«Dovevate muovervi prima»

Il luogo della tragedia

Risanamento idrogeologico del territorio: 120 milioni di fondi Il dolore e la rabbia dei genitori di Francesca e Sara le studentesse morte nella frana di Ventotene

L’inaugurazione ieri a Roma del campo scuola intitolato a France «Perché si doveva arrivare alla morte di due ragazze anonime, speciali per noi, per muovere qualcosa e per far arrivare i fondi? Non ci daremo mai pace». A tre mesi dalla morte di Sara Panuccio e Francesca Colonnello, le due quattordicenni di Morena morte nella frana di Ventotene il 20 aprile scorso, il padre di Sara, Bruno, grida il suo dolore per quelle due morti che si potevano evitare. Le sue sono parole difficili anche solo da ascoltare: esprime apprezzamento «da una parte per i 120 milioni stanziati per mettere in sicurezza il territorio» ma dall’altra, denuncia: «Bastavano 10.000 euro per mettere in sicurezza una rete e ora, come se niente fosse, sono stati trovati 120 milioni… bisognava muoversi prima». Parole strazianti, pronunciate ieri durante la cerimonia di intitolazione a Sara e Francesca di un campo scuola della Protezione Civile di Roma. Accanto ai genitori delle due studentesse siedono il sindaco di Roma e il presidente della Regione Lazio. «E’ chiaro – dice Gianni Alemanno – che il presidente Polverini e io non possiamo accettare nessun colpo di spugna, dobbiamo sapere se ci sono delle responsabilità, e se ci sono non si devono fare sconti, perché di fronte alla morte di due ragazze di 14 anni non ci può essere indulgenza». Renata Polverini ha ricordato che il giorno della tragedia lei si era insediata da otto giorni. «Mi sono caricata di un atto d’accusa che giustamente i genitori di Sara e Francesca inviarono alle istituzioni – dice – Da allora ho messo in campo tutte le forze della Regione e ho fatto ciò che potevamo. Abbiamo firmato un protocollo con il ministro Prestigiacomo in base al quale si stanziano 120 milioni per mettere in sicurezza parte del territorio partendo proprio da Ventotene e da Ponza per poi passare agli altri comuni che ne hanno bisogno». Il governatore del Lazio domani sarà a Latina, in Provincia, proprio per illustrare insieme al presidente Armando Cusani gli interventi programmati per la difesa del territorio dal rischio idrogeologico. A questo proposito ieri negli uffici della Pisana si è tenuto un incontro tra l’assessore provinciale allo sviluppo economico Silvio D’Arco e gli assessori regionali Marco Mattei, all’Ambiente, e Stefano Zappalà, al Turismo, sulle linee d’indirizzo predisposte dalla Provincia di Latina e dai Comuni costieri per la realizzazione di un piano integrato per lo sviluppo sostenibile del litorale pontino. «L’assessore Zappalà – dichiara D’Arco – si è impegnato a sbloccare in tempi brevi i finanziamenti gestiti dalla Litorale Spa destinati alla riqualificazione dei litorali per circa 23 milioni di euro. L’assessore Mattei mi ha invece assicurato una celere conclusione del percorso burocratico dei 13 milioni di euro di progetti programmati dall’Ardis per la nostra provincia. Ho avuto modo inoltre di ringraziare l’assessore l’Ambiente per essere riuscito in tempi brevi a sottoscrivere l’accordo di programma quadro sulla difesa del suolo con il ministero dell’Ambiente». L’accordo che permetterà appunto di intervenire per il risanamento idrogeologico di Ponza e Ventotene, ma anche di altre aree della provincia.

Fonte: Il Messaggero

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Crollo di Ventotene, un campo scuola intitolato a Francesca e Sara

Sara Panuccio e Francesca Colonnello

Le lacrime di una mamma, la rabbia di un padre: servivano i morti per avere fondi. Alemanno: non ci sarà indulgenza

Mentre la mamma di Sara scoppia in lacrime e grida ridatemia mia figlia, il sindaco Alemanno avverte: «Andremo fino in fondo» per capire se ci sono responsabilità sul crollo di Ventotene perché «è ovvio che sia io che Renata Polverini non possiamo ammettere nessun colpo di spugna». Un campo scuola della protezione civile a Castel Guido è stato intitolato alle due ragazzine morte Sara e Francesca, perché colpite dal crollo di un masso su una spiaggia di Ventotene.

Alemanno: non ci può essere indulgenza. «Dobbiamo sapere se ci sono responsabilità, senza caccia alle streghe ma senza fare sconti perché di fronte a due ragazze di 14 anni che sono morte non ci può essere nessuna indulgenza».

«Voglio mia figlia, voglio Sara, vi prego ridatemela. Non ce la faccio ad andare avanti», sono le urla della mamma di Sara. Le urla disperate di Martina sono arrivate proprio nel momento in cui ha visto il nome di sua figlia Sara che si è fatta forza durante tutta la cerimonia; poi quando il fratellino di Francesca, l’altra vittima, ha tirato giù la stoffa che copriva la targa, Martina ha ceduto e si è inginocchiata subito sorretta dal marito Bruno e dal sindaco di Roma Gianni Alemanno. Nel giorno in cui ricorre il trigesimo dall’incidente, anche la madre di Francesca ha voluto parlare del suo dolore ringraziando «chi ci è stato vicino. Facciamo in modo che non sia inutile e che nessuno debba ancora piangere i propri figli». Al termine della cerimonia uno dei volontari ha liberato un gheppio, un rapace ritrovato in quel luogo e curato prima di essere rimesso in libertà.

«Ciò che non mi dà pace è che si doveva arrivare alla morte di due ragazze anonime, speciali per noi, per muovere qualcosa e per dire basta», anche il padre di Sara non si dà pace. Bruno ha ringraziato «da una parte per i 120 milioni stanziati per mettere in sicurezza il territorio» ma dall’altra, ha denunciato, «bastavano 10mila euro per mettere in sicurezza una rete e ora, come se niente fosse, sono stati trovati 120 milioni: è il segno che bisogna agire prima». E poi ha provato a spiegare il suo dolore ha detto di essere «un ergastolano a cielo aperto, noi abbiamo l’ergastolo del dolore mentre qualcun altro se la caverà con poco o niente e anche se sono passati tre mesi per me è come fosse accaduto oggi».

«I soldi non saranno utilizzati male – ha sottolineato Polverini – . Abbiamo dato una piccola risposta a quello che ci avete chiesto, non servirà a ridare la vita a Sara e Francesca ma certamente non la renderà vana».

Nel campo scuola la protezione civile, ha spiegato il direttore Tommaso Profeta, «vengono coinvolti, ogni settimana, 30 bambini delle V classi delle scuole primarie di Roma ai quali verranno spiegate le nozioni base di come agire in emergenza, per esempio in caso di incendio». Una consapevolezza che, per l’assessore comunale all’Ambiente Fabio De Lillo «è meglio diffondere sin da bambini per stimolare la sensibilità nei confronti delle tematiche della protezione civile».

Fonte: Il Messaggero

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Ventotene, i genitori di Sara e Francesca: bastavano 10 mila euro per salvarle

Sara Panuccio

L’atto d’accusa nel giorno in cui si intitola una scuola della Protezione civile alle ragazze morte per il crollo di un costone. «Ora i soldi ci sono, che li spendano bene»

«Ci si poteva muovere prima, non mi dà pace il pensiero che si dovesse arrivare alla morte di Sara e Francesca, due ragazze anonime di Roma, ma per noi speciali, per intervenire». Non riesce a farsi una ragione di quanto è accaduto tre mesi fa a Ventotene, Bruno Panuccio, padre di Sara, una delle due studentesse quattordicenni che lì persero la vita a causa del crollo di un costone roccioso, mentre erano in gita scolastica.

«chiediamo giustizia»– Martedì mattina a Castel di Guido è stato intitolato loro un campo scuola della Protezione Civile, alla presenza del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e del presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. Mentre parla, Bruno cerca di calmare la moglie Martina, presa da un pianto disperato, sotto gli sguardi umidi di lacrime di Maurizio e Vincenza Colonnello, papà e mamma di Francesca. Loda l’iniziativa, «non tanto per il ricordo, ma per i ragazzi che qui vengono ospitati e introdotti al rispetto dell’ambiente», ma non rinuncia al suo atto d’accusa: «bastavano 10 mila euro per mettere in sicurezza quella rete ed ora, come se niente fosse, si trovano 120 milioni di euro», riferendosi alle risorse per la difesa del suolo stanziati da Ministero dell’ambiente e Regione Lazio. «Speriamo che queste risorse siano bene spese, perchè sarebbe il colmo che il sangue di Sara e Francesca andasse ad ingrassare qualche amministrazione corrotta». Infine un appello: «Sosteneteci nel chiedere giustizia. Noi siamo ergastolani a cielo aperto, perchè il nostro dolore sarà eterno, ma qualcun altro potrebbe scontare poco o niente. Ma noi non possiamo dimenticare, perchè per me è successo oggi. Per me è sempre oggi».

le madri – «Voglio mia figlia, voglio Sara, vi prego ridatemela. Non ce la faccio ad andare avanti». Le urla disperate di Martina sono arrivate proprio nel momento in cui ha visto il nome di sua figlia Sara sulla targa che intitola alle due ragazzine morte nel crollo di Ventotene, il campo scuola a Castel di Guido. La madre di Sara si è fatta forza durante tutta la cerimonia; ha pianto ma in silenzio. Poi quando il fratellino di Francesca, l’altra vittima, ha tirato giù la stoffa che copriva la targa, Martina ha ceduto e si è inginocchiata subito sorretta dal marito Bruno e dal sindaco Alemanno. Anche la madre di Francesca ha voluto parlare del suo dolore ringraziando «chi ci è stato vicino. Facciamo in modo che non sia inutile e che nessuno debba ancora piangere i propri figli». Al termine della cerimonia uno dei volontari ha liberato un gheppio, un rapace ritrovato in quel luogo e curato prima di essere rimesso in libertà.

Alemanno e Polverini – Il sindaco di Roma Gianni Alemanno e la presidente della Regione Lazio hanno voluto rassicurare i genitori. «Andremo fino in fondo» per capire se ci sono responsabilità sul crollo di Ventotene perchè «è ovvio che sia io che Renata Polverini non possiamo ammettere nessun colpo di spugna», ha detto Alemanno . «Dobbiamo sapere se ci sono responsabilità, senza caccia alle streghe ma senza fare sconti perchè di fronte a due ragazze di 14 anni che sono morte non ci può essere nessuna indulgenza». Sugli stanziamenti è intervenuta Renata Polverini. «I soldi non saranno utilizzati male. Abbiamo dato una piccola risposta a quello che ci avete chiesto, non servirà a ridare la vita a Sara e Francesca ma certamente non la renderà van». Polverini ha ricordato di essersi recata sul luogo della frana: «Lì, – ha detto – mi presi un atto d’accusa molto forte da parte di Bruno, mi chiese di fare qualcosa. Io da allora ho messo in campo tutte le forze fisiche ed economiche della Regione ma soprattutto ha sottoscritto un accordo di programma con il ministero dell’Ambiente, in grado di dare una prima importante risposta: 120 milioni di euro saranno destinati a sistemare i nostri territori e a renderli sicuri. I lavori – ha concluso – partiranno proprio da Ventotene, dove Sara e Francesca hanno perso la vita».

Fonte: Corriere della Sera

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Dopo Beniamino il diluvio!

Giuseppe Assenso

Duemila anni di storia e bellezza spariti in un attimo. Storia della cricca criminale che in dieci anni ha distrutto un’intera comunità e il suo territorio.

Dieci anni, ci sono voluti soltanto dieci anni per cancellare definitivamente i millenni di storia umana e naturale che hanno plasmato l’isola di Ventotene rendendola quel paradiso che molti, i più fortunati, hanno avuto modo di conoscere fino ad un decennio fa.

Dalla morte improvvisa nel 1999 del sindaco Beniamino Verde, uomo lungimirante che aveva realmente a cuore la salvaguardia dell’immenso patrimonio culturale e naturalistico rappresentato da Ventotene e S. Stefano, coloro che lo hanno sostituito hanno fatto a gara per spolpare e devastare quanto c’era di bello e unico sull’isola. Il tutto con un solo scopo: quello di trarre il massimo profitto personale per sé e per i propri congiunti.

Vere e proprie ‘cricche’ costituite dal sindaco, dai suoi parenti, dagli assessori e dai dirigenti comunali, appoggiati esternamente da zelanti funzionari regionali e ministeriali, che per il denaro hanno permesso l’abusivismo edilizio sin dentro al Porto Romano e nella zona A della Riserva Naturale (ad oggi 2/3 delle abitazioni isolane sono illegali), ricoperto con tonnellate di cemento interi pezzi di territorio (con la scusa di inutili quanto devastanti e mal eseguiti ‘lavori pubblici’), progettato e asfaltato strade, permesso lo scempio di un territorio piccolissimo (1,2 Km2) e fragilissimo senza alcun controllo.

Omuncoli convinti del fatto che l’interesse pubblico è la somma degli interessi di alcuni, e che per sviluppo debba essere intesa la riuscita della “stagione”, ovvero il concentrare in due mesi il massimo numero di turisti possibili (oltre 5.000) su 200 metri lineari di spiaggia, offrendo loro servizi da terzo mondo a costi stratosferici. Una politica talmente miope e senza sbocchi da risultare idiota e suicida, purtroppo condivisa da molti cosiddetti ‘operatori turistici’ locali.

Ovviamente in questo maledetto decennio le parole prevenzione, salvaguardia, tutela e sostenibilità sono state bandite dal vocabolario isolano, e allora l’isola si è rivoltata. Il 20 aprile scorso il crollo di un costone di tufo ha ucciso due bambine innocenti, Sara e Francesca, e ferito gravemente una loro compagna, Athena. Di fronte alle conseguenza penali e alle responsabilità il sindaco è entrato nel panico, ha commissionato – in nome della ‘sicurezza’ e per salvare la suddetta “stagione” – ulteriori lavori urgenti di cementificazione dei costoni naturali, deturpando così anche l’ultima delle bellezze naturalistiche che caratterizzavano Ventotene, ma è stato tutto inutile.

Oggi, in pieno luglio, solo pochissimi turisti si avventurano sull’isola e ieri l’altro la Regione Lazio ha interdetto al pubblico il 97% delle coste, comprese case, alberghi e ristoranti che si trovano a 150 metri da esse: in pratica tutta Ventotene. A questo punto solo un generale e profondo ripensamento delle politiche di sviluppo del territorio, che miri a valorizzare in forma compatibile le ricchezze straordinarie sia naturalistiche che storiche e culturali presenti sull’isola potrà salvare, forse, Ventotene. Basta notti bianche, elezioni di miss sotto le stelle, giochi del mare o revival dello yacht d’epoca. Il turismo di massa che vuole ciò va a Rimini, dove queste cose le sanno fare molto meglio offrendo, tra l’altro, servizi ottimi a prezzi abbordabili. Un turismo più consapevole e attento è quello adatto ad un territorio fragile e piccolissimo come quello di Ventotene, che veda anche il coinvolgimento della forza lavorativa giovanile, oggi sbandata e lasciata a se stessa, e che possa essere spalmato su tutti i 12 mesi dell’anno.

Ciò solo dopo aver eradicato, politicamente o attraverso la magistratura, quella ‘cricca’ rozza ed imbecille che in soli dieci anni è stata capace di portare alla rovina un’intera comunità e il suo territorio.

Fonte: ProvinciaLatina TV

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Ventotene: la strada delle… toppe

Era l’occasione per intervenire alla radice, mettendo fine all’azione di devastazione del territorio, ma sembra che qualcuno non voglia andare a fondo. Così si mettono le toppe, mettendo in sicurezza le pareti che minacciano di crollare e non affrontando i nodi della situazione in cui versa l’isola. Dopo la morte delle due ragazze romane, il minimo che si aspettava era la costituzione di un gruppo di esperti che avviasse un’azione radicale di monitoraggio di tutto il territorio. Un territorio che – come giustamente rileva Telefree in un servizio pubblicato il 16 luglio u. s, dal titolo “Ventotene: dopo Beniamino il diluvio” – è devastato da “un abusivismo edilizio sin dentro al Porto Romano e nella zona A della Riserva Naturale (ad oggi 2/3 delle abitazioni isolane sono illegali), ricoperto con tonnellate di cemento interi pezzi di territorio (con la scusa di inutili quanto devastanti e mai eseguiti “lavori pubblici”), progettato e asfaltato strade, permesso lo scempio di un territorio piccolissimo (1, 2 Km2) e fragilissimo senza alcun controllo.” Si è scavato e costruito persino nelle grotte, senza che qualcuno della Regione Lazio o degli organi competenti intervenisse seriamente per mettere fine ad un processo che ha portato alla devastazione vera e propria dell’isola. Solo un gruppo di tecnici non compiacenti avrebbe potuto verificare se un tale stato di cose abbia o meno contribuito a causare i crolli che hanno ucciso le due ragazze, ma, a quanto pare, ancora una volta si è scelta la strada delle… toppe.

Fonte: Associazione antimafia “A. Caponnetto”

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“… che il sangue di mia figlia Sara e di Francesca non faccia felice amministrazioni corrotte”

Bruno Panuccio

Dal blog del papà di Sara l’accorato e lucido appello.

Oggi su numerosi quotidiani ha un gran risalto la notizia che sono stati stanziati 120 mln.  ( centoventimilioni ) di euro per interventi urgenti di mitigazione del rischio idrogeologico, di cui circa 5,3 milioni per Ponza e 6,4 per Ventotene.  E’ quanto previsto dall’accordo di programma tra il Ministero dell’Ambiente e la Regione Lazio. Durante la conferenza stampa di presentazione, si è posto l’accento sul fatto che questa è la risposta delle istituzioni alla mia richiesta, fin dal momento della tragedia, di intervento da parte della politica.  In relazione a questo fatto mi sento in diritto ed in dovere di commentare……  Il mio spirito è percorso da due stati d’animo contemporaneamente opposti:  per prima cosa non posso non esser lieto che stavolta si agisca in termini di prevenzione e programma, che sia il segno dell’agire “prima”,  allo stesso tempo sono conscio che si agisca dopo la tragedia di Sara e Francesca e questo non so se riuscirà a lenire il dolore mio o addirittura lo amplificherà in relazione a quanto andrò ad esporre.  Tanti e troppi morti ci sono stati a causa della negligenza e del malaffare nel nostro martoriato paese, basti ricordare gli ultimi episodi come la frana a Messina o il treno investito al Nord nel momento esatto del passaggio. So benissimo che il dolore loro è uguale in tutto e per tutto al mio, tante lacrime versate e il pesante fardello dell’assenza di chi ti è caro.  Sono infuriato con la vita e con il sistema, perche a Ventotene sono stati così ciechi dopo Messina conoscendo perfettamente le condizioni della loro isola ?  Qual è il numero di morti, disgrazie e vergogne in Italia perché ci si muova ?  Perché ci son volute due anonime ragazze di Roma a fungere da agnelli sacrificali perché ci si svegliasse da questo torpore colpevole ed assassino ?  Perché proprio mia figlia ?  Forse perché l’indignazione ha superato la soglia di menefreghismo, ci si è resi conto che è capitato a me , ma potevano essere i figli che in questo momento avete accanto.  Ora la mia richiesta ulteriore a chi ha il potere è il controllo della realizzazione di opere positive e che tutti questi fondi, sacrificio delle tasse dei cittadini, non si perdano in rivoli di sprechi e mazzette perché sarebbe il colmo che il sangue di mia figlia Sara e di Francesca faccia felice amministrazioni corrotte.  A voi che mi leggete, chiedo ancora una volta la condivisione e la diffusione della mia modesta denuncia, perché solo grazie a voi, abbiamo dopo tre mesi questi risultati e questa ribalta.  Sosteneteci nell’ottenere giustizia, che siano accertate le responsabilità e puniti severamente ( per quanto è possibile ) i colpevoli , affinchè non si ripeta o perlomeno si ponga un argine e si limitino danni futuri ad altri, che non dimenticate siamo tutti noi indistintamente. GRAZIE

(Bruno Panuccio, padre di Sara 16/07/2010)

Fonte: TeleFree

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Da Ventotene ai Parioli, 120 milioni per la sicurezza

Una risposta la morte delle due ragazzine in gita scolastica sull’isola. In arrivo 10 milioni di euro dal ministero dell’Ambiente per fronteggiare il dissesto idrogeologico

I primi undici interventi saranno a Ponza e Ventotene, che «ci ha aperto gli occhi», ha spiegato il ministro dell´Ambiente, Stefania Prestigiacomo, illustrando, con la governatrice Polverini, i contenuti dell´accordo di programma con la Regione Lazio contro il dissesto idrogeologico. Lo stanziamento sarà di 120 milioni, 90 in compartecipazione e altri 30, ha detto Polverini, «recuperati nelle pieghe di bilancio». Sono passati tre mesi dalla mattina del 20 aprile, quando il crollo di un costone di roccia a Cala Rossano ha ucciso Francesca Colonnello e Sara Panuccio, interrompendo bruscamente una gita scolastica di terza media. Ora proprio quella cala, fra le più belle di Ventotene, è in cima alla lista degli interventi della Regione, che ha concordato le priorità con i Comuni: «Ero stata eletta da poco – ha detto Polverini – Dopo la tragedia ci siamo impegnati per dare una risposta forte».

Gli interventi finanziati, in tutte le province laziali, saranno in tutto 59, più altri 12 contro le esondazioni. Il tutto a partire dall´autunno, quando saranno messe a bando le prime gare per la messa in sicurezza di costoni, falesie e scarpate. L´accordo prevede l´arrivo di un commissario alla sicurezza del suolo, per «agire con rapidità – spiega Polverini – senza aspettare le lungaggini dell´amministrazione. Da oggi si programma, non si interviene più solo sulle urgenze». «Il commissario straordinario non diventi pretesto per una gestione senza regole, come già abbiamo visto con la “Protezione civile spa”», auspica il capogruppo dei Verdi Angelo Bonelli, mentre per l´ex assessore all´Ambiente di Sel Filiberto Zaratti «è una cifra ridicola. Noi stanziammo il doppio».

Nella lista ci sono molte località costiere, da Montalto di Castro a Santa Marinella, dalle scarpate di Sperlonga alla rocca di Ardea. Ma anche alcune perle dell´entroterra come Arce, Arpino, Civita di Bagnoregio. Dei dieci milioni dedicati a Roma, quasi 5 saranno destinati al consolidamento della collina dei Parioli, gli altri a due operazioni di messa in sicurezza in zona Medaglie d´Oro e Magliana Nuova. Partiranno invece già martedì, annuncia l´assessore all´Ambiente Marco Mattei, gli interventi d´urgenza su alcune spiagge di Ponza, tra cui Frontone e Cala Fonte, che rischiavano la chiusura per ragioni di sicurezza nei prossimi giorni. E sempre martedì, a Castel di Guido, il Campidoglio e la Protezione civile intitoleranno a Sara e Francesca uno spazio dedicato ai campi scuola, dove ogni settimana 30 bambini delle elementari potranno imparare i rudimenti della prevenzione.

Fonte: La Repubblica

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Perchè tante frane?

L’Italia è quasi totalmente a rischio idrogeologico a causa di cementificazione, condoni edilizi, burocrazia, speculazioni, consumo del territorio e devastazione del paesaggio. Stando a un dossier presentato recentemente da Legambiente, 5581 Comuni – il 70% del totale – sono a rischio elevato. Il 100% del territorio di Calabria, Umbria e Valle d’Aosta è in analoga condizione, nelle Marche il 99% e in Toscana il 98. Sono dati pubblici. L’indagine Ecosistema rischio, che è stata presentata dal capo della Protezione civile Guido Bertolaso pochi mesi fa, contiene la classifica dei Comuni a rischio inondazione, l’elenco dei pericoli per gli abitanti, il conteggio ufficiale dei ritardi imputabili a governatori e sindaci. Si legge ad esempio che la Sicilia è ultima nella graduatoria della prevenzione, con l’8% di interventi per mitigare l’allarme idrogeologico. In Sicilia il 93% dei Comuni sono in zone a rischio, nella lista nera segue la Toscana (91%). In Sardegna c’è la maggior percentuale di Comuni con interi quartieri costruiti in zone a rischio, mentre in Sicilia e Toscana si segnala anche il più elevato numero di Comuni con insediamenti industriali e produttivi in aree esposte a rischio idrogeologico.
Per prevenire frane e tragedie si fa poco o nulla: fango e morte possono colpire dovunque, in montagna o in pianura, nelle metropoli o nei piccoli paesi della pedemontana. Molti sindaci si dichiarano impotenti e quando piove vegliano. Le vittime di Giampilieri, così come quelle dell’alluvione di Messina possono capitare quasi ovunque, in Italia. E tuttavia le cosiddette opere
di «messa in sicurezza» spesso si trasformano in alibi per continuare a costruire. Molti cantieri, spacciati dalle amministrazioni locali per «manutenzione dei bacini» coprono le speculazioni edilizie lungo fiumi e torrenti. Così basta un po’ di pioggia per causare allagamenti e provocare vittime e danni rilevanti.
La gestione delle acque piovane è uno dei grandi problemi ambientali, anche in città. Sarebbe necessario adeguare le reti di raccolta dell’acqua, coniugando sicurezza e recupero della risorsa idrica. Bisogna sorvegliare prima di tutto torrenti e fiumare. Poprio in prossimità di fiumare e torrenti si sono verificati gli eventi peggiori e sono stati compiuti gli scempi più gravi. E’ rischiosissimo costruire nelle aree di esondazione dei corsi d’acqua, e sui versanti franosi e instabili.
Ogni Regione dovrebbe adeguare le mappe di rischio idrogeologico, pianificando la lotta dura contro gli illeciti ambientali, demolendo gli immobili abusivi, delocalizzando rapidamente i beni esposti al pericolo di frane e alluvioni, costruendo edifici che tengano conto del livello e della tipologia di rischio presente sul territorio. Dal disastro di Sarno ad oggi, i morti sono stati oltre 300 e i danni causati dall’acqua ammontano a una decina di miliardi di euro.

Fonte: Blog di Salvatore Lo Leggio

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«È un insulto parlare di tragica fatalità»

Cala Rossano

Non si dà pace Bruno Panuccio, il papà di Sara, una delle due studentesse di Morena morte sulla spiaggia di Ventotene, schiacciate da un masso staccatosi dal costone, mentre erano in gita con la scuola. E non bastano i 50 giorni trascorsi dalla tragedia per lenire il dolore e la rabbia. Anzi, il signor Bruno risale proprio ai giorni precedenti quel tragico 20 aprile e a un video girato da alcuni giovani: in queste immagini ci sarebbe tutta la precisa responsabilità di chi non ha messo in sicurezza la zona.
Altro che fatalità, sia pur tragica. Nel video si vede bene la pericolosità del costone poi franato su Sara e sull’amica Francesca, che da Ventotene sono tornate dentro una bara bianca, e su Athena, che è scampata ma ancora porta sul corpo tutte le conseguenze dell’incidente. «Le immagini sono chiarissime – spiega Bruno Panuccio – ed è evidente l’equilibrio più che precario e destinato al crollo di quella parte di roccia: è scavata in basso per una profondità di alcuni metri, basterebbe conoscere il principio della forza di gravità. E poi c’è l’azione corrosiva del mare sulla falesia che è infinita; aggiungiamoci la strada sovrastante percorsa da mezzi pesanti carichi di pesi elevati». Il papà di Sara continua a cercare la verità attorno a tutta la vicenda e addita anche i lavori di trivellazione eseguiti di continuo, sulla strada sovrastante la caletta, oltre alla gestione della canalizzazione dell’acqua piovana. A Ventotene ci sono in realtà dei vasconi di epoca romana, per la raccolta delle acque piovane, ma con il tempo sarebbero stati trasformati «grazie» a lavori abusivi. «È un insulto parlare di tragica fatalità riguardo la morte di mia figlia Sara e della sua amica Francesca», conclude l’uomo.

Fonte. Il Giornale

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Se l’è cavata con un orecchio bucato ma poteva andargli molto peggio

Un sub originario di Ischia, D’A.C. di 46 anni, si è salvato per miracolo dopo che una fiocina gli è stata sparata contro per sbaglio da un amico. Il fatto è accaduto nel pomeriggio di venerdì scorso a Ventotene. L’uomo si trovava sull’isola insieme ad un suo amico per effettuare delle immersioni e pescare qualche pesce. Doveva essere una settimana di vacanza, in totale relax, per ammirare i fondali dell’isola pontina. Non avrebbe mai immaginato che potesse finire un modo diverso. Si trovava a bordo di un’imbarcazione attraccata al porto romano, dove stava armeggiando con un fucile per la pesca subacquea. Anzi, doveva imparare ad usarlo. Il suo amico, che in teoria doveva essere più esperto di lui, si è proposto di insegnargli come caricare il fucile. Quindi ha preso l’arma ed ha inserito la fiocina, puntandola però contro il 46enne. Qualcosa è andato storto, perché l’arpione è partito di scatto, colpendolo all’orecchio destro, trapassandolo letteralmente. Sono stati richiesti immediatamente i soccorsi. L’uomo sanguinante è stato trasportato per mezzo di un’eliambulanza presso il pronto soccorso dell’ospedale «Dono Svizzero» di Formia. Gli è stata diagnosticata una lacerazione nella zona fronte-parietale destra. Sarebbero bastati pochi millimetri verso l’interno e per lui non ci sarebbero state possibilità di salvezza. Al termine delle cure dei medici, il sub è stato dimesso con una prognosi di dieci giorni, con una vistosa bendatura sull’orecchio, preferendo fare ritorno a casa piuttosto che tornare a Ventotene. Meglio non sfidare la sorte una seconda volta, avrà pensato.

Fonte: La Provincia

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