Ma S. Stefano è proprietà privata!

Orazio Ciardo proprietario di S. Stefano

Orazio Ciardo proprietario di S. Stefano

La giacca a coste di velluto marrone e il Corriere della Sera in mano, Orazio Ciardo, 55 anni di Napoli è a Ventotene, nella piazza davanti al Comune dove tutti, rappresentanti delle istituzioni civili e militari, politici, cronisti, gente comune si sono radunati per il pranzo dopo il grande evento. Ore 13 di ieri, 30 gennaio 2016: la prima pietra di un progetto di 80 milioni di euro, simbolicamente, è stata appena posata dal premier Matteo Renzi e lui Ciardo non è voluto mancare. Sarà poi uno dei tanti ospiti della piazza, come tutti del resto in attesa di poter ritornare sul continente. E’ solo, si serve al buffet con signorile eleganza. La gente del posto sa chi è, ma ai tanti giunti sull’isola per partecipare all’evento il suo volto non dice nulla. E invece è… il padrone di casa.

Santo Stefano, isola privata al 90%

Possiede 28 dei 30 ettari di superficie dell’isola di Santo Stefano sulla quale il Governo ha appena detto di voler restaurare il carcere borbonico in un centro di formazione di studi europei. Nulla quaestio, ci tiene subito a precisare: “I due ettari sui quali c’è l’antico carcere sono demaniali, pubblica è la strada d’accesso”. “Sono venuto a Ventotene – ci confida – per capire meglio la faccenda”. Suo padre nei primi anni ‘90 ha acquistato da privati, persone originarie di Ventotene ma che vivono stabilmente altrove, diversi lotti sui quali insistono ruderi, un’abitazione malconcia e sette ammassi di pietre, piccoli fabbricati rurali. Il tutto su 28 ettari di terreno. Quanto spese suo padre? “Questo è di poco conto”, risponde con garbo Ciardo, che gestisce le proprietà della sua famiglia.

Santo StefanoUn “vezzo” prigioniero dei vandali

“Mio padre – dice – in cinquant’anni di lavoro nel settore immobiliare ha saputo realizzare molto. L’acquisto delle proprietà sull’isola di Santo Stefano sono da considerarsi un vezzo. Voleva ristrutturare l’abitazione per trascorrere qui qualche giorno d’estate”. E perché non lo ha fatto? “I lavori erano stati conclusi – risponde -. Robetta minima, mi creda. Tutto nella piena regolarità dei vincoli che, intendiamoci, non ricadono solo su Santo Stefano ma anche su Ventotene. Quel tanto che poteva servire a restituire la vivibilità di poche stanze, compreso il servizio igienico”. E allora cosa è successo? “E’ successo che in quegli anni – prosegue il suo racconto – l’isola del carcere, senza alcuna sorveglianza, è stata meta assidua di cacciatori. Noi ci siamo ritrovati con le stanze, appena restaurate, devastate da azioni di vandalismo puro. Chi pensa che abbia ridotto così il carcere borbonico? Il tempo e l’incuria avranno avuto i loro effetti, ma le sbarre divelte sono state utilizzate per le grigliate con cacciagione. Abbiamo ritenuto che restando disabitata, per quasi tutto l’anno, non valesse la pena riparare i danni correndo lo stesso rischio”.

L’occasione per recuperare l’investimento

Chiediamo a Ciardo se con il centro di formazione promesso dal Presidente del Consiglio dei Ministri e comunque con il restauro del carcere finalizzato anche ad un incremento delle visite sull’isola i suoi ruderi, oggi vigilati da un custode privato, possano tornare “utili”. La risposta è affermativa. Lo spera vivamente.

L’ipotesi dolorosa dell’esproprio

Signor Ciardo, se la espropriassero? “L’esproprio, dolorosissimo – afferma -, lo si subisce. Nessuna opposizione conta davanti all’interesse pubblico”. Nel 2008 l’isola di Santo Stefano è stata dichiarata Monumento nazionale e nel 2013 Patrimonio storico-artistico dell’Europa: non è che la sua proprietà, visto che il “titolo” riguarda l’isola, ha assunto una valenza demaniale? “Non ci è stato mai notificato nulla”, afferma con sicurezza Ciardo che aggiunge: “La Regione Lazio deliberò, non ricordo in questo momento l’anno esatto, un esproprio. Ma noi non ne avemmo mai notizia nella forma dovuta. Solo per sentito dire e allora feci io una ricerca tra gli atti pubblicati. La cosa ora risulta essere decaduta”.

Il possibile utilizzo dei ruderi

Ciardo ha finito il suo lunch sotto il sole tiepido e assapora il caffè buono preparato dal barista di Lucca che ora vive a Ventotene 11 mesi all’anno. Ci sta tutto dopo una giornata con l’Europa… in casa. Ventotto ettari di terreno con sopra otto fabbricati rurali, sia pure ruderi, gli costano parecchio in termini di Imu. La sua speranza è di monetizzare, finalmente, l’investimento di famiglia costato chissà quanto. Perché quando si parla di cifre, Ciardo sorvola. Pensa ad una casa per gli studenti che Renzi ha detto di “convogliare” con il progetto per l’Europa, a delle strutture a servizio del centro di formazione, a qualsiasi altro utilizzo per rivalutare la proprietà in decadenza più del carcere borbonico. L’occasione per lui si fa interessante e per questo ha mollato la sua Napoli per un sabato in pieno inverno da trascorre a Ventotene. Ci saluta con cortesia e sparisce tra la folla.

Fonte: LatinaCorriere.it

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Se ci fosse stato Beniamino…

Beniamino Verde

Beniamino Verde

La nostra piccola isola ponziana ha finalmente vissuto il suo momento storico con la visita di Renzi che ha voluto rinnovare lo spirito di un’Europa unita, proprio lì dove è nata dalle idee di Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, Ernesto Rossi, Riccardo Bauer e altri che negli anni ’41 e ’42 diedero vita al Manifesto di Ventotene, al Movimento Federalista europeo e più esattamente all’ideale di un’Europa Unita.

In quella minuscola e brulla isola, battuta da venti tra i più violenti del Mediterraneo e quindi a quei tempi irraggiungibile se non per confino, i più preparati e intelligenti tra i circa 800 uomini segregati e privati di ogni libertà dal regime fascista, riuscirono a produrre idee innovative di libertà e di democrazia. Per allontanare ogni guerra tra stati era necessario unirsi, scrivevano mentre le chiavi che li isolavano dal mondo intero giravano nella toppa e le regole dei loro movimenti, sorvegliati da più di 350 uomini armati, erano rigide e ferree. Ma nonostante la forzata inerzia, l’idea e la visione europeista democratica e libera da dogmi, ferveva.

Non tutti i confinati erano a Ventotene. Altri erano nell’isoletta di fronte, all’ergastolo di Santo Stefano. Qui vi arrivarono anche Pertini, Bresci, Terracini, Spaventa e altri. “La piccola isola di Santo Stefano sottolinea nella sua circolarità, l’incubo dell’ergastolo, lo concentra anziché dilatarlo, porta alla sua radice, insoluto, il problema dei tanti carceri di cui, dai Borboni in poi, si costellarono le belle isole italiane” scrive Gin Racheli, milanese, ex manager industriale che cominciò a visitare le isole italiane, scrisse libri, e poi si fermò a lungo proprio a Ventotene.

Matteo Renzi a S. Stefano

Matteo Renzi a S. Stefano

Ho conosciuto Gin. Ero all’inizio del mio percorso giornalistico. Scrivevo per Latina Oggi, quotidiano della provincia nato da poco, e poiché con la mia famiglia e alcuni amici, decidemmo di andare a fare le vacanze a Ventotene, avvisai la redazione. Scrivici tanti articoli, mi disse il direttore Mauro Benedetti. Lo presi sul serio. Arrivata lì cominciai a sentire, intervistare, raccontare, annusare…non trascuravo nulla. Divenni amica di Beniamino Verde, persona straordinaria e sindaco indimenticato dell’isola, nemico di ogni speculazione edilizia e che difendeva i luoghi incontaminati davvero con furore. Tanto che, mi confessava, anche i suoi beni deperivano. La voleva intatta e rude. Era già preso da questa idea che quando arrivò Gin Racheli per conoscere e quindi scrivere un libro sulle isole ponziane, si trovarono subito in sintonia e d’accordo su tutto. Gin decise di fermarsi lì.Ogni mattina era in Comune dietro una scrivania a scrivere con la sua inseparabile pipa.

Ricordo quando nel cinquantesimo anniversario del Manifesto arrivò Spadolini. E io scrivevo…scrivevo…scrivevo. Non devi scrivere troppo, mi diceva Beniamino, sennò qua non ci salviamo più. Verranno in troppi e l’isola perderà il suo aspetto rustico. Temeva infatti che potesse diventare come Ponza. Lo diceva a me e all’amico e collega Carlo Picozza che scriveva per Repubblica.

Continuai a scrivere di quei luoghi anche dopo le vacanze. Molti pensarono che io vivevo lì. Ma era Gin che mi avvisava e anche altri. Mi chiamavano per dirmi che l’acqua era finita e le navi- cisterne non arrivavano, o per raccontarmi che il portellone dell’aliscafo, una volta arrivati al porto non si era aperto e tutti si erano dovuti calare dai lati per raggiungere la terra ferma o altro ancora. Un’isola fascinosa che ammalia, questa è Ventotene. E oggi Renzi l’ha onorata. Certo ha trovato il carcere in uno stato vergognoso, ha detto. Ha promesso un recupero e un progetto culturale. Vuole che diventi una foresteria per la formazione dei giovani europei. Un rilancio in grande stile, dunque. Chissà come l’avrebbe presa il mio amico Beniamino Verde?

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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Assenso mercanteggia con Renzi, e su Sara e Francesca neanche una parola…

Renzi e Assenso a S. Stefano

Renzi e Assenso a S. Stefano

È raggiante il sindaco Giuseppe Assenso per aver strappato 30 milioni in più a quanto preventivato inizialmente dal governo per Ventotene e Santo Stefano.

“Oggi (ieri per chi legge) è una giornata storica. Ritengo che il progetto annunciato dal presidente Matteo Renzi e che riguarda sia il carcere di Santo Stefano che l’Isola di Ventotene parta da oggi. Sono promesse, le ritengo promesse ma sono sicuro andranno a buon fine. Durante la visita a Santo Stefano il premier mi ha chiesto una cifra per l’eventuale recupero del penitenziario. Un progetto che abbiamo qui prevedeva una cifra attorno agli 80 milioni di euro. Inizialmente quando il premier doveva arrivare a Santo Stefano si parlava di 50 milioni di euro, dopodiché, si è consultato anche con il ministro (Dario Franceschini, ministro dei beni culturali). Sono convinto che dopo tante promesse questa rimane quella buona…”. Nel suo discorso alla stampa Renzi ha specificato che la somma sarà stanziata nel tempo per tranche, contenute in più di una delibera del Cipe.

Per Assenso una giornata dai due volti. Mentre gongolava, ieri c’era chi invece masticava amaro. Bruno Panuccio padre di Sara, quattordicenne deceduta ad aprile 2010 a seguito del crollo di una parete tufacea sovrastante la spiaggetta di Cala Rossano insieme alla coetanea Francesca Colonnello, non le manda certo a dire. Al loro arrivo sull’isola Assenso e Renzi sono passati a pochi metri dal luogo della tragedia, ma non c’è stato nemmeno un accenno a quei fatti, per i quali è in corso un procedimento giudiziario che coinvolge anche il comune di Ventotene.

Sara Panuccio

Sara Panuccio

“Al sindaco di Quarto – si è affidato Panuccio ai social network – è bastato essere indagata per essere cacciata a calci, mentre il sindaco di Ventotene, condannato in primo grado per l’omicidio di Sara e Francesca, oggi farà passerella in pompa magna, accanto al presidente del consiglio Renzi, e lo vedranno attraverso i media milioni di italiani. Due pesi e due misure ed il peso e la misura li danno le amicizie. Se avesi voluto oggi gli avrei potuto facilmente rovinare la festa. Sarebbe bastato presentarmi con venti amici e quattro striscioni e “prendermi” le telecamere e la loro attenzione. Ma lo lascio recitare in pace. Come attore è un fenomeno nella parte del buon amministratore. Ma tenga bene in mente che tra realtà e finzione, la prima verrà a galla e che ognuno ne sarà testimone”.

Fonte: TempoReale.info

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Ventotene, 80 milioni per recuperare il carcere degli antifascisti

Matteo Renzi a S. Stefano

Matteo Renzi a S. Stefano

L’Italia si prepara a celebrare i 60 anni della nascita della Comunità europea e parte dalla riqualificazione della prigione dell’isola di Santo Stefano. Dove furono rinchiusi alcuni padri del Risorgimento e, durante il Ventennio, Pertini e Terracini. Ma anche Spinelli, Rossi e Hirschmann che qui scrissero il loro manifesto, embrione dei trattati del 1957.

Oggi è un rudere sull’isolotto di Santo Stefano, a poche miglia di mare da Ventotene. In passato è stato un carcere borbonico, dove il regno rinchiuse padri del Risorgimento come Silvio Spaventa e Luigi Settembrini. Ma soprattutto la prigione dei più brillanti antifascisti, rinchiusi qui durante il Ventennio: tra gli altri Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, il futuro presidente dell’Assemblea Costituente Umberto Terracini, il futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini. Fu lì che Spinelli e Rossi, insieme a Ursula Hischmann, scrissero il Manifesto di Ventotene, un documento che fu l’embrione dell’Europa. Ora il governo vuole recuperarlo e farlo diventare, dice il presidente del Consiglio Matteo Renzi, un luogo simbolo per la formazione dei giovani d’Europa e del Mediterraneo, in collaborazione con le più grandi istituzioni universitarie europee. Un progetto con un portafogli da 80 milioni di euro per far nascere una “foresteria dove formare l’elite della classe dirigente che governerà l’Europa nei prossimi decenni”. Così l’esecutivo avvia il percorso delle celebrazioni, il prossimo anno, dell’anniversario della firma dei trattati istitutivi della Comunità europea del 1957.

Oggi in quel carcere c’è solo una targa a ricordare che fra quelle mura spoglie. “Un luogo simbolo, ridotto in condizioni indicibili, inaccettabili” ha detto Renzi che sabato ha visitato Ventotene insieme al ministro per la Cultura Dario Franceschini

Oltre 200 celle disposte a ferro di cavallo intorno alla torre centrale, progettato sul modello del Panopticon del giurista Jeremy Bentham, che consentiva un controllo totale dei detenuti. La cella numero 36 (4,5 per 4,2 metri) ospitò Pertini. Dopo la fine del fascismo, il carcere è stato utilizzato per detenuti comuni. Dopo la chiusura, nel 1965, la struttura è stata abbandonata: le porte sventrate, le brandine arrugginite gettate sui pendii dell’isolotto. Una colonna è crollata mesi fa. Venerdì scorso sono iniziati i lavori di messa in sicurezza, poi partirà un bando europeo per il restauro.

31 agosto 2017, centenario della nascita di Spinelli, Renzi tornerà a Ventotene per presentare il progetto di formazione e la parte che sarà completata dei lavori di restauro. “Bisogna evitare i crolli – ha affermato oggi il premier – in un luogo simbolo della forza delle idee contro repressione e odio. Ma poi occorre costruire il futuro, qui come in Unione Europea”. Un altro messaggio mandato verso la Bruxelles dei 28.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

 

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Renzi sa chi lo accoglierà a Ventotene?

Matteo Renzi

Matteo Renzi

Il presidente del consiglio Italiano Renzi, insieme al ministro dei Beni culturali Franceschini e il presidente della Regione Zingaretti il 30 gennaio andrà a Ventotene , l’isola dove grazie a Spinelli, Rossi e Colorna è stato idealizzato il famoso ” Manifesto di Ventotene” dove si concepiva l’unione Europea.
Ventotene l’isola che ha segnato la storia dell’Europa, un isola ricca di testimonianze di epoche che dagli antichi Romani fino ai nostri giorni è il simbolo della civiltà e di una storia che continua a parlare alle generazioni di ogni tempo.
E vicino c’è ex ergastolo di Santo Stefano, che prima di esser confinato a Ventotene, ha ospitato un gradissimo presidente della Repubblica quel Sandro Pertini, ex partigiano e grande antifascista , ma che può essere considerato il simbolo della cattiveria umana nei confronti dei propri simili che se anche colpevoli di reati innominabili sempre uomini.

Geppino Assenso

Geppino Assenso

Ma sorge spontanea una domanda, ma il presidente Renzi sa veramente quali sono le condizioni di chi vive in quest’isola ,che dovrebbe essere benedetta oltre che dalla storia da Dio?.
Sa chi è veramente l’attuale sindaco di Ventotene e da chi è circondato?
A questo punto forse conviene rivolgersi, anche se siamo sicuro che Renzi non leggere queste nostre parole, rivolgerci direttamente al Presidente del Consiglio, per spiegare in linea di massima cosa è diventata oggi Ventotene.
Caro Renzi, Ventotene da più di 10 anni è amministrata o per meglio dire governata da un sindaco imputato per omicidio colposo e abuso d’ufficio e da una cricca di amministratori che non fanno altro che pensare a riempire le proprie tasche.
DA dieci anni Ventotene ormai non FA Più PARTE DELL’UNIONE EUROPEA, ma di una paese extracomunitario di quelli del più profondo sud dell’Africa.

1) I collegamenti non funzionano!! Non si sa quando si parte né quando si arriva, tutto ormai è in mano ad un manipolo di persone che fanno il brutto e bel tempo (più brutto diremo) su una delle più importanti realtà oggettiva che contribuiscono a rendere vivibile un isola, con il benestare del nostro amato sindaco, che più che dire non posso fare niente , non fa.
2) Spiagge non esistono più, l’unica spiaggia che c’è, è compressa in una muraglia di cemento armato e tutto questo per non cercare soluzioni che tengono conto dell’ambiente e della realtà turistica.
3) la fogna continua a esalare il suo odore E LAS TAGIONE ESTIVA SI STA AVVICINANDO e nonostante
l’accordo con Acqualatina per risolvere i problemi, oltre a far aumentare le tariffe dell’acqua non è stato risolto niente.
4) Strade rotte e dissestate
5) Luci Insistente
6) Strada per il cimitero chiusa perché PRONTI I NOSTRI AMMINISTRATORI AD INCASSARE ALTRI SOLDI PER APRIRE UN’ALTRA STRADA.
7) Scuole che non funzionano e non ci sono più bambini.
8) ANZIANI LASCIATI A LORO STESSI IN UNA COMUNITA’ DI 200 PERSONE.

9) CONTINUO SPOPOLAMENTO DELL’ISOLA perche’ NON CI SONO POSTI DI LAVORO E QUEI POCHI POSTI SONO STATI DATI DA UN UNICO IMPRENDITORE CHE FA PARTE DELL’OPPOSIZIONE DI BUONA ONDA.
E NON CI SONO LE MINIME CONDIZIONI PER VIVERE UNA VITA NORMALE A VENTOTENE.
Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana RENZI
Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana RENZI
E carissimo Renzi l’elenco potrebbe continuare all’infinito, adesso volete ristrutturare il carcere di Santo Stefano, ma avete mai pensato a noi poveri isolani che continuiamo a vivere un eterno ergastolo? Qual è la vostra proposta quella di lasciare la nostra isola in mano ad un infingarda amministrazione, pluri imputata, anche se non in modo definitiva, di fare quello che vogliono e di continuarsi a riempire le tasche?
Carissimo Renzi i VENTOTENESI haNNO bisogno, di vivere UNA VITA NORMALE.
Hanno bisogno di avere strutture e servizi efficienti, ti vogliamo ricordare che VENTOTENE fa parte dell’Europa e no furi dell’europa, non siamo extracomunitari o anche noi dobbiamo diventare tali per avere qualche diritto di vivere un esistenza normale?
Vieni a vedere d’inverno cosa è Ventotene, senza far squillare le trombe davanti a te, senza portare poliziotti e vedrai cosa è veramente quest’isola, in confronto l’ergastoLO di Santo Stefano era in villaggio Valtour.
C’è un solo negozio alimentare, che a volte non si trova niente, un solo panettiere, che grazie a Dio riesce ancora a rimanere aperto.
Bar, Risoranti chiusi PER NON PARLARE DI SERVIZI CHE IN TERRAFERMA SONO UNA COSA NORMALE AVERE.
Carissimo Renzi, lo so che non leggerai mai queste righe, perché tu pensi a glorificare l’Europa, ma in questo luogo dove l’Europa è nata, noi non ci sentiamo Europei e nemmeno extracomunitari perché loro hanno più servizi e agevolazioni di noi, ma dei poveri animali in estinzione.
Quindi Caro Renzi, PRIMA DI STRINGERE LA MANO AL SINDACO ASSENSO, PENSA BENE A CHI LA STAI STRINGENDO O ALMENO LAVATI SUBITO LA MANO DESTRA!
Buona visita PRESIDENTE DEL CONSIGLIO RENZI.

Fonte: TeleFree

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Ventotene e S. Stefano: finalmente un progetto di largo respiro!

Il penitenziario di S. Stefano

Il penitenziario di S. Stefano

“Salvare il carcere borbonico di Santo Stefano, vuol dire tutelare un pezzo importante della storia nazionale ed un simbolo forte dei diritti civili negati agli uomini liberi”. In un articolato studio, redatto qualche anno fa, da un gruppo di lavoro coordinato dall’ex assessore regionale Giovanni Hermanin, aggiornato ed integrato dal prof. Antonio Impagliazzo, sul recupero e la destinazione dell’ex carcere borbonico che ospitò esuli, patrioti e confinati, da Spaventola a Settembrini, da Pertini, a Spinelli e Terracini, vengono rinvigoriti i principi della moderna democrazia e dell’Europa dei popoli.

L’occasione è l’imminente visita a Ventotene del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il quale, accompagnato dal Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini e dal Governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, proprio nel trentennale della morte di Altiero Spinelli, dall’isola del “Manifesto”, lancerà un nuovo messaggio per un’Europa libera ed unita, che torni ad essere terra di speranza e di accoglienza e non quella dei banchieri e dei burocrati.

Altiero Spinelli

Altiero Spinelli

Non a caso, parlare di Ventotene significa, per forza di cose, allungare l’occhio su Santo Stefano e viceversa: due lembi di terra cinti dallo stesso mare e pregnanti di storia, di sofferenze e di valori ideali. Se infatti Santo Stefano ed il suo carcere, al cui interno sono stati rinchiusi non solo ergastolani, ma uomini di straordinario spessore umano, culturale e civile, che hanno accettato con dignità l’umiliazione della carcerazione, per difendere la libertà di pensiero, rappresenta il “luogo simbolo” dei diritti negati ai cittadini ed ai popoli, Ventotene con il “Manifesto” di Spinelli, Rossi e Colorni non intende promuovere unicamente l’unità dei popoli verso un destino politico comune, ma rappresenta il luogo simbolo “degli uomini liberi”, costituendo, entrambe le isole, la testimonianza più concreta per i federalisti e per tutti i cittadini europei.

E dunque, un percorso comune, che trova in Ventotene e Santo Stefano una comune origine, non solo naturalistica, ma soprattutto ideale, costante germoglio di libertà e di speranza in un futuro migliore, sia per l’Italia, che per l’Europa.

Da qui, l’idea di integrare le due isole in un unico ambizioso progetto che contempli, oltre al resto, anche il tema dell’integrazione europea nel suo sviluppo storico, nella sua applicazione quotidiana e nelle sue possibili evoluzioni future, poichè, un piano organico di rivalutazione e rilancio delle due isole, anche dal punto di vista culturale e della ricerca, non può prescindere da quell’aspetto europeo che costituisce tanta parte della loro immagine.

L'isolotto di S. Stefano

L’isolotto di S. Stefano

Dichiarato, nel 2008, “monumento nazionale”, con Decreto del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e “patrimonio storico-artistico dell’Europa”, nel 2013, l’isolotto di Santo Stefano è uno scrigno di storia e di architettura al cui interno possono trovare ospitalità diverse iniziative. Ogni futura destinazione d’uso richiede, tuttavia, uno studio profondo, saggio e rispettoso, che ne preservi l’impianto originario e non ne comprometta l’anima architettonica e spirituale, valorizzandone le proporzioni e mantenendo inalterata la sua intrinseca bellezza.

Proprio per questo, l’obiettivo dell’intervento, che sarà finanziato essenzialmente con fondi europei, attraverso il Mibact, così come anticipato dal premier Renzi, dovrà essere modulato in una serie di step che prevedano, innanzitutto, il consolidamento statico e la messa in sicurezza dell’intero complesso monumentale, con il miglioramento dei sentieri e degli accessi, il recupero dei depositi idrici minimi ed una prima dotazione elettrica; procedendo, quindi, al restauro conservativo della struttura ed infine, decidendone finalità ed uso, con la previsione di due sezioni basilari: quella di Santo Stefano, dedicata ad attività di documentazione e quella di Ventotene, finalizzata ad attività integrative e complementari.

In pratica, lo studio, nella prima sezione, prevede di destinare Santo Stefano a “Centro museale internazionale dei diritti dell’uomo”, ospitando un moderno museo dedicato alla sua storia e, più in generale, alla storia del sistema penitenziario, con la presenza di installazioni multimediali interattive che rievochino i principali aspetti della vita quotidiana all’interno del carcere, o tematiche particolari.

Unitamente al recupero di alcuni locali, come la cappella, le cucine, l’infermeria e gli alloggi delle guardie, la struttura dovrebbe, insomma, essere trasformata, almeno in parte, in un museo dotato di un allestimento stimolante, in grado di rivolgersi soprattutto ai giovani ed al mondo della scuola, con precise finalità didattiche e divulgative.

Progetti di questo tipo, del resto, sono già stati realizzati ed un esempio significativo è quello di Forte Belvedere in Lavarone (TN), una fortezza austro-ungarica risalente agli inizi del ‘900, gravemente danneggiata durante il primo conflitto mondiale e recentemente restaurata, in cui è stata allestita una suggestiva esposizione dedicata alla Grande guerra.

Confinati a Ventotene. Aliterò Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni ed altri

Confinati a Ventotene. Aliterò Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni ed altri

Nell’ambito del museo, uno spazio specifico dovrebbe essere poi dedicato al periodo del confino politico, sia a Ventotene, che a Ponza ed in tale prospettiva, sarebbe di particolare interesse il recupero dell’archivio dei relativi documenti, attualmente collocato presso l’Archivio di Stato di Latina, unitamente all’archivio del carcere di Santo Stefano, che, al momento della sua dismissione, è stato trasferito presso la casa circondariale di Cassino, dove risulta in stato di abbandono.

Nella seconda sezione, l’isola di Ventotene, dovrebbe fungere da coordinamento organizzativo e logistico per le diverse iniziative, con attività formative e di convegnistica su tematiche mirate, alla ricerca ed alla tutela dell’ambiente marino e terrestre che già dal 1999, è Area di tutele e di Riserva statale (marina e terrestre) e classificata, assieme alle altre isole pontine, Sito di importanza comunitaria e Zona di protezione speciale.

Per rendere più credibile ed attraente tale progetto, potrebbe risultare fondamentale offrire un forte incentivo, in termine di immagine, all’Unione Europea. Verificare cioè la possibilità, da parte del Governo italiano, limitatamente alle porzioni demaniali dell’isola di Santo Stefano, di proporre alla Commissione europea l’idea di trasformare tali aree in un “territorio dell’Unione Europea”, il primo su base permanente. Potrebbe essere questo un atto di riconoscimento del ruolo svolto storicamente dalle due isole nel processo di integrazione europea ed un forte segnale della volontà dell’Italia di continuare ad essere un convinto sostenitore dell’Unione Europea.

La Riserva Naturale Statale di Ventotene

La Riserva Naturale Statale di Ventotene

Ovviamente, un progetto integrato come quello suggerito, vista la sua complessità, non può essere condotto con successo dagli enti locali interessati (Comune, Provincia, Regione o altri), sia per motivi finanziari che burocratici. Il sostanziale fallimento di tutte le iniziative avviate in passato per il recupero di Santo Stefano dimostra l’assoluta necessità di ricercare un “coordinamento” nelle massime istituzioni del nostro Paese, in primo luogo, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Presidenza della Repubblica ed i Ministeri competenti (Beni ed Attività Culturali, Giustizia, Ambiente) e delle istituzioni dell’Unione Europea (Commissione e Parlamento).

La molteplicità di profili coinvolti – quello storico-architettonico, quello europeo, quello ambientale e naturalistico – e le considerevoli risorse economiche necessarie all’attuazione del progetto suggeriscono di considerare con favore l’istituzione di un organismo di diritto civile dotato di autonomia gestionale, quale una fondazione, nel cui patrimonio far confluire finanziamenti pubblici, privati e comunitari.

Si potrebbe ipotizzare, ad esempio, la creazione di una “fondazione di partecipazione”, un modello spesso utilizzato per favorire la collaborazione tra enti pubblici e soggetti diversi, dotato di una forte componente associativa ed aperto all’adesione successiva di più partecipanti.

Una “Fondazione pro-Santo Stefano”, dunque, per un’ottimale realizzazione degli obiettivi statutari, oltre alle più importanti istituzioni nazionali ed europee, alla Regione Lazio ed al Comune di Ventotene, dovrebbe comprendere altri soggetti, pubblici e privati, interessati alla salvaguardia dell’isola, dei suoi monumenti e dei valori culturali, sociali ed umani che essa esprime.

Fonte: H24 Notizie

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Ventotene: passerà mai ‘a nuttata?

Una caricatura del sindaco Assenso

Una caricatura del sindaco Assenso

Buon 2016 sindaco Giuseppe Assenso e buon anno a tutta la tua amministrazione, a Voi che amministrate quest’isola, Ventotene, cosa può augurarvi un povero Ventotenese messo in croce dalla vostra “illuminata” amministrazione?

Non voglio augurarvi niente di male, solo che il 2016 vi porti un po’ d’intelligenza e lungimiranza per capire che ormai il Vostro tempo è finito.
Non siete riusciti in dieci e dico “dieci anni “di amministrazione a fare una sola cosa buona per Ventotene.

Carissimo sindaco, ti sei ricandidato dopo dieci anni, con una tragedia lasciata alle spalle come se niente fosse, che non vogliamo giudicare perché non siamo giudici, ma come uomo e come cristiano, come tu ti professi, ti dovresti guardare nello specchio ogni mattina e pensare: ma sono degno io di essere il sindaco di quest’isola? E la mia coscienza come risponde ai padri di quelle due bambine morte nel 2010?
Caro Sindaco Assenso! Hai ridotto quest’isola un luogo dove l’inverno non passa mai, non sei riuscito a creare un minimo di aggregazione, anzi hai messo te e la tua amministrazione contro tutti!.

Chi non ti ha votato non lo saluti nemmeno! Ti sembra questo il comportamento di un sindaco, e soprattutto di un cristiano, ma soprattutto ti sembra il comportamento di una persona civile? Non eri tu, carissimo Sindaco Assenso, che all’insediamento hai detto che eri il sindaco di TUTTI??

Non ti stiamo qua a elencare i mille e più problemi che assillano Ventotene, che speriamo, e diciamo speriamo, tu sappia; ma forse noi crocifissi di Ventotene è meglio che ogni tanto te li ricordiamo. Non vogliamo che un domani tu possa dire ” io non sapevo niente” non c’ero e se C’ERO non vedevo e non sentivo come è nel costume della tua stirpe.

Quest’isola che doveva essere un gioiello in mano alla tua amministrazione è diventata un cumulo di letame, e anche se è vero che sul letame – come dice il grande De Andrè – nascono fiori, i fiori sono nati solo per i tuoi compari di merenda, per chi ti sta intorno, per chi ha approfittato della tua carica per arricchirsi e per i poveri Ventotenesi che si sono venduti per un tozzo di pane.

Intorno hai portaborse, cecchini, guitti, giullari e saltimbanchi: chi si vende per uno stipendiuccio fisso, chi per un una finestra da aprire, chi per qualche metro in più di appartamento o per qualche mese di lavoro.

Caro Sindacuccio, in conclusione ti ricordo i problemi che assillano Ventotene, che tu o Voi come volete, in 10 anni non avete risolto. E quello che vi elenco è solo la punta dell’iceberg! Perché andando a fondo forse non riusciremo più a risalire dal budello della corruzione e dell’immondizia che la tua, Vostra amministrazione, ha creato.

1) La nuova stagione estiva si sta avvicinando, ma la fogna continua a esalare il suo odore, hai fatto l’accordo con Aqualatina per risolvere i problemi, ma oltre a far aumentare le tariffe dell’acqua cosa hai risolto?

2 ) Mancanza di illuminazione! Non c’è luce la sera e i poveri Ventotene devono solo sperare nella luna piena, e a meno di non essere LICANTROPI non fa piacere, per andare in campagna.
Per non parlare del centro di Ventotene, di piazza Castello! Volete fare tutto di nascosto perché forse volete continuare a spartirvi quel poco che è rimasto da spartire di Ventotene, nel buio del municipio e soprattutto nel buoi della vostra coscienza?

3 ) Strade in disfacimento, che si rischia di cadere.

4) Vogliamo parlare dei collegamenti? A parte dare le biglietterie ai tuoi nipoti cosa altro hai fatto? Non si sa quando si parte e soprattutto non si sa quando si arriva.

5 ) Le spiagge non esistono più! Ma in fondo a te che interessa!! Tu e i tuoi compari non avete bisogno delle spiagge per andare avanti, avete bisogno solo di avere tanti appalti pubblici e creare strutture che non appena costruite già sono in rovina, come la stazione marittima al porto, oppure il centro polivalente. E quanti soldi ci sono costati, o meglio vi siete divisi?

6 ) La strada per il cimitero è chiusa da anni perché tu carissimo sindaco E IL TUO COMPARE DI MERENDA avete altri interessi! Dovete costruire un’altra strada, dal costo di circa 600.000 euro, ed esser pronti ad intascarli.

E l’elenco potrebbe continuare, e continuare ancora a lungo,
Ma ci fermiamo qua.

Vogliamo solo dare un breve accenno ai tuoi guitti, scusa ai tuoi consiglieri, ma soltanto ai più rappresentativi di un amministrazione, pardon volevo dire accozzaglia di varia umanità che ti circonda:

Il vicesindaco Cataldo Matrone

Il vicesindaco Cataldo Matrone

1 VICESINDACO – l’uomo del sì, obbediente, sempre pronto ad accendere la miccia, dall’aspetto fiero, grande latin lover, ma ormai anche per lui è venuto il momento di andare a riposo. Oltre che sembrare un duce in miniatura e fare il passo dell’oca, la sua cultura è pari a quella del gallo nel pollaio.

Assessore al turismo Daniele Coraggio

Assessore al turismo Daniele Coraggio

2 ASSESSORE AL TURISMO – ci deve ancora spiegare, oltre che farsi fotografare e avere il sorriso smagliante, cosa sa fare? Il simbolo del traditore, capace solo di vendersi. Prima all’opposizione e amico del padre di una delle ragazze morte nella tragedia è diventato adesso, dopo aver passato il guado, un fervido sostenitore di Assenso. Si sente a posto?
Ma anche per lui sta per passare il tempo. È scaduto il suo tempo. E speriamo che non abbia la faccia tosta di fare un altro salto della quaglia.

Il consigliere comunale Umberto Assenso

Il consigliere comunale Umberto Assenso

3) Il Nobile nipote del sindaco, discendente della nobile stirpe degli Assenso, più pescivendolo che consigliere comunale, sempre pronto a difendere il suo amato sindaco a spada tratta (o a pesce spada tratta, sempre congelato però!!). Si sa buon sangue non mente. Ma più che a diventare di un rosso violaceo non riesce a fare, a mala pena riuscendo a balbettare qualche parola.

E degli altri guitti e saltimbanchi non vale nemmeno parlarne come diceva il Sommo poeta (Dante Alighieri, per informare il Vicesindaco): non ragionar di loro, ma guarda e passa…

Carissimo sindaco Assenso, ti auguriamo un buon 2016 e speriamo che nella calza della Befana, oltre al quintale di carbone che tu e la tua amministrazione avete ricevuto sicuramente, carbone di pessima qualità perché non siete nemmeno degni di ricevere quello buono, troviate un barlume di lucidità per decidere seriamente di lasciare il vostro pseudo potere. Ti auguriamo anche di incominciare a fare pubblica ammenda dei tuoi 10 e più anni di un amministrazione che – con un eufemismo – definire “disastrosa” è poco, anzi forse parlare di amministrazione è una cretinata, forse è meglio definirla un circo, una macchina mangiasoldi, capace di riempire le tasche dei guitti e dei saltimbanchi che, sotto un enorme, tendono recitano la loro parte!!

Buon Anno Sig.re SINDACO Assenso

Fonte: TeleFee

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Auguri di Buone Feste

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Letterina di Natale al sindaco Assenso

Carissimo Giuseppe Assenso (detto Geppino), si sta avvicinando Natale e nello spirito cristiano dovremmo essere tutti più buoni! Almeno spero lo sia tu, che a Santa Candida vai in chiesa e ti sostituisci al vescovo con parole di buonismo e di sapienza cristiana. Hai mai pensato a noi umili Ventotenesi che stiamo in quest’isola, che dovrebbe essere benedetta da Dio, ma che invece a causa tua e di tutta la tua amministrazione è solo uno scoglio dimenticato da Dio e dagli uomini, come si diceva una volta!

Scusa la domanda, lo so che a Natale dobbiamo essere più buoni! Ma è anche la fine dell’anno e tu caro Re, pardon volevo dire Sindaco, non è il caso che fai un sunto del tuo operato?

Ti faccio una semplicissima domanda, una cosa semplice, non una domanda da geni, così forse la capisci! Ma chi ti sta intorno non riesce a fare nemmeno 2 + 2.? E su questo ti capisco!

Hai bisogno di persone, e soprattutto di Consiglieri, che ti dicono sempre si, che siano delle semplici banderuole e che che forse non conoscono nemmeno l’italiano! Hai bisogno di guitti che come una volta con gli antichi Re dicevano sempre si! Ma ti rammento, caro Sindaco, che tali epoche sono passate, come è passato il tuo tempo! O forse non hai capito che il tempo è passato. Ventotene non ha più bisogno delle tue raccomandazioni, dei tuoi farò, delle tue rassicurazioni. Il tempo è passato! I dinosauro si sono estinti, come ormai stai per estinguerti tu e tutta la tua amministrazione!

Ormai la mafia è finita e tu con i tuoi compagni di merenda, prima o poi, finirete di esistere!

A che serve combattere per cose che nemmeno conoscete? Siete solo una razza in estinzione.

Fra poco il vostro tempo passa, e cosa ti rimane? Solo un grande bancone al cimitero, come ai tuoi predecessori!

E per chi ti sta vicino? Vogliamo parlare del tuo vicesindaco! Che sa dire solo si? Oppure del coraggioso Coraggio che sa solo fare un bel sorriso! Ma fra poco anche lui smetterà di sorridere!

O di chi ti sta dietro, il Provenzano del Comune! A furia di abbuffarsi di soldi presto scoppierà! E allora che ne sarà di tutti i suoi beni!? Finiranno in pasto a chi non ne farà buon uso.

Caro Sindaco Geppino, una semplice domanda, ma la notte dormi bene?

Non ti svegliano i fantasmi di quelle due bambine?

Tu non ne avevi colpe, forse!!!

Ma da buon cittadino, semplicemente per umana pietà o perché ti ritieni cristiano ti dovevi dimettere! Invece no! Hai insistito a rimanere sindaco! ed ecco cosa sei diventato! Una marionetta in mano ad altri che cerca di mantenere un potere che ormai non vale più niente.

Hai ridotto Ventotene ad un marciume! E tu stai là!!

Dante nella Divina Commedia diceva che una persona tanto cattiva a volte rimaneva in vita pure se la sua anima stava all’inferno! Era governata da un demone sulla terra! Forse è il tuo caso! Ma forse tu sei governato da uno a te vicino, che sta dietro alle quinte!

Buon Natele Sindaco Geppino Assenso e ti prego, nell’anno della misericordia, fai qualcosa per Ventotene: dimettiti! Hai raggiunto il tuo limite! Sei un uomo ormai finito!!!

Fonte:  TeleFree

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È finito l’impero Assenso a Ventotene?

20130629-231625.jpgL’opposizione consiliare di “Buona Onda” costretta a chiedere l’a, b, c per la gestione del Comune L’amministrazione Assenso ritiene Ventotene un suo feudo!!! non conosce nemmeno le regole di una normale amministrazione!!!! –

Al Responsabile del Servizio Finanziario del Comune di Ventotene
Al Segretario del Comune di Ventotene
Il Gruppo di opposizione Consiliare del Comune di Ventotene “Buona Onda” ,
VISTO che con deliberazione consiliare n. 30 del 16 novembre 1997, veniva approvato il regolamento comunale di contabilità e che, successivamente, con delibera consiliare n. 40 del 21 novembre 2001 veniva modificato il solo art. 50 del suddetto regolamento;
PREMESSO che:

a) in data 10 agosto 2014 il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il D.Lgs.

126/2014 con oggetto ” Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, recante disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 5 maggio 2009, n. 42″ pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 199 del 28 agosto 2014 – Suppl. Ordinario n. 73;
a) il decreto legislativo richiamato prevede al Titolo IV e precisamente, all’articolo 74, l’adeguamento delle disposizioni riguardanti la finanza regionale e locale e più specificatamente di numerosi articoli del D.Lgs. 267/2000 ( TUEL ) che disciplina l’ordinamento finanziario e contabile degli enti locali;
a) dal primo gennaio 2015 tutti gli enti hanno dovuto iniziare un percorso previsto dal

legislatore per giungere all’applicazione integrale del nuovo corpo di disposizioni basate sul cosiddetto “principio di competenza finanziaria potenziata” con le modalità e le tempistiche definite nell’articolo 11 del D.Lgs. 118/2011 così come modificato ed integrato;
CONISDERATO CHE :

– Il regolamento approvato nel lontano 1997, crea inammissibili vuoti normativi, poiché non in armonia con tutte le disposizioni del TUEL che rinviano direttamente o

indirettamente al regolamento di contabilità;

– l’art. 7 del T.U.E.L. n. 267/2000, che testualmente recita: «Art. 7 – Regolamenti. 1.

Nel rispetto dei principi fissati dalla legge e dello statuto, il comune e la provincia adottano regolamenti nelle materie di propria competenza ed in particolare per l’organizzazione e il funzionamento delle istituzioni e degli organismi di partecipazione, per il funzionamento degli organi e degli uffici e per l’esercizio delle funzioni.» dispone l’obbligo per il Comune di adottare regolamenti in armonia con il diritto positivo applicabile;

Gerardo Santomauro a capo dell’opposizione

Gerardo Santomauro a capo dell’opposizione “Buona Onda”

RITIENE NECESSARIO

che l’amministrazione Comunale proceda, senza indugio, al fine di adeguare le disposizioni regolamentari vigenti alle nuove modalità contabili previste dal nuovo ordinamento contabile;
VISTO l’art.117, comma 6 della Costituzione, che disciplina l’autonomia regolamentare degli enti;

VISTO il D. Lgs. 118/2011 così come modificato ed integrato dal D.Lgs. 126/2014;

VISTI gli articoli 3 e 7 del D.Lgs. n. 267/2000;

VISTO l’art.42 del D.Lgs. n. 267/2000;
INVITA

il Servizio Finanziario a predisporre il nuovo regolamento di contabilità in sostituzione di quello esistente procedendo alle seguenti attività:

a) revisione di natura formale inerente tutti i riferimenti a norme abrogate e a nuove norme

sopravvenute;

b) adeguamento ai principi contabili generali ed applicati, allegati al D..Lgs. 118/2011 e successive modificazioni, delle procedure che devono orientare il Comune nella conduzione dei processi di programmazione, gestione e rendicontazione dell’ente;

c) introduzione dei nuovi istituti contabili previsti dalla normativa ed in particolare disposizioni riguardanti il Fondo Pluriennale Vincolato ed il Fondo Crediti di Dubbia esigibilità;

d) maggiori indicazioni per la regolamentazione delle procedure legate alla programmazione e pianificazione dell’ente ed al controllo, allo scopo di dare attuazione ad un insieme coerente di modelli e di strumenti finalizzati ad orientare la struttura dell’ente verso la programmazione strategica e la valutazione dei risultati in un sistema di governance interna;

e) adeguamento alle esigenze organizzative e funzionali dell’Ente;

f) adeguamento alle nuove normative intervenute;

g) indicazione puntuale dei tempi e delle modalità di approvazione dei documenti di competenza del Consiglio Comunale, prevedendo il rispetto dei diritti garantiti dalla legge.
Si resta in attesa di un cortese riscontro.

GRUPPO DI OPPOSIZIONE CONSILIARE

“Buona Onda”

IL CAPOGRUPPO

__________________________________________

Dott. Gerardo SANTOMAURO

Fonte: TeleFree

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