Un atto doveroso

Servizio del TGLa7 del 2 Giugno 2011

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«Sacrificate in nome del turismo»

Bruno Panuccio

Il padre di Sara: «Si conoscevano i pericoli, ma quei posti restarono agibili»

«Sono un ergastolano a cielo aperto, io. A casa lo ripeto sempre: siamo tutti morti in quel momento, quando arrivò la notizia di Sara, e siamo rinati nello stesso istante con un fardello: avere giustizia». Si fa presto a pensare che il tempo possa lenire il dolore e le ferite. Bruno Panuccio, 49 anni, di Morena, vicino Ciampino, padre di una delle ragazzine schiacciate dai massi su una spiaggia di Ventotene un hard-disk vivente dell’inchiesta, accuse cariche di dettagli, la voce che tuttora trema neppure ieri ha trovato un attimo di pace. «Come cittadino dice sono soddisfatto dei rinvii a giudizio chiesti dal pubblico ministero. Ma, sempre come cittadino, non ho niente di cui rallegrarmi: mia figlia e la compagna di classe, Francesca Colonnello, morirono perché bisognava salvare la stagione turistica dell’isola. È una verità sconcertante e non si può accettarla».
Non sarà troppo?
«Assolutamente no. Lo dicono i fatti. Cala Nave e Cala Rossano, il luogo dell’incidente, erano agibili perché non si poteva chiuderle ai visitatori (era il 20 aprile 2010, inizio della primavera e della stagione, ndr). Eppure il sindaco, Giuseppe Assenso, tuttora in carica, conosceva la situazione».
Tutto ricostruito nel suo blog.
«Tutto. L’ex Genio Civile di Latina aveva commissionato un intervento per mettere in sicurezza la parete da cui si staccarono i massi. Si parlava di palettatura orizzontale e verticale. Ma i lavori affidati al Comune furono fatti solo in parte. A Ventotene lo sapevano tutti».
Ma nessuno si preoccupò più di tanto.
«Le perizie della Procura, non quelle della difesa, sostengono che ci fu un’omissione totale e cosciente. Non si usò il buon senso del padre di famiglia. C’erano state frane e transenne dopo le frane. Ma l’amministrazione non ordinò i lavori che sarebbero stati necessari. A Ventotene, moralmente, sono tutti un po’ colpevoli».
Compresi i cittadini?
«Secondo me sì. Sono stati superficiali. È ovvio: nessuno voleva la morte di qualcuno. Neppure il sindaco Assenso. Ma anche lui, a caldo, disse una cosa non vera: “Non mi sarei mai aspettato un evento del genere”. Ma come? A Ventotene con le frane ci convivono. Gli isolani non vanno sotto quei costoni proprio perché ne conoscono i pericoli e forse l’abusivismo edilizio doveva metterli in allarme».
Che c’entra l’abusivismo?
«C’entra eccome. La cementificazione selvaggia dell’isola ha modificato il sistema naturale di scolo delle acque. Questa modifica ha finito per alterare la resistenza del tufo. Ecco i crolli a ripetizione».
Insomma, nulla di casuale.
«Nulla. Solo il nome e il numero delle vittime. Permette?».
Prego.
«Il rinvio a giudizio riguarda, oltre al sindaco, tre persone. Beh, doveva essere chiamata in causa anche l’Autorità di Bacino in quanto responsabile della sicurezza».
Ma è il nome di Assenso che la turba.
«Non voglio vedere “impiccato” nessuno. Né lui né gli altri. Mi aspetto solo che venga riconosciuta la loro responsabilità. So bene che è una persona anziana e che in questo Paese nessuno va in carcere per omicidio colposo. Ma avrebbe dovuto avere il pudore di dimettersi».
Invece è al secondo mandato.
«Ecco. Vede com’è Ventotene? Il dolore che sento dentro per Sara fa di me un ergastolano a piede libero. Assenso ha figli. Non può non capire».

Fonte: Il Messaggero

Guarda l’intervista a Bruno Panuccio sul TG5 del 2 Giugno 2011

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L’isola ancora transennata

Oggi, a poco più di un anno di distanza dalla tragedia nella quale sono morte Sara e Francesca, sulle spiagge di Ventotene campeggiano segnali di pericolo. Cala Rossano, il luogo della tragedia è ancora transennato e sotto sequestro, così come risulta chiusa Parata grande dopo un crollo avvenuto di recente. A Cala Battaglia, così come nelle altre suggestive calette della splendida isola ponziana è vietato avvicinarsi alla falesia. Più prudente immergersi nelle acque restando a debita distanza dai costoni, o arrivando da mare con una delle barchette che si possono prendere a noleggio.
E’ stata invece messa in sicurezza Cala Nave, la spiaggia principale, quella più frequentata dalle famiglie con bambini, quella più facilmente raggiungibile a piedi dal centro abitato. I lavori, iniziati oltre un anno fa sono terminati e ora l’intera zona è totalmente fruibile per i turisti.
L’impegno dell’amministrazione è massimo per la messa in sicurezza delle zone a rischio ma ci vorrà tempo e molti soldi per portare a termine i lavori necessari. Va intanto avanti il progetto della realizzazione di un tunnel che dal porto dovrà portare le auto che sbarcano dai traghetti fino all’area di sosta dietro al campo sportivo. Un budello sotterraneo di trecento metri che per il sindaco sarà la salvezza dell’isola ma che alcuni contestano: perché portare l’auto su un’isola dove non serve?

Fonte: Il Messaggero

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«Ventotene, morte per incuria»

Era una tranquilla mattina di primavera dello scorso anno, i ragazzi della scuola media Anna Magnani di Morena (Roma) scherzavano sulla spiaggia di Cala Rossano sull’isola di Ventotene, altri stavano camminando con gli insegnanti lungo la strada che porta in paese. La tragedia si è consumata all’improvviso, sull’arenile, a pochi metri dal mare. La parete che sovrasta la spiaggia cede di schianto, si sgretola, una massa di terriccio e due o tre enormi massi rotolano sulla sabbia tra le urla dei ragazzini che scappano. Tra una nuvola di polvere i massi avanzano e quando tutto sembra finito due studentesse restano sotto i macigni. Sara Panucci, 14 anni e Francesca Colonnello, stessa età, restano schiacciate sotto il peso di quei sassi. Accorrono gli amici, alcuni dei quali sono rimasti feriti lievemente perché solo sfiorati dalla frana, accorrono i professori, increduli. Si chiamano i soccorsi ma per Sara e Francesca sarà inutile. Le loro giovani vite sono ormai spezzate.
Ventotene era da anni la meta dei campi scuola, la spiaggia di Cala Rossano una tappa dove assistere alle manovre da fare su una barca a vela.
E invece in quella maledetta mattina del 20 aprile è accaduto quello che nessuno immaginava che potesse accadere. «Su quella spiaggia ci mandavamo anche nostri figli» dichiareranno il sindaco Giuseppe Assenso e altri abitanti dell’isola.
Ma l’inchiesta giudiziaria che è seguita a quella tragedia sembra essere orientata diversamente. Crolli c’erano stati in passato, le falesie, sollecitate dall’erosione del vento e del mare si sgretolano, ogni anno cedimenti più o meno grandi si ripetono. Per questo, secondo le perizie che sono seguite quella spiaggia avrebbe dovuto essere inserita tra quelle a rischio nel Pai (il Piano di Assetto Idrogeologico). Così non è stato.
E ora per quella tragedia il sostituto procuratore di Latina, Vincenzo Saveriano, prima di lasciare il capoluogo pontino per essere trasferito a Roma, ha chiesto il rinvio a giudizio di quattro persone delle dieci inizialmente iscritte nel registro degli indagati. Si tratta del sindaco attuale di Ventotene, Giuseppe Assenso, del suo predecessore, Vito Biondo, e di due tecnici, quello comunale Pasquale Romano, e quello del Genio civile di Latina Luciano Pizzuti. Archiviazione richiesta per il dirigente dell’Autorità di Bacino. Secondo quanto è emerso nel corso dell’inchiesta e delle perizie richieste dal magistrato, malgrado ci fossero stati dei precedenti crolli nella zona e per questi era stato chiesto al comune di mettere in sicurezza tutta l’area, gli interventi sarebbero stati parziali. Alle sollecitazioni dell’autorità regionale, non sarebbero mai seguite indicazioni sui rischi esistenti a Cala Rossano. Naturalmente il nutrito collegio di difesa (avvocati Renato Archidiacono, Giovanni Lauretti, Luca Scipione e Michele Saponaro) è pronto a contestare le tesi dell’accusa nel caso il gup dovesse accogliere la richiesta del pubblico ministero e decidere per il rinvio a giudizio degli indagati di duplice omicidio colposo. Il sindaco Giuseppe Assenso, che è medico ed era stato uno dei primi a intervenire sul posto, non intende commentare. «Per rispetto delle famiglie e del lavoro dei magistrati» ebbe a dire quando fu iscritto nel registro degli indagati. A poco più di un anno di distanza dalla tragedia l’area di Cala Rossano è ancora recintata e sulla sabbia dove sono morte Sara e Francesca sono spuntati dei fiori. Di plastica.

Fonte: Il Messaggero

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Strage di Ventotene: il Comune alla sbarra

Sara Panuccio

Quattro richieste di rinvio a giudizio per la morte di Sara Panuccio e Francesca Colonnello, studentesse di terza media della «Anna Magnani» di Morena, schiacciate dal crollo sulla spiaggia di Cala Rossano, mentre erano in gita scolastica a Ventotene il 20 aprile 2010. Il padre di Sara se l’aspettava. La Procura di Latina ha fatto il suo lavoro. Il pm Vincenzo Saveriano ha chiesto al gup che siano processati il sindaco di Ventotene, Giuseppe Assenso, il predecessore Vito Biondo, il capo dell’area tecnica del Comune, Pasquale Romano., e il capo dell’ufficio del Genio civile di Latina, Luciano Pizzuti. I reati contestati: duplice omicidio colposo, e le lesioni gravissime ai danni di altri due compagni di classe, Athena Raco e Riccardo Serenella. Esce dal caso giudiziario, l’allora responsabile del Pai (Piano di assetto idrogeologico) della Regione Lazio, Bruno D’Amato. Il pm ha chiesto l’archiviazione per il dirigente dell’Autorità di Bacino, l’ente regionale responsabile della redazione del Pai, la cui edizione del 2009 indicava Cala Rossano come zona sicura dell’isola. L’ex indagato, uscito di scena, è riuscito a dimostrare, attraverso una serie di documenti, di essersi attenuto alle norme e ai compiti richiesti dal suo ruolo. Ha dimostrato, cioè, di aver chiesto al Comune di Ventotene la relazione sul rischio di franosità della spiaggia di Cala Rossano, teatro della tragedia. C’è infatti una lettera inviata a tutti i comuni, cui si doveva dare una risposta, anche via internet. Ma Ventotene non rispose. E per il padre di Sara, Bruno Panuccio, rappresentato dall’avvocato Franco Pascucci, non fu un caso. «Da parte dell’amministrazione comunale – accusa il padre della ragazzina – non ci fu disattenzione ma omissione cosciente nel non relazionare l’effettiva pericolosità di Cala Rossano, ben nota in virtù delle frane precedenti. Non ci si dimentichi che a pochi metri da dove sono morte Sara e Francesca erano già avvenute frane, e poste transenne, poi rimosse». Panuccio si chiede anche come mai chi doveva controllare e non ebbe risposta non intervenne. «L’ente regionale avrebbe dovuto inviare una squadra di geologi – conclude Panuccio – L’unico 5% di spiaggia aperta su un’isola chiusa al 95% era più che una pulce nell’orecchio». A febbraio sulla base del Pai pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione, tutta l’isola è classificata con il massimo rischio, cioè «R4». In corso i lavori.

Fonte: Il Tempo

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Crollo di Ventotene, in quattro rischiano il processo. L’accusa: duplice omicidio

Il 20 aprile 2010 morirono due studentesse romane in gita, Sara Panuccio e Francesca Colonnello, schiacciate da alcuni blocchi di tufo. Il pm Vincenzo Saveriano ha presentato al giudice dell’udienza preliminare 4 richieste di rinvio a giudizio. Nei guai anche il sindaco.

In quattro rischiano di finire sotto processo per la morte a Ventotene il 20 aprile 2010 di due studentesse romane in gita, Sara Panuccio e Francesca Colonnello, schiacciate da alcuni blocchi di tufo. Il pm Vincenzo Saveriano ha presentato al giudice dell’udienza preliminare quattro richieste di rinvio a giudizio in merito al crollo. I reati contestati sono duplice omicidio colposo e lesioni gravissime ai danni di altri due compagni di classe colpiti dal masso staccatosi dalla falesia.
I rinvii a giudizio sono stati richiesti nei confronti dell’attuale sindaco di Ventotene, Giuseppe Assenso, del suo predecessore Vito Biondo, del capo dell’area tecnica del Comune, Pasquale Romano, e del capo dell’ufficio del Genio civile di Latina, Luciano Pizzuti. Il pm Saveriano ha chiesto l’archiviazione per Bruno D’Amato, il dirigente dell’Autorità di Bacino, l’ente regionale responsabile della redazione del Piano di Assetto idrogeologico del Lazio (Pai), la cui edizione del 2009 indicava Cala Rossano, dove avvenne l’incidente, come zona sicura dell’isola.
Subito dopo la tragedia scattò il sequestro della spiaggia di Cala Rossano e i carabinieri sequestrarono anche alcune carte redatte dall’Autorità dei bacini regionali del Lazio, in particolare alcune cartine dell’isola relative alle aree sottoposte a tutela per dissesto idrogeologico. In base a quelle cartine il sindaco Giuseppe Assenso ricordò che «tutta l’isola è a rischio tranne il tratto che va da Cala Rossano, luogo della terribile tragedia, fino a Punta Eolo». In sostanza, sottolineò il primo cittadino, «quei documenti dimostrano come tutta l’isola è a rischio meno il tratto che va da Cala Rossano fino a Punta Eolo. Quindi è assurdo che la tragedia sia capitata proprio lì». A febbraio sulla base del piano di assetto idrogeologico pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione Lazio, tutta l’isola è stata classificata con il massimo rischio. I lavori – ancora in corso e la cui conclusione è prevista prima dell’estate – sono stati eseguiti soltanto a Cala Nave. L’ultimo crollo si è verificato ai primi di aprile a Cala Battaglia, fortunatamente senza provocare feriti.

Fonte: Il Giornale, Il Faro, ProvinciaLatina TV, Il Tempo, TG1 , Latina Oggi

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Non è stata una fatalità

TG 2 delle 20,30 del 1 giugno 2011

 

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Fu omicidio colposo per la Procura di Latina

Il PM Saveriano

Quattro richieste di rinvio a giudizio per la frana di Cala Rossano dello scorso anno. Le ha presentate nei giorni scorsi al Gup di Latina il Pubblico ministero Vincenzo Saveriano nei confronti dell’attuale sindaco di Ventotene, Giuseppe Assenso, del suo predecessore, Vito Biondo, del capo dell’area tecnica del Comune, Pasquale Romano, e del capo dell’ufficio del Genio civile di Latina, Luciano Pizzuti (difesi dagli avvocati Michele Saponaro, Renato Archidiacono, Giovanni Lauretti, Luca Scipione). A loro il Pm contesta il duplice omicidio colposo, per la morte delle 13enni studentesse romane Sara Panuccio e Francesca Colonnello, e le lesioni gravissime ai danni di altri due compagni di classe colpiti dal masso venuto giù dalla falesia. Invece, il Pm ha chiesto l’archiviazione per Bruno D’Amato, il dirigente dell’Autorità di Bacino. Cioè, l’ente regionale responsabile della redazione del Piano di Assetto idrogeologico del Lazio (Pai), la cui edizione del 2009 indicava Cala Rossano come zona sicura dell’isola. A quanto risulta, nel corso dell’interrogatorio (chiesto dopo l’avviso di conclusione delle indagini preliminari) lo stesso D’Amato ha presentato al Pm una serie di documenti e atti che gli hanno consentito di sfilarsi dal caso giudiziario. Tra questi una comunicazione dei primi mesi del 2009 indirizzata a tutti i Sindaci dei Comuni ricadenti nell’Ambito territoriale. Il dirigente chiedeva di inviare notizie sulle pericolosità dei luoghi, anche utilizzando un sito Internet. Sembra che da Ventotene non sia arrivata alcuna segnalazione. Eppure, i precedenti ci sono stati negli anni addietro. Proprio su questi fattori si «giocherà » la partita giudiziaria: il crollo di Cala Rossano si poteva evitare? La Procura parte dalla frana staccatasi in prossimità di Cala Rossano nel 2004, per cui il Genio Civile prescrisse degli interventi poi eseguiti dal Comune solo in parte e comunque un episodio mai segnalato all’Autorità d’Ambito. Tanto che su Cala Rossano – secondo la tesi degli inquirenti – nel Pai 2005 e 2009 non ci sono differenze, sempre spiaggia fruibile. A differenza di Parata Grande che dopo una frana, sembra segnalata in modo anonimo all’ente regionale, è stata dichiarata a rischio. Insomma, la discussione davanti al Gup si presenta complessa, anche perché il collegio difensivo sta approntando una corposa esposizione delle proprie tesi. In particolare, per confutare anche la relazione tecnica dei consulenti del Pm sulle azioni degli enti pubblici nell’adottare le misure di prevenzione contro le frane sull’isola.

Fonte: La Provincia

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Rinviati a giudizio!

Giuseppe Assenso, Vito Biondo e Pasquale Romano, gli amministratori locali rinviati a giudizio per la morte di Sara e Francesca

Il pubblico ministero Giuseppe Saveriano ha chiesto il rinvio a giudizio per il sindaco Giuseppe Assenso, il precedente primo cittadino Vito Biondo, il capo dell’area tecnica Pasquale Romano e il capo dell’ufficio del Genio Civile di Latina Luciano Pizzuti per il reato di duplice omicidio colposo nei confronti di Sara Panuccio e Francesca Colonnello, e lesioni gravissime nei confronti di due compagni delle ragazze decedute sulla spiaggia di Cala Rossano a Ventotene per il crollo di un costone di roccia. Archiviazione per il dirigente dell’autorità di Bacino Bruno D’Amato.

Fonte: ANSA, H24Notizie, Corriere della Sera, Il Messaggero, Latina 24 Ore, Roma Daily News, ProvinciaLatina TV, Latina Notizie, La Repubblica

TG Lazio del 1 giugno 2011

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Non c’è pace a Punta Ulivi

Per la Procura di Latina gli abusi vista mare dell’antiquario vanno sequestrati di nuovo

Grotta ipogea adibita a camera da letto con annesso salotto e casa rosa ampliata: il Pm Giuseppe Miliano ha presentato ricorso in Cassazione contro il dissequestro disposto dal Tribunale del Riesame il 19 maggio scorso. Il caso di abusivismo edilizio registrato a Ventotene resta ancora in primo piano sul piccolo arcipelago pontino. La vicenda vede coinvolti una coppia di coniugi di Roma, lui Antonio Pettini, noto antiquario e titolare della proprietà con vista mare acquistata per le vacanze, e sua moglie, funzionaria della Sovrintendenza dei Beni culturali. Il sequestro era stato disposto dal sostituto procuratore Miliano ad aprile ed eseguito dagli agenti del Nipaf esattamente il giorno 16. Contestati all’antiquario il cambio non autorizzato della destinazione d’uso della grotta (adibita in origine a magazzino e trasformata in ambiente abitativo) dopo la realizzazione di un tunnel di 30 metri scavato nel tufo fino a raggiungere una parete a strapiombo sul mare all’interno, la violazione dei vincoli paesaggistici e ampliamenti non autorizzati effettuati all’interno della casa rosa durante lavori di ristrutturazione. Il Tribunale del Riesame al quale l’antiquario si era appellato contro il sequestro, convalidato dal Gip Laura Campoli, ha accolto il ricorso sostenendo, in poche parole, che dalla relazione del consulente del Pm non emergeva evidente l’ampliamento della grotta contestato e che gli ampliamenti della casa rosa erano così piccoli da poter essere trascurati. Immediato da parte di Miliano il ricorso in Cassazione, osservando che i giudici del Riesame non si sono espressi in merito al cambio di destinazione d’uso della grotta e che per quanto riguarda la casa rosa gli ampliamenti, seppur minimi, erano stati effettuati grazie alla demolizione dei contrafforti. Contrafforti che, in base all’autorizzazione per la ristrutturazione non dovevano essere toccati.

Fonte: La Provincia

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