19 luglio 1992
la mafia uccide il giudice Borsellino, a 57 giorni dalla strage di Capaci

19 luglio 1992
la mafia uccide il giudice Borsellino, a 57 giorni dalla strage di Capaci

A Ventotene si può arrivare per nave, se la nave c’è. Oppure con l’aliscafo, sempre che non si rompa. C’è anche la possibilità di arrivarci con la barca propria, ma guai ad ormeggiare, si rischia la rissa per chi prende la cima! Infine c’è l’elicottero, ma solo se sei un pezzo grosso della Finanza o un vescovo.
Se finalmente riesci a sbarcare devi stare attento a non finire sotto una macchina mentre ti arrampichi dal porto alla piazza: il traffico qui è micidiale! Quando arrivi in piazza e chiedi del tuo appartamento o camera all’agenzia immobiliare quello che puó capitarti è di ritrovarti in un sottoscala abusivo con una finestrella grande come un fazzoletto, con la doccia che perde, i pensili smurati e il copriletto macchiato di …boh.
Ma ti consoli pensando allo splendido mare! Ti affacci alla spiaggia di Calanave, l’unica accessibile di tutta l’isola, e subito capisci che non è cosa: centinaia di corpi ammassati in pochissimi metri quadrati sotto ombrelloni piantati uno sull’altro. Provi allora gli scogli, ma ovunque ci sono cartelli (ipocriti) di pericolo frane. Alla fine riesci a tuffarti! Ma invece di saraghi e triglie ti trovi circondato da strani pesci marroni che fanno la tana nelle grotte vicino al Faro, dove sbocca, e spesso trabocca, la fogna.
E vabbe’, è giunta la sera; hai un discreto appetito, nonostante tutto, e ti appresti a trovare un bel ristorantino. La ricciola, il dentice, il pescespada: tutti di provenienza rigorosamente estera, ma tu non lo sai, e pensi che il conto è sì salato, ma la freschezza, si sa, non ha prezzo! Il giorno dopo vorresti leggerti in santa pace il giornale, ma i quotidiani arrivano solo a mezzogiorno, quando, finalmente, arriva l’ora di ripartire, sempre che non ti lascino al molo. Ovviamente a Formia il treno è in ritardo, e arrivi a Roma solo a notte fonda, dopo un viaggio allucinante in carrozze fornaci che ti è costato almeno otto litri di sudore.
Meno male che lunedì si torna a lavorare: questi weekend uccidono!
Fonte: TeleFree
Un gruppo di dipendenti attacca la compagnia che dovrebbe assicurare le corse per le Pontine: «Coi 13 milioni di fondi pubblici incassati, potrebbe fare molto di più»
L’ultimo a intervenire con un appello al miglioramento del servizio è stato il neo sindaco di Ponza Piero Vigorelli. Davanti alla Commissione Sviluppo economico, ricerca, innovazione e turismo della Regione Lazio, parlando dei collegamenti Pontine-terraferma, ha ribadito: «L’obiettivo è di avere più corse». La stessa richiesta di Ventotene, che dopo sei mesi di disservizi affronta la stagione estiva con un orario di aliscafi e traghetti a malapena soddisfacente. E adesso tocca ai marittimi: un gruppo di dipendenti di Laziomar ha scritto alla Procura di Latina e all’assessore ai Trasporti del Lazio per reclamare contro la «mala gestione» della società di trasporto (nata dalle ceneri di Caremar) che mette a rischio l’occupazione di 120 marittimi.
SPERPERO DI DENARO PUBBLICO – Secondo i marinai imbarcati sugli aliscafi Alnilam e Monte Gargano – che servono Ponza e Ventotene -, va fermato lo sperpero del denaro che la Regione Lazio e l’Unione Europea versano alla Laziomar: «La compagnia – sostengono – da metà giugno 2012 sta perdendo terreno a causa di continui prevedibili guasti e di una poco oculata gestione degli interventi di riparazione, favorendo così altre società private provenienti da Napoli».
SEI MESI DI ODISSEA – La lettera spedita dai marittimi solleva il coperchio su un periodo di gestione che definire inefficiente è poco: dal febbraio 2012, guasti e incidenti vari hanno lasciato le Pontine ripetutamente prive di collegamenti con la terraferma. In aprile, dopo un blocco dovuto al maltempo, la rottura dei motori di un aliscafo e la manutenzione della nave Tetide avevano costretto l’unico aliscafo di Laziomar rimasto integro a fare doppio servizio con corse uniche per le due isole: 2 ore e mezza per raggiungere Ventotene dalla terraferma.
All’inizio di giugno la grande nave Don Francesco noleggiata presso la Snav (a spese, ingenti, della Laziomar) per sostituire il traghetto Tetide in avaria, aveva lasciato a terra molti passeggeri perchè un controllo della Finanza aveva rivelato l’assenza di alcune scialuppe di salvataggio omologate. Tra i tanti episodi che hanno comportato disagi e disservizi, quello del 21 giugno, quando un «problema tecnico» lasciò sul molo di Formia – per sei ore sotto il sole cocente – 60 passeggeri.
LE ACCUSE DEI LAVORATORI DEL MARE – «I vertici di Laziomar stanno buttando a mare denaro pubblico – accusa un sindacalista – mettendo in ginocchio la compagnia. Per noleggiare la Don Francesco presso la Snav sono stati spesi migliaia di euro al giorno». La verità, sostiene , «è che si fanno male i lavori per poter lasciar fermi i mezzi e favorire altre compagnie: questo perchè, se la compagnia chiudesse i bilanci in attivo, si vedrebbe ridotti i contributi regionali e dell’Unione Europea. E l’anno dopo ci sarebbero meno soldi da spartire».
CANTIERI E INTERVENTI SOSPETTI – Uno dei sistemi per «buttare soldi», spiegano i dipendenti Laziomar, «è dichiarare che i motori di bordo hanno superato un certo numero di ore di lavoro, fermare la nave/aliscafo e mandarla in manutenzione: peccato che soltanto due giorni dopo essere uscito dal cantiere, un aliscafo si sia fermato i mare aperto con un motore rotto». Disagi per i passeggeri, vantaggi per la compagnia: «Significa che in cantiere avevano fatto il minimo indispensabile per rimandare la nave in linea – spiega la gola profonda di Laziomar – tanto c’è l’assicurazione a copertura totale».
ASSICURATI E RIMBORSATI – Alcuni lavoratori del trasporto marittimo starebbero preparando un dossier per la Procura di Latina nel quale raccontano che l’assicurazione – i Lloyd di Londra – copre tutto il danno per i motori in panne e per questo le «dichiarazioni di intervento fittizie» servirebbero alle compagnie marittime «per ottenere rimborsi integrali in caso di blocco in mare: l’intero costo del motore e della riparazione».
FONDI EUROPEI E LEASING – «Stanno speculando per far andare tutto a picco – riprende il sindacalista -. Non è vero che non si possono garantire i collegamenti per le isole Pontine, il problema è che non si vogliono garantire. Con i soldi spesi fino ad oggi per il noleggio delle varie navi da Snav avrebbero potuto aprire un leasing per mettere in linea navi nuove e risparmiare sulle riparazioni».
I soldi di cui parlano i dipendenti Laziomar sono i «10 milioni e 800 mila euro che arrivano ogni anno dalla Ue per la gestione del servizio pubblico e i 3,8 milioni di fondi che versa la Regione Lazio come contributo per mantenere queste linee». Il tutto al netto degli incassi dei biglietti: 5 milioni di euro l’anno. Certo, alla somma totale vanno tolti i costi del personale navigante, degli ormeggiatori, del gasolio. Fatto il conto, resterebbe «un utile di quasi 3 milioni di euro».
LA REGOLA DEL PASSIVO OBBLIGATO – «Invece siccome le aziende pubbliche devono sempre andare in passivo altrimenti si decurtano i contributi Ue, portano sempre i conteggi in rosso: ecco perchè si spendono tutti quei soldi in riparazioni e noleggi esterni». Intanto, spiegano i marittimi, la compagnia non prende neppure in considerazione l’aumento delle corse sulle Pontine e l’eventuale creazione di una linea Formia-Ischia. Non solo, Laziomar «ha lasciato che una compagnia privata la sostituisse in toto su una linea molto redditizia come la Anzio-Ponza».
RISCHIO FALLIMENTO – Si rischia il fallimento e la messa in mobilità di 120 lavoratori Laziomar: 60 persone effettive e 60 di turno stagionale. «Spesso – denuncia Gaetano, 25 anni di mare alle spalle – alcuni di noi restano abbandonati in un cantiere a prendere il sole perché l’aliscafo o la nave è in riparazione. Ci pagano solo la giornata lavorativa di cantiere e perdiamo straordinario e rimborsi trasferta, con una decurtazione in busta paga che a volte arriva a 600 euro al mese». E conclude: «Siamo convinti che a settembre Laziomar sarà già in condizioni da tali da giustificare una gara d’appalto per la privatizzazione».
Fonte: Corriere della Sera
Altro crollo nella zona di Parata Grande a Ventotene, il costone è finito in mare.
Un costone roccioso di circa 50 metri si è staccato dalla parete ed è caduto in mare.
Il fenomeno si è verificato diversi giorni fa nella zona di Parata Grande, un’area che è già interdetta sia a terra che a mare. Erano circa le 2.30 di notte quando si è verificato il distacco che ha provocato un forte boato. Sul posto sono intervenuti sia gli uomini della Guardia Costiera che i militari dell’Arma che hanno effettuato un sopralluogo per verificare eventuali danni.
Per fortuna non c’è stato alcun problema. Anche il comune ha subito attivato l’ufficio tecnico. Dagli accertamenti è emerso che a cadere giù sono stati ben ottomila metri cubi di materiale tufaceo. La zona però, essendo a rischio, è già chiusa: per quando riguarda l’area a terra sono interdetti gli accessi, mentre a mare è sbarrata la fascia di rispetto della costa dai 50 ai 100 metri. Insomma tutti i provvedimenti necessari erano già stati adottati.
Ma il fenomeno riapre la questione della necessità di avviare interventi di messa in sicurezza della costa. Un problema che ha mostrato la sua priorità all’indomani del crollo di Cala Rossano, che causò la morte di due studentesse romane.
Tra l’altro quanto avvenuto qualche settimana fa non è un episodio sporadico. Già in altri momenti si sono verificati fatti simili. E qualche volta anche con qualche disagio per i cittadini.
Solo ad ottobre scorso, infatti, il cedimento della Grotta dei Passeri, a pochi metri di distanza dalla spiaggia dove persero la vita le studentesse. Un grosso quantitativo di tufo e calcinacci è venuto giù, bloccando la strada che dal centro conduce al cimitero ed all’eliporto. La zona è stata subito interdetta ed una quindicina di famiglie sono rimaste isolate. Per qualche giorno per passare da una parte all’altra di Ventotene questi residenti hanno dovuto chiamare i carabinieri o il sindaco e farsi aprire la recinzione. L’amministrazione comunale si è dovuta attivare per realizzare una viabilità alternativa. La Regione Lazio, dopo i solleciti del sindaco Giuseppe Assenso, ha approvato lo stanziamento di oltre 800 mila euro per la realizzazione di una strada alternativa di collegamento tra le due aree di Ventotene. L’intervento rientra nell’ambito dei sei milioni di euro che la Regione Lazio aveva già stanziato per la realizzazione del collegamento viario esterno al centro abitato per il Porto Nuovo.
Ora l’ultimo fenomeno di crollo a Parata Grande rende l’intervento di messa in sicurezza urgente e non più rinviabile.
Fonte: Latina Oggi
Un volo di tre metri mentre era in visita con la colonia. Accade a Ventotene, il bimbo non è in pericolo di vita.
Era con i compagni della colonia comunale in visita all’osservatorio ornitologico di Ventotene quando si è allontanato nascondendosi così alla vista dei genitori e delle guide. Si tratta di un bimbo di tre anni che è precipitato da un’altezza di circa tre mesi per fortuna senza procurarsi ferite mortali. Trasportato in eliambulanza all’ospedale Goretti di Latina si trova al momento sotto osservazione ma non è in pericolo di vita.
Fonte: Parvapolis, H24 Notizie, Latina Oggi
Sono rimasti bloccati sei ore sulla banchina del Molo Azzurra di Formia, i cento passeggeri che ieri mattina avrebbero dovuto imbarcarsi alla volta dell’isola di Ventotene a bordo dell’aliscafo «Alcione». Quattrocento posti a sedere, noleggiato dalla Laziomar alla Snav, in sostituzione dell’Anlilam andato in avaria al suo primo giorno di lavoro. Dopo il fermo obbligatorio determinato dall’ultimo guasto al motore. Così ieri mattina con le temperature che
all’una, avevano sfiorato i
34° gradi, l’afa
crescente e
l’assenza totale
di beni di conforto, o di uno
spazio adeguato per l’accoglienza dei passeggeri in attesa, è andata in scena l’ennesima odissea dei viaggiatori della Laziomar. Molte persone hanno deciso di fare dietrofront, altre si sono rassegnate all’attesa, altre ancora, come il signor Antonio, non hanno potuto fare altro che attendere l’orario della nuova partenza, questa volta fissata come di rito alle 18. Secondo una prima ricostruzione infatti sembrerebbe che l’aliscafo giunto alle 7 e 30 al porto di Formia sia rimasto qualche minuto in rada e successivamente avrebbe attraccato al molo, senza tuttavia poter ripartire. I motivi? Un corto circuito tra la Laziomar e la Snav? Al momento solo ipotesi. Certo è che l’aliscafo ha fatto richiesta di poter partire dal molo “solo” per le 18. Prima non c’erano documenti che attestassero la richiesta della partenza: preventivata, programmata, ufficializzata e pubblicizzata, per le 11 e 40. «Siamo arrivati da Bari – spiega una signora e tanti altri come noi – contavamo di partire ma poi abbiamo visto un cartello con cui si spiegava che la nave avrebbe preso il largo solo alle 18. Qui era impossibile restare, e tanta gente è andata via imprecando sotto il sole, altri sono ripartiti con le loro autovetture, tanta gente non aveva idea di cosa fare, qui non funziona nemmeno un bar e nessuno ci ha fornito generi di conforto, o spiegazioni». Cosa sia successo in quel lasso di tempo nessuno si azzarda a confermarlo, certo è che l’ Alcione non poteva prendere il largo, perché facendolo avrebbe rischiato d’incorrere in gravi sanzioni. Così il «varo» del nuovo aliscafo, giunto da Napoli per servire l’isola di Ventotene, ha lasciato delusi i suoi primi passeggeri, che solo alle 18 sono potuti partire alla volta dell’isola con sei ore di ritardo rispetto alla partenza programmata.
Fonte: Latina Oggi, Corriere della Sera, La Repubblica, H24 Notizie
La Laziomar contesta i costi e le procedure che le vengono addebitate dalla Associazione per la Valorizzazione dell’Arcipelago Ponziano e più di recente, anche dal consigliere comunale Clemente Carta. Inoltre la società addetta al trasporto marittimo dalla Regione Lazio, sottolinea come i numeri forniti da questa testata siano erronei. Così nella nota a firma del presidente Antonino Cataduella, presidente della Laziomar, si riferisce che piuttosto «è vero che l’ammontare giornaliero del noleggio del “Don Francesco” della Snav, è di poco più della metà» delle cifre riferite da questa testata, e che quindi c’è da ritenersi, si attestino, per esplicita ammissione della Laziomar intorno ai 700 mila euro in luogo del 1.126.000,00 circa, ipotizzato da questo giornale in virtù del presunto costo giornaliero, individuato intorno ai circa 12.000,00 euro giornalieri, cui andrebbero ad aggiungere i costi derivati dal consumo di gasolio. Duemila euro al giorno. Cataduella inoltre specifica come finora sebbene i costi preventivati sarebbero di «poco più della metà – di quelli forniti da LatinaOggi – il costo finora sostenuto da Laziomar per il noleggio del mezzo è di circa ¼ della somma indicata» la società non comprende da dove si sarebbero evinti i due milioni circa di euro, che alla fine della fiera, la Laziomar si troverà a sborsare per il noleggio della “Don Francesco” e per le riparazioni della “Tetide” ancora in cantiere e sostituita dalla fine di aprile con la “Don Francesco”, e le riparazioni dell’aliscafo Anlilam, che ancora ieri non tornava in servizio sulla tratta Ventotene- Formia e viceversa. In ogni caso la Laziomar sostiene che «non vi è alcun accordo con la regione Lazio che la obblighi a munirsi di una nave di riserva» e che comunque sarebbe stata «lieta di poterne disporre, ma che questa non gli è stata trasferita dalla Caremar, e la Laziomar non ha i mezzi economici per acquistarla» la società per azioni a totale capitale pubblico inoltre specifica che «il ramo d’azienda trasferito da Laziomar a Caremar non comprende nave di riserva e che della nave di riserva fa menzione l’accordo di programma del 3 novembre 2009 che costituisce per la regione Lazio solo un indirizzo operativo per la redazione e la stipula del contratto di servizio, redazione e stipula che non hanno avuto luogo in attesa della privatizzazione della Laziomar».
Nel frattempo saranno ripristinate a partire da domani le tre corse che fino a qualche settimana fa coprivano la tratta Ventotene-Formia.
L’accordo raggiungo tra il sindaco di Ventotene Giuseppe Assenso e la Laziomar lascia ben sperare per la ripresa e la regolarizzazione del flusso turistico estivo. Da oggi infatti entrerà in servizio un nuovo aliscafo che sostituirà l’Alinlam, entrato in avaria la settimana scorsa, dopo due mesi passati nei cantieri navali per le riparazioni che non gli avrebbero evitato la nuova sosta forzata dopo la seconda corsa tra Ventotene e Formia.
«Il catamarano Alcione – spiega Assenso – potrà portare 350 passeggeri, mentre il “Don Francesco” continuerà a sostituire la “Tetide”nelle corse del traghetto, fino al 28 giugno, ed avremo così la copertura totale delle tre corse».
Il sindaco Assenso esprime soddisfazione dunque, per il risultato ottenuto, sottolineando la disponibilità che la Laziomar ha dato dopo l’increscioso episodio che giovedì scorso aveva mandato in tilt l’organizzazione delle agenzie che sull’isola avrebbero dovuto portare i loro turisti rimasti, ancora una volta in attesa della messa in disponibilità di un veicolo. Il «Don Francesco» appunto richiamato in servizio assieme a tutto il suo equipaggio della Snav che nel frattempo aveva già raggiunto il porto di Napoli.
Certo è che al momento non sussistono collegamenti diretti tra le due isole, ovvero tra Ventotene e Ponza, e chi volesse raggiungere le due perle del Mediterraneo, in modo diretto, non può farlo se non transitando attraverso il porto di Formia.
Ma sono dozzine le domande che ripresa dei collegamenti marittimi che già dall’inizio della bella stagione avevano mandato in tilt le associazioni per la Promozione e la Valorizzazione dell’Arci pelago Ponziano. Una tra tutte il mancato collegamento tra Napoli, Ventotene e Ponza che fino all’anno scorso, in questo periodo dell’anno, era già stato attivato. Al contempo, se pure al presidente Cataduella i conti sono sembrati sbagliati, o esagerati, forse sarebbe opportuno che rendesse noto il capitolato della gara d’appalto con cui è stato affidato il servizio sostitutivo, ovvero il reperimento delle imbarcazioni che oggi stanno entrando in sostituzione, una dopo l’altra, del parco navi Laziomar. E magari, avendo copia di quel bando, questa testata potrebbe avere il piacere di renderlo pubblico, così come sarebbe interessante capire quanti equipaggi in questo momento vengono pagati, dal momento che pure quelli rientrano tra le voci di spesa. E se il nuovo aliscafo che andrà a sostituire temporaneamente l?Anilalm (chi lo fornirà?), avrà anche quello un costo aggiuntivo. Domande a cui una società a totale capitale pubblico magari non dispiacerà fornire delle risposte.
Fonte: Latina Oggi
Dati contrastanti. L’isola di Ventotene: “bandiera nera” per Legambiente, che rifila alla perla pontina il voto peggiore eppure blu per la Foundation for Environmental Education (Fee). A provocare le contraddizioni sono le metodologie di analisi: i primi analizzano la qualità delle acque e l’impatto sul territorio, la Fee si affida a questionari e autocertificazioni.
Goletta Verde o Bandiere Blu? Spiaggia che vai, “pagella” che trovi. Dipende dalla qualità del mare? Non è detto: la stessa acqua e la medesima sabbia possono essere ottime o pessime, a seconda dell’organismo che le valuta. Esempio, Ventotene: “bandiera nera” per Legambiente, che rifila all’isoletta il voto peggiore ma, al tempo stesso, “bandiera blu” per la Fee: l’arenile tirrenico è premiato col massimo dei voti dalla Foundation for Environmental Education. E così via, per migliaia di chilometri di coste, con giudizi che variano a seconda dall’istituto di certificazione, compreso il Touring Club Italiano. Che, nella Guida Blu realizzata con Legambiente, promuove la Sardegna con ben quattro località “a 5 Vele”, bocciando sonoramente la Liguria. Esattamente l’opposto di quanto decretato dalla Fee, che non solo penalizza l’isola rispetto ad altre regioni, ma promuove la Liguria con ben 18 bandiere blu: record nazionale. E allora: come scegliere il mare più pulito?
La polemica si riaccende ogni anno, nel blu dipinto di blu. A scatenare il festival delle contraddizioni sono le diverse metodologie di analisi: se Legambiente si reca sul posto e analizza la qualità delle acque e l’impatto sul territorio, la Fee si affida a minuziosi questionari e ad autocertificazioni. La Bandiera Blu è un riconoscimento che la Fee conferisce alle località costiere di tutta Europa in base alla qualità delle acque di balneazione e del servizio offerto: a pesare è anche il livello di pulizia delle spiagge, insieme alle forme di approdo turistico. La Guida Blu di Legambiente e Tci, invece, è un prontuario in cui si raggruppano le località costiere in grado di integrare turismo, arte e basso impatto sul territorio: le ambite “5 Vele” premiano i luoghi più virtuosi.
Ricognizioni sul territorio o questionari compilati dalle Regioni? L’incrocio dei dati regala sorprese: solo 5 delle 13 località premiate con le “5 Vele” hanno ottenuto anche la “bandiera blu”. E la forbice si allarga, se si considerano le spiagge e i Comuni a cui di “Vele” ne sono state assegnate 4. Obiezione: un’organizzazione come la Fee ha sede in Danimarca, non possiede laboratori per le analisi e deve “fidarsi” delle indicazioni delle Regioni. “Noi abbiamo sempre contestato l’approccio della Fee”, afferma Sebastiano Venneri, responsabile mare di Legambiente: “Secondo noi usa infatti degli indicatori che poco rappresentano la qualità di un territorio”. Per Venneri, i parametri Fee fanno più attenzione “ad una presunta qualità dei servizi” che ad effettive misure di tutela del territorio.
“Il fatto che le Bandiere Blu siano concentrate in Liguria o nelle regioni adriatiche, mostra che ad una effettiva qualità ambientale si antepone una certa gestione del territorio”, aggiunge Venneri: “E fa pensare il fatto di avere pochissime località con Bandiera Blu in una regione come la Sardegna, nota per i suoi mari limpidi e ancora immune alla cementificazione costiera”. Oltre all’inaffidabilità dell’autocertificazione, quindi, il problema è che i questionari Fee “usano dei parametri più attenti alla qualità dei servizi che non a quella ambientale”. Per la Fee, la presenza di un parcheggio o l’accesso libero alla spiaggia per i portatori di handicap sembra contare più della qualità del territorio, conclude Venneri: “Un approccio tarato sulle località balneari del nord Europa che mal si concilia, secondo noi, con quelle mediterranee”.
Ambiente contro servizi, nella “gara” alla spiaggia migliore? Mentre si tagliano fondi ai controllori pubblici, diventa fondamentale individuare organi affidabili nel valutare le nostre coste. Specie se si considera l’ultimo sondaggio Ipr Marketing: il 35% dei turisti europei considera gli aspetti ambientali molto importanti nella pianificazione della vacanza. “E nel turismo – ricorda Legambiente – la qualità ambientale può battere la crisi economica”.
Fonte: Il Fatto Quotidiano