Bufera sul Comune per la gestione del porto di Ventotene

Inviato alla Procura di Latina un esposto contro il Comune di Ventotene per il non affidamento di una gara di appalto regolarmente vinta da una ditta dell’isola. L’amministrazione comunale è al centro di una polemica che si strascica ormai da diversi mesi e che riguarda la concessione di un’area demaniale al porto nuovo. In particolare, la società Ivic, di proprietà di Francesco Coraggio, si è aggiudicata il bando di gara emesso dall’ente isolano, che prevedeva l’affidamento di un’area all’interno del porto nuovo per ben tre anni da destinare a servizi portuali ai turisti. Fin qui tutto regolare. Solo che il Comune di Ventotene ha sì affidato la gara alla società vincitrice ma ad oggi non ha ancora provveduto a stipulare il regolare contratto. Questo vuol dire che la Ivic non può esercitare il proprio lavoro pur essendo concessionaria dell’area di riferimento. Nel frattempo, alla società sono stati staccati acqua e luce, per cui gli operatori non possono fornire servizio ai turisti che giungono in porto con le proprie imbarcazioni. E non è finita: Francesco Coraggio racconta che sono stati apposti anche i sigilli all’ufficio da parte della Capitaneria di Porto. Diverse sono state le lettere inviate al palazzo comunale per cercare di risolvere la situazione ma sono rimaste tutte senza risposta. «Nel frattempo, continuano a proliferare situazioni di abusivismo diffuso sull’isola, mentre noi che abbiamo vinto una regolare gara dobbiamo essere considerati dei fuorilegge. La portualità di Ventotene è ridotta ai minimi termini, non si offrono servizi, i turisti vengono sempre meno. Si dovrebbe pensare ad un consorzio per il porto» – dichiara Coraggio, il quale però non si è arreso a far valere un suo diritto: quello di lavorare grazie al bando di gara vinto. Per questo si è rivolto all’associazione Libera e ha inviato l’intera documentazione sulla vicenda che lo vede protagonista in un esposto alla Procura della Repubblica di Latina, direttamente al sostituto procuratore Giuseppe Miliano. Ora è tutto in mano alla magistratura, che dovrà fare luce sull’intera vicenda e verificare se i diritti della società vincitrice del bando sono stati effettivamente lesi dal Comune.

Fonte: La Provincia, Il Faro

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Laziomar: nuove corse tra Ventotene e Formia?

Questa mattina, l’assessore regionale alle Politiche per la Mobilità e il Trasporto Pubblico Locale, Francesco Lollobrigida, insieme al presidente del consiglio d’amministrazione di Laziomar, Antonino Cataudella ed ai consiglieri d’amministrazione Marco Silvestroni e Maria Terenzi, ha incontrato i sindaci di Ponza e Ventotene, Pomeo Porzio e Giuseppe Assenso, per fare il punto sul trasporto marittimo. Durante la riunione, i sindaci hanno espresso soddisfazione per l’approccio con cui la Regione Lazio si è rivolta al territorio. Dall’incontro è emersa la volontà condivisa di provvedere all’integrazione del servizio attraverso 4 corse aggiuntive settimanali sulla linea Formia-Ventotene, e 7 corse aggiuntive settimanali sulla linea Formia-Ponza; agli uffici Laziomar spetta ora il compito di verificare la fattibilità tecnica del provvedimento: se dalla commissione tecnica arriverà il via libera, l’integrazione del servizio potrà avvenire già dalla prima settimana di agosto e fino al 18 settembre”. Così in una nota la Regione.

Fonte:  La Repubblica, H24Notizie, FerPress, AG Il Velino

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Premiata Santa Candida

Il Comune di Ventotene sarà premiato, giovedì prossimo dal ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, per la festa patronale di Santa Candida, riconosciuta dal ministero, tra le “manifestazioni della tradizione italiana che si sono maggiormente distinte, proprio per la capacità di mantenere vivo il folclore del territorio, pur rinnovando le rappresentazioni tradizionali, adeguandole al mutamento dei tempi e trasformandole in attrattori turistici”.
La cerimonia di premiazione, in programma presso lo Spazio Roma Eventi, rappresenta un grande riconoscimento per l’isola d’Europa, com’è ormai definita Ventotene e per la sua amministrazione che ha sempre incentivato l’organizzazione dei festeggiamenti di Santa Candida, che cadono il 20 settembre, poiché, come ha sottolineato il sindaco Assenso, «le sagre e le rievocazioni popolari rappresentano un importate momento per promuovere le storia e le tradizioni che caratterizzano in modo unico i nostri territori; si tratta quindi di un immenso patrimonio artistico, storico e culturale che può diventare un volano importante per l’economia turistica del nostro Paese».

Fonte: Il Tempo, Latina Oggi, La Provincia, H24Notizie, Corriere della Sera, Il Messaggero

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Ventotene: ennesimo caso di abusivismo edilizio

Una persona denunciata a Ventotene dai carabinieri in un’operazione di contrasto all’abusivismo edilizio. L’uomo è stato denunciato per aver realizzato un manufatto abusivo in una zona sottoposta a vincolo ambientale/paesaggistico. La struttura abitativa illegale è stata sequestrata.

Fonte: H24Notizie, Il Faro, La Provincia

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Ventotene: caos sulla gestione della sicurezza

Le reti di protezione sulla punta di Cala Nave dove sono ancora al lavoro gli operai-rocciatori

La sicurezza dei turisti sarà garantita da un satellite. Ventotene, prima tra le isole italiane, si doterà di un sistema di tele rilevamento del dissesto idrogeologico reso possibile dall’utilizzo di immagini satellitari sul tipo di quelle dei Landsat e di rilevamenti radar da satelliti, una tecnologia già sperimentata dal gruppo di Osservazioni della Terra del Dipartimento di Ingegneria Elettronica dell’Università «La Sapienza» di Roma. Sta per divenire operativo, infatti, il protocollo di intesa tra Comune di Ventotene e Consorzio Cinegeo, approvato il 23 giugno con una delibera di giunta.
«Il progetto di telerilevamento satellitare dei dissesti idrogeologici – spiega l’assesore Floriana Giancotti – è stato realizzato in collaborazione con l’università di Roma, che fa parte del consorzio con altri atenei. A giorni verrà firmata una convenzione apposita», per un progetto che – con il possibile sostegno del ministero dell’Ambiente e di Fondazione Telecom – dovrebbe impegnare investimenti per circa 500 mila euro. Ma non sono tutte rose e fiori. Mentre l’isola si prepara al «Ventotene Film Festival 2011» – dal 23 al 30 luglio, otto giorni di proiezioni ed eventi intorno al grande schermo di piazza Castello, seguite dai 5 concerti di VentoClassic in agosto – la questione del dissesto idrogeologico continua a dividere gli abitanti.

Il cartello che spiega i lavori di consolidamento in corso sulla falesia

RILIEVI DEI GEOLOGI – L’accordo per il telerilevamento del dissesto idrogeologico – che garantirà tranquillità a turisti e residenti – nasce da un’idea proposta da alcuni imprenditori che sull’isola hanno investito per decenni: è nato un consorzio ma, sottolineano i più critici, «qualcuno ha pensato bene di modificare il bando di intesa che doveva essere tra Università di Roma e Riserva naturale, mettendo al posto della riserva il Comune di Ventotene: per avvantaggiarsi della cosa e darla in pasto all’opinione pubblica come una conquista del sindaco». Dal Comune minimizzano e precisano: «E’ un problema che non esiste, è stato fatto perchè il sindaco è anche il presidente della Riserva».
Tutto questo mentre un centinaio di operatori aspettano i risultati di rilievi – affidati privatamente a geologi – che possano garantire la stabilità delle loro costruzioni: case, pensioni o alberghi che siano.
Sì perchè in base ad una misteriosa delibera – di cui non si trova traccia sul sito del Comune di Ventotene -, giorni fa una serie di ordinanze ha improvvidamente dichiarato inagibili 113 strutture dell’isola, sottoponendole a contestate ordinanze di sgombero.

La situazione attuale a Cala Rossano

GLI SGOMBERI CONTESTATI – Le ordinanze sono «un escamotage – accusa l’opposizione – per scaricare le responsabilità dell’amministrazione comunale sui singoli privati dopo l’approvazione del nuovo Piano di assetto idrogeologico regionale». Della delibera-fantasma non si trova traccia ma si trova, invece, un avviso del 26 giugno (protocollo 1919) sull’efficacia delle «Ordinanze contingibili ed urgenti di sgombero immediato da persone e cose con interdizione d’accesso su aree nel Comune di Ventotene». Ma perché tante ordinanze di sgombero? E quale è il rischio reale che correrebbero residenti e turisti? «In realtà, i tecnici regionali che hanno stilato la carta del rischio di Ventotene non hanno avuto né i mezzi economici né gli strumenti per effettuare indagini sul luogo – spiega l’ingegner Nicola Bosco, fino a pochi mesi fa consulente del Comune per il dissesto idrogeologico – quindi hanno applicato genericamente una normativa nazionale che dice che tutte le strutture entro i 30 metri dalla falesia sono a rischio».

UNA PERIZIA PUO’ FERMARE TUTTO – Da qui, dal Pai (Piano di Assetto Idrogeologico), l’obbligo per il Comune di Ventotene di chiedere ai proprietari di strutture ricadenti in quella fascia rossa di presentare perizie private. «Ma il rischio, in effetti, non è maggiore di quello di chi vive o va in vacanza in altre isole italiane», sottolinea Bosco. Ci si chiede, allora, perché arrivare alle ordinanze. «Perché il sindaco aveva già chiesto nel 2010 ai residenti interessati di mandare perizie per gli edifici entro i 30 metri dalla costa, ma nessuno aveva ottemperato».
Così, poche settimane fa, sono partite le ordinanze di sgombero. Per bloccarne l’esecutività, era sufficiente una lettera degli interessati che annunciavano di aver dato incarico a un tecnico autorizzato di stilare la perizia sulla stabilità. Quasi tutti lo hanno fatto: alcuni consulenti sono stati così solerti che le relazioni sono arrivate in Comune in una settimana-dieci giorni. «La verità – commenta un operatore dell’isola – è che dalla tragedia di Cala Rossano in poi c’è un insieme di enti che gioca a scaricarsi le responsabilità… dovesse mai esservi un altro crollo».

Transenne sopra Cala Rossano, nel 2010

LITE CON LEGAMBIENTE – A inizio luglio, una lite pubblica con i rappresentanti di Legambiente – che avevano assegnato all’isola la bandiera nera, non tanto per il mare quanto per i ritardi nei lavori di consolidamento della scogliera – aveva riportato su Ventotene il vento della crisi, quella crisi che aveva già pesantemente colpito la perla delle Pontine dopo la tragedia di Cala Rossano (primavera 2009) in cui persero la vita due studentesse romane, travolte dal crollo della falesia. Adesso l’isola – che vorrebbe firmare un armistizio con Legambiente – rivendica comunque il suo impegno per la sicurezza e l’accoglienza dei turisti.

OPERAI-ROCCIATORI – Certo, gli operai-rocciatori sono ancora al lavoro – nei cantieri aperti sulla punta di Cala Nave e vicino agli ormeggi delle vele nel porto nuovo – ma gran parte delle spiagge sono state messe in sicurezza, così come il Porto romano per tutta la sua estensione. Alle accuse di Legambiente risponde il sindaco: «L’area marina protetta non è abbandonata, e l’abusivismo edilizio si limita a poche tettoie – dice Giuseppe Assenso -. La denuncia di Legambiente fa riferimento a 15 abusi del 2009; i 12 che riguardavano minime infrazioni sono già stati sanati, mentre tre erano maggiorazioni di volumetrie che, su ordinanza del Comune, hanno abbattuto i privati stessi autori dell’abuso».

L'attuale strada scavata nel tufo del Porto romano a Ventotene

ABUSIVISMO EDILIZIO – Ma il sito Ventotenenews attacca il primo cittadino: dopo che la Regione Lazio ha emanato il nuovo Piano di Assetto Idrogeologico (Pai), «che classifica tutta la fascia costiera, fino a 150 metri dal mare, e molte altre aree ad elevato rischio di crollo», il notiziario web lamenta la mancanza di provvedimenti che – oltre alla messa in sicurezza delle falesie – possano dare agli operatori (affitacamere, pensioni, alberghi) la serenità di operare in piena sicurezza e rispetto delle normative. E sottolinea che, se il Pai ha «di fatto interdetto l’accesso anche ai siti archeologici, all’isolotto di S. Stefano e al nuovissimo museo della migrazione a strapiombo sul mare» (poi escluso con un cavillo dalle aree a rischio), «non ha scoraggiato l’abusivismo edilizio».

«E’ COME SUL VESUVIO, VENGA POLVERINI» – Intanto gli imprenditori di Ventotene chiedono a gran voce che il prefetto Vincenzo Santoro, commissario ai Fondi regionali per le emergenze idrogeologiche (circa 100 milioni di euro) «nomini un sub commissario che si occupi del caso Arcipelago Ponziano». La situazione è paradossale, fa notare il presidente dell’Associazione valorizzazione isole arcipelago ponziano (Aviap), Marcello Musella: «Se si dovessero applicare le ordinanze di sgombero legate al Pai, dovremmo evacuare il 60% dell’isola». E mentre i lavori di consolidamento delle scogliere proseguono (a fine luglio Cala Nave verrà completamente riaperta), c’è chi pensa a situazioni «come Stromboli, Vulcano o le pendici del Vesuvio: ben più a rischio di Ventotene. Ma quelle non le hanno fatte evacuare, no?».
«Quando uscì il Pai – ricorda Musella – avevano pensato di andare tutti a protestare sul molo di Formia con le nostre famiglie e un cartello: ‘Ora trovateci un’altra casa e un lavoro’, se davvero vogliono farci evacuare. Non è con una semplice relazione sul rischio che si risolvono i problemi dell’isola: ad ogni problema debbono corrispondere risposte concrete». Per questo, gli operatori si preparano a portare, a stagione turistica conclusa, le loro istanze in Regione: «Anzi, meglio ancora – invitano all’Aviap – perché la governatrice Polverini non viene fin d’ora a trovarci e a rendersi conto di persona dei problemi di Ventotene?».

Il faro di Ventotene

NO AL PROGETTO DEL TUNNEL – Quanto alle scogliere, l’opposizione all’attuale amministrazione comunale, forte delle accuse di Legambiente, ribadisce che la messa in sicurezza del 97% delle coste gravate dal dissesto idrogeologico deve essere prioritaria e che il sindaco dovrebbe «lasciar perdere l’assurdo e inutile progetto di un tunnel dal Porto Romano alla caserma della Finanza». Si punti invece, invita Legambiente stessa, «a valorizzare le esperienze innovative delle associazioni e dei giovani locali, che vogliono promuovere lo sviluppo di filiere di agricoltura biologica e pratiche di turismo sostenibile, vere chiavi di successo per il futuro dell’isola».

RILANCIO IN FORSE – A Ventotene, comunque, c’è voglia di rilancio. Una trentina di giovani sono impegnati in nuove attività, con un nuovo motto: «Siamo amici dei turisti, prima che negozianti o imprenditori». La stagione sta andando benino «non benissimo». Ancora non c’è il tutto esaurito (e siamo alla seconda metà di luglio) perchè la crisi economica taglia i budget delle famiglie e questa potrebbe essere un’isola ideale per le famiglie: lasci i figli liberi di girare e ti godi la tranquillità del borgo o di una gita in barca alla riserva marina, cercando di dimenticare le polemiche locali e le macchie che offuscano l’immagine di questa piccola isola dei sogni.

Fonte: Corriere della Sera, La Provincia

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68° anniversario dell’affondamento del Santa Lucia

Il 24 luglio 1943, a poche miglia di distanza dall’Isola di Ventotene, veniva silurato da un aereo inglese il piroscafo della S.P.A.N. “Santa Lucia” che nel giro di pochi attimi si inabissava. Delle circa cento persone che si trovavano a bordo, solo pochissimi si salvarono. Tra coloro che perirono in questa azione di guerra ci furono anche cinque finanzieri di cui uno del contingente di mare che prestava servizio presso la Scuola Nautica della Guardia di Finanza alla sede di Gaeta. Come per gli anni passati, il Comitato Famiglie Vittime del Piroscafo “Santa Lucia” intende onorare il ricordo delle persone decedute in quell’occasione con una cerimonia commemorativa che si terrà il prossimo 24 luglio nelle acque dell’isola di Ventotene.
ll presidente del predetto comitato, Mirella Romano ha inteso invitare il Comando Scuola Nautica della Guardia di Finanza di Gaeta a partecipare alla cerimonia. Mirella Romano è figlia del Finanziere di mare perito nel naufragio.
Per commemorare degnamente  le  vittime, la Scuola Nautica invierà sul posto due unità navali dipendenti (Nave Scuola Mazzei e Guardacoste Darida), a bordo delle quali vi sarà la presenza di una rappresentanza dei corsi Allievi Finanzieri e della Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia (A.N.F.I.), Sezione di Gaeta.
Alla manifestazione saranno presenti autorità religiose, civili e militari della provincia di Latina.
Al termine le unità navali si allontaneranno di poche centinaia di metri per commemorare i finanzieri De Rosa e Zoccola dei quali ricorre l’undicesimo anniversario della scomparsa. I due giovani militari caddero in servizio il 24 luglio 2000 nel corso dell’inseguimento di un gommone albanese che aveva poco prima scaricato sulla costa pugliese diverse decine di disperati. L’unità navale del Corpo B.S.O. 216 fu deliberatamente speronata nelle acque antistanti la grotta della Zinzulusa, nel Comune di Castro.

Fonte: H24Notizie, La Provincia, Golfo News

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Si torna a parlare di banda larga

“Accesso veloce a Internet anche nei territori rurali e nelle aree cosiddette svantaggiate del Lazio. Grazie a un Accordo di Programma stipulato dalla Regione Lazio e il Ministero dello Sviluppo Economico sarà attuato, entro il 2015, il potenziamento delle infrastrutture per la connettività a banda larga nelle aree rurali, con l’obiettivo di abbattere il divario digitale esistente, migliorare la competitività del sistema delle piccole imprese e lo sviluppo economico dei territori rurali”. – Lo ha reso noto Angela Birindelli, assessore alle Politiche agricole della Regione Lazio. “Programmare la produzione, vendere i prodotti on line, conoscere i prezzi sui mercati internazionali, tutto questo sarà presto possibile per gli agricoltori grazie alla nuova rete infrastrutturale. La dotazione finanziaria complessiva per realizzare il progetto – ha aggiunto l’assessore Birindelli – è di 5,6 milioni di euro, provenienti dall’attuazione di una specifica Misura del Programma di Sviluppo Rurale 2007 – 2013 (mis. 321) riguardante i servizi rivolti alla popolazione rurale per la realizzazione di reti tecnologiche di informazione e comunicazione”.
Gli interventi riguarderanno principalmente la realizzazione delle infrastrutture per la posatura della fibra ottica con l’obiettivo di giungere a una dotazione di servizi almeno fino a 20 Mbits, nonché di promuovere tecnologie alternative, laddove l’investimento nelle opere infrastrutturali risulti economicamente improponibile a causa delle difficili condizioni geomorfologiche e della scarsissima densità abitativa dei territori.
Il progetto d’intervento interesserà nello specifico le aree rurali che, sulla base di una mappatura effettuata sul territorio laziale, sono state definite “aree bianche”, vale a dire aree con servizi di banda larga assente o scarsamente diffusi (aree C), o aree a bassa connettività (aree D). Nel Lazio sono 52 in totale le aree rurali “bianche” di tipo C e D candidate a oggetto di intervento. Nella provincia di Latina ne sono state individuate tre, di cui 2 nell’isola di Ponza e 1 nell’isola di Ventotene.
Le infrastrutture realizzate, quali connessioni in fibra ottica, costruzione di torri radio, realizzazione di portanti radio a microonde ad alta capacità, saranno progettate e costruite in modo da poter essere successivamente offerte a tutti gli operatori di telecomunicazioni (sia fissi che mobili) a condizioni eque e non discriminatorie.
Oltre agli interventi del PSR sulle “aree bianche”, il Ministero per lo Sviluppo Economico sta completando la messa in opera di un elevato numero di centrali digitali sulle restanti aree territoriali, urbane e periurbane, grazie a fondi nazionali e comunitari. Il risultato della combinazione di questi interventi porterà alla disponibilità del servizio di banda larga sulla quasi totalità del territorio regionale.
“Un primato importante per la regione Lazio – ha sottolineato l’assessore Birindelli – per favorire una rapida ripresa economica, un passo che alcune regioni in Europa hanno già fatto con grandi risultati. La Regione deve aiutare tutti a trarre il massimo dalle tecnologie moderne. La banda larga è uno strumento indispensabile per le imprese nelle zone rurali, per mantenersi vitali e prosperare nella produzione e nel reddito degli agricoltori. La connettività sul territorio, oltre a favorire uno sviluppo economico più integrato, potrà contribuire anche a ridurre quell’isolamento fisico e geografico che grava sulle popolazioni residenti nelle aree più marginali e remote della regione”.

Fonte: Parvapolis, La Provincia

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Acqualatina a Ventotene: il sindaco minimizza, ma l’accordo resta

Giuseppe Assenso

“Sarei un sindaco che non fa l’interesse della comunità se facessi un accordo con Acqualatina. Ho subito pressioni negli anni passati e ora, con anche un referendum contrario, potrei mai valutare la privatizzazione dell’acqua?”. Così Giuseppe Assenso, sindaco di Ventotene, risponde alle polemiche che si sono scatenate nei giorni scorsi sull’isola in merito alla firma di un protocollo d’intesa tra Comune, Regione Lazio, Provincia di Latina e Acqualatina che alcuni hanno visto come un imminente passaggio alla privatizzazione del servizio idrico. “Non c’è nessuna privatizzazione in corso. Al momento non è stato deciso nulla – puntualizza Assenso -. C’è in cantiere soltanto la realizzazione di un dissalatore che, qualora ci venisse richiesto dalla Regione, che per la nostra isola e quella di Ponza spende otto milioni di euro l’anno in trasporto d’acqua, sarebbe già pronto. Il protocollo, che non è vincolante, è solo un’apertura a eventuali decisioni future e, tra l’altro, nel consiglio comunale del 5 luglio è passato con un solo voto contrario su undici consiglieri presenti”. Altri argomenti toccati nell’intervista il sistema idrico isolano, il sistema fognario e il ruolo del segretario comunale Carmine Caputo, in carica anche a Sperlonga.

Fonte: H24Notizie, Latina Oggi

Ascolta l’intervista di H24Notizie

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Un fiore per l’abolizione dell’ergastolo

Resoconto del viaggio al cimitero degli ergastolani nell’isola di S. Stefano (Ventotene)

Il 24 giugno siamo partiti in quattro verso l’isola di Ventotene. Oltre me, che portavo anche il sostegno all’iniziativa di Sensibili alle foglie, era presente Giuliano Capecchi dell’associazione Liberarsi, Rossella Biscotti (artista), Valentina Perniciaro (blogger: baruda.net). Giuliano era anche in sciopero della fame, in solidarietà con i reclusi di molte carceri italiane anch’essi in sciopero nei giorni tra il 24 ed il 26, in concomitanza con la giornata mondiale contro la tortura indetta dall’ONU. Uno sciopero per affermare che dentro la parola tortura vanno incluse: la condizione attuale delle carceri italiane, l’ergastolo ed il regime di isolamento detentivo del 41 bis.
Oltre me che ho trascorso circa 28 anni all’ergastolo, ognuno portava nel viaggio anche la sua esperienza di incontro con la reclusione a vita, una conoscenza, soprattutto per Giuliano e Valentina, segnata dal rapporto diretto con persone, attualmente o in passato, recluse all’ergastolo.
Lo scopo del viaggio: portare dei fiori sulle 47 tombe senza nome del cimitero degli ergastolani che si trova sull’isolotto di Santo Stefano, a pochi metri dal vecchio ergastolo, funzionante dal 1795 al 1965. Vedere e documentare un luogo emblematico per comprendere ciò che è l’ergastolo oggi, soprattutto l’ergastolo che riguarda oltre mille degli attuali 1500 ergastolani e che non prevede possibilità di uscita ma solo la morte in carcere. In questi giorni, nel carcere di Spoleto si è impiccato Nazareno, un uomo condannato all’ergastolo, da 22 anni in carcere, che si è messo una corda al collo due giorni dopo aver saputo che il suo ergastolo era di quelli che non prevedono la richiesta dei benefici penitenziari e che quindi sarebbe morto lentamente in carcere proprio come i reclusi di Santo Stefano.
Abbiamo portato in questo viaggio anche il sostegno di reclusi e recluse di oltre 50 carceri, e decine di persone libere che non si sono potute mettere in cammino ci hanno chiesto di deporre dei fiori anche per loro.
Erano stati informati del nostro arrivo sia il direttore dell’ente parco di Ventotene e Santo Stefano, che ha autorizzato di buon grado la visita ai luoghi del carcere, sia Salvatore dell’associazione che si occupa di guidare le persone nel vecchio carcere, in gran parte pericolante, e nei luoghi limitrofi, tra cui il cimitero. Quando siamo approdati a Ventotene il primo passo è stato recarci dalla fioraia per comperare delle piantine di gerani da interrare nei pressi delle tombe. La fioraia, incuriosita e sorpresa per questa nostra missione, ci ha raccontato che fino a qualche anno fa durante la festa della santa patrona dell’isola, alcuni ventotenesi, insieme al prete della parrocchia locale, si recavano a portare fiori e preghiere al cimitero degli ergastolani. Con in mano le piantine, attraversando la piazza, ci siamo fermati nella libreria dell’isola che si cura molto di documentare la storia e la vita dei reclusi che sono stati detenuti a Santo Stefano. Ci ha ricevuti anche il direttore dell’ente parco apprezzando la nostra attenzione per quel cimitero, invitandoci a ritornare ogni qual volta l’avessimo voluto, anche perché sembra esserci un attenzione sociale nell’isola alla valorizzazione storica e culturale di Santo Stefano, innanzitutto attraverso il recupero degli archivi del carcere.
Con Salvatore, la guida, abbiamo cercato una barca che ci trasbordasse sull’isolotto. Il barcaiolo ha apprezzato lo scopo non turistico del nostro viaggio, facendoci uno sconto sul costo della traversata. L’approdo non è facile e la salita verso il carcere faticosa, ci muoveva verso l’alto la narrazione di Salvatore, che ha cominciato a popolare di uomini e di eventi un luogo che all’apparenza si presenta solo come un sito di archeologia penitenziaria, ma che attraverso il suo racconto si vivifica e mostra una storia sociale ed istituzionale ancora drammaticamente attuale. Salvatore e la sua associazione hanno raccolto con molta cura una efficace documentazione. Una fotografia in particolare ha guidato il nostro immaginario nel cammino verso il cimitero: la foto ritrae il funerale di un ergastolano. Si vedono i reclusi, che hanno accompagnato in corteo funebre il loro compagno morto, fermi fra le croci bianche. Assistono alla tumulazione della bara. Una bara di legno che loro stessi hanno costruito nella falegnameria del carcere.
Come ha osservato Valentina: “Io non so dove morirò, non so dove come e chi parteciperà ai miei funerali. Non ho idea di come verrà riposto il mio corpo, di cosa verrà detto, di quale viale sarà percorso se ne sarà percorso uno. A loro bastava guardarsi intorno, bastava tenere gli occhi ben aperti per assistere al proprio funerale, per veder costruire una bara uguale identica a quella che poi sarebbe stata costruita per loro stessi”.
Abbiamo scelto due tombe per interrare le piantine di gerani e deposto fiori di campo sulle altre 45 tombe. Ma a chi stavamo offrendo un fiore? Per chi ho pregato? Sono solo 47 i corpi sepolti oppure, considerati i tre secoli di vita del carcere quel cimitero è anche da considerarsi come una fossa comune? Ma se prima c’erano delle croci bianche di pietra come si vedono nella foto d’epoca, forse c’erano anche dei nomi! Quante persone sono state sepolte lì e quali erano i loro nomi? La cancellazione del nome si presenta come l’atto più estremo di cancellazione della persona, che entra nella vita sociale proprio con la scelta che altri fanno di un nome per lei. Un condannato a morte nello stato del Texas dichiarò che la cosa più terribile per lui non era la sedia elettrica ma sapere che sarebbe stato sepolto in una tomba contrassegnata solo con il numero: il 924. Mentre scendiamo nuovamente verso l’approdo della “madonnina”, scambiamo insieme all’acqua da bere alcune prime impressioni che l’esperienza ci consegna: innanzitutto il modo che hanno le persone che abbiamo incontrato della comunità di Ventotene, di parlare dell’ergastolo. Un modo di parlarne che non mostrifica le persone che vi sono state recluse. Questa modalità culturale è importante da valorizzare, se si considera che la produzione del mostro è il primo passo per la condanna all’ergastolo, e che questa cultura non mostrificante, si esprime in una delle comunità che ha vissuto a stretto contatto con il più antico degli ergastoli. L’altra sensazione che tutti abbiamo è che lì sia importante tornare, non solo come un fatto rituale ma immaginando un lavoro che riesca a ridare i nomi alle persone sepolte. In un certo senso la pratica sociale  per l’abolizione dell’ergastolo è importante che sia  anche retroattiva, che operi perché nessun essere umano possa essere cancellato per sempre  dal consorzio umano, ieri, oggi e per il futuro.

Fonte: Urla dal Silenzio, Baruda.net

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Ventotene: come distruggere un paradiso

Basta poco a distruggere un piccolo paradiso come l’isola di Ventotene, uno dei più belli e piccoli comuni italiani. Basta metterci un sindaco ‘appassionato’ di appalti e grandi opere, una giunta comunale fatta di parenti, amici e amici degli amici, una popolazione in massima parte consenziente et voilà, il gioco è fatto! In men che non si dica si otterranno un tasso di abusivismo edilizio elevatissimo, lo scempio del territorio, l’approvazione di progetti urbanistici dissennati e devastanti come quello di scavare un tunnel sotterraneo per le auto, un turismo distruttivo e di massa, l’opposizione di tutte le associazioni ambientaliste e persino la cancellazione della volontà popolare nazionale, riuscendo a privatizzare l’acqua un mese dopo il referendum!

Fonte: Parvapolis, Il Fatto Quotidiano

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