Ventotene: gli ultimi colpi di coda della cricca

Umberto Assenso consigliere d’opposizione

L’indiscrezione circolava da giorni, ora è stata confermata. La Procura della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo contro ignoti sull’esito delle elezioni amministrative al comune di Ventotene dell’11 giugno scorso. Le indagini, confermate, scaturiscono dal circostanziato esposto che il candidato sindaco sconfitto, l’ex direttore generale del Ministero dell’Istruzione Raffaele Sanzo, aveva presentato all’indomani del voto – caratterizzato dall’eco derivante dai clamorosi arresti dell’ex sindaco Assenso, dell’ex assessore Coraggio, dell’ex responsabile dell’ufficio tecnico Romano e di due imprenditori – denunciando “gravissimi irregolarità” nelle operazioni di spoglio che decreteranno eletto il neo sindaco, il notaio Gerardo Santomauro. Sanzo, molto sibilinnamente, non ha voluto commentare l’iniziativa della magistratura. Ha soltanto confermato di “avere molte certezze su alcuni brogli ma non abbiamo voluto correttamente responsabilizzare nessuno. Lo faccia ora la Procura”.

Di certo all’esposto notificato negli uffici della cittadella giudiziaria di piazzale Clodio è stato allegato il comunicato che lo schieramento opposto a quello del nuovo sindaco Santomauro, la lista civica “Ventotene vive”, elaborò ed diffuse appena ultimate le operazioni di spoglio il 12 giugno scorso: “Dalle urne sono uscite 583 schede, di cui una falsificata, si direbbe, a fronte di 582 votanti. Essa era apparentemente uguale alle schede ufficiali ma non recava i simboli delle liste al proprio interno. Al termine del conteggio delle schede residue, inoltre, mancava una scheda ufficiale di votazione; mancava, cioè , una scheda della cui sparizione nessuno sapeva dare spiegazioni. E’ certo solo che la scheda non può essere uscita da sola ed è stata quindi portata al di fuori del seggio. Da chi? Perché? Il responsabile delle procedure, è bene ricordarlo, è il presidente del seggio. E questo non è assolutamente un atto d’accusa. Un fatto. Viene il fondato grave sospetto che sia stata attivata una ben nota procedura per il controllo del voto, senza un indiziato di sorta”. Si era rivolto, invece, alla locale Brigata della Guardia di Finanza il consigliere d’opposizione Umberto Assenso che aveva depositato un esposto sull’operato dei componenti del seggio elettorale. La presidente, moglie separata di un candidato (non eletto) consigliere per la lista del sindaco Santomauro, arrivò a denunciare Assenso per stalking..”

Il gruppo di opposizione di “Ventotene vive” aggiunse che “…la presidente non voleva accettare le dichiarazioni del nostro rappresentante di lista (Umberto Assenso,per l’appunto, ndr) che riportavano la descrizione dei fatti. Perché la presidente non voleva accettare a verbale le dichiarazioni correlate del rappresentante di lista? Il rappresentante di lista di “Ventotene Vive”, solo difensore delle proprie tesi, è stato sottoposto a pesanti pressioni psicologiche, lo si voleva tacitare?”. Ora la Procura di Roma ha accettato di valutare l’esistenza di “eventuali atti contrari alla legge e passibili di sanzioni penali”. E l’interrogativo finale di Sanzo a giugno fu pesantissimo:”Non intendiamo accusare i nostri competitor, ma certamente il dato è rilevante e grave. C’e una regia occulta che sfugge ai radar della politica ufficiale…”

Fonte: TempoReale.info

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Ri-arrestate la cricca di Ventotene!

Geppino Assenso, Pasquale Romano, Daniele Coraggio, Antonio Langella e Claudio Santomauro, gli amministratori e imprenditori arrestati e scarcerati a Ventotene

Quelle ordinanze di custodia cautelare non andavano annullate. Si discuterà il prossimo 17 ottobre davanti la seconda sezione penale della Corte di Cassazione il ricorso presentato dal sostituto procuratore Roberto Nomi Bulgarini della Procura di Cassino contro la decisione con cui lo scorso 13 giugno il secondo collegio del Tribunale del Riesame di Roma aveva completamente annullato l’ordinanza di arresto notificata tre settimane prima dal Gip del Tribunale di Cassino Salvatore Scalera a cinque tra ex amministratori e tecnici del comune di Ventotene e imprenditori dell’isola. Erano accusati, a vario titolo, di aver pilotato l’esito di alcuni appalti pubblici a favore di imprese “compiacenti” con l’intento di ottenere finanziamenti da parte della Regione e favorire anche il voto di scambio.

I giudici del Tribunale della Libertà, rimuovendo innanzitutto il vincolo associativo, accolsero completamente le istanze difensive dell’ex sindaco Giuseppe Assenso, dell’ex assessore al turismo del comune Daniele Coraggio, dell’ex responsabile della ripartizione tecnica comunale Pasquale Romano e degli imprenditori isolani Claudio Santomauro e Antonio Langella in base alle quali l’ordinanza del Gip Scalera era ormai orfana di gravi indizi di colpevolezza a carico dei loro assistiti, impossibilitati a reiterare il reato e da tempo non investiti più di alcun incarico pubblico. E invece il Sostituito Procuratore Nomi Bulgarini la pensa diversamente tant’è che, sul punto di chiedere al Gup al Tribunale di Cassino il rinvio a giudizio per gli indagati (assistiti dagli avvocati Luca Scipione, Pasquale Cardillo Cupo, Antonio Zecca, Caterina Suppa e Arturo Bongiovanni), ha sollecitato in Cassazione l’annullamento del provvedimento del Riesame chiedendo che venisse, invece, riconosciuto esclusivamente il vincolo associativo tra i cinque indagati.

Si tratta di una richiesta a cui si opporrà naturalmente il nutrito collegio difensivo secondo il quale al comune di Ventotene non c’è mai stata un’associazione a delinquere in grado di decidere le sorti di alcuni appalti pubblici. Tutt’altro. Il Riesame a giugno, infine, aveva applicato, in forma preventiva, per Coraggio, nelle veste di operatore nautico, e per gli imprenditori Santomauro e Langella una sorta di ”interdittiva” con cui non hanno potuto partecipare per due mesi alle gare d’appalto promosse da enti pubblici.

Fonte: TempoReale.info

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Ventotene: Acqualatina o Ministero dell’Ambiente?

Continuano i botta e risposta a distanza per la contestata installazione del dissalatore a Ventotene. Protagonisti, questa volta, il Ministero ed il Comune.

La lettera del Ministero dell’Ambiente, a firma del dirigente della Divisione II, ingegner Francesco Gigliani:

“Nel riscontrare la nota di codesto comune, concernente la realizzazione dell’impianto del dissalatore in Ventotene, si rappresenta che rispetto agli aspetti individuati come sensibili:

la salamoia non rappresenta un’inquinante, ma solo un concentrato di sali già presenti nell’acqua di mare. La sua immissione in mare può essere effettuata a mezzo di diffusori posizionati in zone idonee in modo da massimizzarne la diluizione in mare onde evitare pregiudizio per l’ambiente marino.

Le acque derivanti dalla pulizia delle membrane, sebbene tale operazione sia da considerarsi saltuaria,qualora costituite da sostanze chimiche potenzialmente pericolose, andrebbero stoccate e trattate come rifiuti liquidi”.

La risposta del Comune di Ventotene alle sottolineature del Ministero.

“Al Ministero dell’Ambiente Tutela del Territorio e del Mare – Dir. Gen. Divisione II Dir. Dr. Maturani Antonio, Al Ministero della Salute, Alla Regione Lazio DG Ambiente e Sistemi Naturali – DG Risorse idriche e difesa suolo Concessioni Demaniali Marittime; all’ARPA Lazio; alla Provincia di Latina Settore Ambiente; Al RAM – Reparto Ambientale Marino del Corpo delle Capitanerie di Porto

Facendo riscontro alle note trasmesse in data 5 Settembre 2017 del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, si precisa quanto segue. L’attuale amministrazione del Comune di Ventotene si è opposta all’impianto del dissalatore in quanto le localizzazioni dell’opera di presa e dello scarico della salamoia (e dei detergenti utilizzati per la manutenzione delle membrane nella RO), risultano oggettivamente inadeguate e rischiose per l’ecosistema marino e la salute delle persone. Lo scarico della salamoia è stato previsto a ridosso della scogliera della diga foranea del porto di Ventotene (Area C dell’Area Marina Protetta), laddove a circa 90 metri di distanza insistono praterie di Cymodocea Nodosa e poco più in là di Posidonia Oceanica che, come è noto, sono delle piante acquatiche protette, particolarmente sensibili alle variazioni della salinità.

E’ appena il caso di ricordare che le praterie di Posidonia sono tutelate tramite apposita istituzione delle cosiddette aree S.I.C. (Siti di Importanza Comunitaria) che sono inserite, come ambienti da tutelare, nella direttiva Habitat 92/43 CEE, recepita nella legislazione italiana con il DPR n.357 del 8/9/1997. Lo smaltimento della salamoia è realizzato mediante condotta su fondali che non superano i 10/15 metri di profondità, ove crescono le suddette piante e dove è molto elevata la presenza di plancton e molti altri microrganismi essenziali per la vita della fauna ittica. Va ricordato che la Posidonia Oceanica, laddove le acque sono molto trasparenti e favoriscono la penetrazione dei raggi solari, è in grado di vivere fino a 40 metri di profondità e pertanto un eventuale sistema di smaltimento della salamoia dovrebbe essere allocato in batimetriche superiori almeno ad 80 metri di profondità. In genere si considera la dispersione di sale in mare un processo non inquinante.

Non è così in quanto la dispersione di un soluto ad alta concentrazione salina nelle acque del mare ne altera le caratteristiche fisico chimiche in modo tale da cambiare la salute, la struttura e l’abbondanza degli esseri viventi, soprattutto in merito a ciò che non viene compensato da una reazione naturale (o antropica) che ne annulli completamente gli effetti negativi. Altro discorso sarebbe lo stoccaggio a terra della salamoia (e di ogni altro inquinante) con smaltimento per uso commerciale. In tal caso si eviterebbe del tutto ogni problema legato allo sversamento in mare. La manutenzione delle membrane per la Osmosi Inversa è caratterizzata dall’uso di numerose sostanze chimiche antincrostanti, antivegetative, biocide. Numerose sono le sostanze acide impiegate tra cui acido Citrico, Ossalico, Solforico, Cloridrico, Acido Etilendiamintetraoacetico (EDTA) e ancora Idrossido di Sodio, Perborato di Sodio, Ipoclorito di Sodio, ecc.

Queste sostanze non possono e non devono essere disperse in mare ma allontanate e smaltite come rifiuti speciali. Per quanto detto l’opera di scarico della salamoia, qualora dovesse esserne previsto lo smaltimento in mare, dovrà essere completamente ripensata (diffusione non inferiore ad 80 metri di profondità) e sottoposta a periodico monitoraggio circa gli effetti provocati sui fondali. Va ripensata anche l’opera di presa che, per evitarne l’eventuale influenza della salamoia scaricata in mare, è stata predisposta all’interno del porto commerciale. Persistono in queste acque: idrocarburi, metalli pesanti, sostanze oleose e fanghi che puntualmente vengono rimossi dai fondali e messi in circolazione dal movimento delle eliche dei traghetti e degli aliscafi che entrano e manovrano per l’attracco e la partenza. A ciò si aggiunga il transito continuo di tutte le altre imbarcazioni da diporto che attraccano e partono dai pontili. Com’è possibile che un’opera di presa di acqua marina per la produzione di acqua destinata al consumo umano possa essere attinta nel luogo più inquinato dell’intera isola?

Vi è da aggiungere che con l’opera di presa all’interno del porto, le membrane andrebbero incontro ad accumulo di incrostanti e altri residui in tempi ravvicinati e, in tal caso, la manutenzione diverrebbe molto più frequente con netto incremento dell’uso e dello smaltimento in mare di sostanze acide altamente inquinanti. C’è da chiedersi come si possa considerare questi reflui inoffensivi e prevederne una dispersione in mare e per giunta all’interno di un’Area Marina Protetta. Per tali ragioni si ritiene opportuno che gli Enti interessati si esprimino nel merito delle questioni rappresentate e chiariscano le modalità ed i contesti in cui vanno realizzate le opere di presa dell’ acqua di mare ed altrettanto facciano per le opere di smaltimento della salamoia”.

Fonte: H24 Notizie

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Colpevoli ma impuniti

A pochi giorni dalla conferma in Appello delle condanne di primo grado per omicidio colposo: l’ex sindaco Giuseppe Assenso e il responsabile dell’Ufficio tecnico comunale Pasquale Romano sono stati condannati a due anni e quattro mesi di reclusione, per un altro ex primo cittadino, Vito Biondo, e per il dirigente che garantì circa la regolarità dei lavori di messa in sicurezza dell’area, Luciano Pizzuti, la condanna è a un anno e dieci mesi con pena sospesa.

Ed è proprio da questo punto che riparte Bruno Panuccio, padre di Sara che insieme alla compagna di classe Francesca Colonello, durante un campo scuola, il 20 aprile 2010, perse la vita sulla spiaggia di Cala Rossano a Ventotene travolta dal crollo di un costone di roccia (ferita un’altra giovanissima: Atena Raco). Fin dai primi istanti di quel terribile giorno, Bruno è rimasto in prima linea per combattere e ottenere il riconoscimento delle responsabilità degli amministratori pubblici per quella tragedia, perché non poteva essere “una fatalità”. Tutti sapevano del crollo, e gli stessi responsabili avevano chiesto ingenti finanziamenti per mettere in sicurezza l’isola e quel costone in particolare, salvo dimenticarsi di limitare l’accesso all’area o segnalare quantomeno il pericolo. Una condanna che diventa un precedente molto importante per il futuro delle vittime per dissesto in Italia come terremoti, inondazioni e crolli e che oramai si contano a migliaia.

Ma l’assurdità risulta dalla circostanza per cui nonostante Sara e Francesca siano morte a 14 anni, coloro riconosciuti colpevoli, seppur riconosciuti tali, non faranno nemmeno un giorno di carcere. Perché il reato contestato è l’omicidio colposo. Per Panuccio, invece, andrebbe cambiata una legge troppo generica rispetto alle dimensioni che ha oramai assunto il fenomeno del dissesto idrogeologico in Italia. Serve una legge ad hoc, che inasprisca le pene per le istituzioni, o per coloro vengono riconosciuti responsabili della morte di cittadini innocenti. O comunque trasformare l’omicidio da colposo a doloso.


Condannati per omicidio Giuseppe Assenso, Vito Biondo e Pasquale Romano

Eppoi un invito, in primis agli amministratori pubblici, sindaci su tutti, affinché guardandosi allo specchio capiscano che la priorità del mandato che hanno ricevuto è la salvaguardia, la tutela e il miglioramento della vita delle persone e dei propri concittadini. Eppoi a questi ultimi, affinché capiscano la responsabilità civile che ognuno di noi ha verso se stesso, di denunciare, impegnarsi e combattere quotidianamente, per migliorare tutto ciò che non va. “Perché – conclude – i sorrisi, gli abbracci e i progetti – non te li restituisce più nessuno”.

Fonte: H25 TV

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Geppino e Pasqualino: nullatenenti e omicidi impuniti?

Il gatto e la volpe

Prescrizione. È una parola che non vuol assolutamente sentire Bruno Panuccio, il papà di Sara, la ragazzina di 13 anni che, insieme a Francesco Colonnello, morì il 20 aprile 2010 travolta da un costone di tufo staccatosi dalla falesia della spiaggia di Cala Rossano a Ventotene. Nei giorni scorsi la prima sezione della Corte d’Appello di Roma con l’ipotesi di omicidio colposo aveva confermato integralmente la sentenza di condanna a due anni e quattro mesi per l’ex sindaco dell’isola Giuseppe Assenso e l’ex responsabile della ripartizione tecnica del comune, Pasquale Romano, ad un anno e dieci mesi anche l’ex primo cittadino Vito Biondo, e il dirigente del Genio Civile di Latina, l’ingegner Luciano Pizzuti.

Condannati per la seconda volta per omicidio: Giuseppe Assenso, Vito Biondo e Pasquale Romano

Ma è in atto una sfida psicologica tra le parti civili e le difese, pronte a ricorrere in Cassazione: a dicembre scadranno i termini della prescrizione. I giudici di secondo grado hanno anche disposto la stessa provvisionale, due milioni e 600 mila euro quale risarcimento danni, emessa dall’ex giudice monocratico Carla Menichetti nei confronti dei familiari delle due vittime costituitisi parte civile ma Panuccio nell’intervista telefonica rilasciata a Saverio Forte questo aspetto civilistico lo considera molto secondario, se non influente.

Ascolta l’intervista

Fonte: TempoReale.info

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La scuola di Ventotene non chiuderà

Il vicepresidente della Regione Lazio Smeriglio e il sindaco di Ventotene Santomauro

«Abbiamo lanciato il sasso nell’acqua e qualcosa si sta muovendo». Il sindaco di Ventotene è contento. Left lo ha sentito appena poco dopo l’incontro di ieri in Regione e le prospettive per la scuola dell’isola, destinata alla chiusura per mancanza di studenti, sono un po’ più rosee. Tra l’altro, mentre soffia il vento xenofobo un po’ in tutta Italia che arriva perfino alla bocciatura dello ius soli anche da parte di chi, come il partito democratico aveva sempre sostenuto la legge sulla cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia, l’appello del sindaco per far arrivare famiglie di migranti con figli, va decisamente controcorrente.
Gerardo Santomauro, eletto in una lista civica a giugno, qualche giorno fa aveva lanciato, appunto, l’appello che ha fatto notizia: «Vogliamo salvare la nostra scuola, siamo pronti ad accogliere famiglie di migranti con figli», aveva detto. Suscitando, almeno stando alle dichiarazioni apparse sui media, non poche preoccupazioni e resistenze da parte dei genitori dei pochi bambini – due alle medie e otto alle elementari – dell’isola e che frequentano la scuola intitolata ad Altiero Spinelli. Le mamme intervistate erano state piuttosto lapidarie: non c’è posto per altre persone a Ventotene e poi cosa faranno?
Dopo l’incontro con Massimiliano Smeriglio vicepresidente con alla delega alla Scuola e formazione, Santomauro è soddisfatto. «Ho trovato passione e impegno per contrastare lo spopolamento dell’isola». Il piano concordato prevede alcuni punti che lo stesso sindaco spiega: «Il primo è rendere memorabile l’ultimo anno della scuola alle due bambine alle quali è stato garantito l’anno scolastico. Potranno svolgere attività che non hanno mai avuto, dallo sport alla musica e al teatro. Insomma, stiamo cercando di rendere la scuola di Ventotene una scuola vera, con un livello elevato di istruzione che scoraggerà le persone ad abbandonare l’isola». Pieno appoggio anche sulla possibilità di accogliere famiglie di migranti con stranieri. «Prima di tutto ne parleremo con la popolazione per coinvolgerla ma anche in questo caso la Regione ha garantito risorse. E il luogo per ospitarli c’è già, la casa alloggio per anziani che per metà è vuota. Spero che questo piano entri in funzione il prossimo anno, quando la scuola media rischia davvero la chiusura». Il sindaco non esclude nemmeno la possibilità di ospitare i minori stranieri non accompagnati, coloro per i quali è stata promulgata la cosiddetta legge Zampa. «Conosciamo il tema e la legge, ne abbiamo parlato anche qui a Ventotene in un convegno», dice Santomauro.
Ma è il terzo punto che rilancia la formazione nell’isola. «Non solo non chiudiamo la scuola ma creiamo a Ventotene un triennio di istruzione professionale che non c’è mai stata. Formazione professionale legata al turismo, e quindi i ragazzi invece di andare via potranno svolgere un corso triennale nella loro isola. Alcune mamme hanno detto “se vengono questi ragazzi, ma dopo cosa gli facciamo fare”. Ecco, noi cerchiamo di dare un futuro a questi bambini».
Infine l’ultima notizia, il piano di salvataggio del carcere di Santo Stefano, nell’isolotto di fronte a Ventotene, dove venne incarcerato anche Sandro Pertini. Qui dovrebbe sorgere la scuola di alta formazione europea. Il progetto per la “rifunzionalizzazione” della enorme struttura, 70 milioni di euro stanziati va avanti. «Il progetto è operativo, sta andando avanti, è stato istituito un tavolo tecnico permanente e il 2 agosto è stato firmato il contratto istituzionale di sviluppo, dall’amministrazione di Ventotene, dal ministro Franceschini per i beni culturali e dalla sottosegretaria Boschi. Ora tutto è nelle mani di Invitalia che deve bandire il concorso internazionale di progettazione».

Fonte: Left.it

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Ventotene: un’altra mobilità è possibile?

Il progetto – ricordano dal Comune – è cofinanziato dalla Regione Lazio e corrisponde ad una scelta regionale che punta a stabilire una maggiore corrispondenza da parte delle imprese nei riguardi dei problemi delle amministrazioni locali circa i servizi per i cittadini e i programmi di sviluppo locale a favore dell’occupazione, soprattutto giovanile.

La responsabilità data ai Comuni di gestione del finanziamento e la responsabilità delle Reti di Impresa di effettuare gli investimenti convenuti con le rispettive amministrazioni di riferimento consente non solo una fertile interrelazione tra ‘pubblico’ e ‘privato’, ma anche una maggiore celerità di spesa.

Ventotene, da questo punto di vista, è fortunata perché la Rete d’imprese, VentotenEuropa, era già costituita all’atto del bando e ha potuto facilmente predisporre un progetto in linea con le esigenze dell’isola puntando sull’acquisto di mezzi di mobilità ad alimentazione elettrica per facilitare lo spostamento sia dei cittadini che dei turisti.

La scelta è anche stata determinata dalla constatazione del fallimento del progetto precedente che, nonostante contasse su un finanziamento quattro volte maggiore, non ha lasciato alcuna traccia sul territorio, se non attrezzature per la fornitura di energia elettrica che vanno solo rottamate.

Proprio per evitare simili errori l’amministrazione ha voluto prendersi un po’ di tempo in più per pianificare cosa fare e decidere, assieme ai componenti della Rete di Imprese VentotenEuropa, non solo gli acquisti immediati, ma anche le relative infrastrutture di alimentazione da predisporre e sopratutto le scelte gestionali da assumere per assicurarsi una gestione della conseguente mobilità per almeno 5 anni.

La riunione effettuata il 30 agosto, con una discreta rappresentanza dei membri della Rete, ha consentito di analizzare tutti i problemi da gestire e decidere di attivare un processo di ‘progettazione partecipata’ che consenta di dare ad essi risposte condivise.
Il presidente di VentotenEuropa, Rosa Magiar, e il sindaco di Ventotene, Gaetano Santomauro, hanno così deciso di istituire la Commissione Paritetica prevista dall’accordo, già siglato con il Commissario prefettizio presente all’epoca del bando regionale, e di partire entro la fine di settembre per essere pronti, entro ottobre ad utilizzare la prima trance di finanziamento già pervenuta nelle casse comunali.

Prima di tale data e solo a conclusione della definizione del programma condiviso sarà consentito di fare acquisti di qualsiasi genere e imputare spese al progetto che il Comune ha la responsabilità di rendicontare alla Regione Lazio”.

Fonte: H24Notizie

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Ventotene: confermata la condanna per omicidio all’ex sindaco Geppino Assenso e ad altri amministratori locali

Giuseppe Assenso, Vito Biondo e Pasquale Romano, gli amministratori locali colpevoli dell’omicidio di Sara e Francesca

La prima sezione della Corte di Appello di Roma nel primo pomeriggio di oggi ha confermato le quattro condanne per la morte di Sara Panuccio e Francesca Colonnello, le due ragazze romane di 13 e 14 anni decedute il 20 aprile 2010 durante una gita scolastica a Ventotene.

Così come richiesto nella scorsa udienza dal Procuratore Generale i giudici hanno condannato i due ex amministratori e i due tecnici chiamati a rispondere di omicidio colposo: l’ex sindaco Giuseppe Assenso e il responsabile dell’Ufficio tecnico comunale Pasquale Romano sono stati condannati a due anni e quattro mesi di reclusione mentre per l’ex primo cittadino dell’isola Vito Biondo e per il dirigente che certificò la regolarità dei lavori Luciano Pizzuti confermata la condanna a un anno e dieci mesi con sospensione della pena. Le due ragazze erano state travolte dal crollo di un costone staccatosi dalla parete mentre si trovavano nella spiaggia di Cala Rossano.

Fonte: Il Messaggero, Temporeale.info, Latina24 Ore

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A Ventotene hanno paura dei bambini, se immigrati

La scuola media di Ventotene sta per morire. Quest’anno gli alunni sono solo due. Faranno la terza, e il prossimo anno rischiano di non esserci nuovi iscritti. Da qui la proposta del sindaco, che ha scatenato dibattiti e polemiche: accogliere minori stranieri non accompagnati o piccoli migranti con le loro famiglie per ridare vita alla scuola e all’isola. Con loro – assicura il sindaco – arriveranno fondi e servizi anche per gli abitanti dell’isola. Ma molti genitori dei bambini di Ventotene non sono d’accordo: “Abbiamo già troppe difficoltà – dicono – qui manca tutto, non abbiamo il medico, non c’è una scuola superiore, per mandare i nostri figli alle superiori dobbiamo lasciare l’isola. Come possiamo ospitare anche altre persone in una situazione disagiata come la nostra? Che lavoro faranno? Fino a quanto lo Stato darà loro un sostegno?”

Guarda il video reportage

Fonte: La Repubblica

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Ventotene: la memoria e il futuro

“Nella sera del 7 di settembre i ventotenesi hanno accolto in piazza Castello i 150 giovani che da una settimana hanno frequentato sull’isola il seminario sul Federalismo in Europa.

Dopo una presentazione della storia del “Confino” sull’isola e sull’opera di Altiero Spinelli per immaginare la creazione di una “Europa libera e unità”, i giovani hanno cenato assieme ai cittadini dell’isola e ai diversi turisti ancora presenti.

Al riguardo, l’Amministrazione, guidata dal sindaco Gerardo Santomauro, ha cooptato nell’iniziativa tutte le imprese di ristorazione presenti sull’isola. Esse hanno risposto con entusiasmo e ciascuno di esse ha preparato un piatto tipico. L’intento è stato quello di aiutare i giovani a portare con sé non solo
l’immagine di un’isola che costituisce un punto di riferimento per la storia del mondo, ma anche di un luogo in cui i cittadini riconoscono il patrimonio che l’isola detiene.

La comunità ha compreso l’obiettivo dell’Amministrazione ventotenese, e ha accolto con amicizia e generosità i giovani, hanno cenato con loro e con loro hanno dialogato, nonostante che il 30% di loro provenisse da altri Paesi d’Europa e parlava in inglese. I dipendenti dell’Ente comunale hanno suonato per loro componendo la banda del paese e hanno illuminato il cielo con i fuochi di artificio anticipando la festa di Santa Candida della prossima settimana.

La comunità locale e i dipendenti pubblici sanno peraltro che ai giovani federalisti e a persone che hanno costituito il movimento devono molto dell’attenzione che lo Stato Italiano e l’Europa ha riservato all’isola e ne costituisce la leva principale del suo possibile sviluppo. Al tavolo organizzato in piazza con la forma ad E dell’Europa erano seduti personaggi che hanno fatto la storia dei Federalisti, come Gabriele Panizzi e Giorgio Anselmi. Ad essi e ai cittadini presenti il sindaco Gaetano Santomauro ha rivolto un sentito ringraziamento e ha promesso di realizzare proprio a Ventotene una struttura museale che raccolga la Memoria del Confino e rammenti, per i giovani di tutto il mondo, il processo che poi si è sviluppato per costruire l’Europa e il movimento Federalista, ma anche ciò che viene fatto nel mondo per difendere la pace e la democrazia”.

Fonte:H24 Notizie

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