Riapre l’ufficio postale dell’isola

Riapre nella rinnovata sede l’ufficio postale di Ventotene. Ha riaperto ieri al pubblico nella rinnovata sede di via Roma l’ufficio postale di Ventotene. Una struttura più accogliente, più sicura e più luminosa sarà in grado di soddisfare al meglio le esigenze dei clienti. Con l’apertura della nuova sede, Poste Italiane prosegue nel piano di aggiornamento degli uffici postali in linea con le più evolute e tecnologiche soluzioni rispondenti all’innovativo modello «Layout»: nuovi arredi, più luminosità, maggiore comfort e funzionalità sono le caratteristiche principali. La clientela può ora disporre di un moderno e spazioso ufficio postale dotato di 2 sportelli polifunzionali dove sarà possibile usufruire di tutti i prodotti ed i servizi offerti da Poste Italiane. A breve presso la rinnovata sede sarà disponibile uno Sportello Automatico ATM Postamat, accessibile 24 ore su 24, dove sarà possibile effettuare, oltre alle comuni operazioni di uno sportello bancomat, il pagamento di bollettini di oltre 2.000 tipologie di conto corrente postale e la ricarica della carta prepagata Postepay.
L’ufficio postale di Via Roma osserverà il consueto orario di apertura al pubblico: dalle 8.30 alle 14.00 dal lunedì al venerdì e dalle 8.30 alle 13.00 il sabato.

Fonte: Latina Oggi, La Provincia

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Lettera aperta al S. Procuratore della Repubblica di Latina Giuseppe Miliano sulla scandalosa situazione urbanistica di Ventotene. Invocata un’indagine generale

La casa rosa sequestrata la scorsa settimana

Egregio
Procuratore Dott.Giuseppe Miliano

Spettabile
Associazione Antonino Caponnetto

Che qualcosa su quei lavori non andasse, fu già annunciato dall’Associazione Antonino Caponnetto in una denuncia del 23 agosto del 2009. ( sotto in allegato)
L’Associazione Antonino Caponnetto, da anni sta denunciando che sull’Isola di Ventotene esiste un anarchia per quanto riguarda l’abusivismo edilizio, ma non solo loro, ci sono siti come Telefree, Ventotene News e così via.
Si continua a costruire, la cosa più eclatante dopo i vari abusi edilizi, è la grande discoteca di 450 mq circa, di proprietà di un consigliere comunale di maggioranza, discoteca che al più presto diventerà un condominio di piccoli alloggi da affittare,
Ampliarsi sia in soprelevazione o scavando nel sottosuolo come sta accadendo in via Rose (si ricorda che anche qui è stato fatto un sopralluogo da parte dei Carabinieri e Uffici Tecnico ed è stato detto che è tutto a posto, mentre un tecnico ci ha informato che sono lavori che non si potrebbero fare, sarà vero ), a frazionare e a cambiare la destinazione d’uso delle varie unità immobiliari e cosi via, anche nel centro storico.
Si costruisce come già detto e letto addirittura nelle grotte, che a sua volta diventano ville di lusso che subito dopo vengono vendute a cifre elevatissime, con lo scopo di fare cassa.
Guadagni che a sua volta mi chiedo chi li denuncia per il pagamento delle tasse,
L’amministrazione ha incaricato una ditta di Caserta, che sta provvedendo a sistemare e fare un censimento delle unità immobiliari presenti sull’Isola di Ventotene, ma sono state censite tutte? E sono state classificate tutte per la loro destinazione d’uso per un giusto e regolare pagamento delle tasse (a posto sotto l’aspetto urbanistico)?
Mi chiedo come mai nei negozi la scontrino fiscale e un’optional.
Mi chiedo come mai i locali pubblici ci si possono permettere di tenere a lavorare molti ragazzi, saranno tutti assicurati? Come quelli che lavorano sui cantieri?
Mi chiedo come possono addirittura permettersi di acquistare case di un certo livello sulla terra ferma se dicono che non lavorano e sono tutti disoccupati?
Sul posto ci sono la Caserma dei Carabinieri e quella della Guardia di Finanza.
Solo negli ultimi anni sono stati posti sigilli a qualche lavoro abusivo, lavori di piccola entità o fermi che non avrebbero disturbato l’andazzo politico amministrativo, ma gli stessi sono stati visti sempre portarli a termine.
Laddove erano posti i sigilli, i lavori sono stati terminati in tempi brevi, in quanto i lavori continuavano con tutto i fermi, o i sigilli venivano tolti come veniva detto dai proprietari perché si trattava di errore giudiziario.
Quando girano per l’Isola, le Forze di Polizia vedono questi locali pieni di persone che lavorano, vedono i cantieri pieni di persone straniere che lavorano.
I ragazzi che lavorano nei periodi estivi nei locali diventano loro amici, e qualcuno gioca anche a calcetto con loro, e quelli che lavorano nei cantieri non vengono visti?
Ma devono sempre venire da fuori per agire seriamente?
Mi chiedo: la villa sequestrata venerdì scorso non è quella per la quale nell’agosto del 2009 è stata fatto un sopraluogo da parte dell’Ufficio Tecnico e da parte della Polizia Municipale di Ventotene ?
Se il sopraluogo è stato fatto cosa avevano trovato? Tutto a posto?
Mi chiedo:la moglie del proprietario della villa sequestrata venerdì scorso è un funzionario della Soprintendenza dei beni culturali, non era a conoscenza che per fare certi lavori ci volevano permessi rilasciati anche da loro?
Se gli altri hanno ricevuto permessi regolari come mai il proprietario della villa non si è rivolto ai colleghi della moglie ?
Quello che secondo me ma soprattutto secondo l’opinione pubblica è dare un segnale forte e scoraggiare l’abusivismo edilizio, verificando i progetti che vengono presentati e quello che viene proposto, in quanto il Piano di fabbricazione prevede solo manutenzione ordinaria e straordinaria
quale professionista li firma, e controllare che non ci siano i presupposti per un eventuale conflitto d’interessi fra il progettista e l’Ufficio Tecnico Comunale
Si dovrebbe controllare il materiale che arriva con la nave traghetto ogni giorno, verificare a chi viene venduto e lo scopo che ne debba fare, (controllo delle fatture per evitare evasione fiscale)
Ma soprattutto mettendo in pratica l’articolo 14 del Piano di Fabbricazione dell’Isola di Ventotene, il RIPRISTINO DEI LUOGHI.
Basta parole vogliamo i fatti e la legge VA’ RISPETTATA ma soprattutto E’ UGUALE per tutti.

Ventotene 19.04.2011

un amico dell’Isola dell’amore

La denuncia del 23 Agosto 2009

« VENTOTENE. Scempio ambientale nella zona di Punta dell’Arco. Che fa la Procura della Repubblica di Latina?

La zona di Punta degli Olivi (Punta dell’Arco) di Ventotene è considerata della massima importanza internazionale dal punto di vista ambientale. Nel 2006 il Ministero dell’Ambiente raccomandava fortemente all’ente gestore, il Comune dell’isola, di intraprendere azioni immediate di tutela dell’area, evitando e sospendendo ogni intervento che potesse alterare anche solo temporaneamente lo stato dei luoghi.
Ebbene da giorni un cantiere è sorto in piena Punta dell’Arco, con tanto di strada che ha già devastato fortemente la delicata vegetazione mediterranea. Si tratta della ristrutturazione di un vecchio edificio, denominato ‘la casa rosa’ che doveva diventare il centro visite del parco, ma che per la negligenza dell’ente gestore è stato invece acquistato da un privato per farne una seconda casa nel cuore della riserva.
Tutto ciò con il benestare dell’ufficio tecnico del Comune e del presidente dell’ente parco (il sindaco di Ventotene), e la totale assenza della benché minima valutazione di impatto e di incidenza ambientali, atti assolutamente dovuti quando si opera in territori tutelati come questo (Ventotene è anche Zona a Protezione Speciale oltre che Riserva Naturale dello Stato).
Una denuncia alla Procura della Repubblica di Latina verrà formalizzata nei prossimi giorni, tuttavia sconcerta il fatto che mentre si sta perpetrando uno scempio ambientale di tali dimensioni, proprio il procuratore di Latina Giuseppe Mancini passeggi in compagnia del sindaco per le strade del paese.»

Fonte: Associazione Antimafia “A. Caponnetto”

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Il ricordo di due ragazze scomparse affidato alla poesia

I familiari di Sara e Francesca, e dei due ragazzi rimasti feriti, hanno preferito non rilasciare alcun commento nel primo anniversario della tragedia. Il silenzio è una scelta dettata – fanno sapere – dal fatto che «per noi ogni giorno dell’anno è quel maledetto 20 aprile in cui abbiamo perso le nostre figlie». Il loro stato d’animo è descritto, se fosse mai possibile farlo, dalla poesia che ricorda Sara Panuccio, scritta dal padre Bruno.

Vorrei annammene lontano,
e raggiunger chi è già andato,
riaccarezzalla co’ ‘ste mano,
arisentimme addosso er fiato.

De riabbracciatte so’ affamato,
ma è ‘na colica perenne,
‘ste fitte m’ hanno frantumato,
che le lacrime fan scenne.

Quel ch’è stato nun ritorna
se non ner core e nella mente,
la gioia e il dolor allor si sforna,
con il pensier velocemente.

Sorrido a pensar quanto ho goduto,
de tant’amore ricambiato,
ma poi de ‘n tratto t’ho perduto,
ce fu ‘n progetto oppure è fato?

Chissà poi se sarà vero,
che quest’anni so’ ‘nassaggio,
se vivremo dopo pe’ davvero,
e de qua stamo solo de passaggio.

Perché er dubbio me se ‘nfonne:
se l’eterno è ‘na finzione,
voluta dall’omo pe’ confonne,
è mejo de sta qui… e co’ passione!

Perché qui tu sei presente,
e me stai a fianco più de ieri,
nun te divido più co’ niente,
dentro ar core e nei pensieri.

Forse er viaggio è ‘na gran sola,
il futur tra noi ormai n’esiste,
…damme forza mia figliola,
‘chè tanto duro qui è resiste’.

Or tra noi tu ci hai er comanno,
famme, piccola, da guida,
e se me vedi annà in affanno,
arisollevame co’ grida!

Tu continua a mannà i segni,
e quann’è scuro famme luce,
colorame la vita de disegni,
speranno che ‘sta strada a te conduce.

Bruno Panuccio

Fonte: La Provincia

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Un’isola diventata un cantiere per le grandi opere pubbliche

Un’isola che somiglia più a un cantiere. Ad un anno di distanza dalla tragedia delle due studentesse romane a Cala Rossano, Ventotene è costellata di transenne, pali e reti di protezione. Si comincia con il Porto Romano, dove sono ancora son ben visibili le impalcature che accolgono i passeggeri che vengono dal continente. Un’immagine che fotografa meglio di tante parole lo stato di instabilità di un’isola fatta di tufo, friabile, che alla minima scossa si sfalda. Così come è accaduto a Cala Rossano, in quel giorno maledetto del 20 aprile 2010. E nonostante quella tragedia l’amministrazione capeggiata dal sindaco Geppino Assenso ha approvato in consiglio comunale il progetto per la costruzione di un tunnel lungo 300 metri e largo sei e mezzo, dal costo di sei milioni di euro, che servirà a collegare il porto nuovo con il centro del paese. Un’opera che non ha mancato di attirarsi le critiche da più parti. Il primo a gridare allo scandalo è stato Bruno Panuccio, padre di Sara, una delle due studentesse morte per il crollo di Cala Rossano. A seguirlo Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi in consiglio regionale che ha presentato un’interrogazione. E giù a ruota il Movimento Ambientalista Eco Italia Solidale e il Wwf. Era inevitabile che una notizia del genere non facesse il giro d’Italia. Soprattutto meraviglia la necessità o meno di un’opera mastodontica del genere, in un’isoletta di appena 1,2 chilometri di lunghezza, dove ancora oggi la ferita della tragedia di Cala Rossano, resta aperta nel cuore dei ventotenesi.

Fonte: La Provincia

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Cala Rossano un anno dopo

Un anno esatto dalla tragedia di Cala Rossano. Il 20 aprile del 2010 una frana si staccò dal costone e cadde sulla spiaggia antistante. Sara Panuccio e Francesca Colonnello, due ragazzine che iniziavano ad affacciarsi alla vita adulta, rimasero seppellite sotto quel blocco di tufo. Poco distante, i lamenti di altri due quattordicenni rimasti gravemente feriti. A qualche metro di distanza, i compagni di scuola con i professori presi dal panico urlavano «Aiuto» per quelle due povere ragazzine che ormai non sorridevano più. Proprio il sorriso della scolaresca era il tratto di quei ragazzi. Erano arrivati da Roma sull’isola per un «campo» sull’ambiente organizzato dalla scuola. Quella maledetta mattina dovevano tornare a casa. Nell’attesa del traghetto si godevano la spiaggia isolana. Il sole picchiava, e per avere un po’ d’ombra i ragazzi si spostarono di un metro verso la falesia. Ad un tratto il tonfo sordo del masso caduto sulla spiaggia. Il resto da un anno a questa parte è cronaca. I soccorsi imponenti sull’isola di vigili del fuoco e protezione civile regionale. Il volteggiare di elicotteri che arrivavano per portare le autorità. Tra queste il Procuratore Aggiunto di Latina Nunzia D’Elia con il Pubblico ministero di turno Vincenzo Saveriano. «Una tragica fatalità», questa la frase pronunciata un po’ da tutti, tecnici e non, nell’immediatezza del fatto. Invece, in Procura i magistrati iniziarono a studiare documenti vari e delibere comunali. Neanche un mese e in via Ezio i conti non tornavano. Sul registro degli indagati finirono dieci persone, il sindaco Giuseppe Assenso e il suo predecessore Vito Biondo e vari tecnici della Regione. Infatti, uscì fuori un documento, il Piano di Assetto idrogeologico che per Ventotene indicava come sicura solo l’area di Cala Rossano, quella della frana. Una situazione che non collimava con un precedente intervento del 2004 dopo che proprio nella stessa zona si verificò un’altra frana. Come evidenziato anche da una consulenza tecnica disposta dal Pubblico ministero. Così dopo quasi un anno la Procura ha chiuso l’inchiesta, procedendo solo verso cinque persone. Tutti si aspettano ora una richiesta di rinvio a giudizio per gli indagati con l’accusa a vario titolo tra loro di duplice omicidio colposo e lesioni gravi. La vicenda giudiziaria seguirà il suo corso. Nel frattempo, Ventotene e il suo Sindaco sono nel mirino degli ambientalisti per i progetti di opere pubbliche. L’ultimo è di ieri, con Piergiorgio Benvenuti, presidente nazionale di Ecoitaliasolidale, che ha espresso il suo dissenso sul progetto di costruire un tunnel di 300 metri per collegare il porto al centro dell’Isola e invita l’Amministrazione locale a investire maggiormente nella sicurezza di Ventotene.

Fonte: La Provincia

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Ventotene: abusi e pareri

Sabato scorso gli agenti del Nipaf (nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale) hanno posto – su ordine del Pubblico Ministero di Latina Giuseppe Miliano – i sigilli a due abitazioni di proprietà dell’antiquario romano Antonio Pettini situate a Capo dell’Arco, il cuore della riserva ambientale di Ventotene, denunciandolo per abusivismo edilizio e contravvenzione dei vincoli ambientali, paesaggistici e urbanistici.
Oggi si viene a sapere che la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, nella persona del Dirigente Dott.ssa Annalisa Zarattini, avrebbe affidato alla Dott.sa Marta Giacobelli, anch’essa funzionario della Soprintendenza, il compito di stilare il parere necessario per la costruzione della nuova stazione marittima che dovrebbe sorgere sul porto dell’isola.
Che cosa hanno in comune questi due fatti?
Che la Dott.ssa Giacobelli è la moglie dell’antiquario Pettini. A buon intenditor…

Fonte: TeleFree

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Un anno fa la tragedia

Sara Panuccio e Francesca Colonnello

Ad un anno dalla tragedia di Ventotene si aspetta ancora che si faccia chiarezza sull’accaduto e sulla salvaguardia dell’isola. Esattamente un anno fa alle 11 e 15 un masso di tufo si staccava dalla parete di Cala Rossano e travolgeva un gruppo di giovani studenti di Roma. In quel crollo morirono Sara Panuccio e Francesca Colonnello di 14 anni. Da quel giorno il signor Bruno, padre di Sara, ha intrapreso una battaglia per la tutela e la messa in sicurezza dell’isola; contestando apertamente le decisioni in merito ad alcuni lavori, come la realizzazione del tunnel, e prendendo posizioni critiche nei confronti dell’amministrazione. A condividere la posizione del signor Bruno è Piergiorgio Benvenuti, Presidente Nazionale del Movimento Ecologista EcoItaliasolidale. «Abbiamo condiviso pienamente le parole di Bruno Panuccio, il padre di Sara, la studentessa di 14 anni morta a Ventotene il 20 aprile dello scorso anno, insieme alla sua amica Francesca Colonnello, seppellite dal crollo della falesia a Cala Rossano , che ha espresso il proprio dissenso rispetto al progetto recentemente approvato , dal Consiglio comunale di Ventotene , finalizzato a realizzare un tunnel di circa 300 metri per collegare il porto al centro dell’isola». E’ quanto dichiara Benvenuti il quale continua: «Giù le mani da uno scempio che si vorrebbe realizzare nel cuore dell’isola, dove ben altre sono le emergenze, quella primaria è appunto la messa in sicurezza delle coste – dichiara Benvenuti – per scongiurare ulteriori tragedie come quella accaduta a Sara e Francesca , come i molti abusi edilizi che continuano ad essere realizzati e ben altre invece sono le attrattive che possono portare turismo nell’isola rispetto alla progettazione di super-strade e scavi di tunnel sotterranei che in una morfologia caratterizzata da conformazioni tufacee certamente non agevolano la sicurezza del territorio . Avremmo preferito ad esempio dal sindaco di Ventotene, proprio ad un anno da quella terribile tragedia l’illustrazione di un progetto di utilizzo di autoveicoli e motocicli elettrici o di piste ciclabili finalizzate alla mobilità sostenibile in una delle isole più affascinanti del Tirreno, e comunque progetti che vedono bloccare ogni aggressione dell’eco-sistema esistente a garanzia anche della sicurezza dell’isola e delle coste. Ricordando come ha fatto recentemente il padre di Sara, che negli ultimi venti giorni si sono succedute ben due frane, fortunatamente senza alcuna conseguenza per la vita di alcuno, quasi che la natura stessa richiami ad una dovuta riflessione, ad un anno dalla morte di Sara e Francesca. Benvenuti infine garantisce cje sarà presente ad ogni iniziativa finalizzata alla salvaguardia di Ventotene che «non può passare per agevolare maggiore traffico e strade sotterranee, ma sicurezza, salvaguardia delle coste e difesa dell’ambiente, proprio in memoria del sacrificio di Sara e Francesca, ad un anno dalla tragica scomparsa». Oggi Sull’isola ci sarà una cerimonia commemorativa alla quale i parenti delle vittime non parteciperanno. «Per me – ha dichiarato il papà di Sara – ogni giorno è il 20 aprile…».

Fonte: Latina Oggi

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Ventotene…un anno dopo

E’ passato un anno dalla tragedia di Ventotene. Qui Sara Panuccio, 14 anni, e Francesca Colonnello, 13 anni, la mattina del 20 aprile 2010 persero la vita seppellite dal crollo di una falesia a Cala Rossano durante un campo scuola. E la loro amichetta Athena Raco venne ferita a una gamba. Un anno dopo ancora troppo poco sembra aver insegnato quella tragedia. A giudizio (pm Vincenzo Saveriano), per duplice omicidio e lesioni gravissime sono finiti il primo cittadino Giuseppe Assenso, Vito Biondo (ex sindaco), Pasqualino Romano (responsabile dell’ufficio tecnico comunale), Bruno D’Amato (ex dirigente dell’Autorità di Bacino della Regione Lazio) e il responsabile dell’ufficio del Genio Civile di Latina Luciano Pizzuti. Sul progetto recentemente approvato dal consiglio comunale di Ventotene relativo a un tunnel di circa trecento metri per collegare il porto al centro dell’isola (28 gennaio 2011: favorevoli i consiglieri di maggioranza Davide Gargiulo, Umberto Langella, Laura Manzo e Silverio Romano, insieme al sindaco Giuseppe Assenso e al consigliere di opposizione Modesto Sportiello; due opposizioni: Anna Impagliazzo e Federico Scanni), è intervenuto Piergiorgio Benevenuti, presidente nazionale  del Movimento Ecologista Ecoitaliasolidale. “Abbiamo condiviso pienamente le parole di Bruno Panuccio, il padre di Sara che ha espresso il proprio dissenso rispetto al progetto recentemente approvato dal  Consiglio comunale di Ventotene. Giù le mani – aggiunge – da uno scempio che si vorrebbe realizzare nel cuore dell’isola, dove ben altre sono le emergenze e quella primaria è appunto la messa in sicurezza delle coste –dichiara Benvenuti- per scongiurare ulteriori tragedie come quella accaduta a Sara e Francesca.
Gli abusi edilizi continuano a essere realizzati e ben altre invece sono le attrattive che possono portare turismo nell’isola rispetto alla progettazione di  super-strade e scavi di tunnel sotterranei che in una morfologia caratterizzata da conformazioni tufacee certamente non agevolano la sicurezza del territorio. Avremmo preferito dal sindaco di Ventotene Giuseppe Assenso, proprio a un anno da quella terribile tragedia, l’illustrazione di un progetto di utilizzo di autoveicoli e motocicli elettrici o di piste ciclabili finalizzate alla mobilità sostenibile in una delle isole più affascinanti del Tirreno. E comunque progetti che vedono bloccare ogni aggressione dell’eco-sistema esistente a garanzia anche della sicurezza dell’isola e delle coste. Ricordando come ha fatto recentemente il padre di Sara, che negli ultimi venti giorni si sono succedute ben due frane, fortunatamente senza alcuna conseguenza per la vita di alcuno, quasi che la natura stessa richiami ad una dovuta riflessione , ad un anno dalla morte di Sara e Francesca. Saremo presenti – conclude Benvenuti – a ogni iniziativa finalizzata alla salvaguardia di Ventotene che non può passare per agevolare  maggiore traffico e strade sotterranee, ma sicurezza, salvaguardia delle coste e difesa dell’ambiente, proprio  in memoria del sacrificio di Sara e Francesca,  ad un anno dalla tragica scomparsa”.

Fonte: H24 Notizie

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Ventotene, un anno fa morivano Francesca e Sara

Giuseppe Assenso, Vito Biondo e Pasquale Romano, gli amministratori locali rinviati a giudizio per la morte di Sara e Francesca

Un anno esatto dalla tragedia di Cala Rossano. Il 20 aprile del 2010 una frana si staccò dal costone e cadde sulla spiaggia antistante. Sara Panuccio e Francesca Colonnello, due ragazzine che iniziavano ad affacciarsi alla vita adulta, rimasero seppellite sotto quel blocco di tufo. Poco distante, i lamenti di altri due quattordicenni rimasti gravemente feriti.
A qualche metro di distanza, i compagni di scuola con i professori presi dal panico urlavano «Aiuto» per quelle due povere ragazzine che ormai non sorridevano più. Proprio il sorriso della scolaresca era il tratto di quei ragazzi. Erano arrivati da Roma sull’isola per un «campo»  sull’ambiente organizzato dalla scuola. Quella maledetta mattina dovevano tornare a casa. Nell’attesa del traghetto si godevano la spiaggia isolana. Il sole picchiava, e per avere un po’ d’ombra i ragazzi si spostarono di un metro verso la falesia. Ad un tratto il tonfo sordo del masso caduto sulla spiaggia. Il resto da un anno a questa parte è cronaca. I soccorsi imponenti sull’isola di vigili del fuoco e protezione civile regionale. Il volteggiare di elicotteri che arrivavano per portare le autorità. Tra queste il Procuratore Aggiunto di Latina Nunzia D’Elia con il Pubblico ministero di turno Vincenzo Saveriano. «Una tragica fatalità», questa la frase pronunciata un po’ da tutti, tecnici e non, nell’immediatezza del fatto. Invece, in Procura i magistrati iniziarono a studiare documenti vari e delibere comunali. Neanche un mese e in via Ezio i conti non tornavano. Sul registro degli indagati finirono dieci persone, il sindaco Giuseppe Assenso e il suo predecessore Vito Biondo e vari tecnici della Regione. Infatti, uscì fuori un documento, il Piano di Assetto idrogeologico che per Ventotene indicava come sicura solo l’area di Cala Rossano, quella della frana. Una situazione che non collimava con un precedente intervento del 2004 dopo che proprio nella stessa zona si verificò un’altra frana. Come evidenziato anche da una consulenza tecnica disposta dal Pubblico ministero. Così dopo quasi un anno la Procura ha chiuso l’inchiesta, procedendo solo verso cinque persone. Tutti si aspettano ora una richiesta di rinvio a giudizio per gli indagati con l’accusa a vario titolo tra loro di duplice omicidio colposo e lesioni gravi. La vicenda giudiziaria seguirà il suo corso. Nel frattempo, Ventotene e il suo Sindaco sono nel mirino degli ambientalisti per i progetti di opere pubbliche. L’ultimo è di ieri, con Piergiorgio Benvenuti, presidente nazionale di Ecoitaliasolidale, che ha espresso il suo dissenso sul progetto di costruire un tunnel di 300 metri per collegare il porto al centro dell’Isola e invita l’Amministrazione locale a investire maggiormente nella sicurezza di Ventotene.

Fonte: Dimmidipiu.it

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Ciao Sara, ciao Francesca

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