Ventotene, a un anno dalla tragedia non è cambiato nulla

“Poco è cambiato sulla spiaggia di Cala Rossano sebbene sia trascorso un anno da quella mattina del 20 aprile in cui morirono Francesca Colonnello e Sara Panuccio le due studentesse romane di 14 anni morte dopo essere state travolte da alcuni blocchi di tufo sull’isola di Ventotene, mentre erano in gita con la scuola”.
Il luogo della tragedia è ancora sotto sequestro, l’inchiesta sta per concludersi e dai dieci indagati iniziali per duplice omicidio e lesioni gravi si è arrivati a sei: ci sono l’attuale sindaco di Ventotene, il suo predecessore, il capo dell’ufficio tecnico, ex capo del Genio civile di Latina e il responsabile dei bacini del Lazio. Nelle prossime settimane si saprà se e quanti saranno i rinvii a giudizio.
Anche se a febbraio sulla base del piano di assetto idrogeologico pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione Lazio, tutta l’isola è stata classificata con il massimo rischio, cioè R4, i lavori – ancora in corso e la cui conclusione è prevista prima dell’estate – sono stati eseguiti soltanto a Cala Nave.
“Si è vero in un anno abbiamo messo in sicurezza – ammette il sindaco Giuseppe Assenso – soltanto Cala Nava, praticamente una settantina di metri grazie ai fondi del Ministero dell’Ambiente e della Regione Lazio. Giovedì prossimo incontrerò il presidente della Regione Polverini, ho chiesto io l’incontro, per fare il punto della situazione. Sì perchè chi andrà in vacanza a Ventotene non troverà altre spiagge messe in sicurezza e il rischio frane continua ad esserci su tutta l’isola. L’ultimo crollo si è verificato ai primi di aprile a Cala Battaglia, senza provocare feriti”.
“Dopo la tragedia il turismo estivo – precisa il sindaco – non sembra averne risentito, ma la gite scolastiche rispetto all’anno scorso hanno avuto un crollo del 60 ed anche del 70%”.
Da mesi a Ventotene infuria la polemica perchè a poca distanza da luogo della tragedia l’amministrazione vuole far partire un tunnel sotterraneo di 300 metri che collegherà il porto al campo sportivo con un costo previsto di oltre sei milioni di euro. “Questa strada sta alzando un polverone se continua così non si farà mai. Bisogna precisare che il nostro obiettivo – sostiene il sindaco – è mettere prima in sicurezza tutta l’isola e poi fare questa strada. Abbiamo soltanto avviato l’iter poi si vedrà la tipologia”.
Oltre gli ambientalisti il più fervido oppositore del tunnel sotterraneo è Bruno Panuccio, padre di una delle ragazze uccise dalla frana che lo definisce un “progetto assurdo”.
“Spendere sei milioni di euro per un tunnel di 300 metri per un’isola di un chilometro e mezzo quadrato per favorire l’arrivo delle auto – dice il padre di Sara – è una follia dal punto di vista economico, ambientale e della sicurezza visto che l’isola è franosa”.
Questa mattina alle 11.30 all’ora della tragedia, a Ventotene sarà celebrata una messa e poi l’amministrazione comunale con gli studenti dell’istituto Spinelli di Ventotene deporranno un corona dove sono morte le ragazze. Ma le famiglie non ci saranno. Perchè al dolore della morte si aggiunge il fastidio, se non la rabbia: “chi ha portato all’incuria Ventotene continua ad amministrare; chi ha fatto atti concreti contro la sicurezza dei cittadini, ed è attualmente indagato, continua ad amministrare fondi pubblici. E soprattutto nessuno grida allo scandalo e ferma tutto questo”.

Fonte: ANSA, Il Faro, La Provincia

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Lacrime di coccodrillo

E’ trascorso un anno esatto dalla tragedia di Cala Rossano che costò la vita alle due giovani studentesse romane, rispettivamente di 13 e 14 anni, che frequentavano la III E della scuola media «Anna Magnani» di Morena e che, in campo-scuola a Ventotene, rimasero travolte dai blocchi di tufo staccatisi dalla parete della caratteristica spiaggetta dell’isola. E l’amministrazione comunale ha inteso ricordare il tragico evento con una Santa Messa e con la deposizione di fiori sul luogo in cui il sorriso e la gioia di vivere di Sara e Francesca si sono spezzati per sempre. Un’iniziativa voluta dal sindaco Giuseppe Assenso, il quale ha contattato e ricevuto l’assenso del dirigente dell’istituto scolastico «Altiero Spinelli», Giovanni Costanzo, per consentire la partecipazione anche degli alunni di Ventotene ad una cerimonia che, «al di fuori da ogni enfasi ed ufficialità, ma in forma privata e personale, vuole solo ricordare nell’animo di ognuno due giovani vite spezzate, che hanno amato la nostra isola e rimarranno, per sempre, presenti tra la sua comunità». Sarà il parroco di Santa Candida, don Emanuele Avallone, a celebrare la funzione religiosa, all’incirca alla stessa ora in cui, un anno fa, si consumava la tragedia di Cala Rossano ed alla quale parteciperanno anche altre scolaresche del Lazio, gia in soggiorno-studio sull’isola, oltre, naturalmente, ai componenti dell’amministrazione comunale, ai cittadini ed ai responsabili delle forze dell’ordine di stanza a Ventotene. Quindi si formerà un mesto corteo che raggiungerà la spiaggia di Cala Rossano, per deporre un fascio di fiori bianchi su quei maledetti massi tufacei, ancora scompostamente accatastati in quell’angolo estremo, quasi monumento funebre eternamente lambito dal mare, dove si sono spenti i sogni di Sara e Francesca. «Un evento che ha segnato per sempre l’isola, ha sottolineato il sindaco Assenso e come amministrazione, stiamo facendo il possibile per evitare il ripetersi di casi analoghi. Grazie ad un apposito finanziamento ad hoc, erogato dal Ministero dell’Ambiente, ha proseguito il sindaco, abbiamo ultimato i lavori lungo la parete del porto romano ed ora si stanno smontando i ponteggi a protezione della via di accesso dal porto al centro abitato. Subito dopo Pasqua riprenderanno anche i lavori per la messa in sicurezza della spiaggia di Calanave, ma già domani (giovedì – ndc.), alle ore 12,30 ho appuntamento a Roma con la presidente della Regione Renata Polverini, per fare il punto e concretizzare l’accordo di programma redatto dalla Pisana, per quanto riguarda, in generale, la messa in sicurezza della costa laziale e, nello specofico, Ventotene. All’incontro, ha concluso Assenso dovrebbero partecipare anche l’assessore regionale all’Ambiente, Marco Mattei, il responsabile vicario della Protezione civile, Luca Fegatelli e l’ing. Giuseppe Tanzi, direttore dell’Ardis (Agenzia regionale difesa del suolo)». Quest’oggi, nella scuola media «Anna Magnani» di Morena, si osserverà un minuto di raccoglimento, ricordando le figure di Sara e Francesca, anche se i loro compagni di classe frequentano, ormai le superiori; da parte delle famiglie delle due ragazze, i Colonnello ed i Panuccio ed in particolare, dal papà di Sara, Bruno Panuccio, sempre molto presente, sul suo blog, nel denunciare le presunte responsabilità della tragedia, in occasione dell’anniversario, invece, non sono state rilasciate dichiarazioni di sorta, almeno per il momento e dopo le polemiche sulla lettera indirizzata ai genitori da un’ex consigliera comunale e da alcune mamme di Ventotene, ci piace ricordare le due ragazze con l’ultima poesia scritta proprio da Bruno Panuccio e dedicata a Sara: «Vorrei annammene lontano e raggiunger chi è già andato, riaccarezzalla co’ ‘ste mano, arisentimme addosso er fiato. De riabbracciatte so’ affamato, ma è ‘na colica perenne, ‘ste fitte m’hanno frantumato, che le lacrime fan scenne».

Fonte: Il Tempo

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Ventotene, a un anno dalla tragedia spiagge ancora a rischio

Sara Panuccio e Francesca Colonnello

Poco è cambiato sulla spiaggia di Cala Rossano sebbene sia trascorso un anno da quella mattina del 20 aprile in cui morirono Francesca Colonnello e Sara Panuccio le due studentesse romane di 14 anni morte dopo essere state travolte da alcuni blocchi di tufo sull’isola di Ventotene, mentre erano in gita con la scuola.
Il luogo della tragedia è ancora sotto sequestro, l’inchiesta sta per concludersi e dai dieci indagati iniziali per duplice omicidio e lesioni gravi si è arrivati a sei: ci sono l’attuale sindaco di Ventotene, il suo predecessore, il capo dell’ufficio tecnico, ex capo del Genio civile di Latina e il responsabile dei bacini del Lazio.
Nelle prossime settimane si saprà se e quanti saranno i rinvii a giudizio.  Anche se a febbraio sulla base del piano di assetto idrogeologico pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione Lazio, tutta l’isola è stata classificata con il massimo rischio, cioè «R4», i lavori – ancora in corso e la cui conclusione è prevista prima dell’estate – sono stati eseguiti soltanto a Cala Nave.
«Si è vero in un anno abbiamo messo in sicurezza – ammette il sindaco Giuseppe Assenso – soltanto Cala Nava, praticamente una settantina di metri grazie ai fondi del Ministero dell’Ambiente e della Regione Lazio. Giovedì prossimo incontrerò il presidente della Regione Polverini, ho chiesto io l’incontro, per fare il punto della situazione». Sì perché chi andrà in vacanza a Ventotene non troverà altre spiagge messe in sicurezza e il rischio frane continua ad esserci su tutta l’isola. L’ultimo crollo si è verificato ai primi di aprile a Cala Battaglia, senza provocare feriti. «Dopo la tragedia il turismo estivo – precisa il sindaco – non sembra averne risentito, ma la gite scolastiche rispetto all’anno scorso hanno avuto un crollo del 60 ed anche del 70%».
Da mesi a Ventotene infuria la polemica perché a poca distanza da luogo della tragedia l’amministrazione vuole far partire un tunnel sotterraneo di 300 metri che collegherà il porto al campo sportivo con un costo previsto di oltre sei milioni di euro. «Questa strada sta alzando un polverone se continua così non si farà mai. Bisogna precisare che il nostro obiettivo – sostiene il sindaco – è mettere prima in sicurezza tutta l’isola e poi fare questa strada. Abbiamo soltanto avviato l’iter poi si vedrà la tipologia». Oltre gli ambientalisti il più fervido oppositore del tunnel sotterraneo è Bruno Panuccio, padre di una delle ragazze uccise dalla frana che lo definisce un «progetto assurdo». «Spendere sei milioni di euro per un tunnel di 300 metri per un’isola di un chilometro e mezzo quadrato per favorire l’arrivo delle auto – dice il padre di Sara – è una follia dal punto di vista economico, ambientale e della sicurezza visto che l’isola è franosa».
Domani alle 11.30 all’ora della tragedia, a Ventotene sarà celebrata una messa e poi l’amministrazione comunale con gli studenti dell’istituto Spinelli di Ventotene deporranno un corona dove sono morte le ragazze. Ma le famiglie non ci saranno. Perchè al dolore della morte si aggiunge il fastidio, se non la rabbia: «chi ha portato all’incuria Ventotene continua ad amministrare; chi ha fatto atti concreti contro la sicurezza dei cittadini, ed è attualmente indagato, continua ad amministrare fondi pubblici. E soprattutto nessuno grida allo scandalo e ferma tutto questo», dice Bruno Panuccio.

Fonte: Latina 24Ore

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Tutti contro il tunnel

Piergiorgio Benvenuti

«Abbiamo condiviso pienamente le parole di Bruno Panuccio, il padre di Sara, la studentessa di 14 anni morta a Ventotene il 20 aprile dello scorso anno,  insieme alla sua amica Francesca Colonnello, seppellite dal crollo della falesia a Cala Rossano , che ha espresso il proprio dissenso rispetto al progetto recentemente approvato , dal  Consiglio comunale di Ventotene , finalizzato a  realizzare un tunnel di circa 300 metri per collegare il porto al centro dell’isola». E’ quanto dichiara Piergiorgio Benvenuti, Presidente Nazionale  del Movimento Ecologista  ECOITALIASOLIDALE.
“Giu’ le mani da uno scempio che si vorrebbe realizzare nel cuore dell’isola, dove ben altre sono le emergenze, quella primaria è appunto la messa in sicurezza delle coste –dichiara Benvenuti- per scongiurare ulteriori tragedie come quella accaduta a Sara e Francesca , come i molti abusi edilizi che continuano ad essere realizzati  e ben altre invece sono le attrattive che possono portare turismo nell’isola rispetto alla progettazione di  super-strade e scavi di tunnel sotterranei che in una morfologia caratterizzata da conformazioni tufacee certamente non agevolano la sicurezza del territorio . Avremmo preferito ad esempio dal Sindaco di Ventotene, proprio ad un anno da quella terribile tragedia  l’illustrazione di un progetto di utilizzo di autoveicoli e motocicli elettrici o di piste ciclabili finalizzate alla mobilità sostenibile in una delle isole più affascinanti del Tirreno, e comunque progetti che vedono bloccare ogni aggressione dell’eco-sistema esistente a garanzia anche della sicurezza dell’isola e delle coste. Ricordando come ha fatto recentemente il Padre di Sara,  che negli ultimi venti giorni si sono succedute ben due frane , fortunatamente senza alcuna conseguenza per la vita di alcuno, quasi che la natura stessa richiami ad una dovuta riflessione , ad un anno dalla morte di Sara e Francesca”.
“Saremo presenti –conclude Benvenuti- ad ogni iniziativa finalizzata alla salvaguardia di Ventotene che non può passare per agevolare  maggiore traffico e strade sotterranee, ma sicurezza, salvaguardia delle coste e difesa dell’ambiente, proprio  in memoria del sacrificio di Sara e Francesca,  ad un anno dalla tragica scomparsa”.

Fonte: AgenParl, TeleFree, Parvapolis, Il Faro quotidiano, L’Unico, Provincia LatinaTV

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Area marina protetta?

L’isola di Ventotene si prepara ad accogliere la prima edizione di Swordfish Week, in programma dal 14 al 19 giugno, un evento dedicato all’osservazione e allo studio del pesce spada in questo angolo del Mediterraneo dove la sua concentrazione è considerata tra le più alte del Pianeta.
Il programma della Swordfish Week prevede giornate di studio sulla biodiversità nel Mediterraneo e incontri con biologi marini, corsi di cucina, fotografia, e immersioni guidate nella riserva marina integrale di Santo Stefano.
Momento centrale della manifestazione sarà il torneo di pesca d’altura Big Fish Tournament, giunto alla quinta edizione, che vedrà impegnate nelle acque di Ventotene oltre 50 equipaggi provenienti da tutta Italia.
Swordfish Week e Big Fish Tournament sono organizzati dall’Associazione Diportisti Arcipelago Pontino, con il supporto dell’Isola di Ventotene Yacht Club, del Comune di Ventotene, e della Camera di Commercio di Latina.

Fonte: ANSA, Latina 24 Ore

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Ventotene isola perduta

Una comunità allo sbando per colpa dei suoi amministratori

Un anno fa una frana uccideva a Cala Rossano Sara Panuccio e Francesca Colonnello, due bambine quattordicenni in gita scolastica, ferendo gravemente anche Athena Raco, una loro compagna. Cos’è cambiato da allora? Tutto. E niente.
La Magistratura ha rinviato a giudizio per duplice omicidio e lesioni gravissime il sindaco dell’isola Giuseppe Assenso, reo secondo i PM di negligenze e omissioni gravissime, insieme ad altri amministratori comunali e regionali. Lo stesso sindaco però gestisce direttamente gli oltre sei milioni di euro concessi dal Ministero dell’Ambiente per la messa in sicurezza dell’isola, impresa tutt’altro che semplice visto che appena due settimane fa una nuova frana si è verificata a Cala Battaglia, fortunatamente senza vittime (era notte fonda), e solo sei giorni fa un nuovo crollo al Marillo, presso la spiaggia di Cala Nave, per poco non investiva uno degli addetti alla pulizia della spiaggia.
La Regione Lazio ha emanato un nuovo Piano di Assetto Idrogeologico (PAI), che ha classificato tutta la fascia costiera, fino a 150 metri dal mare, e molte altre aree ad elevato rischio di crollo. Ciò ha di fatto interdetto l’accesso anche ai siti archeologici, all’isolotto di S. Stefano e al nuovissimo museo della migrazione a strapiombo sul mare (che tanto non sarebbero stati visitabili lo stesso, visto che alle guide ufficiali non è stata rinnovata la convenzione con il Comune). Ma non ha scoraggiato l’abusivismo edilizio: appena ieri un blitz della Guardia Forestale ha sequestrato l’abitazione di un noto antiquario di Roma che si era scavato le finestre direttamente sulla falesia!
Infine, tra le proteste di Verdi, WWF e cittadini, un mese fa il Consiglio comunale ha approvato a larghissima maggioranza il progetto per lo scavo di un tunnel faraonico nel tufo per favorire il traffico di auto private.
È passato un anno da quel tragico 20 aprile. Oggi Ventotene è irriconoscibile: un’isola fantasma senza i bambini dei campi scuola, senza i turisti, piena solo di ponteggi e cartelli di divieto di accesso. Soltanto una cosa sembra essere rimasta la stessa, l’insensibilità e l’incapacità dei suoi amministratori che, tra un bunga bunga di fine anno ed un’indagine della Corte dei Conti ancora oggi si baloccano con gli appalti per rifare strade e piazze, fingendo – per richiamare i turisti – che non sia successo nulla, e chiedendo anche il silenzio ai genitori di Sara e Francesca.

Fonte: Tele Free, Parvapolis, Associazione antimafia “A. Caponnetto

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Una famiglia perbene 7

Ventotene, l’abusivismo del sovrintendente

Camera da letto e salotto con vista esclusiva. E che vista! Quella possibile da una parete rocciosa a strapiombo sul mare azzurro di Ventotene. Un panorama mozzafiato per una coppia d’eccezione, lui noto antiquario di Roma, lei funzionaria della Sovrintendenza dei Beni culturali del Lazio. I due da qualche tempo hanno acquistato la cosiddetta casa rosa con annessa grotta ipogea e dato il via a dei lavori di ristrutturazione evidentemente eccessivi rispetto al consentito, ai luoghi della Riserva marina. Sta di fatto che quelle fessure sulla scogliera, che si affaccia nella direzione del litorale di Formia, devono aver attirato l’attenzione di qualche navigante… Ieri il blitz degli agenti del Nipaf, diretti dal vice questore aggiunto Luciano Perotto, ha messo un punto ad una serie infinita di accertamenti disposti in passato della Procura di Latina. L’elicottero della forestale è atterrato sull’isola nella prima mattinata di ieri con gli agenti muniti di decreto di sequestro, a firma del sostituto procuratore Giuseppe Miliano che ha rilanciato l’inchiesta e iscritto nel registro degli indagati l’antiquario Antonio Pettini, intestatario della proprietà. Dovrà rispondere dei reati di cambio di destinazione d’uso della grotta, scavata nel tipico tufo di Ventotene, trasformata in ambienti abitativi dopo la realizzazione di un tunnel di 30 metri praticato nel bel mezzo della montagna fino appunto a sbucare a mare. Pettini è indagato quindi anche per la violazione dei vincoli paesaggistici e naturali. Ma non è finita. Perché ieri gli agenti del Nipaf hanno posto sotto sequestro non soltanto la grotta d’élite ma anche la casa rosa oggetto, nel corso di ristrutturazione, di ampliamenti non consentiti. In questo caso l’antiquario dovrà rispondere del reato di abusivismo edilizio. Dunque, tutto sequestrato. E per ora panorama off-limits. La coppia di coniugi romani deve aver investito parecchio nella villa delle vacanze nella bellissima isola pontina: a Ventotene si «narra» di un arredamento di pregio e di dettagli curati nei minimi particolari. Niente sfarzo, ma solo pura eleganza per soddisfare un raffinato gusto per l’arte. Ora, moglie e marito non possono che attendere con fiducia la parola del Gip sul giudizio di convalida del sequestro disposto dal Pm Miliano.

Fonte: Dimmidipiu

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Una famiglia perbene 6

Scava scava, la grotta diventa villa

Un tunnel di trenta metri scavato nel tufo e la grotta ipogea si trasforma nel rifugio più esclusivo di tutta l’ isola. Perfino una finestra scavata nella falesia, e il panorama mozzafiato a strapiombo sul mare. Da ieri ci sono i nastri biancorossi dei sigilli a circondare la «casetta rosa» di Ventotene, una delle abitazioni più tipiche, dell’ isola che da qualche tempo era stata acquistata da un noto antiquario romano, Antonio Pettini. Un sogno di casa, va detto. Ma Pettini e sua moglie, che tra l’ altro è un funzionario della Soprintendenza dei beni culturali, avevano deciso di farlo diventare qualcosa di molto simile a un paradiso. Con tanto di arredi ricercati e la massima cura di tutti i particolari. Ma, a quanto pare, violando i vincoli paesaggistici e cambiando la destinazione d’ uso. Gli uomini del Nipaf, il nucleo investigativo della Forestale, se ne sono accorti quasi per caso, qualche tempo fa, durante il normale monitoraggio dell’ isola via mare. Superata Punta Eolo, però, era impossibile non notare le ferite nella roccia. Quelle che da dentro, accanto alle poltroncine di pregio, consentivano di vedere un panorama unico e, nelle giornate limpide, perfino di ammirare il golfo di Gaeta. Al termine di una lunga serie di accertamenti, ieri mattina è scattato il sequestro su ordine del sostituto procuratore Giuseppe Miliano. L’ antiquario e sua moglie adesso dovranno dare spiegazioni. Almeno per un po’ di tempo, il loro «paradiso» resterà tutto sotto chiave.

Fonte: Corriere della Sera

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Una famiglia perbene 5

Scavi abusivi, sequestrata la villetta di un noto antiquario di Roma, proprietario di una casetta con annessa grotta

Continuano gli scempi sull’isola di Giulia. A Ventotene un noto antiquario di Roma, proprietario di un casetta con annessa grotta, è stato denunciato per aver trasformato il tunnel scavato nel tufo in ambienti abitativi – un salottino e una camera da letto – sino all’apertura di alcune finestrelle a strapiombo sul mare, tanto per non farsi mancare un panorama mozzafiato. Una location che non deve essere sfuggita all’occhio attento di migliaia di naviganti quando si compie il classico periplo dell’isola.

I REATI – Gli agenti del Nipaf sono sbarcati sull’isola con tanto di decreto di sequestro nei confronti del proprietario dell’immobile, l’antiquario Antonio Pettini, marito di una funzionaria della Sovrintendenza dei Beni culturali del Lazio. I due da qualche tempo avevano acquistato casetta di pochi metri cubi -dal colore rosa comunemente usato sull’isola – con annessa grotta ipogea e dato il via a dei lavori di ristrutturazione non consoni ai dettami della riserva naturale integrale. Oltre ad avere modificato la grotta stessa, anche l’immobile è stato oggetto di interventi non conformi. Il proprietario è stato infatti raggiunto da una ulteriore denuncia per abusivismo edilizio.

SCAVI SENZA FINE – Ad un anno di distanza dalla morte di Sara Panuccio e Francesca Colonnello, seppellite dal crollo della falesia a Cala Rossano, non si fermano sull’isola gli abusi che hanno come ‘vittima’ principale il delicato equilibrio ambientale: il tufo fragile viene costantemente aggredito dalla presenza dell’uomo, anche se non è solo il cittadino alla ricerca di una casa d’elite a perpetrare scempi. Ricordiamo come la stessa amministrazione comunale abbia in animo di realizzare un tunnel di trecento metri di lunghezza per convogliare le vetture dal porto romano sino al campo sportivo. Il progetto dell’isola ecologica, dunque, resta sempre più un miraggio.

Fonte: Corriere della Sera

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Una famiglia perbene 4

Il PM Giuseppe Miliano

Ventotene, denunciato per abuso edilizio il proprietario, un noto antiquario di Roma

Una grotta ipogea con due grandi finestre a picco sul mare e con vista su Ponza, un rudere ristrutturato ed ampliato che forse sarebbe diventato una villetta. Il tutto realizzato sulla bellissima isola di Ventotene in una delle sue zone più suggestive, località Punta dell’Arco. I due manufatti sono stati sequestrati perché privi della documentazione richiesta. Al controllo il secondo è stato realizzato in difformità con il progetto iniziale, il secondo per mancanza del documento che rilascia il Comune e che consente il cambio di destinazione d’uso. Il blitz con tanto di documentazione fotografica aerea è stato portato a termine degli agenti del Nipaf – nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale – coordinati nelle operazioni dal vice questore Luciano Perotto; su disposizione del decreto di sequestro firmato dal sostituto procuratore della Repubblica titolare del procedimento Giuseppe Miliano. I due manufatti sottoposti a sequestro, secondo le ricerche degli investigatori appartengono ad un noto antiquario di Roma, A.P., il quale avrebbe trasformato in civile abitazione una grotta ipogea che è classificata quale deposito. Le grotte, naturali o scavate nella roccia, sono tipiche e molto diffuse sull’isola, venivano utilizzate come depositi di derrate alimentari e attrezzature varie. Qui gli agenti del Nipaf hanno invece trovato che era stato realizzato un vero e proprio appartamento con bagno, cucina, camera da letto. E non finisce qui. Da questa grotta inoltre partiva un tunnel sotterraneo che si apriva sul costone. L’apertura era stata chiusa con due finestroni. Da qui si godeva una meravigliosa vista a picco sul mare e sul versante est dell’isola di Ponza. Riguardo il secondo manufatto invece, il proprietario aveva ottenuto il permesso per ristrutturare il rudere, ma al controllo degli agenti è risultato che aveva eseguito dei lavori in difformità rispetto al progetto approvato. Aveva in sostanza aumentato le volumetrie originarie. Il proprietario è stato denunciato all’autorità giudiziaria per avere realizzato opere abusive, in difformità e di avere cambiato la destinazione d’uso senza alcun permesso.

Fonte: Latina Oggi

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