Territorio ultimo atto!

“La Repubblica tutela il paesaggio della Nazione”. Questo recita la Costituzione italiana all’articolo 9.

Ebbene ben conoscendo il drammatico dissesto idrogeologico di Ventotene, più volte sottolineato in questo blog,  vi proponiamo due articoli per riflettere sulla situazione in cui versa la tutela del territorio nel nostro Paese,  e sulle colpe di chi lo amministra in nome di tutti noi.

Lo staff di Ventotene News

Liguria, un nuova ondata di cemento nel Piano Casa approvato dal centrosinistra

Si tratta di un progetto da far invidia ai berlusconiani. In realtà è stato approvato dal governatore Claudio Burlando che l’aprile scorso, in periodo elettorale, fu congelato. Ora invece c’è il via libera in un territorio dove il 45% del territorio negli ultimi 15 anni è stato mangiato dal cemento. Record italiano.
Centinaia di messaggi dai frequentatori del blog di Beppe Grillo. Un’insurrezione delle associazioni ambientaliste. Consiglieri regionali verdi che si erano schierati apertamente contro il Piano Casa presentato un anno fa dalla Regione Liguria governata dal centrosinistra. Ma alla fine sembrava che la Liguria stavolta si fosse salvata: il documento, un colpo di grazia su una regione già devastata dal cemento, era stato ritirato.
C’era stata perfino una dichiarazione del presidente Claudio Burlando che, dopo le proteste, aveva fornito assicurazioni precise: “Il Consiglio Regionale ha approvato in questi giorni la legge sul “piano casa”. Ritengo che sia un provvedimento equilibrato e giusto… Forse chi ha diffuso pubblicamente giudizi negativi preventivi dovrebbe oggi riconoscere che le cose stavano e stanno diversamente”. Si trattava, disse Burlando, “di giudizi affrettati e forse non formulati in buona fede”.
Che cosa dicevano i critici in malafede? Che il Piano Casa della Liguria concedeva ampliamenti volumetrici tra l’altro a edifici condonati e a strutture industriali. Insomma, che si rischiava uno scempio definitivo, morale e urbanistico, in una regione che negli ultimi quindici anni con la benedizione di sinistra e destra ha perso il 45 per cento del territorio libero da costruzioni (record italiano).
Ma sono trascorsi dieci mesi. Soprattutto sono passate le elezioni che Burlando e il centrosinistra temevano di perdere se il loro elettorato si fosse ribellato. E così ecco adesso che la Giunta ha approvato il suo Piano Casa definitivo. Il contenuto: ampliamenti per gli immobili condonati e per i manufatti industriali e artigianali (leggi capannoni). Non solo: possibilità di demolire e ricostruire con aumento volumetrico estesa a tutti gli immobili, dunque non soltanto a edifici pericolanti e ruderi. Insomma, i timori avanzati da chi, secondo Burlando, “aveva avanzato giudizi negativi preventivi… e forse non formulati in buona fede” sembrano essersi quasi tutti concretizzati.
Pare il Piano Casa dei sogni per una giunta di centrodestra. Roba da far impallidire Ugo Cappellacci. E invece a votarlo è stata una giunta guidata dal Pd. Di più: le norme più contestate sono state fortissimamente volute dall’Italia dei Valori, nella persona dell’assessore all’Urbanistica (e vicepresidente della Giunta), Marylin Fusco.
Certo i liguri ormai non si stupiscono più di tanto, visto che il centrosinistra locale è sponsor da anni del cemento. Che ha appoggiato o accolto in silenzio progetti che hanno riversato sulle coste liguri milioni di metri cubi di cemento. Le gru ormai sono parte del paesaggio. La febbre da cemento non ha risparmiato nessuno: industrie, colonie, ospedali, manicomi, ogni pietra è stata riconvertita in appartamenti e spremuta per produrre fino all’ultimo euro.
Ma che cosa prevedono nel dettaglio i punti più contestati del Piano? Tanto per cominciare possono accedere ai benefici del Piano Casa, dunque agli ampliamenti, anche gli immobili condonati per abusi classificabili come tipologia 1. In parole povere sottotetti, singoli vani, cantine e verande. “Stiamo dando la possibilità di modesti ampliamenti a realtà deboli, tipiche dell’entroterra e della campagna”, assicura oggi Burlando. Ma c’è chi invece teme che la norma sia un regalo ai ricchi proprietari delle case della costa (dove ogni metro quadrato vale oro). Il punto è, però, un altro: si premia chi non ha rispettato le norme urbanistiche, chi ha realizzato degli abusi. E proprio qui colpisce l’atteggiamento dell’Idv, sulla carta paladino del rispetto delle regole.
Non basta: gli ampliamenti volumetrici fino a un massimo del 35 per cento non riguardano più solo le abitazioni ma anche i manufatti industriali e artigianali. Insomma, i capannoni, dove un ampliamento può significare migliaia di metri cubi in più. Burlando non ha dubbi: “Abbiamo dato la possibilità di modesti ampliamenti volumetrici a favore delle attività produttive in un momento di drammatica difficoltà per le nostre imprese”.
Ma visto quello che è successo in Liguria qualche dubbio è perlomeno legittimo: in tanti ricordano come basti poi una piccola variazione di destinazione d’uso, due righe sui documenti, per trasformare una zona industriale in residenziale. Gli esempi non mancano: a Cogoleto dove sorgeva la Tubighisa alcuni imprenditori amici del furbetto Gianpiero Fiorani stanno realizzando 174mila metri cubi di nuove abitazioni per 1.500 abitanti. Un’operazione voluta con tutte le forze dall’amministrazione di centrosinistra e firmata dall’architetto Vittorio Grattarola, fraterno amico di Burlando e membro della sua associazione politica Maestrale (accanto ad altri architetti, imprenditori del mattone e tecnici pubblici che si occupano di urbanistica e, ovviamente, al presidente della Regione che dà il via libera ai progetti).
Di più: la possibilità di demolire e ricostruire con relativi aumenti volumetrici è stata estesa a tutti gli edifici, non soltanto a quelli pericolanti e ai ruderi come sembrava inizialmente. Un’altra norma che apre le porte a decine di migliaia di metri cubi nuovi. Magari in zone di pregio. Basta? Chissà. Adesso la parola passa al Consiglio Regionale e il centrodestra è già pronto a chiedere che gli edifici alberghieri siano anch’essi ammessi ai benefici.
“Il Pdl e la Lega volevano altro. Così come le associazioni dei costruttori”, disse dieci mesi fa Burlando. Oggi possono dirsi accontentati. Meno soddisfatti paiono alcuni esponenti del centrosinistra che timidamente stanno cercando di manifestare i loro dubbi.
E pensare che un anno fa perfino il centrosinistra nazionale era insorto contro il Piano Casa Burlando: “È il piano più cementizio d’Italia”, aveva attaccato il senatore democratico Roberto Della Seta, accusando la “lobby del cemento” interna al partito. Pippo Civati e Debora Serracchiani non erano stati meno duri: “Se la realtà del Piano varato da un’amministrazione di centrosinistra dovesse superare le fantasie di Berlusconi, ci sarebbe da preoccuparsi – affermò Civati – quindi invito Burlando a riflettere sui contenuti della legge e sulle conseguenze che può avere su un territorio ligure già sufficientemente maltrattato. Il centrosinistra ligure abbia la forza di distinguersi da questo modo di procedere. La nostra generazione non si deve macchiare degli stessi errori compiuti dalla precedente”.
Il Pd ligure, però, già allora aveva fatto capire che aria tirava: “Serracchiani e Civati farebbero bene a pensare ai fatti loro, anziché parlare di argomenti che non conoscono”, disse Mario Tullo, allora segretario ligure del Pd. Di sicuro lui di cemento ne sa parecchio.
Ma ormai la Liguria si prepara a un’ennesima ondata di cemento. Anche se Burlando rassicura: “Abbiamo aperto una riflessione sullo sviluppo dei nuovi porti turistici, visto che il Piano della costa del 2000 ha già raggiunto il suo obiettivo di 10mila nuovi posti barca”.
Basta posti barca, sembra dire Burlando. E pensare che era stato proprio lui nel 2005 a dichiarare: “Un mio amico di Bologna (Romano Prodi, ndr) si è augurato di vedere sulle nostre spiagge più ombrelloni e meno porticcioli. Io invece dico: più ombrelloni e più porticcioli”. Era stato sempre Burlando a partecipare soddisfatto alla posa della prima pietra del Porto di Imperia voluto da Claudio Scajola e finito oggi nel mirino della magistratura. Ed erano stati amici di Burlando, come il tesoriere della sua campagna elettorale, a far parte del cda della Marinella spa (allora controllata dalla banca “rossa”, il Monte dei Paschi) che a La Spezia ha lanciato il progetto per un nuovo porticciolo da oltre mille posti nella splendida area della foce del Magra. Basta porticcioli, forse perché non c’è più un centimetro libero di costa dove costruirli: in Liguria ormai c’è un posto barca ogni 47 abitanti. Basta, adesso meglio puntare sul Piano Casa.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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L’Italia a rischio frane e alluvioni: 3,5 milioni di persone quotidianamente in pericolo

Abitazioni costruite in aree a rischio nell’82% dei comuni fabbricati industriali nel 54%. Ritardi nella prevenzione per il 78% delle amministrazioni. Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile presentano i dati sul dissesto idrogeologico e sulle attività di prevenzione in Italia.

L’Italia si scopre sempre più fragile: troppo cemento lungo i corsi d’acqua così come a ridosso di versanti franosi mentre ancora è grave il ritardo nelle attività di prevenzione.
Sono ben 6.633 i comuni italiani in cui sono presenti aree ad alta criticità idrogeologica, una fragilità endemica che non risparmia nessuna regione italiana. Nell’82% dei comuni intervistati da Ecosistema rischio 2010 sono presenti abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana e nel 31% dei casi sono presenti in tali zone addirittura interi quartieri. Nel 54% delle municipalità sono presenti in aree esposte al pericolo di frane e alluvioni fabbricati industriali e nel 19% strutture pubbliche sensibili come scuole e ospedali. Complessivamente si può stimare che ogni giorno nel Paese ci siano oltre 3 milioni e 500 mila cittadini esposti al pericolo di frane o alluvioni.
Considerando globalmente il lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico sono appena il 22% i comuni che intervengono in questo settore in modo positivo, mentre il 43% non fa praticamente nulla per prevenire i danni derivanti da alluvioni e frane.
Dati confortanti arrivano invece dalle attività svolte nell’organizzazione del sistema locale di protezione civile: il 76% delle amministrazioni comunali possiede un piano d’emergenza da mettere in atto in caso di frana o alluvione, e nel 51% dei casi i piani sono stati aggiornati negli ultimi due anni.
È questa la fotografia del pericolo frane e alluvioni in Italia scattata da Legambiente e dal Dipartimento della Protezione Civile con Ecosistema Rischio 2010. L’indagine, realizzata nell’ambito della campagna nazionale Operazione Fiumi 2010, che ha monitorato le attività nell’opera di prevenzione di frane e alluvioni realizzate da oltre 2.000 amministrazioni comunali fra quelle classificate ad elevato e a molto elevato rischio idrogeologico.
Il dossier Ecosistema rischio 2010 è stato presentato questa mattina in conferenza stampa a Roma dal capodipartimento della Protezione Civile Franco Gabrielli, dalla direttrice nazionale di Legambiente Rossella Muroni e del responsabile nazionale protezione civile di Legambiente Simone Andreotti.
“I danni provocati dalle recenti alluvioni che hanno colpito il Veneto, la Calabria e la Campania – ha dichiarato il direttore generale di Legambiente Rossella Muroni – sono la  testimonianza di quanto il nostro Paese sia sempre più esposto al rischio idrogeologico. Non può bastare evidentemente il sistema di pronto soccorso per l’emergenza già in corso, ma è necessaria una concreta politica di prevenzione per non assistere mai più a drammatiche vicende come, per esempio, quella di Atrani in Costiera Amalfitana, agendo prioritariamente proprio sul reticolo idrografico minore, su quei fiumi, torrenti e fossi che sembrano rappresentare oggi la vera emergenza dell’Italia. Serve una strategia pianificata che possa garantire la sicurezza dei cittadini mettendoci anche al riparo dai costi salatissimi, per lo Stato e quindi per i cittadini, delle continue emergenze”.
Solo per fronteggiare le più gravi emergenze idrogeologiche, nell’ultimo anno lo Stato ha stanziato circa 650 milioni di euro. Risorse fondamentali per il funzionamento della macchina dei soccorsi, per l’alloggiamento e l’assistenza agli sfollati, per supportare e risarcire le attività produttive e i cittadini colpiti e per i primi interventi di urgenza.
“La vera grande opera di cui ha bisogno il Paese è un intervento di prevenzione e manutenzione dei corsi d’acqua su scala nazionale – commenta Simone Andreotti, responsabile nazionale Protezione Civile di Legambiente -. Un’opera di prevenzione improrogabile attraverso la quale affermare una nuova cultura del suolo e del suo utilizzo, scegliendo come prioritaria la sicurezza della collettività e mettendo fine a quegli usi speculativi e abusivi del territorio che troppo spesso caratterizzano ampie aree del Paese.”.
Sempre secondo i dati di Ecosistema rischio nel 69% dei comuni intervistati sono state svolte attività di manutenzione ordinaria delle sponde dei corsi d’acqua e/o opere per la messa in sicurezza del territorio e dei versanti: è importante notare tuttavia che tali interventi di messa in sicurezza troppo spesso seguano filosofie vecchie, non vengano studiati su scala di bacino e nel rispetto delle dinamiche naturali dei corsi d’acqua, rischiando di trasformarsi in alibi per continuare a costruire lungo i nostri fiumi. E intanto le delocalizzazioni procedono a rilento: soltanto il 6% dei comuni intervistati ha intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo e appena nel 3% dei casi si è provveduto con interventi analoghi su insediamenti o fabbricati industriali. La difficoltà di attuare interventi di delocalizzazione è anche legata alla generale resistenza delle popolazioni ad accettarla anche a fronte di un rischio acclarato, rispetto al quale i possibili interventi strutturali hanno scarsa possibilità di successo.
Il comune più meritorio nella prevenzione delle frane e delle alluvioni è Senigallia (AN), che ha conquistato il primato nazionale nella speciale classifica di Ecosistema rischio 2010 grazie alla realizzazione di interventi di delocalizzazione degli insediamenti abitativi e industriali dalle zone esposte a maggiore pericolo e all’organizzazione di un buon sistema locale di protezione civile.
“Maglie nere”, invece, per otto comuni che ottengono un pesante zero in pagella: Bolognetta (Pa), Ravanusa (Ag), Coriano (Rn), San Roberto e Fiumara (Rc),  Paupisi (Bn) e Raviscanina (Ce), comuni nei quali è presente una pesante urbanizzazione delle zone esposte a pericolo di frane e alluvioni e non sono state avviate attività mirate alla mitigazione del rischio, né dal punto di vista della manutenzione del territorio, né nell’attivazione di un corretto sistema comunale di protezione civile.

COMUNI A RISCHIO IDROGEOLOGICO IN ITALIA

Regione Comuni a rischio % Comuni a rischio
Calabria 409 100%
Provincia Autonoma di Trento 222 100%
Molise 136 100%
Basilicata 131 100%
Umbria 92 100%
Valle d’Aosta 74 100%
Marche* 239 99%
Liguria 232 99%
Lazio 372 98%
Toscana 280 98%
Piemonte 1.049 87%
Abruzzo 294 96%
Emilia Romagna* 313 95%
Campania 504 92%
Friuli  Venezia Giulia 201 92%
Sardegna 306 81%
Puglia 200 78%
Sicilia 277 71%
Lombardia 929 60%
Provincia Autonoma di Bolzano 46 59%
Veneto 327 56%
TOTALE 6.633 82%

Fonte: Report  Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio “Rischio idrogeologico in Italia” – ottobre 2008

*dato aggiornato con l’avvenuto passaggio di 7 amministrazioni Comunali dalla Regione Marche alla Regione Emilia Romagna nel 2009

URBANIZZAZIONE DELLE AREE A RISCHIO DI FRANE E ALLUVIONI NEI COMUNI ITALIANI

Attività Numero Comuni Percentuale Comuni
Abitazioni in aree a rischio idrogeologico 1.479 82%
Quartieri in aree a rischio idrogeologico 560 31%
Industrie in aree a rischio idrogeologico 973 54%
Strutture sensibili in aree a rischio idrogeologico 334 19%
Recepimento PAI nel piano urbanistico 1.385 77%

Fonte: Legambiente

ATTIVITA’ REALIZZATE DAI COMUNI ITALIANI PER LA PREVENZIONE DI FRANE E ALLUVIONI

Attività Numero Comuni Percentuale Comuni
Delocalizzazione di abitazioni 101 6%
Delocalizzazione di fabbricati industriali 48 3%
Manutenzione / Opere di messa in sicurezza 1.229 69%
Sistemi di monitoraggio e allerta 741 41%

Fonte: Legambiente

PIANIFICAZIONE COMUNALE D’EMERGENZA PER LA PREVENZIONE DI FRANE E ALLUVIONI

Attività Numero Comuni Percentuale Comuni
Piano d’emergenza 1.355 76%
Aggiornamento del piano d’emergenza 906 51%
Censimento soggetti vulnerabili 1.028 57%
Attività di informazione 454 25%
Esercitazioni di protezione civile 437 24%

Fonte: Legambiente

LAVORO DI MITIGAZIONE DEL RISCHIO IDROGEOLOGICO SVOLTO DAI COMUNI ITALIANI

Lavoro svolto Percentuale comuni Classe di merito Numero comuni Percentuale comuni
Positivo 22% Ottimo 1
Buono 96 5%
Sufficiente 300 17%
Negativo 78% Scarso 620 35%
Insufficiente 776 43%

Fonte: Legambiente

Fonte: Dazeba News

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L’urlo!

VENTOTENE…IL FARE…PER DISTRUGGERE.

Son passati quasi otto mesi dal crollo del costone di Cala Rossano a causa del quale morirono mia figlia Sara, la sua amica Francesca e fu ferita gravemente Athena.

La perizia ordinata dalla procura è stata depositata, dalla sua analisi gli inquirenti dovranno decidere a breve, almeno spero, se e chi rinviare a giudizio.

Nell’attesa di tale evento credo sia il caso di esprimermi sul punto della situazione, ovviamente questo è frutto della mia opinione e dei dati da me raccolti, pertanto chiunque è libero di dissentire dal mio pensiero, ancor più se fornito di elementi concreti e contrari.

La tragedia non solo era evitabile ma addirittura è stata “ posta in essere “, non dico sia stata voluta, ma è la normale conseguenza di un “ fare “ negli anni.

Uso il verbo “ FARE “ perché con esso parlo di qualcosa di attivo e perciò ancor più grave della semplice inosservanza delle norme di sicurezza.

CHI E COSA HANNO FATTO PERCHE’ QUESTE DUE RAGAZZE OGGI NON POSSANO PIU’ REGALARCI I LORO SORRISI ?

HANNO FATTO di Ventotene un’isola del tesoro: milioni di euro incassati a fronte di un territorio dall’estensione minima, basta osservare i bilanci comunali…..sono documenti pubblici.

Appalti stratosferici ad una cerchia ristretta di ditte  (quasi sempre le stesse), i cui costi non sarebbero giustificabili neanche se a compiere le opere fossero stati chiamati Van Gogh o Picasso.

Ma Il sindaco, i consiglieri i tecnici non dovrebbero avere l’obbligo del controllo del buon esito dei lavori oltre che della parsimonia dei soldi dei cittadini stessi ?

HANNO FATTO dell’abusivismo edilizio la norma: due case su tre non censite, al fine di reperire alloggi da affittare a peso d’oro ai turisti.

Il che ha portato allo sconvolgimento naturale dell’isola passata da oasi pacifica a progetto di nuova Ibiza del Mediterraneo, con annessa apertura di locali chiassosi, per non parlare del nuovo centro polifunzionale che sotto la parvenza di servizio al cittadino in realtà darà come frutto più importante una megadiscoteca la cui capienza supererà di gran lunga il numero totale degli abitanti di Ventotene  (ometto per ora le generalità della proprietà, finché l’opera non sarà completata potrei sempre essere smentito).

La cementificazione massiccia incrementata anche con la cambiata destinazione d’uso dei vecchi vasconi borbonici per la raccolta e corretta canalizzazione delle acque pluviali in mura di cinta di case e ville  (quasi sempre abusive).

Ma il sindaco, i consiglieri, i tecnici non dovrebbero avere l’ obbligo del controllo del territorio e delle leggi italiane, come è possibile non scorgere tali opere, la loro vista è sempre stata abbagliata dal sole, eran sempre girati di schiena ?…e parliamo di un fazzoletto di terra.

HANNO FATTO del voto elettorale lo strumento per perpetrare impunemente quanto sopra: il sindaco ha rinnovato la sua carica grazie ad un “suffragio bulgaro “ ottenendo il 77 % delle preferenze dai concittadini. E’amore, timore o convenienza? E’ il miglior sindaco del mondo, è la personalità più temuta e da ossequiare per il potere personale e delle sue amicizie, o è colui da sostenere in virtù della sua permissività nei confronti della trasgressione dei suoi concittadini alle norme giuridiche e ambientali?

Persino la Guardia Costiera ha chiuso il suo ufficio nel comune di Ventotene per emigrare sulla terraferma a causa dell’ostracismo dell’amministrazione locale ogni qualvolta si cercasse di far valere il diritto.

HANNO FATTO del silenzio sulla pericolosità della spiaggia di Cala Rossano lo strumento attivo per incrementare il turismo.

Erano perfettamente a conoscenza delle franosità precedenti e certificate negli immediati dintorni, hanno messo e rimosso transenne di pericolo in rapporto all’alta o bassa stagione. Si son preoccupati soltanto di allertare i concittadini dallo stazionare a ridosso dei costoni, perché che prima o poi sarebbe venuto giù era un fatto certo, solo il quando era aleatorio, mai hanno allarmato le scolaresche e i turisti che giungendo dalla terraferma hanno alimentato le tasche di albergatori, ristoratori,  commercianti, circoli velici o proprietari di case da affittare. Inoltre hanno lasciato tale zona senza reti di contenimento, né cartelli per preservare l’antico splendore della natura selvaggia in balia dei venti e delle maree.

Hanno omesso di partecipare alle conferenze programmatiche del Piano per l’Assetto Idrogeologico forse per non dover mentire nero su bianco sulla reale situazione di quel solo 5 % dell’ isola certificato erroneamente sicuro, guarda caso proprio le due spiagge più comode come accessibilità e più attive commercialmente, senza mai trovare motivo di osservazioni da fare ai relatori di tale mappatura.

E che dire quindi del sindaco che sventolando la cartina certificante la sicurezza di Cala Rossano, grazie anche alla gestione della sua amministrazione per i motivi di cui sopra, disse che mai si sarebbe aspettato un crollo in quella zona rafforzando tale affermazione in virtù del massimo impegno da lui profuso a salvaguardia del territorio. Ma Legambiente proprio sei mesi prima aveva posto Ventotene all’ultimo posto tra i comuni costieri del Lazio per quanto riguarda la mitigazione del rischio idrogeologico.

Ma il sindaco, i consiglieri, i tecnici non dovrebbero avere l’obbligo di prendere in considerazione tale relazione ed attuare i dovuti accorgimenti volti a porre come priorità la salvaguardia di tutti i cittadini indistintamente dal luogo di residenza e di provenienza ?

A fronte di tutto questo FARE,

…il risultato è stato …di DISTRUGGERE

…le VITE di

SARA E FRANCESCA ……………………..

(Bruno Panuccio 02/12/2010 da Facebook)

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Ciao Mario

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Cala Rossano, prevedibile crollo

Il luogo del crollo a Cala Rossano

La tragedia di Ventotene ha fatto esplodere in tutta la sua gravità uno dei problemi che  interessano in maniera più o meno diffusa tutta la costa laziale: l’erosione della costa e la sua messa in sicurezza. Dunque riacceso i riflettori sulla necessità di un monitoraggio attento della situazione delle coste nella provincia di Latina. Con particolare attenzione alle isole che sono quelle più soggette a questo tipo di problematica proprio per la loro particolare natura.
D’altronde non poteva essere diversamente, la tragedia avvenuta sulla spiaggia di Cala Rossano il 21 aprile non poteva passare inosservata. In quel crollo, sotto un masso di qualche metro cubo di tufo, come tutti ancora ricorderanno e difficilmente dimenticheranno sono morte due ragazzine: Francesca Colonnello e Sara Panuccio.
Nel crollo sono rimasti feriti anche altri due compagni di classe, un ragazzino e una ragazzina. Quest’ultima, Athena Raco 13 anni, della scuola media «Anna Magnani» dove le due amiche frequentavano la terza, e Riccardo Serenella anche lui dello stesso plesso scolastico.
Per questo incidente sono finiti iscritti nel registro degli indagati una decina di persone.
Si tratta di sette funzionari della Regione Lazio e de ll’Autorità bacino della Regione l’ex sindaco di Ventotene, l’attuale primo cittadino dell’isola, il tecnico del settore urbanistico del Comune.
I genitori delle ragazze morte Francesca e Sara si sono costituiti attraverso l’avvocato Massimiliano Capuzi. Le indagini da parte del sostituto procuratore titolare dell’inchiesta, Vincenzo Saveriano, proprio in questi giorni ha ricevuto la il dossier da parte dei consulenti
da lui nominati. la relazione di 48 pagine redatta dai tre periti incaricati dalla Procura, il geologo Massimo Amodio, il geometra del Parco, Dario Tarozzi, ed l’ingegner Albino Lembofazio, docente di geotecnica all’Università Roma Tre. Un dettagliato dossier, nel quale vengono riportati non solo gli esiti di analisi e perizie tecniche-scientifiche eseguite sul tratto di roccia in questione, ma anche alcuni rilievi sugli atti amministrativi. Il pm valuterà tutti gli elementi ed accertare se quella tragedia poteva essere evitata o meno.

Fonte: Latina Oggi

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Ancora abusi a Ventotene

Il 24 novembre 2010, nel  corso della mattinata, sull’isola di Ventotene ,  i Carabinieri della  locale Stazione  deferivano stato libertà per il reato di  “abusivismo edilizio distruzione e deturpamento di bellezze naturali” L.I., 77enne napoletana, pensionata.
La donna, su terreno di proprietà, realizzava lavori edili privi di titolo concessorio in area sottoposta a vincolo archeologico – paesaggistico.

Fonte: H24 Notizie

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Silenzio Assenso

Bruno Panuccio

Stamane a Buongiorno Regione (RAI 3), intervistato telefonicamente ho ribadito il mio pensiero….il Sindaco di Ventotene nonostante varie richieste ha disertato il confronto e il diritto di replica….chissà se un giorno ci sarà l’occasione di confrontare le nostre opinioni faccia a faccia

Bruno Panuccio (Facebook)

ascolta l’intervista

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“Sara e Francesca morte per l’incuria”

Sara Panuccio

Quasi non li riconosci i genitori di Sara Panuccio e Francesca Colonnello, le tredicenni schiacciate da un masso di tufo piombato su cala Rossano il 20 aprile scorso, mentre erano in gita scolastica a Ventotene. Sette mesi dopo la tragedia – 10 indagati, tra cui il sindaco e il capo dell’Ufficio tecnico dell’isola pontina meta di gite scolastiche da tutt’Italia – nemmeno la cerimonia di commemorazione delle due ragazzine nella scuola media Anna Magnani, a Morena, è riuscita a strappare un sorriso a Bruno e Martina, i genitori di Sara, e Maurizio e Vincenza, quelli di Francesca.

Ieri mattina – in concomitanza con la perizia della Procura di Latina, depositata qualche giorno fa, che ha accertato che gli amministratori isolani non hanno mai fatto nulla negli ultimi dieci anni per la messa in sicurezza del loro fragilissimo territorio – nel giardino della media dove le ragazzine frequentavano la terza media, sono stati piantati un albero di ulivo e un melograno, «simbolo di pace e rinascita» ha detto la vicepreside Mimma Cucco. Nell’atrio è stata scoperta una targa ricordo. E una borsa di studio è stata promessa dall’assessore Laura Marsilio. C’era anche Athena Raco, sopravvissuta al crollo, ma gravemente ferita,che ha suonato il violino. Presente il presidente del X Municipio, Sandro Medici.

Lapidario il papà di Sara, Bruno Panuccio, ha commentato la perizia della Procura di Latina così. «La perizia sembra scritta da me – ha detto Panuccio – perché sostiene quello che sto dicendo da mesi, e cioè che la tragedia non è stata una tragica fatalità, ma la conseguenza delle omissioni sulla messa in sicurezza dell’area sollecitata dalle autorità competenti. E il sindaco di Ventotene, pur indagato – ha aggiunto amaramente- amministra direttamente i 6,4 milioni di euro che la Regione e il Ministero dell’Ambiente hanno stanziato per sicurezza del territorio».

Fonte: Il Tempo

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La dignità non alberga a Ventotene

Il sindaco indagato Giuseppe Assenso

Che altro aspetta il sindaco di Ventotene Geppino Assenso a dimettersi? La Procura lo inchioda dimostrandone le colpe, ma lui non si muove, aspettando che “passi ‘a nuttata”

Alberto Jacometti descriveva il padre dell’attuale sindaco, don Vicenzo, anch’egli sindaco di Ventotene negli anni bui del dopoguerra, “furbo, manierato e senza scrupoli”. È proprio vero, tale padre tale figlio! Geppino infatti del rinvio a giudizio che a breve piomberà sulla sua testa per duplice omicidio ‘se ne fotte’, e continua tranquillamente ad amministrare i 6 milioni di euro che la Polverini gli ha affidato per mettere in sicurezza l’isola, dopo la morte di Sara e Francesca.
La parola dimissioni non vuole neppure sentirla, come pure la parola dignità, di cui – evidentemente – ignora il significato…

Fonte: Telefree

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Lavori previsti e mai eseguiti

Il Pm Vincenzo Saveriano

L’accertamento delle eventuali responsabilità penali circa la frana di Cala Rossano, dove proprio sette mesi fa morirono due studentesse romane, apre uno scenario proprio sulla gestione della «cosa pubblica» a livello locale. Dove, inutile nasconderlo, ci si deve barcamenare tra le azioni per garantire la sicurezza dei luoghi e il loro sviluppo economico. Ecco, allora che le discussioni principali verteranno sulla prevedibilità o meno dello smottamento della falesia ma soprattutto se gli amministratori locali di Ventotene abbiano adottato iniziative idonee ad evitare tragedie. In particolare, alla luce della frana che nei primi mesi del 2004 si verificò in una zona vicina a quella in cui sono morte Sara Panuccio e Francesca Colonnelli. Anche su questo punto hanno relazionato i tre consulenti (Albino Lembo-Fazio, Massimo Amodio e Dario Tarozzi) del Pubblico ministero Vincenzo Saveriano, che indaga per duplice omicidio colposo. A quanto risulta, i tre consulenti hanno rilevato come all’epoca una conferenza di servizi tra Comune e Genio civile stilò un elenco di lavori: rimozione delle rocce pericolanti, l’apposizione di pali alla base della falesia per ancorare una rete metallica, l’applicazione di una speciale miscela di malta e polvere di tufo come rivestimento esterno sulle rocce. Dalle acquisizioni di atti disposte dalla Procura pontina all’indomani della tragedia invece la situazione è andata in modo diverso. Dei lavori concordati fu eseguita solo la rimozione delle parti pericolose. Gli altri interventi furono la costruzione di un muro di contenimento per la strategica strada comunale che passa proprio sulla sommità del costone, e una condotta per raccogliere le acque piovane che sempre dalla strada si infiltravano nelle rocce. Sarà compito della Procura scoprire chi adottò – e sulla base di quali motivi – la decisione di «sostituire» gli interventi. Intanto, sul registro degli indagati il Pm ha iscritto dieci persone tra i due Sindaci (Biondo e Assenso) e dirigenti e tecnici comunali e regionali.

Fonte: La Provincia

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In ricordo di Sara e Francesca

Bruno Panuccio

Il 22/11 nella scuola di Sara e Francesca si terrà una cerimonia di commemorazione, l’evento sarà seguito dai media… in concomitanza con la deposizione della perizia commissionata dagli inquirenti sarà quindi l’occasione per ribadire quello che è il nostro pensiero sulle responsabilità in primo luogo dell’amministrazione locale.

… ed ora che è appurato che il sindaco conosceva, come sempre ho affermato, la pericolosità della zona, questa dichiarazione [vedi filmato] denota l’alto livello morale di questa persona.. SI DIMETTA E SI VERGOGNI

Bruno Panuccio (Facebook)

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