Ventotene: di tutto di più

Nella mattinata del 14 Settembre 2011 il signor U. Stocchi, amico di vecchia data del sottoscritto, si è presentato presso l’Ufficio Tecnico del Comune di Ventotene. Scopo della visita era quello di ottenere delucidazioni sulla Delibera Comunale o di Giunta concernente l’eliminazione delle aree verdi da sempre presenti nella piazza Castello a Ventotene.
Due delle suddette aree, sono già state eliminate quest’anno, sostituite solo da lastroni di pietra e qualche sparuto albero. Le altre aree verranno eliminate appena conclusa la stagione estiva.
Infatti, non appena finita la festa di S. Candida, riprenderanno i lavori di scavo per l’eliminazione delle rimanenti aree verdi e la pavimentazione totale della piazza che, potrà così trasformarsi in “zona ristorazione” con gli ombrelloni ed i tavolini dei locali e dove i pochi anziani rimasti sull’Isola potranno sostare previo pagamento di un caffè.

Cambiando argomento, su di un cartello nei giardinetti della piazza si legge “vietato giocare a pallone ”. Un divieto che nessuno rispetta e nessuno fa rispettare, né Carabinieri, né Guardia di Finanza né i due Vigili urbani. Infatti, si gioca a pallone dalla mattina alla sera, e delle volte anche dopo la mezzanotte. Forse i ragazzi giocano a pallone qui perché il campo di calcio – quello vero- sito alle spalle della Caserma della Guardia di Finanza, è ormai adibito a discarica di materiale edile in attesa di diventare un parcheggio per le automobili che usciranno dal tunnel?

Ma cambiamo ancora argomento…
Il giorno 11.09.2011, un forte incendio ha devastato per tutta la notte le campagne nelle prossimità di Parata Grande. Le cause ancora da accertare. Va ricordato che in questa zona le terre si incendiano puntualmente ogni anno, molto spesso a settembre. Dieci giorni prima era toccato alla zona Fontanelle e qualche mese prima ad un campo di lenticchie. Sono tutte fatalità?
E come non ricordare l’incendio che ha devastato S. Stefano di qualche anno fa?
Gli incendi mettono a rischio sia la vita dei turisti ospiti, sia di tutti i volontari della Protezione Civile (questi ragazzi andrebbero premiati), che con i pochi mezzi a disposizione, cercano di spegnere l’incendio che si trovano davanti.
Anche per tutti questi motivi, quest’anno l’Isola di Ventotene si è meritata la bandiera nera.
Gli operatori turistici sono andati su tutte le furie contro Goletta Verde, Legambiente, WWF ecc ecc…e contro il sottoscritto.
Vorrei ricordare, come riportato nelle varie lettere apparse su Internet, che l’Isola di Ventotene è Riserva Marina e Terrestre. Voglio ricordarlo in quanto, qui non cambia niente, si progetta solo come far arrivare soldi……ma poi?

Per concludere, riguardo al primo caso sollevato l’U.T.C. ha risposto che non esiste nessuna Delibera Comunale, né di Giunta che prevede eliminazione delle aree verdi nel centro storico dell’Isola di Ventotene. Sarà vero?
Va ricordato che anche per altre aree nel centro storico, forse demaniali, come quella in via Roma e quella vicino la rampa per il porto verso il Pozzillo, sono stati stanziati soldi per cambiare il manto stradale. Fin qui va bene, ma è giusto eliminare un’area verde per un monumento che viene attualmente utilizzato come bidone della spazzatura, o rendere ad uso l’altra sempre se quest’ultima fosse effettivamente demanio dello stato.
E come dimenticare le aree messe sotto sequestro al porto nuovo e al campo sportivo?
Ed i “lavori” che da anni si stanno effettuando dalla spiaggia Calanave a tutto il canalone. Lavori edili? Bonifica? Si tolgono altre piante per far posto a cosa?

Cari Ventotenesi, non dovete prendervela con le associazioni che quest’anno vi hanno assegnato la bandiera nera e nemmeno con il sottoscritto.
Sappiate che molti Enti hanno stanziato milioni di Euro per migliorare il territorio di Ventotene ma nessun miglioramento si è visto.
Ci tengo a precisare che il sottoscritto si espone in prima persona perché non ha interessi, non faccio parte di quelle persone, tra le quali molte facenti parte dell’entourage del Sindaco, che vorrebbero che sia io ad accusare e denunciare chi dovrebbe controllare e non l’ho fa. Questo non l’ho farò mai.
Signor Sindaco, mi permetta, io la mia petrella la tiro…. ma non faccio come qualcuno del suo enturage, che poi nasconde la manella.

Ventotene, 16 settembre 2011

Antonio Flocco

Fonte: Associazione antimafia “A. Caponnetto”

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Fermate il tunnel sotto Ventotene

Un paradiso naturalistico e archeologico in miniatura, poco più di 1 chilometro quadrato e mezzo di estensione, in passato terra di confino per personaggi illustri, da Giulia, figlia di Augusto, ad Altiero Spinelli, passando per l’ex presidente della Repubblica Sandro Pertini. Ventotene, isola vulcanica dell’arcipelago pontino, nel Mar Tirreno, è tanto bella quanto delicata: solo un anno fa qui morirono tragicamente due ragazze per la frana di un costone di tufo. E ora, mentre ci si appresta a tornare alla vita di sempre dopo l’assalto estivo dei turisti, a tenere banco tra i 700 abitanti (e non solo) è la polemica per il progetto di un tunnel, lungo 259 metri, da scavare in parte proprio nella roccia tufacea, destinato a collegare il porto commerciale di Cala Rossano con il centro del paese. L’opera sarà realizzata mettendo in sicurezza l’area interessata, puntualizza il Comune, e mira a salvaguardare l’isola liberando finalmente dal traffico le aree del porto romano e del centro storico. Dura la risposta degli ambientalisti e delle associazioni di cittadini: è un’opera pericolosa, inutile e costosa dal punto di vista ambientale per un territorio che ha già pagato a caro prezzo le conseguenze dell’abusivismo, della cementificazione selvaggia e del dissesto idrogeologico.

L’opera, del valore di circa 5 milioni di euro, è stata oggetto di un bando pubblico pubblicato il 22 agosto scorso, dal quale si evince l’intenzione del Comune di “realizzare un nuovo collegamento al centro abitato dal porto nuovo evitando il transito veicolare attraverso le banchine del porto romano e le strade del borgo antico; il nuovo collegamento si articolerà interamente in galleria, di cui una parte da realizzarsi attraverso la perforazione di un tratto di costa classificato a rischio frana. Per questo tratto il progetto definitivo ed il successivo esecutivo da redigersi a cura dell’aggiudicatario dovranno prioritariamente dimostrare l’eliminazione del rischio”.

Parole che hanno sollevato più di una perplessità. Secondo gli esperti, infatti, i lavori di realizzazione renderanno ancora più fragile l’isola. “Il progetto accentua il problema delle frane. Nel capitolato di appalto si parla anche di perforazioni, micropali, diaframmi, cemento armato. Ma questo materiale non è compatibile con la roccia tufacea di cui è composta la costa di Ventotene”, spiega Riccardo Caniparoli, geologo esperto in Valutazione di impatto ambientale (Via) e dissesto idrogeologico. “L’utilizzo di cemento appesantisce il costone creando disequilibri strutturali e a lungo andare il distacco di masse di tufo. Per non parlare del fatto che la costruzione di una galleria provoca un cambiamento nella circolazione idrica sotterranea; si potrebbero così avere delle concentrazioni di acqua dove prima non c’erano, con danni sull’equilibrio idrogeologico”.

A preoccupare è anche l’aumento del traffico che il tunnel provocherebbe. “Con il passaggio dei mezzi pesanti aumenterebbero le vibrazioni e il rumore, con conseguenze sul già fragile ecosistema”, continua Caniparoli, che ritiene la strada scelta per lo sviluppo di Ventotene incompatibile con la natura stessa dell’isola. “Con questo progetto si rischia di ‘sovraccaricare’ un territorio che per sua struttura potrebbe ospitare solo un certo numero di persone e dovrebbe essere fruibile solo a piedi. Esistono alternative più ecologiche ed economiche, come l’uso dei mini taxi elettrici, teleferiche per il trasporto delle merci o dei turisti, cremagliere”.

Non solo. L’isola è una zona archeologica e di interesse scientifico per la sua origine vulcanica oltre che un’area di pregio naturalistico: è riserva naturale statale dal 1999, Zona a protezione speciale (Zps) e Sito di interesse comunitario (Sic). Per questo le associazioni ambientaliste chiedono l’immediato ritiro del bando. Dopo gli allarmi lanciati da Wwf e Legambiente, anche la Lipu Birdlife si è unica al coro dei no chiedendo al ministri dell’Ambiente e dei Beni Culturali di bocciare l’opera. “Ogni anno circa 5 miliardi di uccelli migratori, appartenenti ad oltre 200 specie diverse, attraversano il Mediterraneo a primavera e in autunno per spostarsi dai territori europei di nidificazione a quelli di svernamento in Africa, e viceversa. Nel loro viaggio si fermano proprio a Ventotene”, spiega Giorgia Gaibani, responsabile settore Iba (Important Bird Area) e Rete Natura 2000 della Lipu. “Per tutti i piccoli uccelli che sorvolano ampi bracci di mare aperto, come le rondini, le upupe, i piccoli luì e i variopinti gruccioni, il sistema delle piccole isole italiane costituisce una rete vitale di aree di sosta dove riposare e recuperare le forze. La qualità del territorio, la presenza di vegetazione selvatica e il grado di disturbo antropico sono aspetti fondamentali per la conservazione di questi straordinari viaggiatori”. Ma questi elementi, continua la Gaibani, sono oggi seriamente compromessi su Ventotene “a causa della sempre maggiore quantità di cemento che ogni anno viene utilizzata per opere abusive e non, per gli incendi devastanti, per i cantieri perenni e per una forma di turismo gestita in modo ben poco sostenibile, se si tiene conto che l’isola passa da 300 abitanti in inverno a oltre 5.000 nei mesi estivi”.

Fonte: Galileo

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Ventotene in cenere

Ventotene brucia. Ancora una volta ieri sera il fuoco si é mangiato un pezzo dell’oramai sparuta macchia mediterranea che ancora si ostina(va) a crescere su Ventotene.
Questa volta le fiamme hanno divorato Parata Grande azzannandone il promontorio per oltre 12 ore. Si tratta(va) di una delle aree più belle e suggestive della riserva naturale.
Ancora non si conoscono le cause del rogo, ma quel che è certo è che non è stato un incidente, né un caso, né, tantomeno, una fatalità. Il colpevole c’è, ed è noto.
La riserva di Ventotene è gestita direttamente dal Comune; il sindaco ricopre addirittura il ruolo di presidente dell’area protetta! Ma nonostante abbia ricevuto dal Ministero dell’Ambiente oltre 5 milioni di euro per la conservazione del territorio, ancora oggi su Ventotene non esiste uno straccio di piano antincendio, sebbene sia obbligatorio per legge.
La questione viene delegata interamente ai volontari della Protezione Civile che da anni cercano di metterci la cosiddetta pezza, evidentemente non sufficiente.
Quella degli incendi dolosi è una piaga antica e diffusa sull’isola, che non si è mai voluto affrontare in maniera seria, e che si aggiunge all’abusivismo edilizio e al continuo consumo di territorio. Il tutto su un fazzoletto di terra grande appena 1,2 km quadrati.
Appena una settimana fa è bruciata Fontanelle, dove a giugno il fuoco si era già mangiato altri ettari di campi e vegetazione selvatica, e ancora vivo è il ricordo dell’incendio che ha devastato l’isolotto di Santo Stefano un paio di anni fa, causato da una mongolfiera di carta lanciata con troppa superficialità.
Ecco perché non si può parlare di caso, di incidente, di disattenzione, di “fatalità”.
Per lo Stato italiano chi ha il potere e il dovere di prevenire un evento dannoso e non agisce – tra l’altro avendo avuto, come a Ventotene, ampia disponibilità di mezzi – è riconosciuto colpevole del danno provocato, e ne deve pagare le conseguenze di fronte alla legge.
Già, la legge, ma quale?

Fonte: TeleFree, Dimmidipiù, Parvapolis, H24Notizie, Radio Luna, Studio93 cronaca, Il Messaggero, Corriere della Sera, Latina Oggi, Latina 24Ore, La Provincia, Latina Oggi

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Ventotene in bilico tra ambientalismo ed ecomostri

La festa di S. Candida (Zanini)

In bilico tra conservazione ambientale ed ecomostri, Ventotene si appresta a celebrare la sua festa patronale – che il ministro Brambilla ha da poco insignito del premio sagre «cruelty free» – di Santa Candida (20 settembre) che rispetta l’ambiente e gli animali. E mentre mena vanto del suo sistema di raccolta differenziata dei rifiuti, riceve nuovi attacchi per il progetto di un tunnel stradale da scavare nei fianchi della fragile costa, sostenuto dalla maggioranza in consiglio comunale.
Una querelle che divide gli esperti e i turisti dal cuore verde, che qui vengono perchè l’isola è tranquilla, non sfrecciano motoscafi né moto d’acqua, si vive la natura da vicino, tra escursioni naturalistiche, birdwatching e gite subacquee nel parco marino. Piovono critiche di ogni genere sul progetto dell’amministrazione: quel tunnel dal porto romano sino al paese non piace. Circa 260 metri nel tufo friabile per un costo di 4,8 milioni di euro: l’opera è stata già oggetto di bando pubblico, pur nel riconoscimento del rischio crolli che potrebbe generare il cantiere stesso.

La grotta sfruttabile per la variante del tunnel

I TECNICI CONTRARI – «Il tunnel di 300 metri a Ventotene per favorire la circolazione di auto e camion e’ una scelta costosa, inutile allo scopo e dannosa per l’ambiente», sostiene il geologo Riccardo Caniparoli, esperto di dissesto idrogeologico, intervistato dal quotidiano ecologista Terra. «Una spesa di quasi 5 milioni di euro per costruire una galleria, pali, micropali e diaframmi in cemento armato. Con questa scelta il Comune di Ventotene dimostra di voler risolvere il problema frane con vecchie logiche di cementificazione del territorio».
Il tunnel – prosegue l’esperto – non sembra affatto l’opzione più idonea, «sia in termini di compatibilità strutturale delle opere previste con la tipologia delle rocce e dei terreni interessati e sia in termini di interazione tra le opere progettate e l’evoluzione della dinamica degli equilibri ambientali». Eppoi, insiste Canniparoli, «è assurdo oggi pensare di sviluppare una zona turistica che per struttura e vocazione dovrebbe essere fruibile tutta a piedi». Meglio sarebbe adottare «mini taxi elettrici o impianti su cremagliera o su cavi. Invece, si pensa sempre a favorire il trasporto su gomma».

Turisti nel porto romano (Zanini)

LA LIPU: TECNICI INDIPENDENTI – La Lipu-BirdLife , tramite il suo presidente nazionale Fulvio Mamone Capria, invoca l’intervento di tecnici di alto livello per monitorare l’isola. «Se questo progetto vuole essere la soluzione ai rischi di frana cui l’isola è soggetta – afferma il presidente Lipu – allora è necessario che qualche esperto indipendente dia un quadro più chiaro e garantito della situazione. Per questo abbiamo segnalato immediatamente il caso ai ministri dell’Ambiente e dei Beni culturali, chiedendo che vengano inviati tecnici di alto livello sul posto, per valutare quali danni possa causare il tunnel all’equilibrio idrogeologico dell’isola e soprattutto se non ci siano soluzioni alternative meno impattanti e rischiose».

Bambini osservano l'arrivo del traghetto sul molo del porto nuovo a Ventotene

«FOLLIA DEI POLITICI» – «L’idea di costruire un tunnel a Ventotene è una follia ambientale ed economica. Mi batterò affinché il relativo bando da 5 milioni di euro venga ritirato, se necessario anche coinvolgendo il Parlamento europeo», interviene l’eurodeputato Niccolò Rinaldi, capo delegazione dell’Idv. «Un nuovo asse viario non farebbe altro che portare più auto, camion e caos in un’isola che invece andrebbe valorizzata con l’utilizzo esclusivo di mezzi ecologici e tutelando al massimo il suo gia’ fragile equilibrio idrogeologico. talis ed Europa abbondano di esperienze di potenziamento della mobilita’ sostenibile a basso prezzo – conclude Rinaldi -. Chi e come ha stabilito che a Ventotene il tunnel è la migliore opzione possibile?».

Sara Panuccio

IL PADRE DI SARAQuando si parla di rischio frane, poi, il ricordo va a Sara Panuccio e Francesca Colonnello, le due studentesse romane vittime del crollo a Cala Rossano nell’Aprile del 2010. Bruno Panuccio, il genitore che si batte da quel terribile giorno per chiedere che venga fatta luce sulle eventuali responsabilità degli enti locali, affida al web le sue considerazioni sulla vicenda. Panuccio invita i ventotenesi alla protesta: «Mobilitatevi, organizzate manifestazioni di protesta pubblica, civile e visibile , metteteli alla corda. Lo so che non è facile – scrive il genitore su Facebook – ma credo sia l’ unica strada da percorrere per ottenere risultati tangibili e concreti, altrimenti faranno sempre orecchie da mercante e rigireranno le cose a loro piacere con argomentazioni ben esposte anche se totalmente fuorvianti. A parlare son bravi tutti, e mi ci metto anch’io, ma scendere in strada, metterci la faccia e lottare è molto più arduo. Se riuscirete in questo, la vittoria non sarà mia, ma vostra».

Fonte: Corriere della Sera

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Ventotene: scempio su scempio

C’è attesa, a Ventotene, per la decisione del tribunale di Latina che, nei prossimi giorni, dovrà esprimersi in merito al dissequestro della stazione marittima ed annessi servizi, in fase di costruzione sull’area della nuova banchina portuale.
La struttura, progettata e realizzata dal Comune, per un importo di 370 mila euro, fu infatti posta sotto sequestro, nel maggio scorso, da personale ispettivo della Capitaneria di porto di Gaeta, in quanto la pratica edificatoria era sprovvista del legittimo titolo di occupazione demaniale marittima, ricadendo il manufatto nell’area portuale. Ora che l’iter amministrativo dovrebbe essere sanato con l’arrivo del titolo concessorio, infuriano, però, le polemiche sulle reali dimensioni dell’immobile e sul grave impatto ambientale che andrà a determinare, alla luce di quanto contenuto nel verbale della Conferenza dei servizi svoltasi il 23 febbraio scorso, presso il Comune di Ventotene. Contrariamente alle previsioni iniziali, infatti, il progetto della stazione marittima, di cui è stato già realizzato il piano terra, prevederebbe la sopraelevazione di un altro piano, per ulteriori 300 metri quadri, da destinare ad uffici ed alloggi per la Guardia costiera. Stranamente, tale ipotesi, ha riscosso il parere favorevole dei vari enti interessati, “con o senza prescrizioni”, in barba a tutti i vincoli paesaggistici, architettonici ed archeologici, essendo, oltretutto, la costruzione adiacente al bimillenario porto romano che tutti, a parole, vorrebbero preservare.

Fonte: Il Tempo

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«La Procura indaghi su quello che c’è oltre il tunnel di Ventotene»

Antonino Caponnetto

La vicenda del tunnel da realizzare a Ventotene, una vera follia. Ma c’è chi parla di “cosa c’è oltre il tunnel”. Di cosa si tratta? Che ne dice la Procura di Latina?

Abbiamo letto con particolare attenzione sul portale Telefree la nota datata 9 settembre u.s. a proposito della decisione di realizzare un tunnel della lunghezza di 300 metri sull’isola di Ventotene.
Condividiamo appieno il giudizio espresso dall’autore di tale nota su tale opera definita una vera e propria idiozia.
La materia esula dalle competenze di un’associazione antimafia qual’è la nostra, competenze che sono tutte delle nostre consorelle ambientaliste, WWF e Legambiente
Nella nota citata, però, nella parte che pone il problema “cosa c’è oltre il tunnel”, si fa riferimento ad alcuni fatti ed alcune situazioni che, se veri, potrebbero configurarsi come veri e propri reati di natura penale.
Così stando le cose, chiediamo all’Autorità Giudiziaria di aprire un’inchiesta che chiarisca tutti gli aspetti della vicenda.

Fonte: Associazione nazionale antimafia “A. Caponnetto”

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Ventotene sconta i costi dello sviluppo “insostenibile”

“Anche questa stagione estiva stà arrivando a termine e come tutti gli anni le cose non sono cambiate: le quotidiane botte al porto per i motivi riguardanti gli ormeggi e la vendita dell’acqua ai natanti, le barche ormeggiate fino in terza fila, imbarcazioni piene di turisti che vengono trasportati in giro per l’Isola, in spiaggia l’affollamento di lettini vuoti, mentre la gente si ammassa in uno spazio libero, delimitato con ipotetiche linee in una piccolissima area”.

L’isola è Ventotene e la pubblica denuncia arriva da Antonio Flocco, coordinatore della Rete dei Valori sull’isola. E non è solo questione di ormeggi e giri in barca: “Ci sono il mare pieno di meduse, roccioni di costa che si staccano dalla parete, la piazza principale orfana di due giardinetti, ma affollata di tavolini, di musica e di odori sgradevoli proveniente dalle fognature, locali pieni di ragazzi che lavorano senza assunzione e che dopo il lavoro ridendo e scherzando come se fosse mezzogiorno, rompono le scatole durante la notte sotto le finestre dove dorme o riposa la gente, risse usando i cocci di bottiglia e di bicchiere per attaccare chi capita a tiro, spedizioni punitive verso ragazzi che trascorrono altrove le serate in musica”.

Senza dimenticare il capitolo dell’abusivismo: “Ci sono persone che durante la notte piazzano tettoie in mezzo alle loro terre, ampliano le loro abitazioni, dividono i loro appartamenti senza autorizzazione”. Una situazione sconcertante secondo l’esponente della Rete dei Valori e che meriterebbe maggiori controlli in ogni ambito descritto. A cominciare proprio dagli ormeggi, passando per la verifica degli standard di sicurezza sulle imbarcazioni adibite al trasporto turisti, arrivando ai controlli fiscali su locali e stabilimenti balneari.

Senza dimenticare di citare la recente approvazione del tunnel che bucherà l’isola: “Trecento metri di scavo nella roccia per evitare che le macchine passino nel porto vecchio. Ma l’Isola di Ventotene non era ad emissioni “zero”? E poi, se nessuno lo vuole, perché non si formano comitati di raccolta firme per evitare l’inizio dei lavori? A cosa servono le macchine sull’isola, visto che ci sono pure i divieti di circolazione? Che però nessuno rispetta”.

Fonte: H24Notizie, Latina Oggi

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Interrogazione parlamentare sui soldi per la sicurezza a Ventotene

E’ stata presentata dall’on. Elisabetta Zamparutti del Pd, un’ interrogazione parlamentare diretta al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per richiedere ‘Se le risorse destinate alla messa in sicurezza di Ventotene risultino adeguate; e quale uso sia stato fatto dei sei milioni di euro per la messa in sicurezza dell’isola’, in seguito al secondo infausto episodio verificatosi nella zona delle Fontanelle; un crollo di un costone di roccia di circa 25 tonnellate che, nonostante l’isola fosse piena di turisti, non ha causato vittime come, purtroppo è successo il 20 Aprile dello scorso anno.

Fonte: Agenzia Parlamentare, La Provincia, Dimmidipiù

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Ventotene: cosa c’è oltre il tunnel?

Affermare che il tunnel di 300 metri da scavare al centro della minuscola isola di Ventotene sia un opera necessaria, ecocompatibile e l’unica soluzione possibile per risolvere il problema del traffico sull’isola non solo è una palese idiozia, ma anche un’offesa all’intelligenza di qualunque cittadino mediamente informato di questo Paese.

I veri motivi che stanno dietro l’incredibile ostinazione del sindaco Assenso e di quasi tutti i consiglieri comunali, compresi molti dell’opposizione, nel portare avanti quello che tutti condannano come un’ecomostro inutile e dannoso, oltreché costosissimo, devono per forza essere altri.

Certo è una coincidenza, ma proprio sopra al tracciato dell’ipotetica galleria sorge una baracca oggi impropriamente adibita ad abitazione che affaccia sul millenario Porto Romano e che, se i lavori del tunnel partiranno, il Comune dovrà molto probabilmente abbattere per ricostruire a sue spese, a questo punto mettendola a norma. E non sarebbe la prima volta che ciò avviene. Nel 2007, a seguito di una frana causata, pare, dagli interventi abusivi operati su una terrazza della stessa proprietà dove sorge la baracca, è stato necessario rifare l’intera terrazza, a spese del Comune. L’area appartiene al cognato di una consigliera di maggioranza nonché assessore alla cultura del sindaco, moglie di un ex sostituto procuratore di Latina che lavorava con il famoso e potente procuratore capo del capoluogo pontino Giuseppe Mancini.

Un’altra coincidenza sta nel fatto che sulla carta il tunnel dovrebbe sbucare proprio nel luogo dove si è deciso di costruire il famoso dissalatore che dovrebbe finalmente risolvere il problema dell’approvvigionamento idrico per tutta l’isola . L’opera, che evidentemente gioverebbe di una strada che la collega direttamente al porto, costerà milioni di euro già stanziati dalla Provincia, ma sarà poi gestita dalla famigerata società Acqualatina, come stabilito da un preciso accordo di programma approvato lo scorso luglio dall’intero consiglio comunale (tranne uno), pochi giorni prima della ratifica ufficiale dei risultati del referendum di giugno che avrebbe impedito per sempre simili accordi.

E ancora una curiosa coincidenza risiede nel constatare che il bando di gara comunale per i lavori del megatunnel propone di realizzare, oltre alla galleria, anche pali, micropali e diaframmi in cemento armato. Tutte opere che si possono realizzare soltanto con trivelle speciali, come quella che appartiene alla principale ditta edile dell’isola, che in pochi anni è diventata ricca con tutti i lavori di ‘stabilizzazione e messa in sicurezza’ affidatigli direttamente dall’amministrazione comunale attraverso l’escamotage della “somma urgenza”, ovvero senza gara e in deroga ai pareri ambientali e paesaggistici.

Coincidenze, certamente solo coincidenze, ben note sull’isola e più volte apparse sui giornali, su internet o comunicate direttamente agli organi di tutela e controllo.

Ma se una coincidenza da sola rimane tale, due coincidenze spesso fanno un indizio, mentre tre quasi sempre costituiscono una prova.

Fonte: TeleFree, Facebook

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Ancora sul tunnel della discordia

Un tunnel lungo circa 260 metri al costo di  4,8  milioni di euro. E’ questa la grande opera prevista nell’isola vulcanica di Ventotene, piccolo paradiso naturale facente parte dell’arcipelago pontino.
Un’opera che però sta dando molto da discutere. Contrarie le associazioni ambientaliste Legamebiente e Wwf, secondo i quali i lavori deturperebbero la bellezza del paesaggio e aggiungerebbero cemento all’isola. Un tunnel dall’impatto ambientale pesante per una zona importante dal punto di vista ecologico anche, strettamente vincolata a livello nazionale e comunitario come Zona di Protezione Speciale, è un luogo tra i più importanti d’Europa per la migrazione degli uccelli e una riserva marina di primo piano.
“Nel nostro Paese assistiamo a troppi interventi di trasformazione del territorio senza che siano valutate alternative sostenibili come, ad esempio, l’utilizzo di ingegnerie naturalistiche. Allora ci chiediamo: lo sviluppo di un luogo prezioso come Ventotene deve essere legato alle colate di cemento armato o è arrivata l’ora di immaginarsi, finalmente, una gestione e persino una promozione turistica di alta qualità e in chiave moderna ed ecologista? Con i cinque milioni di euro previsti per il tunnel si possono realizzare alternative serie, basta solo volerlo” ha dichiarato il presidente della Lipu-BirdLife Italia Fulvio Mamone Capria.
“L’isola ha bisogno di altro: di un depuratore funzionante, di fogne efficienti, di un nuovo arredo urbano, della ripavimentazione del centro storico (ndr. per ora ci si è limitati a parte della piazza del Comune), di completare la messa in sicurezza delle calette, di montare il dissalatore e varare un progetto per le energie alternative. Il tunnel è soltanto un esempio di come bruciare denaro pubblico” dichiarano invece i cittadini.
Mentre Geppino Assenso, sindaco della città, riporta l’attenzione sui benefici che invece il tunnel apporterebbe alla zona, la quale potrebbe così godere di una banchina e di un centro storico pedonale.
“Il tunnel di 300 metri a Ventotene per favorire la circolazione di auto e camion e’ una scelta costosa, inutile allo scopo e dannosa per l’ambiente”. Sostiene invece il geologo Riccardo Caniparoli, esperto di dissesto idrogeologico, “il bando per i lavori, appena pubblicato – osserva l’esperto -, prevede una spesa di quasi 5 milioni di euro per costruire una galleria, pali, micropali e diaframmi in cemento armato. Con questa scelta il Comune di Ventotene dimostra di voler risolvere il problema frane con vecchie logiche di cementificazione del territorio”. “Il tunnel – prosegue – non sembra affatto l’opzione più idonea, sia in termini di compatibilità strutturale delle opere previste con la tipologia delle rocce e dei terreni interessati e sia in termini di interazione tra le opere progettate e l’evoluzione della dinamica degli equilibri ambientali. E’ assurdo oggi pensare di sviluppare una zona turistica che per struttura e vocazione dovrebbe essere fruibile tutta a piedi o con mini taxi elettrici o con impianti su cremagliera o su cavi. E invece – conclude Caniparoli – si pensa sempre a favorire il trasporto su gomma”.

Fonte: Periti.info

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