Ventotene e Ponza collegate da una sola linea. Appello degli operatori al presidente Napolitano
Gli operatori dell’arcipelago ponziano sono preoccupati: a pochi giorni dalla prova del fuoco con un periodo pasquale che si prospetta quasi una piccola estate, il caos dei collegamenti pubblici con Ponza e Ventotene non lascia ben sperare. Albergatori e ristoratori temono il flop, mentre i turisti rimangono non poco disorientati dai continui cambi di orario e dalle snervanti attese ai moli: basta il mare un po’ cattivo per ritardare partenze e arrivi mandando all’aria un intera giornata. Chi arriva dalla Capitale inizia a pensarci due volte prima di imbarcarsi nell’avventura isolana. In funzione un solo aliscafo che serve entrambe le isole: gli operatori si appellano al presidente della Repubblica: «Non vogliamo tornare isole di confino».
ESPOSTO CONTRO LA LAZIOMAR- Caos quitidiano testimoniato dagli operatori economici di Ponza e Ventotene, che insieme hanno inoltrato un esposto alla Procura di Roma per verificare gli estremi dell’interruzione di pubblico servizio da parte dalla società regionale Laziomar, da poco creata e che a breve verrà privatizzata. «Avevamo messo in conto disservizi – dice Pietro Pennacchio, albergatore e responsabile dell’Ascom ventotenese – ma siamo comunque preoccupati per quello che sta accadendo. A Pasqua avremo problemi? Certamente sì – risponde Pennacchio – ma per prevenire ulteriori disservizi vorremmo incontrare Regione e azienda per lanciare le nostre proposte. Ad esempio che Laziomar si doti di una nave di riserva per coprire i guasti ed eventuali contrattempi…»
«ISOLE DI CONFINO» – La situazione mette in allarme chi ha scommesso sulla fruizione delle isole in ogni momento dell’anno. Come Marcello Musella, presidente dell’Aviap, associazione per la valorizzazione dell’arcipelago ponziano nata proprio per la destagionalizzazione dell’offerta turistica, che si mobilita per ripristinare la ‘normalità’ nei trasporti. «Ci stiamo battendo – dice Musella – affinchè gli orari di partenza pubblicizzati vengano rispettati e non anticipati, in casi estremi posticipati. Infatti è meglio partire in ritardo che pernottare a Formia con tutte le conseguenze del caso. L’aliscafo in partenza da Formia per Ventotene delle ore 15 e 30 è stato anticipato alla 14,45 e come se non bastasse, anche l’aliscafo, sempre da Formia per Ventotene , del lunedì mattina delle ore 08 e 30, è stato anticipato alle ore 08,15, sempre con passaggio da Ponza. L’Aviap chiede,inoltre, che il costo del biglietto, visto la durata della traversata di oltre due ore,sia adeguato a quello del traghetto. Non vorremmo ancora una volta – dice Musella – che le isole di Ventotene e Ponza siano destinate ad essere isole di confino».
CRISI PER TUTTI – La vicenda degli orari sta mettendo in crisi ogni categoria di fruitori. Si pensi al tipico turista romano del weekend, alle prese con coincidenze treno- nave sempre più difficili da rispettare. Dopo un’ora di viaggio con l’intercity, o un’ora e mezzo con il regionale, arrivati al molo di Formia non è facile sapere quale sarà il proprio destino. Ricordando che Laziomar non parte più da Anzio, dove comunque un’altra compagnia serve la tratta con un aliscafo. Un viaggio, dunque, rischia di durare una giornata intera se si registra qualche problema. Venerdì scorso, ad esempio, gli studenti che spesso passano la settimana a Formia e tornano sulle isole dalle proprie famiglie, anzichè partire alle 14 e 45, sono salpati alle 17 e 30, arrivando a casa per le 21.
FLOTTA DATATA – Il problema maggiormente riscontrato è quello della flotta ormai obsoleta. «L’unità più giovane – dice ancora Musella – è la motonave Tedide, varata nel 1989. I disagi, quindi, per gli isolani ed i turisti, per forza di cose, sono destinati a ripetersi nel tempo con frequenza sempre maggiore, vuoi solo per il classico ” tagliando ” che ogni mezzo periodicamente deve effettuare in cantiere , quindi necessità , nel modo più assoluto e nel più breve tempo possibile che la Laziomar si doti minimo di un’altra unità che a rotazione sostituisca il mezzo fermo per avaria o per manutenzione, come del resto previsto dall’accordo di programma tra il governo, le regioni Campania e Lazio firmato a Palazzo Ghigi nel 2009. E’ impensabile poter andare avanti in queste condizioni, chiediamo, dunque, l’interessamento di tutte le autorità competenti, nonché al Presidente della Repubblica, affinchè sia data una risposta sul nostro futuro prima di decidere di abbandonare definitivamente l’isola che fu il luogo ispiratore del Manifesto di Ventotene.
DISABILI A CASA – Turisti, isolani, operatori economici: la crisi dei trasporti investe tutti, compresi i disabili che non trovano spazio sulle navi. Come spiega Daniele Coraggio: «Trasportare i disabili sulla nave di Ponza o su un aliscafo è quasi impossibile, poiché la sola nave Tetide è dotata di ascensore. Le frequenti avarie stanno costringendo Ponza e Ventotene ad un isolamento maggiore». E la lentezza delle corse viene rimarcata ulteriormente. «Ad oggi un solo aliscafo copre le due rotte (Formia-Ponza-Ventotene) impegando quasi due ore e trenta quando il mare è calmo. Una nave collega Ponza con Formia e impega quasi tre ore per percorrere meno di 70 chilometri. Non va meglio ai ventotenesi che con un solo aliscafo, via Ponza raggiungono l’isola impegando più di due ore e trenta di navigazione invece che 55 minuti. La nave Tetide, dopo i lavori di ammodernamento dello scorso anno, ha perso qualche miglio in velocità e risulta meno manovriera».
ISOLANI MORTIFICATI – Conclude Musella: «Gli isolani si sentono umiliati e mortificati , nonostante le centinaia di migliaia di euro spesi in tutti questi anni e al nostro orizzonte vediamo la rottamazione degli isolani ancor prima dei mezzi ormai obsoleti e privi dei requisiti minimi per la sicurezza in navigazione. Il risultato di tutti i buoni propositi delle varie leggi, non ultima la nuova Laziomar, hanno portato al quasi totale spopolamento delle isole pontine nonostante i vari sforzi dei singoli isolani e delle associazioni». Insomma, altro che rinascita, quella che arriva sembra solo una Pasqua di passione mentre si prospetta un’estate ancora più difficile per l’economia dell’arcipelago tanto caro ai turisti romani che forse sceglieranno mete meno problematiche da raggiungere.
Fonte: Corriere della Sera