso della spiaggia di Cala Rossano. Due curiosità a margine dell’epilogo di questa triste e tragica vicenda: il processo in Cassazione se si fosse celebrato nella giornata di sabato 17 febbraio avrebbe subito i termini della prescrizione, una circostanza tanto temuta dai familiari delle due vittime. E poi, un giudice della quarta sezione penale della Corte Cassazione è la dottoressa Carla Menichetti, il magistrato che ha emesso quattro anni fa la prima sentenza di condanna quando era in servizio presso l’ex Tribunale di Terracina.

Ascolta l’intervista di Bruno Panuccio

Fonte: TempoReale.info, Il Messaggero


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La protesta delle mamme di Ventotene

Alla società “Utopia 2002” di Sezze è stata affidata dal Comune di Ventotene la gestione della Casa di Riposo per Anziani dell’isola. La Società in questione si occupa tra l’altro di ragazze madri e persone con problemi vari. Da qui nasce il timore delle mamme di Ventotene: vedere l’isola affollata da persone con problemi e la scuola, frequentata dai loro figli, stipata da altrettanti bambini “problematici”. Questo in sintesi, è il contenuto dell’articolo apparso su “Tempo Reale info”, firmato da Saverio Forte, il cui file – per completezza – riporto in calce a quanto mi accingo ad illustrare. Da ulteriori notizie, pare che sabato prossimo ci sarà una manifestazione in piazza Castello su tale “grave problema”.

Vi confesso che dopo una prima lettura, mi sono immediatamente ricordato di quanto scriveva Giuseppe Tricoli nella sua Monografia delle Isole del Gruppo Ponziano a proposito della colonizzazione di Ventotene da parte dei Torresi nel 1768. Quella volta fu il vescovo di Gaeta a protestare perché “In tale occasione surse il bizzarro pensiere al consigliere Pallante di sbarazzare la Vicaria, col mandare 200 ladri ad abitare Ventotene, ed altrettante prostitute rilevate dai luoghi di penitenza. (…) Ne’ primi momenti ciascuno mostravasi sollecito allo applicarsi pel rispettivo mestiere, ma tosto svegliaronsi i vizi, ritornavano nell’ozio, nella nequizia, nelle risse e tutti alla tresca con quelle sbrigliate libertine; in modo che gli stessi conjugati spesso si davano in preda a vita licenziosa. Il sovrano, proprio su sollecitazione del vescovo, nell’aprile del 1771 fece tornare nella capitale del regno quella genìa. (v. pag. 200 Ristampa op. citata a cura di Ultima Spiaggia).

Nel ‘700 neppure la Chiesa metteva in pratica la parabola del Vangelo: il buon pastore che mette in salvo la pecorella smarrita e anche per questo il nobile tentativo del Consigliere del Re, Pallante, di consentire a quei diseredati di riscattarsi, fallì miseramente. Ma eravamo nel Secolo XVIII dove chi nasceva sotto la cattiva stella era purtroppo destinato a rimanervi vita natural durante, anche perché a quei tempi nel Regno di Napoli (ma non solo) la popolazione era divisa in tre classi ben distinte e separate: gentiles (nobili), comuni e damnati ad triremes ( i galeotti), come pure rilevai in un registro parrocchiale dell’epoca nella Chiesa della SS. Trinità di Ponza, nel corso di una mia ricerca.

Ora siamo nel XXI secolo. Una sola classe sociale, i cittadini, formano il popolo e in nome di questo sacrosanto principio non dovrebbero esserci più emarginati. Sottolineo non dovrebbero … Allora da che cosa scaturisce questa “alzata di scudi” delle mamme? A mio modo di vedere da una carenza di informazioni; questo fatto le induce a credere che un probabile arrivo di queste persone più sfortunate, una volta alloggiate nella locale Casa di Riposo, siano lasciate in balìa di loro stesse, più o meno come accadde nella medesima isola circa tre secoli prima, a quel nutrito gruppo di sventurati napoletani. Un progetto del genere, al giorno d’oggi, non può prescindere dall’evidenziare gli operatori addetti all’assistenza di queste persone: psicologi, personale sanitario, educativo e così via e strategie relative.

Ma aggiungo di più. Inserire nella scuola “bambini con problemi” non è affatto una iattura, è una opportunità una ricchezza, purché non lasciati in balìa di loro stessi ma seguiti da personale preparato. Per questo motivo la normativa scolastica vigente prevede l’inserimento degli alunni “diversamente abili” nelle varie classi delle scuole di ogni ordine e grado con l’insegnante di sostegno che affianca nell’opera educativa e didattica il titolare. Ma al di là della normativa, per esperienza diretta di maestro prima e di dirigente scolastico poi, vi assicuro che essi rappresentano un arricchimento dal punto di vista umano ed educativo, prima ancora che didattico.

Non so se la Società Utopia 2000 abbia pianificato o meno di alloggiare nella Casa di Riposo di Ventotene, oltre agli anziani, anche ragazze madri e altre persone, ma alla luce di questi timori delle mamme, è bene che, assieme all’Amministrazione comunale, illustrino chiaramente alla popolazione residente i loro progetti futuri nei vari dettagli sopra accennati.

Silverio Lamonica

Fonte. Ponza Racconta

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Ventotene: attesa di giustizia

Venerdì mattina, dopo quasi otto, dovrebbe calare il sipario, processualmente parlando, sulla tragedia di Cala Rossano a Ventotene quando il 20 aprile 2010 quando due giovanissime studentesse romane, Sara Panuccio e Francesca Colonnello, di 13 e 14 anni, morirono travolte da un costone di tufo staccatosi dalla falesia della spiaggia mentre partecipavano ad un campo scuola ambientale. Si svolgerà infatti, il processo davanti la Corte di Cassazione, il cui pronunciamento è molto atteso per conoscere il futuro giudiziario dei quattro illustri imputati. Soprattutto dopo che lo scorso 11 settembre la prima sezione della Corte d’Appello di Roma aveva confermato integralmente la sentenza emessa nel febbraio 2014 dall’ex Tribunale di Gaeta su quanto avvenne in un tranquillo giorno di primavera di otto anni fa.

I giudici di secondo grado con l’ipotesi di omicidio colposo avevano condannato di nuovo a due anni e quattro mesi di reclusione l’ex sindaco dell’isola Giuseppe Assenso e l’ex responsabile della ripartizione tecnica del comune, Pasquale Romano, mentre era stata confermata la condanna ad un anno e dieci mesi anche per gli altri due imputati, il predecessore del sindaco Assenso, Vito Biondo, e il dirigente del Genio Civile di Latina, l’ingegner Luciano Pizzuti. La Corte d’appello aveva anche disposto la stessa provvisionale, quale risarcimento danni, emessa dall’ex giudice monocratico Carla Menichetti nei confronti dei familiari delle due vittime costituitisi parte civile, due milioni e 600 mila euro.

L’epilogo del processo d’appello, dopo l’udienza inaugurale di giugno e alcuni rinvii tecnici, aveva avuto una durata “flash”: gli avvocati Franco Coppi e Giuseppe Zupo, in rappresentanza degli altri componenti del collegio difensivo – composto anche da Dino Lucchetti, Renato Archidiacono, Luca Scipione, Gianni Lauretti e Lino Magliuzzi – avevano chiesto il proscioglimento per i loro assistiti mentre il rappresentante della procura generale aveva insistito per la conferma delle condanne di primo grado evidenziando come la parete rocciosa sovrastante la spiaggia di Cala Rossano non fosse stata interessata da alcun provvedimento di interdizione. Se pende la pesantissima spada di Damocle dell’aspetto risarcitorio, il processo in Cassazione potrebbe conoscere una svolta clamorosa se dovessero scattare – come temono i genitori e i familiari delle due giovanissime vittime – i termini della prescrizione.

Fonte: TempoReale.info

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Ancora crolli a Ventotene

A distanza di tre settimane dall’ultimo crollo, avvenuto nei pressi di Cala Rossano a inizio anno, una nuova frana torna “protagonista” a Ventotene.

L’altro ieri, infatti, a Cala Bosco, alle spalle del cimitero isolano, è crollato un costone roccioso. Fortunatamente, nonostante l’amarezza dei residenti, un piccolo lieto fine, a volerlo trovare, c’è: la roccia franata è finita direttamente in mare, non facendo registrare né feriti né altri danni.

Ma l’appello degli isolani resta. Ci sono zone di Ventotene che necessitano di interventi significativi. C’è bisogno di una barriera di scogli che protegga la costa dalle mareggiate.

Intanto, ad occuparsi della situazione è intervenuta, oltre all’amministrazione comunale, anche la Capitaneria di porto.

Fonte: Il Faro online

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Nulla è cambiato a Ventotene dalla morte di Sara e Francesca

È successo nei pressi di Cala Rossano, dove il 20 aprile 2010 morirono due 14enni romane. A Cala Fonte, a Ponza, il fronte franoso rischia di allargarsi

Fragili, sempre più fragili le isole pontine e, se non verranno realizzati in fretta interventi di messa in sicurezza, sempre più off limits. A Cala Fonte, a Ponza, dopo la frana verificatasi prima di Capodanno, che ha cancellato la nota spiaggetta, il fronte franoso rischia di allargarsi e il Comune sta sollecitando la Regione Lazio per trovare una soluzione. E ora un’altra frana si è verificata anche a Ventotene, nell’area della grotta dei Passeri, nei pressi di Cala Rossano, dove il crollo della falesia il 20 aprile 2010 causò la morte di due 14enni romane che si trovavano sull’isola per una gita scolastica.

Il 3 gennaio scorso, dopo il crollo verificatosi quattro giorni prima, il Comune di Ponza ha fatto compiere a un tecnico un ulteriore sopralluogo a Cala Fonte. “Si è rilevata – scrive il sindaco Francesco Ferraiuolo in una seconda ordinanza emessa dopo quella varata subito dopo la frana – una condizione di possibile ulteriore instabilità dei pendii e del fronte roccioso rivolto a mare, per la quale si impone l’adozione di ulteriori misure cautelative”. Interdetta così un’area più ampia attorno alla caletta meta in estate soprattutto di famiglie con bambini.

A Ventotene, invece, un crollo si è verificato nella zona della grotta dei Passeri, nei pressi appunto di Cala Rossano e a poca distanza da una delle aree di attracco delle barche. La volta della grotta è crollata. Si tratta di un punto frequentato dai pescatori e dove i bagnanti spesso sostano in estate.
I lavori per la messa in sicurezza delle isole dai rischi idrogeologici, quelli che hanno interdetto alla fruizione larghissima parte del perimetro di Ponza e Ventotene, intanto procedono a rilento. Dopo la tragedia di Cala Rossano sono stati messi a punto alcuni interventi in quella zona e, sempre a Ventotene, a Calanave. Avviati poi i lavori a Frontone, per cui a metà dicembre è stata approvata dagli uffici regionali anche una variante. Ma la strada è ancora lunga e le zone dove possono recarsi isolani e turisti sono sempre meno.

Fonte: La Repubblica

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Ventotene: l’acqua è potabile

Terminate ufficialmente a Ventotene tutte le verifiche necessarie alla distribuzione a uso potabile dell’acqua proveniente dall’impianto di dissalazione.

Nei giorni scorsi, a seguito dei risultati delle analisi sulle acque distribuite in rete, il sindaco ha revocato l’ordinanza di non potabilità. Infatti, gli esiti analitici hanno confermato il pieno rispetto dei limiti di legge per l’utilizzo dell’acqua a scopi igienico-sanitari e potabili.

L’impianto, lo si ricorda, è stato attivato lo scorso 16 novembre. All’attivazione è succeduto un naturale periodo transitorio di adattamento delle tubature durante il quale, a mero scopo cautelativo, è stato vietato l’utilizzo dell’acqua per scopi potabili. Acqualatina ha supportato la popolazione ventotenese, in questo periodo, con la distribuzione di acqua potabile in bottiglia e serbatoi fissi.

I cittadini di Ventotene, dunque, per la prima volta nella storia, stanno usufruendo a pieno regime di un servizio idropotabile continuativo e totalmente autonomo.

Si ricorda, infine, che, al fine di monitorare costantemente la qualità del servizio reso e delle acque distribuite in rete, è stato istituito un apposito tavolo tecnico che vede coinvolti, oltre ad Acqualatina, anche l’Istituto Superiore della Sanità, i Comuni di Ponza e Ventotene, l’Ente Gestore d’Ambito, Legambiente, l’Università La Sapienza, ARPA, ASL e l’Organismo di Tutela dei Consumatori.

Fonte: H24 Notizie

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AUGURI

Lo Staff di VentoteneNews augura un sereno Natale a tutti i suoi lettori

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