I pesci di Ventotene non hanno più paura dell’uomo

cernia

Non hanno più paura, ed escono allo scoperto. Sono i pesci dell’area marina di Ventotene, riserva protetta dal 1997. Mentre prima trovare una cernia era un evento raro, oggi, in una singola immersione, un sub può incontrarne anche una decina, tutte insieme. La notizia arriva dagli esperti del gruppo di Ecologia marina dell’Università La Sapienza di Roma, che hanno effettuato un monitoraggio visivo facendo diverse immersioni ripetute nel tempo e seguendo gli stessi percorsi, a varie profondità, fra i 10 e i 40 metri. Dopo l’istituzione dell’area protetta, «per un periodo di tre, quattro anni – racconta il professor Giandomenico Ardizzone – non si è osservato nulla di particolare. Poi hanno cominciato ad arrivare pesci in quantità, come cernie, ricciole, saraghi, corvine, che sapevamo presenti nella zona, ma in una misura ridotta». Il punto è che il grande ritorno dei pesci è legato probabilmente al fatto che tanti animali non si sono più nascosti e sono usciti allo scoperto. «Il caso di Ventotene – spiega l’esperto – dimostra un aumento di pesci in un lasso di tempo troppo breve per poter essere spiegato con i tempi biologici di ripopolamento». Il che significa che hanno capito di non temere pericoli dall’uomo e sono diventati più “amichevoli”. «Non solo la cernia, in genere timida e paurosa, ma tanti altri pesci – conclude Ardizzone – hanno ripopolato il fondale, che prima era un deserto».

Fonte: Il Messaggero

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Isola senza un pontile

Il pontile sequestrato

Sigilli all’ormeggio di Modesto Sportiello. Chiesto subito il dissequestro

E’ stato subito chiesto il dissequestro del pontile di Ventotene, a cui sono stati messi i sigilli giovedì nel tardo pomeriggio. I carabinieri l’altro ieri si sono mossi su disposizione della Procura di Latina che ha emesso un’ordinanza di sequestro preventivo della struttura di Modesto Sportiello. Un provvedimento nato da presunte violazioni in materia ambientali e demaniale. A quanto pare ci sarebbero delle irregolarità sulla nuova disposizione del pontile. L’ormeggio, infatti, nel mese di giugno è stato spostato dallo specchio acqueo dove si trovava, a seguito di un’ordinanza firmata dal sindaco Giuseppe Assenso per il rischio crollo del costone, sotto il quale, appunto, la struttura si trovava posizionata. E forse, in questo spostamento, sarebbe stata commessa qualche violazione. Pare, infatti, che alla passerella sia stato aggiunto qualche posto barca in più. Quando i militari sono giunti giovedì sera sul pontile si trovavano una quindicina di natanti, che hanno dovuto lasciare la struttura in cerca di un altro approdo. Qualcuno è stato costretto addirittura a raggiungere Ponza. Un duro colpo per l’economia dell’isola, visto che l’attività di Sportiello è l’unica capace di ospitare le barche dei turisti ed il sequestro è avvenuto nel mezzo della stagione estiva. Intanto, già nella mattinata di ieri il legale del titolare dell’attività, l’avvocato Luca Scipione ha presentato richiesta di dissequestro, ritenendo che sia stato commesso un errore nelle more della rimozione. Secondo il difensore, infatti, il nuovo pontile – oggetto appunto di sequestro – è stato posizionato rispettando la concessione demaniale e non ci sarebbe alcuna irregolarità. Tra l’altro il pontile in questione è stato già diversi anni fa oggetto di un intervento della Magistratura, ma in poco tempo la vicenda si concluse positivamente.

Fonte: Latina Oggi

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Abusivismo a Ventotene: Dopo i sequestri delle discariche il Wwf attacca: «Troppi scempi»

Ventotene deturpata da numerosi scempi ambientali. L’operazione dei carabinieri di Roma che hanno sequestrato due discariche abusive sull’isola pontina ha provocato la reazione del WWF che ha diffuso un appello affinché continui l’azione delle forze dell’ordine contro i reati ambientali. «A seguito dei sequestri del “Noe” di Roma – spiegano gli ecologisti – operati nell’isola di Ventotene dei siti ospitanti discariche abusive, nonché di alcune opere edili presumibilmente realizzate abusivamente in area soggetta a vincolo paesaggistico e senza aver ottemperato alla diffida con la quale si ordinava di procedere al ripristino dello stato dei luoghi, il WWF Lazio plaude all’operato dei nucleo investigativo ed intende chiedere agli inquirenti di allargare le indagini, denunciando così la gravissima situazione ambientale in cui versa, ormai da tempo, la piccola ma preziosa isola di Ventotene, grande appena 1,3 Kmq eppure teatro di scempi ambientali di ogni tipo». Vanessa Ranieri, presidente del WWF Lazio, anticipa alcuni dati che saranno contenuti in un dossier interamente dedicato all’isola. «Da mesi stiamo raccogliendo tutte le notizie e le informazioni che potrebbero essere sicuramente oggetto di un vero e proprio dossier sull’argomento. Il tasso di abusivismo edilizio sull’isola è inaccettabile (due case su tre non risulterebbero accatastate) e la maggior parte dei lavori edili anche pubblici non avrebbe i necessari pareri di tipo ambientale necessari all’interno di una Riserva Naturale Statale, Area Marina Protetta, Sito di Interesse Comunitario (SIC) e in una Zona di Protezione Speciale (ZPS)». Gli abusi sono ovviamente di diversa entità e gravità, in alcuni casi si tratta di piccoli ampliamenti, in altri di ben più gravi costruzioni e alterazioni delle strutture esistenti. «Sembra ormai che a Ventotene si costruisca ovunque – aggiungono i responsabili del WWF – persino nelle vecchie cisterne borboniche, nell’antico Porto Romano e nel cuore della zona A della Riserva Naturale, a Punta dell’Arco».

Fonte: Il Messaggero

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Ventotene: dove regnano l’abusivismo e il disprezzo per l’ambiente

Il WWF e il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri insieme per far luce sugli scempi degli ultimi anni.

A seguito del comunicato dei Noe di Roma, emanato ieri con cui si rendevano noti i sequestri, operati nell’isola di Ventotene, dei siti ospitanti discariche abusive, nonché di alcune opere edili presumibilmente realizzate abusivamente in area soggetta a vincolo paesaggistico e senza aver ottemperato alla diffida con la quale si ordinava di procedere al ripristino dello stato dei luoghi, il WWF Lazio plaude all’operato dei nucleo investigativo ed intende chiedere agli inquirenti di allargare le indagini, denunciando così la gravissima situazione ambientale in cui versa, ormai da tempo, la piccola ma preziosa isola di Ventotene, grande appena 1,3 Kmq eppure teatro di scempi ambientali di ogni tipo.
“Da mesi stiamo raccogliendo tutte le notizie e le informazioni -dichiara Vanessa Ranieri Presidente WWF Lazio -che potrebbero essere sicuramente oggetto di un vero e proprio dossier sull’argomento. Il tasso di abusivismo edilizio sull’isola è inaccettabile (2 case su 3 non risulterebbero accatastate) e la maggior parte dei lavori edili anche pubblici non avrebbe i necessari pareri di tipo ambientale necessari all’interno di una Riserva Naturale Statale, oltrerchè Area Marina Protetta, Sito di Interesse Comunitario (SIC) e in una Zona di Protezione Speciale (ZPS)”
Sembra ormai che a Ventotene si costruisca ovunque, persino nelle vecchie cisterne borboniche, nell’antico Porto Romano e nel cuore della zona A della Riserva Naturale, a Punta dell’Arco.

Fonte: TeleFree

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Sequestrate due discariche abusive scatta la denuncia per tre imprenditori

I carabinieri stanno setacciando l’isola da diversi giorni. Scoperti lavori non autorizzati in zone a vincolo paesaggistico

Due discariche abusive sono state sequestrate dai carabinieri del nucleo operativo ecologico, arrivati da Roma per una serie di controlli sull’isola di Ventotene. I militari hanno denunciato in stato di libertà l’amministratore unico di un’impresa edile. Sottoposte a sequestro due aree, entrambe di circa 600 metri quadrati. Su una erano stati depositati alcuni rifiuti speciali non pericolosi, mentre l’altra è stata adibita a discarica abusiva. Il valore totale del sequestro è stimato dai militari in circa un milione di euro. I carabinieri del “Noe” sono al lavoro da diversi giorni sull’isola. I controlli hanno interessato diverse zone, tra le quali l’area nei pressi del campo sportivo dove sono in corso i lavori per la realizzazione di un centro polivalente. Secondo il progetto quest’area sarà utilizzata per diversi scopi ospitando, tra l’altro, anche un piccolo teatro e una sala riunioni. Ma nel corso dei lavori sono stati gettati alcuni scarti edili in un’area adiacente, poi utilizzata anche da altre persone per abbandonare rifiuti di vario genere. Insomma una situazione di degrado diffuso che ha spinto i militari ad effettuare accertamenti e successivi sequestri. A seguito di controlli sul rispetto della normativa urbanistico-edilizia, sono stati denunciati in stato di libertà anche gli amministratori di tre società che gestiscono altrettanti alberghi e ristoranti. Per loro l’accusa è di aver realizzato alcune opere edili abusive in area soggetta a vincolo paesaggistico e non aver osservato la diffida con la quale si ordinava di procedere al ripristino dello stato dei luoghi. Ventotene non è certo nuova a fenomeni di abusivismo, in alcuni casi di grave entità. Un paio di anni fa il “Nipaf” della Forestale, sbarcato sull’isola per tre giorni di controlli a tappeto, denunciò a piede libero cinque persone tra le quali anche l’ex responsabile dell’ufficio tecnico del Comune. In località Punta dell’Ara e Isola Gialla furono trovate piattaforme in cemento armato e prefabbricati in fase di sistemazione. Alla Procura fu lanciato un appello direttamente dal sindaco dell’isola che invocava controlli più severi per la salvaguardia del gioiello pontino.

Fonte: Il Messaggero

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Ventotene, ma che bella figura!

La prestigiosa rivista National Geographic denuncia a tutto il mondo il gravissimo dissesto ambientale dovuto all’amministrazione Assenso.

FRAGILI PONTINE

Le perle del Golfo di Gaeta continuano a sfaldarsi e i controlli per proteggere il territorio non sono sufficienti.

di Marco Merola

Benvenuti nel paradiso degli orchi. Ci scuserà Daniel Pennac, creatore della saga di Malaussène, ma non c’è una immagine più diretta e calzante per raccontare quel che sono oggi Ventotene e Ponza, perle del golfo di Gaeta, ostaggio dell’incuria degli uomini. Entrambe sono isole di natura vulcanica, come Ischia e Procida. Ponza vanta un’attività eruttiva leggermente più antica, circa quattro milioni di anni, che l’ha resa un sito chiave nell’ eterno urto tra le due placche continentali, quella italiana e quella tirrenica, di cui rappresenta la cerniera.

A Ventotene, dopo il crollo di un costone di tufo che il 20 aprile scorso è costato la vita a due ragazze, alla fine di giugno era ancora possibile accedere alle zone pericolose, senza alcun controllo. E a Cala Rossano spiccava un cartello con il divieto di accesso ai cani, ma nulla per segnalare l’eventuale pericolo per gli umani nel tratto di mare sottostante i costoni a rischio di crollo di massi rocciosi. L’isola è la parte affiorante di uno stratovulcano sottomarino che, secondo gli esperti, potrebbe avere una base di 300 chilometri quadrati. Tra 1,7 e 1 milione di anni fa la grande quantità di lava fuoriuscita accrebbe le pareti della bocca magmatica centrale fino a creare una formazione rocciosa emersa. l greci la chiamarono Pandoteira, dispensatrice di ogni cosa. Divenne poi, profeticamente, la terra in balìa dei venti (e degli eventi … ), che l’uomo avrebbe colonizzato in grande stile. Uno stile ormai insostenibile.

Le isole dell’arcipelago pontino, purtroppo, non han no smesso di soffrire. Il burrascoso passato geologico che ne ha mutato continuamente il volto è stato poca cosa a confronto degli sconvolgimenti causati dalla modernità e dal turismo. Sono nate strade asfaltate che hanno impedito il drenaggio delle acque piovane, più abbondanti che in passato. Il transito dei mezzi ha provocato sussulti al loro cuore tufaceo, abituato al massimo al passaggio dei carretti di campagna. Altri stravolgimenti nel piccolo arcipelago potrebbero arrivare in tempi brevi: con il probabile passaggio dal demanio agli enti locali, infatti, l’ex carcere di Santo Stefano, l’isolotto pieno di storia che fronteggia Ventotene, potrebbe essere venduto e diventare un albergo.

A tutto questo si aggiunga l’azione lenta e inesorabile dei venti e del moto ondoso, che nell’ultimo secolo e mezzo hanno mangiato 40 mila metri quadrati di Ventotene (cioè quasi il quattro per cento della superficie dell’isola) e causato un mare di guai anche a Ponza. Come? Rimodellando continuamente le coste e scavandole pericolosamente alla base. Un fenomeno noto come sgrottamento. Il risultato è che le due sorelle pontine si stanno sbriciolando. Lo annunciano senza mezzi termini gli innumerevoli studi condotti da esperti ed enti di ricerca negli anni scorsi e lo si può vedere a occhio nudo. Basta circumnavigarle in gommone per capire che stanno lottando per la sopravvivenza, e che devono essere aiutate. Valerio Bartoli, uno degli istruttori del Circolo Velico di Ventotene, ci mostra la zona di Paratella, sfregiata da sbancamenti di roccia realizzati in epoca borbonica. E poi Moggio di Terra e Cala Battaglia, dove sono evidenti i segni di crollo recente della falesia (la parete costiera composta di tufo e basalto). Sarebbe interessante avvicinarsi. Non si può, per effetto dell’ordinanza che impedisce la navigazione entro i 50 metri dalla costa. Nella maggior parte dei casi le frane non coinvolgono cose o persone. Ma qualche volta succede.

A Punta dell’Arco una turista è rimasta ferita da un sasso, era il 2009. Lo scorso 20 aprile, invece, la morte di due ragazze quattordicenni in gita scolastica: Sara Panuccio e Francesca Colonnello sono state travolte dal crollo della parete tufacea a Cala Rossano. Idem a Ponza. Un operaio precipitò dalla parete che stava mettendo in sicurezza nel 1997 , e una turista è stata seppellita da un crollo nel 2001. Entrambi gli episodi hanno avuto come scenario l’angolo più amato dell’isola, la spiaggia di Chiaia di Luna, tutt’oggi chiusa al pubblico.

«Lo stato delle coste spesso non viene né monitorato né preso sul serio dagli amministratori locali», denuncia Sergio Chiesa, dirigente di ricerca dell’Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali del CNR. «Nel 1991, con il mio istituto abbiamo partecipato a uno studio del Gruppo Nazionale di Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche per verificare lo stato di stabilità dei versanti delle aree a vulcanismo recente. È vero che rispetto a Ischia, Stromboli, Procida o la stessa Ponza, Ventotene presentava un livello di rischio più basso, ma noi abbiamo segnalato alle autorità competenti che avrebbero dovuto procedere a rilevamenti periodici, soprattutto dei bordi delle falesie e in particolar modo in quelle aree dove accedono i bagnanti».

Cosa avevano visto gli studiosi? Solo qualche fessura, pare. Niente di preoccupante … vent’anni fa. Ma raccomandavano dei riscontri perlomeno quinquennali, che non sono mai stati fatti. Del resto anche il PAI, Piano di assetto idrogeologico regionale, che viene rinnovato ogni anno, aveva sempre dato per sicura la spiaggia di Cala Rossano. «Quando abbiamo saputo dove era capitata la sciagura siamo saltati tutti dalla sedia», ricorda l’ingegnere Nicola Bosco, membro della commissione di studio che il Comune di Ventotene ha creato per individuare le criticità dell’isola. In quella zona non se l’aspettava nessuno». Eppure i ventotenesi sono coscienti di camminare su una terra delicata, che andrebbe trattata con i guanti. Alcuni anziani seduti al bar ci confessano che quando erano bambini l’unica raccomandazione che arrivava regolarmente dai genitori era di «non stare troppo sotto alla parete». E qualcuno bofonchia che «prevenire disastri non porta consensi elettorali». Rispetto a Ventotene, Ponza ha anche qualche problema in più. Una pesante urbanizzazione, talvolta abusiva, e la gestione disattenta dei rifiuti che, tra l’altro, le sottrae posizioni nella classifica delle migliori località turistiche italiane. L’ultimo caso riguarda una discarica avvistata dai cittadini proprio nella zona di Chiaia di Luna. A che livelli può spingersi l’italico masochismo …

Sul fronte della messa in sicurezza delle pareti costiere si muove qualcosa, e molto lentamente. Ponza ha avviato qualche programma “spot” sull’isola, come quello in zona Belvedere. A Ventotene poco da segnalare, almeno fino al giorno della tragedia. Tra il 2004 e il 2009, Cala Rossano è stata oggetto di estemporanei interventi di pulitura e limatura delle rocce più sporgenti ma, nonostante gli allarmi lanciati dai geologi, nel maggio 2009 il tratto di spiaggia su cui si è verificato il crollo era ancora aperto al pubblico. Parola di YouTube. In un filmato dal titolo Skizzo – in Spiaggia a Ventotene, un ragazzo compie delle acrobazie proprio davanti alla falesia maledetta. Lo ha scoperto il professor Franco Ortolani del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università Federico Il di Napoli, ingaggiato come consulente di parte dalla famiglia Panuccio. Una zoomata nello schermo e tutto è ancora più chiaro: «Vede lo stato della parete? È completamente erosa alla base», spiega l’esperto. «Mi domando come si sia potuto asserire che questo luogo non fosse pericoloso. Anche se i tecnici lo hanno garantito per iscritto [il riferimento è, ovviamente, a chi ha redatto il PAI, n.d.r.], se fossi stato io il sindaco avrei disposto una serie di controlli dopo ogni mareggiata. E qui a Ventotene le mareggiate sono spesso fortissime».

Il video, insieme a tanto altro materiale, comprese perizie e fotografie, approderà sul tavolo del magistrato incaricato di stabilire la verità e individuare eventuali responsabilità sull’accaduto.

Ma l’isola è incantevole, soprattutto a giugno. Il mare è color smeraldo e se si alza un leggero maestrale il cielo limpido esalta il tappeto verde che la ricopre. Qualcuno, però, dà le spalle a questo spettacolo. Sono gli acrobati della “Dolomiti Rocce’: Gli uomini chiamati a imbragare la parete tufacea di Cala Nave, spiaggia principale dell’isola. Se ne stanno tutto il giorno penzoloni per fissare con cavi d’acciaio dei grandi teli neri alla roccia. Gli abitanti del luogo sono contenti che venga fatto qualcosa per il loro bene ma si rammaricano per il devastante impatto visivo che, pensano, potrebbe far scappare i turisti. Denis Dell’Agnola, sensibile capocantiere bellunese della squadra, si affretta a rispondere che nel giro di un paio d’anni saranno completamente ricoperti dalla vegetazione e non si vedranno più. Nella parte bassa della parete, invece, saranno costruiti dei muretti di cemento armato per reggere l’urto del mare, che durante l’inverno inghiotte la spiaggia e va ad intaccare la falesia. La paura generata dalla morte delle due ragazze si è mutata in consapevolezza. Ora per le isole pontine si parla di campagne fotografiche dall’elicottero e scansione 3D delle coste. Dalla regione Lazio dovrebbero arrivare 6-7 milioni di euro per i lavori di emergenza e, si spera, per la prevenzione.

Le pietre parlano, dicevano gli antichi. Oggi è dannatamente importante che qualcuno le ascolti.

© National Geographic

Fonte: TeleFree

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Ventotene: i successi dell’amministrazione di ieri e di oggi

Lettera ricevuta dal Comitato cittadino per la legalità a Ventotene.

Beniamino Verde

In un recente passato l’isola di Ventotene era sconosciuta ai più, sebbene avesse avuto un trascorso storico non indifferente. Era in attesa della notorietà, che di li a poco sarebbe giunta.
Sono infatti bastati pochi anni per trasformarla in un luogo di pellegrinaggio da parte di turisti curiosi e intraprendenti, dove la stagione iniziava a Pasqua e finiva il 21 settembre con la festa in onore di S. Candida, patrona dell’isola.
Dietro quest’improvviso sbocciare di Ventotene c’è stato un uomo, il vero e unico fautore della crescita e dello sviluppo economico e culturale: il sindaco Beniamino Verde.
Beniamino aveva la vista lunga! Negli anni dei suoi mandati come primo cittadino, dopo una gavetta all’opposizione, aveva portato l’isola ad essere conosciuta in tutto il mondo.
In estate venivano tante persone a villeggiare, anche per lunghi periodi. C’erano i ragazzi, figli dei residenti, che studiavano sulla terra ferma e che finite le scuole si ritrovavano sull’isola, c’erano persone che venivano a prendere il brevetto di sub al diving di Salvatore Braga, che aveva appena aperto, e nel frattempo si immergevano per scoprire i meravigliosi fondali dell’isola,
Fra le persone che soggiornavano a Ventotene come non ricordare anche personaggi dello spettacolo e della politica come Augusto Martelli, Mike Bongiorno, Massimo Troisi, Bud Spencer, Riccardo Cocciante, Giovanni Spadolini…
Incominciavano le prime gare fra ragazzi con vari giochi, uno su tutti, la gara delle mongolfiere.
In quel periodo se ne costruivano tante per la festa patronale, ma venivano costruite per essere lanciate anche nel periodo estivo, per invogliare i turisti a tornare per la festa.
Durante i suoi mandati il sindaco Beniamino ne ha fatte di cose! Fece costruire il campo sportivo, con conseguente formazione della locale squadra di calcio, il ricovero per anziani dove ancora oggi ci sono ospiti, stanziò i fondi per avvicinare i giovani dell’Isola alla musica ingaggiando il maestro Pio Federici, che con amore ed entusiasmo diede vita alla banda musicale di Ventotene, che sul finire dell’estate in un grande concerto mostrava i progressi ottenuti.
Beniamino diede anche inizio a lavori di tipo edilizio, ma secondo le regole e non a fini speculativi: si trattava delle case popolari. Fece costruire l’inceneritore, aprire uno sportello bancario, ampliò il porto nuovo, un braccio lungo oltre 100 metri per favorire l’attracco dei natanti nel periodo estivo, fece anche aprire un locale adibito alla vendita del pesce fresco.
Beniamino amava la sua gente, e si batté con le istituzioni e le compagnie di navigazione affinché Ventotene ottenesse una nuova nave più grande e sicura, nonché delle corse aggiuntive di aliscafo. Soprattutto fece ristrutturare la scuola elementare, per poter ospitare nel mese di settembre il centro studi per il Manifesto dell’Europa Unita. Nacquero così gli annuali seminari che fecero fluire a Ventotene giovani di tutta Europa, e questo fece dell’Isola di Ventotene la culla dell’Europa di oggi.
La realizzazione del museo archeologico di Ventotene fu un’altra pensata geniale! Ciò fece fluire fondi nelle casse del Comune che vennero poi utilizzati per il recupero di Villa Giulia (non l’albergo) e delle cisterne romane, e nel frattempo iniziarono le prime escursione guidate al Penitenziario di Santo Stefano.
Questo fu Beniamino Verde, una persona intelligente sempre alla ricerca del nuovo, che voleva rendere migliore la sua terra e tutelarla al tempo stesso: suo grande obbiettivo infatti fu quello di far riconoscere l’intera area di Ventotene e Santo Stefano parco marino e terrestre, consapevole di quanti benefici economici ne sarebbero derivati a favore della sua gente e del territorio.

Purtroppo la sua scomparsa prematura ha lasciato Ventotene senza comandante.
I tanti progetti avviati, senza il suo contributo di uomo onesto, sono rimasti in eredità a persone il cui principale interesse è stato quello economico e privatistico.

Geppino Assenso

Coloro che si sono succeduti sulla poltrona di sindaco dopo la sua morte non sono infatti stati altrettanto specchiati (e credibili). Eppure anche loro hanno contribuito alla notorietà di Ventotene nel resto del mondo, ma in negativo!
Grazie ad Internet, che è riuscita ad arrivare anche sul’isola, è possibile infatti leggere di come le cose siano cambiate a Ventotene in soli dieci anni.

Lo scorso marzo si sono svolte le elezioni amministrative, e il vincitore è succeduto a se stesso.
Pochi giorni prima sul quotidiano Latina-Oggi, il primo cittadino dichiarava di voler portare a termine il suo programma, voleva finire quello che aveva cominciato nel precedente mandato.
La prima cosa che ci viene in mente di quanto aveva cominciato è il favoreggiamento dell’abusivismo edilizio, anche attraverso il rilascio di concessioni di ogni genere!
Concessioni per la costruzione di fabbricati nuovi e ampliamento di vecchi (persino nel cuore della riserva naturale), concessioni per l’utilizzo di suolo pubblico fino ad occupare tutte le strade, concessioni al cambio di uso del territorio e dei fabbricati senza alcun progetto, concessione di 103 sanatorie per domande di condono edilizio: se si sovrappone una fotografia aerea di Ventotene del 2000 ad una di oggi c’è da rimanere sbalorditi!
Il tutto con l’avvallo e/o il silenzio della polizia municipale e dell’ufficio tecnico comunale.
A Ventotene oggi ci sono uffici accatastati come abitazioni, cambiamenti del manto stradale per uso privato, grotte diventate appartamenti, divisioni di alloggi, cambio di facciata, ampliamenti in superficie, inserimento di manufatti ad uso abitativo… insomma il caos edilizio!
Per non parlare di Cala Nave, dove la spiaggia libera proprio non è prevista, e di Cala Rossano, che invece di essere interdetta alla balneazione in quanto porto, viene invece anch’essa ‘concessa’ per scopi balneari.
E il traffico? A Ventotene d’estate (come per il resto dell’anno) si può girare come e quando si vuole con auto private, furgoni, camion pesanti e quant’altro, con conseguente congestione delle due uniche stradine che percorrono il territorio.
Infine il Comune concede ai locali notturni, che nascono, muoiono o cambiano gestione nel giro di una notte, di rimanere aperti ad libidum, con buona pace di chi cercava sull’isola un po’ di pace e relax.
Continuando a leggere sui siti e sui quotidiani veniamo a conoscenza anche del fatto che a Ventotene sono giunti quasi 14 milioni di euro dai vari enti istituzionali. Se è vero, come sembrano dimostrare i bilanci pubblici dell’amministrazione, a che cosa è servita una tale montagna di soldi e come è stata spesa? Per i lavori di messa in sicurezza della spiaggia di Cala Rossano?
E si legge anche che la camorra è sbarcata sull’isola, che le fogne non funzionano, che l’acquedotto è desueto. Ventotene non più come isola di tranquillità e serenità, ma luogo dove facilmente scoppiano risse al porto per gli ormeggi, litigi in spiaggia per un ombrellone, dove c’è musica assordante in centro fino a notte fonda, e dove è molto, molto facile morire per incuria…
Se questo è quanto il sindaco Assenso voleva portare a termine nel suo secondo mandato allora stiamo freschi, e ci sentiamo di dire a gran voce: “Geppino basta, puoi fermarti. Sei riuscito a distruggere in pochissimo tempo quanto di bello e sano Beniamino era stato capace di costruire in molti più anni! Grazie e complimenti!!”

Firmato: Comitato cittadino per ristabilire la legalità a Ventotene

Fonte: TeleFree

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Il Comandante Generale in visita alla Stazione carabinieri di Ventotene

Il C.te Gallitelli

Il generale Leonardo Gallitelli ricevuto dal maresciallo Filannino

Il comandante generale dei carabinieri, Leonardo Gallitelli ha fatto visita alla Stazione carabinieri di Ventotene, isola dell’arcipelago pontino.  Il generale, ricevuto dal maresciallo ordinario Ruggiero Filannino, comandante della Stazione, “si e’ informato – spiega una nota – sulla situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica sull’isola, in questo periodo estivo frequentata da numerosi turisti, intrattenendosi quindi con i militari, cui ha espresso particolare apprezzamento per l’efficace attività di controllo del territorio che consente di assicurare la dovuta serenità alla popolazione” locale.  Lo scorso 31 dicembre il comandante generale aveva visitato la stazione carabinieri di Prossedi, sempre in provincia di Latina, “un altro piccolo ma importante presidio dell’Arma a tutela delle collettività sottolineando, anche in quella circostanza, il ruolo fondamentale nel ‘sistema sicurezza’ delle Stazioni carabinieri”.

Fonte: Il Faro

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La camorra sbarca a Ventotene

Ecco a cosa porta il malgoverno dell’isola: grazie Geppino!

L’altro ieri l’arresto di imprenditori edili del sud Pontino ritenuti vicini al clan dei Casalesi. Oggi si scopre che tali imprenditori operavano anche a Ventotene, uno dei più piccoli Comuni d’Italia. Cosa ha attirato la camorra su questo minuscolo scoglio in mezzo al mare? La risposta è ovvia: i soldi, e tanti! La società Edilnova srl di Latina, attraverso la quale operavano i suddetti imprenditori, è impegnata sull’isoletta in lavori per 1,15 milioni di euro per la realizzazione di una sala polivalente e per la pavimentazione delle case popolari. Tutti lavori pagati con soldi pubblici e appaltati da uno sparuto gruppetto di amministratori capitanati dal sindaco Giuseppe Assenso, già indagato per omicidio colposo dopo la recente tragedia occorsa sull’isola. E così la malavita si è ingoiata un altro pezzetto di territorio, attecchendo su un substrato di corruzione, abusivismo e assenza di legalità innaffiato da milioni di euro provenienti da Regione, Provincia e Ministero dell’Ambiente (il bilancio comunale 2010 vanta entrate per oltre 12 milioni di euro).

Fonte: TeleFree

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Ventotene: a Roma si ricorda e si piange mentre sull’isola si elegge “Miss sotto le stelle”

il luogo della tragedia

Il sindaco di Roma e il governatore del Lazio giurano: «andremo fino in fondo, i colpevoli pagheranno».

«Voglio mia figlia, voglio Sara, vi prego ridatemela. Non ce la faccio ad andare avanti». È inconsolabile Martina Panuccio, madre di una delle due studentesse romane, morte a Ventotene il 20 aprile travolte da un costone di roccia mentre erano sulla spiaggia durante la gita scolastica. Uno strazio incontenibile nel giorno in cui a Sara Panuccio e Francesca Colonnello è intitolato il nuovo Campo Scuola della Protezione civile del Comune e una stele commemorativa a Castel di Guido. Ci sono le famiglie delle giovani vittime, i compagni della scuola media «Anna Magnani» di Morena, il parroco Angelo Compagnoni che ha celebrato una messa, il sindaco Gianni Alemanno, la governatrice del Lazio Renata Polverini, il presidente della Protezione civile comunale Tommaso Profeta. È una cerimonia che unisce tanti sentimenti. Disperazione, rabbia, nostalgia, partecipazione e infine speranza affinché tragedie come quella dell’isola cara ai sub e meta di tante gite scolastiche non possa più ripetersi. Lì come altrove. Lo invocano i genitori delle studentesse di Morena. La madre di Francesca, Vincenza Colonnello, nel trigesimo del giorno che ha cambiato per sempre tante esistenze parla del suo dolore, chiede «che non sia inutile e che nessuno debba ancora piangere i propri figli».
Lo urla Bruno Panuccio, il padre di Sara, perché chi perde un figlio ha «l’ergastolo del dolore e anche se sono passati tre mesi, per me è come fosse accaduto oggi». Lo esige la giustizia che reclama verità e responsabilità come il sindaco di Roma che dice «andremo fino in fondo». «Sia io che Renata non possiamo ammettere nessun colpo di spugna. Dobbiamo sapere se ci sono responsabilità, senza caccia alle streghe, ma senza fare sconti perché di fronte a due ragazze di 14 anni che sono morte non ci può essere nessuna indulgenza». E come a ribadire nel concreto un impegno che possa contribuire a evitare drammi simili, la Polverini ha detto che «dopo la tragedia di Ventotene ho sottoscritto un accordo di programma con il ministro Prestigiacomo che dà una prima importante risposta: 120 milioni saranno destinati a sistemare i nostri territori, a renderli vivibili, sicuri, in parte con risorse della Regione, in parte con fondi del ministero dell’Ambiente. I lavori partiranno proprio dall’isola dove Sara e Francesca hanno perso la vita». Il sindaco di Roma pensa anche alla nascita di una fondazione attraverso l’Ama «che serva a controllare gli aspetti di decoro, degrado ambientale, tutela del paesaggio. Questa fondazione potrà essere un grande strumento per fare vera prevenzione. Certamente – ha affermato Alemanno – i genitori di Sara e Francesca saranno coinvolti quando sarà il momento».
Da un dolore privato immenso e insieme collettivo può nascere qualcosa di buono, come l’impegno delle istituzioni nella prevenzione dei rischi e l’educazione su come imparare ad agire nelle emergenze fin da piccoli. «Per questo il Campo Scuola della Protezione civile capitolina – ha spiegato il direttore Profeta – coinvolgerà ogni settimana 30 bambini delle V° classi delle primarie di Roma ai quali verranno spiegate le nozioni base su quali comportamenti adottare in caso di emergenza, ad esempio in un incendio». Guarda al futuro il Campo scuola della Protezione civile di Castel di Guido per rendere i giovani sempre più sensibili e preparati ai temi della sicurezza e affida ai posteri il ricordo di Sara e Francesca, custodito in quella targa e nel cuore di chi le ama. È una particolare giornata d’estate, nella campagna alle porte di Roma, dove il dolore della perdita prevale sulla speranza. Anche se, nel ricordo delle due quattordicenni, viene liberato dalla Lipu un Gheppio impallinato durante l’ultima stagione venatoria. Il rapace curato e riabilitato ha spiccato il volo. Un battito di ali e via, verso il cielo. Dove Sara e Francesca sono volate per una tragedia che si doveva impedire.

Fonte: Il Tempo

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