L’ex comandante del porto di Ventotene Filippo Ciminelli
È stata dichiarata chiusa l’inchiesta per concorso in abuso d’ufficio che vede indagate tre persone tra cui l’ex comandante del porto di Ventotene, Filippo Ciminnelli. L’indagine è quella relativa ad una serie di concessioni rilasciate per esercitare l’attività di ormeggiatori a due beneficiari anche loro indagati, Enrico Alleati e Antonella Langella. I fatti per i quali è stata aperta l’inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Latina sarebbero stati commessi tra il luglio del 2008 e l’agosto dello stesso anno. Secondo l’accusa Ciminnelli in qualità di titolare dell’ufficio locamare e comandante del porto di Ventotene avrebbe rilasciato autorizzazioni in deroga all’ormeggio di unità da diporto di lunghezza superiore al consentito (13 metri). Mediante l’emissione di tali autorizzazioni, secondo l’accusa, avrebbe favorito un ingiusto profitto patrimoniale consistito nell’aumento dell’aumento della ricettività della propria darsena, consentendo di ormeggiare imbarcazioni di dimensioni maggiori al consentito e quindi introitare maggiori somme di danaro.
Carissimo Sindaco già abbiamo scritto una lettera qualche settimana fa, ma purtroppo fino ad ora non abbiamo avuto nessuna risposta alle nostre domande.
Vi riassumiamo un po’ di problemi che aspettano una Vostra risposta! Sempre che non fate come gli struzzi!!
Nel frattempo in Italia sono successe varie cose, è stato eletto un nuovo parlamento, dove i Grillini hanno stravinto e promettono di cambiare l’Italia , è stato eletto un nuovo Pontefice, che promette di cambiare la chiesa e di portarla all’originaria povertà. Solo a Ventotene le cose non cambiano.!!!! L’oligarchia rimane salda sulle loro poltrone e a parte sistemare i notabili dell’isola non fanno niente per cercare una soluzione ai problemi.
Di nuovo l’aliscafo si è rotto e già si è programmato di sostituirlo con il catamarano che costa all’incirca 14.000 euro al giorno, senza tenere conto che l’aliscafo della Laziomar negli ultimi 4 mesi si è già rotto 4 volte, la cosa non sembra strana anche a Voi? Se non è perché non fanno l’adeguata manutenzione, perché si rompe sempre? L’ultima volta perché mancava l’olio nel motore. Vi sembra una cosa normale? Perché nessuno indaga ? con la Caremar non succedeva mai? C’è del marcio nella Laziomar e nessuno indaga!!? È questo il punto!!
Fra poco inizia la stagione estiva e se i collegamenti restano come adesso secondo Voi la stagione come sarà per Ponza e Ventotene? Ma forse alla Sua oligarchia non interessa, ma le ricordo che i Suoi nipoti lavorano nel turismo, quindi se due + due fa quattro……..!!!
Di nuovo una mareggiata ha portato l’immondizia in mare, già è la terza volta, non pensa nella Vostra illuminata saggezza che sia ora di spostare l’immondizia dal porto in un altro luogo?.
Già un tecnico comunale è sotto accusa per tangenti per la differenziata Vuole rendere la situazione ancora più critica.?? E’ uno spettacolo indecente per chi scende dalle navi o dal traghetto vedere l’immondizia che l’aspetta giù al porto, per non parlare del soave odore che si diffonde nell’aria e che sa di ciclamini e rose profumate, ma Ventotene non è parco marino e terrestre!!? Il direttore del Parco (o porco) che cosa fa?
Perché non dice quando ha preso la ditta per recuperare i bidoni della spazzatura dal mare? L’ha fatta gratis? Si vocifera che ha preso fra i 14000 e i 19.000 euro!? Non pensa che sia uno sperpero visto i tempi che corrono?
Le ricordo inoltre che a Ventotene ci sono due vigili urbani per una popolazione di meno di 300 persone e quante macchine d’inverno?? Ma non vi vergognate? Dimenticavo non ha più potuto imbarcare il figlio del Suo maggiordomo!! E quindi l’ha promosso Vigile urbano effettivo!! (sprechi su sprechi).
Le ricordo inoltre che metà isola è al buoi completo! Non esistono luci e se d’estate è romantico per le coppiette(come AVETE detto Voi) d’inverno non si riesce ad arrivare in campagna! e pensare che l’isola è meno di 2 km
Ventotene stà cadendo a pezzi, ma Vi preoccupate dei Vostri orticelli e dei Vostri tanti processi!! Aspettate che gli isolani fanno come i rivoluzionari Francesi?
I problemi dei Ventotenesi sono tanti, ma come la regina Antonietta (che sicuramente sa chi era)Voi dal balcone guardate l’isola e dite ” Non hanno pane? E allora datagli le Brioches)
Una rissa andata in scena al porto di Ventotene nel 2009 ha animato la giornata di udienze celebratasi ieri al Tribunale di Gaeta e ha riportato in luce una questione che a lungo ha tenuto viva la discussione sull’isola ovvero quella dell’occupazione degli spazi demaniali. Cinque le persone coinvolte, di cui una deceduta nel frattempo, e tre testimoni ascoltati che hanno provato a ricostruire la vicenda: due operatori della Capitaneria di Porto e il titolare di un bar nei pressi del molo dove avvenne lo scontro tra ormeggiatori.
Motivo del contendere la questione degli approdi e un acceso scambio di vedute velocemente trasmutatosi in violenza fisica. Prima un pugno al viso tra da uno dei contendenti a un altro, hanno confermato tutti e tre i testimoni, e poi l’intervento di altre tre persone non è stato chiarito se per partecipare alla contesa, “un groviglio di persone durato non più di un minuto”, ha raccontato un ufficiale della Capitaneria propendendo per questa ipotesi, o per dividere.
Confermata inoltre da un testimone anche la presenza sulla banchina del sindaco Assenso che seguì tutta la scena a distanza e, verosimilmente, sarà citato come teste. Alla sbarra figurano attualmente Stefano M., Simone U., Valerio B. e Antonino G.. Da evidenziare che non appena i partecipanti sentirono le sirene dei Carabinieri chiamati a intervenire sul posto, tutti i contendenti si dispersero.
La prossima udienza è fissata per il 19 marzo dell’anno prossimo quando si comincerà ad ascoltare i testimoni delle difese. Successivamente a quello ieri in udienza, non sono mancati altri episodi analoghi finiti anch’essi nella cronaca isolana e giudiziaria, uno del 2011 per aggressione.
La sciroccata di due giorni fa ha ributtato nelle acque dell’area marina protetta di Ventotene il container dove viene accumulata l’immondizia di tutta l’isola. Non è la prima volta, né sarà l’ultima. E con 40.000 euro c’è pronta la ditta per il recupero, sempre la stessa, come avviene da anni.
Lo scandalo rifiuti a Ventotene, poche centinaia di abitanti su uno scoglio di appena 1,5 Km2, è storia antica. La Procura di Latina sta indagando l’ex sindaco dell’isola, Vito Biondo, e l’attuale responsabile dell’ufficio tecnico del Comune, Pasqualino Romano, per sospette mazzette nella gestione proprio dei rifiuti con la Cic di Vittorio Ciummo.
Ma la storia purtroppo non finisce qui. Dopo Ciummo sull’isola sono arrivate altre ditte, e sono stati spesi milioni di euro pubblici in fantomatici progetti, tutti naufragati, di raccolta differenziata, porta a porta, isole ecologiche, ecc.
Alla fine a Ventotene, riserva naturale protetta a livello nazionale e internazionale, la ‘munnezza’ viene semplicemente stoccata al porto, in balia delle mareggiate, disattendendo sistematicamente ogni regola. Ma la puzza dovrebbe sentirsi anche in Procura.
La tempesta abbattutasi sull’isola di Ventotene ha seriamente danneggiato il porto turistico causando migliaia di euro di danni. Un duro colpo per gli operatori alla vigilia di una bella stagione dal prologo assai burrascoso.
I DANNI – E’ stato un brutto risveglio giovedì 7 sulla perla dell’arcipelago pontino: la forza del mare si è abbattuta sul porticciolo turistico causando, secondo gli operatori, almeno 50 mila euro di danni. L’elenco è assai lungo: fuori suso la stazione di pompaggio antincendio, l’impianto elettrico, divelte otto colonnine per l’erogazione dell’energia. Al porto romano, invece, sono affondate alcune barche e si è inabisssato anche l’enorme contenitore in ferro usato per la raccolta dei rifiuti da spedire sulla terraferma.
LE PREVISIONI PER I PROSSIMI GIORNI – Ancora maltempo con piogge nel weekend ma le regione interessate sono soprattutto il nord e le isole, sul Lazio il clima sarà sostanzialmente mite. La tregua sarà però poco duratura, a conferma di un inizio di primavera pigro e zoppicante: la prossima settimana si assisterà a una poderosa discesa di aria fredda da latitudini artiche verso tutta l’Europa e anche il Mediterraneo. Lunedì, martedì e mercoledì saranno tre giornate dal tempo perturbato, ma soprattutto al centronord e su Campania e Sardegna (con neve dai 1200-1400 metri in calo fino ai 500 metri, mercoledì pomeriggio su Alpi e Appennini).
LA SCIABOLATA ARTICA – Infine, mercoledì 13 è attesa una vera e propria «sciabolata artica» ma la neve è prevista solo nelle regioni del centro nord come sull’Emilia Romagna. I giorni successivi saranno invernali con neve a quote basse anche al centro e sulle Adriatiche e ingresso del «burian», il vento gelido russo, anomalo per il mese di marzo.
A Ventotene l’amministrazione di Ventotene si stà preparando per l’ormai consueto voto di scambio!! è come a sempre ” consigliano alla popolazione di votare una determinata parte politica. Il primo cittadino (dottore Giuseppe Assenso), famoso con lo pseudonimo del “salto della quaglia”, perchè come la quaglia è pronto di saltare da una parte all’altra dove può beccare il cibo, stavolta chi consiglia di votare.?? Secondo il parere di molti stavolta “consiglia” di votare lista Storace.
a questo punto sorge spontanea la domanda ? cosa gli ha garantito qualche rappresentante della lista Storace? Forse l’immunità dal processo dove è imputato?, più soldi a Ventotene?da mettersi in tasca ! , appalti ubblici, o posti da distribuire sulla Lazio mare o………..
Agli elettori l’ardua sentenza!!!!
Ventotene rischia di subire un vero e proprio black out. E’ quanto si evince in una drammatica lettera che il sindaco Geppino Assenso ha inviato oggi alla Laziomar, al Prefetto di Latina, ai Ministeri degli Interni e dei trasporti, alla Regione Lazio, ai vertici provinciali di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e alla Capitaneria di Porto di Gaeta.
La seconda isola pontina è in piena emergenza per la mancanza di carburante, gas e gasolio, sinora garantite dalla flotta della Snip e Snap, e il sindaco Assenso ha chiesto con una certa urgenza che la motonavide Tetide della LazioMar già domani trasporti a Ventotene gas e nafta essendo rimasti privi di riscaldamento edifici pubblici, scuole e la casa alloggio per gli anziani.
Un’analoga situazione di insofferenza la sta vivendo anche la comunità di Ponza.
il commento di Bruno Panuccio all’udienza di ieri per la morte della figlia e di Francesca
Ennesima udienza a Gaeta per l’omicidio di Sara e Francesca .
Sono stati escussi i consulenti tecnici richiesti dal Pm Nunzia D’Elia .
Il dott. Tarozzi ha curato prevalentemente l’aspetto normativo ed organico in relazione alla formazione del PAI , il dott. Amodio ha parlato dellì’operatività degli interventi e la conoscenza della pericolosità del sito ed il dott. Lembo Fazio ha edotto i presenti sulle caratteristiche geomorfolighe dell’isola .
Per breve sintesi ( sarebbero altrimenti 6 ore di udienza ) mi soffermerò su ciò che per me ha avuto maggior rilievo .
Per prima cosa , anche perchè la reputo la più importante , il dott. Lembo Fazio , ha ribadito che la conformità tufacea di Ventotene è a priori pericolosa , a differenza di quella calcarea .
Come dissi io , da ignorante in materia , anche il termine roccia è una forzatura perchè in realtà si tratta di insieme di terra .
Di origine vulcanica , in seguito all’eruzione , il materiale piroplastico si posiziona lasciando nella parte bassa lo strato formato maggiormente da polveri e nella parte più alta blocchi impropriamente chiamati rocciosi ; i legami di compattezza risultano molto labili e sono per loro natura destinati a modifiche nel tempo anche perchè soggetti ad agenti esterni quali la pioggia ed il successivo essiccamento , il vento forte ( dal quale peraltro l’isola stessa prende il nome ) , la corrosione dovuta alle maree , per non dimenticare inoltre la capacità di carico dovuta allo sforzo di sostenere strutture sovrastanti quali strade ed edifici ( ed a Ventotene Dio cemento la fa da padrone , rientrando tra i guinnes dei primati nazionali per abusivismo edilizio ) , per ultimo mettiamoci anche l’errato convogliamento delle acque pluviali , le quali tramite infiltrazione danno il loro apporto all’indebolimento ulteriore di ciò che fragile lo è già per i punti precedenti .
La falesia è quindi destinata ad arretramenti successivi e progressivi fino a giungere al punto di collasso ed al conseguente crollo , è un dato certo e l’unica incognita è il quando .
Quindi tra Madre Natura ed opera dell’uomo , il 20 aprile 2010 , Sara e Francesca non sono morte per alcuna fatalità , non si è avuto alcun evento eccezionale : si sono solo trovate nel posto sbagliato al momento sbagliato , ma tengo a sottolineare che se ciò fosse avvenuto prima o dopo sarebbero solo cambiati i nomi ed il numero delle vittime : non per niente 10 minuti prima lì sotto c’era un’altra classe piena di ragazzi che si spostarono per cedere involontariamente il destino di vittime alle nostre figlie e solo qualche minuto prima i compagni di Sara e Francesca si alzarono per una foto e restarono miracolosamente illesi , nel fisico , ma non nell’animo , ed Athena porta oggi e porterà in futuro anche i segni sul corpo di quel maledetto giorno .
Veniamo ora al PAI ( Piano di Assetto Idrogeologico ) .
Nasce dopo la tragedia di Sarno al fine di monitorare ed intervenire in materia di tutela del territorio e salvaguardia delle popolazioni in materia di frane , inondazioni , ecc.
Ha una normativa ampia ed in evoluzione continua , ma quel che mi preme evidenziare è che ha un’organigramma la cui spiegazione tralascio per non causarvi mal di testa .
Vi basti sapere che somiglia ad una piovra dai mille tentacoli , e che l’intreccio tra di loro appare quasi un disegno diabolico : comitati tecnici ed istituzionali nei quali la commistione tra membri tecnici e politici raggiunge il paradosso nel momento in cui una persona ha ruolo sia in un organo che in un altro , in cui si è superiori e subalterni . si è controllori e controllati , si è responsabili ed esenti , si è tenuti a sapere ed anche ad ignorare , si decide oppur si accetta .
Il mio giudizio è che alla fine si è più impegnati a ricoprire ruoli che ad operare .
Ciò lo desumo dal fatto che dopo il crollo del 2004 a soli venti metri circa da quello del 2010 nulla cambiò negli aggiornamenti delle cartografie inerenti la pericolosità della zona .
Si spesero soldi per dei lavori che tralasciarono la palettatura e l’ancoraggio delle reti , indicazione dell’Ex Genio Civile di Latina tramite il dott. Pizzuti ( uno degli imputati ) il quale poi però diede il visto alla conformità dei lavori eseguiti con la ” somma urgenza in loco dalla ditta Santomauro .
Allora si chiese anche uno studio per verificare le cause del crollo , al fine di opera di prevenzione , ma non se ne fece nulla .
Particolare rilevante è che la conferenza dei servizi , l’unica alla quale partecipò l’amministrazione comunale , e dove si decisero interventi e stanziamenti si svolse a Ventotene , lo ricordo solo per rammentare che altri imputati dichiarano la loro completa ignoranza sulla pericolosità del sito .
A tutte gli altri incontri programmatici del PAI disertarono l’invito ne trasmisero mai osservazioni per variare positivamente o negativamente la classificazione sulla pericolosità idrogeologica dell’isola.
Unica eccezione fu una richiesta nel 2006 di somme ingenti per problemi di sicurezza a Cala Rossano , ma la motivazione fu sommaria , la documentazione incompleta ed al rifiuto di elargizione nulla fece seguito , ma anche qui casca l’asino : si è chiesto aiuto ieri ma oggi in aula si dichiara di non sapere della pericolosità della zona .
Lo so che mi sono ripetuto , ma ” repetita juvant ” !!!!
Poi nel 2009 , a circa 80 metri dal crollo del 2010 , in seguito a crepe vistose si fecero altri lavori di somma urgenza in seguito alla segnalazione della capitaneria di porto , ma anche in questo caso , nessuno si preoccupò di delimitare l’accessibilità fin sotto il costone .
Ed ecco che l’asino casca un’ ……vabbè , avete capito .
Ma allora , a fronte di tutta questa cronistoria ufficiale , perchè c’è anche l’omessa che è ancora più corposa , come mai il 95 per 100 dell’isola era ritenuto a rischio R4 mentre Cala Rossano e Cala Nave erano ufficialmente sicure ? e perche mai nessuno si preoccupò di porre almeno una transenna o un cartello di interdizione a porsi sotto il costone ????
In aula risposta non c’è stata , ma quanto era forte la mia voglia di gridare ” PERCHE’ ALTRIMENTI AVRESTE DOVUTO CHIUDERE BOTTEGA E STRINGERE IL PORTAFOGLIO ” ma son riuscito a tenermelo dentro .
Oltre sei ore di udienza per ricostruire la storia di Cala Rossano a Ventotene e la morte di Sara Panuccio e di Francesca Colonello, le due studentesse romane di 14 anni travolte mortalmente da due metri cubi di tufo mentre erano in gita con la loro scuola. E anche per definire contorni, ruoli e responsabilità della Regione Lazio e, soprattutto, dell’Autorità di Bacino, l’ente regionale incaricato di redigere il Pai ovvero il piano di assetto idrogeologico che individua zone a rischio frane e inondazione.
E alla fine della giornata un dubbio insistente fatto emergere a più riprese dalle difese dei quattro imputati alla sbarra per omicidio colposo plurimo e lesioni gravissime: l’ex sindaco Vito Biondo, l’attuale sindaco di Ventotene Giuseppe Assenso, il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune isolano, il geometra Pasquale Romano, e del Genio Civile di Latina Luciano Pizzuti.
Il sospetto, dunque, che alcuni “super” dirigenti della Regione Lazio, peraltro inizialmente indagati e le cui posizioni sono state poi archiviate, abbiano goduto di una sorta immunità “burocratica” che pur di fronte alla loro conoscenza della pericolosità della zona dove avvenne la tragedia dettata dall’aver ricoperto alcuni ruoli per così dire strategici, nel momento in cui andarono a occuparne altri in un normale avvicendarsi delle cariche, non essendo più responsabili di quegli uffici, si siano di fatto garantiti la non imputabilità nel processo in corso a Gaeta di fronte al giudice Carla Menichetti.
Proprio alcuni di loro saranno i protagonisti della prossima udienza fissata per il 15 aprile e non è escluso che il pm Nunzia D’Elia, sulla scorta di quanto emergerà, possa proporre l’imputazione ai sensi dell’articolo 507 del codice di procedura penale.
Al di là di questo aspetto, l’audizione di oggi dei tre periti dell’accusa, Tarozzi, Amodio e Bembo Fazio si è incentrata su due aspetti: uno principalmente tecnico, l’altro incentrato sulle norme che regolano l’attività dell’Autorità di Bacino e la redazione del Pai.
E’ emerso proprio a proposito di quest’ultimo come la zona di Cala Rossano non sia mai figurata come zona a rischio fino all’aprile 2010 quando avvenne la tragedia: né nel 2002 quando il piano venne adottato, né nei successivi aggiornamenti del 2005 e del 2009. E questo a fronte di un evento franoso, febbraio 2004, e nei pressi della zona poi luogo della tragedia, che di fatto rese interdetta la spiaggia per circa duecento metri, per un’ordinanza della Capitaneria di Porto, fino al 27 ottobre successivo quando i lavori di sistemazione terminarono con l’effettuato collaudo sottoscritto dall’impresa realizzatrice, dal direttore dei lavori e dal responsabile dell’ex Genio Pizzuti.
Opere che, è stato chiarito e qui sta la drammaticità dei fatti, furono realizzate senza un’effettiva progettazione e, soprattutto, incomplete rispetto alle indicazioni venute fuori da una conferenza dei servizi del 7 aprile 2004 indetta dall’ex genio civile.
Si riteneva idonea infatti, anche per la sicurezza della strada soprastante la parete rocciosa, oltre il disgaggio delle parti pericolanti, l’esecuzione di sistemi di consolidamento tramite iniezioni di cemento e di sistemi di protezione della parete, con reti e quant’altro, per evitare distacchi. Questi ultimi però non furono realizzati e tantomeno uno studio sulle ragioni del crollo del 2004 attraverso l’analisi del convogliamento delle acque a monte.
Infine, nonostante quel crollo, dagli atti risulta che l’Autorità di Bacino non ne ebbe segnalazioni così da far inserire l’area nel Pai regionale. Ipotesi peraltro contestata dalla difesa di Pizzuti che ha proposto la nota di ben tre segnalazioni di merito a diversi dirigenti regionali. Chi dunque avrebbe dovuto avvisare l’Autorità di Bacino? Una domanda a cui dovranno rispondere i teste della prossima udienza.
Nuovi sigilli per la «casa Rosa» e la grotta ipogea di Ventotene trasformate, in un batter d’ali, in una bella residenza estiva con doppio affaccio sul mare. Ieri mattina il Nucleo Investigativo Provinciale delle Guardie Forestali di Latina ha eseguito il decreto di sequestro-bis disposto dal pubblico ministero Giuseppe Miliano dopo che i giudici della Corte di Cassazione – cui il magistrato era ricorso – hanno annullato l’ordinanza di dissequestro emessa da un primo collegio del riesame del Tribunale di Latina. Riesame cui l’antiquario romano Antonio Pettini, attualmente indagato per il reato di abuso edilizio in zona sottoposta a vincoli paesaggistici e ambientali, aveva chiesto ragione della sua difesa circa l’insussistenza delle contestazioni operate dalla Procura. Una versione che evidentemente aveva convinto il primo collegio del Tribunale del Riesame, che disponendo il dissequestro dell’opera abusiva aveva vanificato gli accertamenti compiuti dalla Procura della Repubblica di Latina e dal Nipaf. Ma a dicembre scorso, la sentenza della Terza sezione penale della Corte di Cassazione di Roma ha ribaltato le carte in tavola. Accogliendo l’opposizione al dissequestro proposta dal pubblico ministero Giuseppe Miliano la Consulta si era vista costretta – suo malgrado – a dover ricordare a quel primo collegio di giudici del Tribunale del Riesame di Latina come già in passato la Suprema Corte aveva esplicitato a riguardo della modifica di destinazione d’uso la rilevanza ai fini dell’abuso edilizio. Perché la stessa poteva sostanziarsi anche mediante la realizzazione di sole opere interne, quali appunto la sola creazione di opere di trasformazione dell’immobile (Cassazione Sezione n.27713/2010); e che per di più quelle di Ventotene erano state realizzate in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico, motivo per cui s’integrava il requisito della concretezza e dell’attualità della misura cautelare sussistente proprio perché «l’offesa al territorio è destinata in tal modo a perdurare e consolidarsi (III Sezione Cassazione n.43880/2004)». Più di due mesi fa gli atti restituiti al Tribunale di Latina e ad un nuovo collegio giudicante del Riesame – composto dal presidente Lucia Aielli, ed a latere dai giudici Gabriella Nuzzi e Raffaella Cacioppi – ha fatto propri gli orientamenti assunti dalla Corte di Cassazione. Convalidato il sequestro della «casa rosa» dell’antiquario Antonio Pettini ed accolto l’operato del giudice per le indagini preliminari, Laura Campoli, cui nella prima fase era stato sottoposto, per la convalida, il decreto di sequestro preventivo richiesto dal pubblico ministero Giuseppe Miliano a seguito delle accurate indagini del Nucleo investigativo provinciale delle guardie forestali di Latina. La «Casa Rosa» era stata costruita scavando da un lato all’altro la montagna, l’antica grotta ipogea, così da permettere la sua necessaria areazione ed un bell’affaccio sul mare, mentre il vecchio magazzino rurale adiacente era stato ampliato, riuscendo a contabilizzare una superfice complessiva di circa 200 metri quadrati. L’antiquario romano oltre a difendersi da quelle che aveva ritenuto essere le infamanti accuse di essere un abusivo, l’ estate scorsa si era anche schernito della strumentalizzazione che era stata fatta circa l’operato di sua moglie, impiegata della Soprintendenza a contratto, alla quale proprio in quei giorni veniva affidato un incarico di prestigio sull’isola di Ventotene, quello di redigere il parere necessario al progetto per la futura realizzazione della stazione marittima.