Ventotene, è cambiato il vento per gli abusivisti edilizi

Pietra tombale della Cassazione contro le revoche dei sequestri in aree sottoposte ai vincoli paesaggistici: è stato ribadito il concetto di abuso nelle zone sottoposte a vincolo

Avevano realizzato un cospicuo ampliamento di un vecchio magazzino rurale, riuscendo a tirare fuori un appartamento della superficie di circa 200 metri quadrati.
La grotta ipogea era così stata trasformata in una abitazione, così come l’antica casa rurale che le era affianco.
L’indagine della Procura della Repubblica di Latina, attraverso il pubblico ministero Giuseppe Miliano, aveva accertato che quell’abitazione era di fatto abusiva, non solo perchè era stata realizzata in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico della riserva naturale ma, e soprattutto, perchè gli interventi abusivi erano di fatto stati effettuati per mutare la destinazione d’uso della grotta, divenuta da magazzino a pertinenza residenziale, e ad ampliare l’abitazione in difformità del premesso a costruire.
Così il sequestro convalidato dal giudice per le indagini preliminari, del Tribunale di Latina, era stato ribaltato in sede di Riesame, dove il proprietario, Antonio Pettini, 52 anni di Roma, si era appellato con un ricorso presentato dall’avvocato Enzo Macari.
Il Riesame di Latina aveva motivato il dissequestro ravvisando il fumus, del reato, ma ritenendo infondato il periculum in mora, in considerazione dell’esiguità delle violazioni.
Ora la Terza sezione penale della Corte di Cassazione accogliendo il ricorso proposto dal pubblico ministero Giuseppe Miliano per vizio di motivazione ha stabilito ancora una volta un principio che in passato già la Suprema Corte aveva esplicitato, e diciamo pure che il Collegio dei Giudici in camera di Consiglio si è pure un pò arrabbiato perchè ha dovuto ribadire qualcosa stabilito già dalla giurisprudenza, ovvero: la modifica di destinazione d’uso rilevante ai fini edilizi può aversi anche mediante la realizzazione di sole opere interne, quali appunto la sola realizzazione delle opere di trasformazione dell’immobile (Cassazione Sezione n. 27713/2010); e che ai fini della legittimità del provvedimento di sequestro preventivo, la sola esistenza della struttura abusiva, realizzata senza autorizzazione e in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico, integra il requisito della concretezza e dell’attualità della misura cautelare che sussiste proprio perchè l’offesa al territorio è destinata in tal modo a perdurare e consolidarsi» (III Sezione Cassazione n.43880/2004).

La sentenza con cui la Cassazione sembra aver messo in discussione la discrezionalità con cui il Tribunale del Riesame ha agito nel giudicare il sequestro dell’immobile di Ventotene, effettuato dal Nipaf, sembra rimarcare un principio che nella fattispecie poteva essere «superato» in considerazione dell’apparente irrilevanza dell’abuso. Ma i massimi giudice della Corte hanno sottolineato come la valutazione dell’incidenza negativa sul delicato equilibrio di un’area, non può essere sottoposta ad una generica valutazione del carico urbanistico del territorio. Dal momento che l’uso della cosa stessa presuppone il deterioramento di quelle aree. Pertanto il vincolo paesaggistico altro non è che un sistema di leggi atto a preservare un bene protetto che, dall’uso derivante dell’opera abusiva verrebbe «lesionato», visto che prima lì non c’era alcunchè. Mentre nel caso in oggetto chi vi aveva deciso di stabilire la propria dimora aveva anche realizzato un profondo buco scavato nella roccia per dare un secondo affaccio alla suite a picco sul mare.

Fonte: Latina Oggi

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Ponza e Ventotene: irraggiungibili!

Aliscafi rotti, corse saltate, ritardi e disagi. «Se continua così stagione a rischio». E la Regione rimanda a dopo le elezioni il tavolo di concertazione su orari e servizi

La normalizzazione dei collegamenti marittimi verso le isole sembra una mera utopia. Guasti, difetti di comunicazione con Laziomar, maltempo e persino le elezioni di mezzo. Già, perché anche la politica è un fattore non secondario nella vicenda. Lo conferma anche la stessa Regione che, per attendere gli esiti del tavolo di concertazione, occorrerà aspettare la conclusione delle elezioni. Ogni tipo di modifica sarà dunque rinviato. Lo ribadisce l’assessore regionale Aldo Forte: «Le elezioni amministrative che interessano anche Ponza ormai sono alle porte. È bene attendere la chiusura della tornata elettorale per poi tornare ad affrontare il tema degli orari e del servizio con quella che sarà la prossima amministrazione dell’isola. Il nostro obiettivo – aggiunge Forte – è unicamente quello di tutelare i diritti e di rispondere ai bisogni dei cittadini e delle associazioni di commercianti e consumatori. Dalla qualità ed efficienza dei collegamenti marittimi, d’altronde, dipende lo sviluppo economico e turistico dell’intero sud pontino e, soprattutto, la qualità della vita e il lavoro di tanti cittadini delle isole Ponziane».

SETTIMANA NERA – Poco male, se l’attesa non fosse così piena di intoppi. Basta considerare l’ultima settimana di passione ventotenese, così come la racconta Marcello Musella, a capo di una associazione di imprenditori isolani, che ha scritto alle istituzioni l’ennesimo appello, denunciando alcuni disservizi in merito agli aliscafi. «I collegamenti dell’aliscafo da e per Ventotene diventano sempre più rari anche con condizioni meteomarine, a nostro avviso buone. Domenica 15 aprile non c’è stato nessun collegamento; il lunedì effettuate la corsa per Formia delle 6 e 45, e per l’isola alle 8 e 30, mentre sono state sospese tutte le altre corse. Veniamo a martedì 17, dove solo la corsa per Formia delle 6 e 45 è stata effettuata. Sospese tutte le corse il mercoledì e il giovedì. Venerdì, invece, con mare più forte degli altri giorni, con il cambio dell’equipaggio, l’aliscafo è arrivato regolarmente. Ancora una volta – scrive Musella – sottolineiamo che le attività tutte sono in grossa sofferenza e questo comportamento danneggia moltissimo l’economia dell’isola. Occorre, quindi, un vostro deciso quanto urgente intervento per far si che il tutto si normalizzi visto anche l’imminente stagione estiva».

FLOTTA, SI CAMBIA – Il solito piagnisteo, qualcuno dirà, ma dalla compagnia di navigazione, difesa dagli assessori regionali (Francesco Lollobrigida dice: «Non ha alcuna ragione di svolgere servizi in difformità dalle esigenze dell’utenza»), arrivano segnali flebili. Mentre la flotta continua a far registrare cambiamenti e sofferenze. L’aliscafo per Ponza, il Monte Gargano appena riparato, tornerà in cantiere perché imbarcava acqua, mentre viene rimandata la manutenzione del mezzo dedicato a Ventotene. Notizia non confermata, anche l’ammiraglia in prestito per 14 mila euro (il catamarano Don Francesco da oltre 600 posti) verrà sostituito con un mezzo più snello. Forse qualcuno si è reso conto di quanto la nave fosse sovradimensionata rispetto alle reali esigenze.

ANCHE LA TASSA – E intanto Laziomar diventerà gabelliere della contestata tassa di sbarco verso le piccole isole, grazie – o per colpa – di una misura istituita dalla commissione Finanze. Si tratta di 1,5 euro a passeggero, da aggiungere al normale costo dei traghetti, per l’approdo nelle isole minori. Anche Ventotene e Ponza, dunque, sperimenteranno l’aggravio che, unito alle tasse di soggiorno applicate nelle località turistiche della costa, lasciano prospettare un comprensibile scoraggiamento da parte dei turisti e degli operatori economici. Questi ultimi, da Ventotene e Ponza, sono concordi nel ritenere la tassa di sbarco l’ennesimo attacco all’economia dell’arcipelago.

Fonte: Corriere della Sera

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“Estraneo ai fatti e non responsabile”: la difesa impossibile del sindaco Assenso per la morte di Sara e Francesca

Sara Panuccio e Francesca Colonnello

Rinviata al 21 maggio  l’udienza preliminare sulle richieste di rinvio a giudizio formulate dalla Procura in seguito all’inchiesta sul crollo di Cala Rossano a Ventotene nel quale morirono due studentesse romane in gita scolastica sull’isola. L’udienza si è aperta in Tribunale a Latina davanti al Gup, Guido Marcelli che l’ha rinviata al 21 maggio per un difetto di notifica.
Il giudice è chiamato a decidere in particolare sulle posizioni del sindaco di Ventotene, Giuseppe Assenso, del suo predecessore, Vito Biondo, dei tecnici del genio civile di Latina, Luciano Pizzuti e del Comune isolano, Pasquale Romano, oltre che sulla posizione del dirigente dell’autorità di Bacino per il quale la Procura ha chiesto l’archiviazione.
Per i primi quattro il pm Saveriano, che nel corso degli accertamenti seguiti alla tragedia ha acquisito anche la perizia di un geologo, ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di duplice omicidio colposo.
Questa mattina il sindaco Assenso si trovava in Tribunale dove lo ha raggiunto per noi Antonio Bertizzolo. “Mi sento innocente, ho la coscienza a posto”, ha detto.

Il papà di Sara Panuccio in un’intervista rilasciata solo pochi giorni fa a Panorama.it si è definito “un ergastolano del dolore”. Da sempre ha denunciato pubblicamente le responsabilità di chi avrebbe dovuto vigilare sulla sicurezza dell’isola, segnalando adeguatamente i pericoli, e invece non lo ha fatto.

Ascolta le parole del sindaco Assenso

Fonte: Radio Luna, H24 Notizie, Latina 24Ore, Latina Today

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A due anni dalla tragedia di Ventotene il sindaco imputato chiede sicurezza

Giuseppe Assenso

Perché la morte di Sara e Francesca non cada nell’oblio e serva a tenere sempre alta la guardia sulla sicurezza delle coste delle isole di Ponza e Ventotene. Si è espresso in questi termini questa mattina il sindaco di Ventotene Geppino Assenso durante la manifestazione organizzata dal comune per commemorare il secondo anniversario della morte, sulla spiaggia di Cala Rossano, di Sara Panuccio e di Francesca Colonello, le due studentesse romane di 14 anni travolte mortalmente il 20 aprile 2010 da due metri cubi di tufo. Il sindaco Assenso per il secondo anno consecutivo ha fortemente voluto questa mattina, presso la chiesa parrocchiale di S.Candida, di una messa di suffragio per Sara e Francesca. Successivamente è partito un corteo e i partecipanti sono stati gli alunni della scuola elementare “Altiero Spinelli” che, insieme ad un gruppo di coetanei di Roma impegnati in un campo scuola ambientale sull’isola pontina, hanno deposto dei fiori sul luogo in cui le due 14enni romane hanno perso la vita a causa di una frana. Naturalmente dei familiari delle due vittime nessuna traccia ma c’era da aspettarselo. Lunedì è in programma l’udienza preliminare davanti il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina Guido Marcelli chiamato a decidere se rinviare o meno a giudizio, sulla scorta della richiesta del sostituto procuratore Vincenzo Saveriano, per omicidio colposo e lesioni gravissime quattro persone, l’attuale sindaco di Ventotene Giuseppe Assenso, il suo predecessore Vito Biondo, il responsabile dell’ufficio tecnico del comune, il geometra Pasquale Romano e il capo dell’ufficio del Genio Civile di Latina Luciano Pizzuti. Quella di lunedì sarà un’udienza preliminare durissima, il cui esito dipenderà molto probabilmente dal contenuto, dal “peso”, delle perizie delle controparti. Sul tavolo del Pubblico ministero Vincenzo Saveriano è finita dunque una corposa relazione di un centinaio di pagine più altrettanti allegati tra rilievi fotografici e cartografici. La conclusione cui sono giunti il professor Albino Lembo-Fazio, docente di geotecnica all’università di Roma 3, il geologo Massimo Amodio e il geometra Dario Tarozzi, è chiara: la tragedia di Cala Rossano poteva essere evitata evidenziando una serie di discrepanze emerse già nella prima fase d’indagine, cioè quelle relative ai dati inviati in Regione per l’elaborazione del Pai, il Piano di Assetto idrogeologico, in cui il 95% del periplo dell’isola di Ventotene è considerato a elevato rischio di frana anche se – ed è l’aspetto più paradossale di questa battaglia giudiziaria – tra le parti sicure figurava quella di Cala Rossano. Quest’ultimo sarà proprio il principale cavallo di battaglia della difesa degli imputati che, assistiti dagli avvocati Lino Magliuzzi, Luca Scipione, Renato Archidiacono, Dino Lucchetti e Gianni Lauretto, dimostreranno che la tragedia non è stata preceduta da imperizia, da superficiliatà e tantomeno da comportamenti omissivi, ai diversi livelli. Intanto l’associazione Libera attacca l’operato del comune di Ventotene che, citato nel procedimento civile dalle famiglie delle vittime, ha trovato altro di meglio per difendersi che chiamare in causa i docenti ed i tour operator che accompagnavano i ragazzi di Morena. Quel che preme a Libera – dichiara il referente regionale del Lazio Antonio Turri – è che non passi la linea che le ragazze siano vittime del fato, o del mancato controllo dei professori e che si faccia verità e giustizia sulle effettive responsabilità amministrative, civili e penali in materia di sicurezza e di controllo sulla incolumità dei cittadini. Per Libera lo stato di pericolo non è del tutto scongiurato e dice che sosterrà sino in fondo la battaglia dignitosa del signor Bruno Panuccio che ha diritto insieme agli altri genitori di ottenere verità e giustizia.

Fonte: H24Notizie

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A due anni esatti dalla tragedia di Ventotene parla il papà di Sara

Sara Panuccio

“Oggi è l’anniversario della morte di mia figlia, ma per me non ha alcuna importanza, perché per me è sempre 20 aprile: lo è stato ieri, lo è oggi e lo sarà domani. Come ho sempre detto, noi siamo ergastolani del dolore”.

A pochi giorni dall’udienza preliminare che dovrà decidere il rinvio a giudizio del sindaco di Ventotene, Giuseppe Assenzo e di altre quattro persone, Bruno Panuccio parla a Panorama.it della morte di sua figlia Sara e della sua compagna di classe Francesca Colonnello, uccise da una frana sull’isola pontina durante una gita scolastica.

Era il 20 aprile del 2010 quando dal costone di tufo di Cala Rossano si staccò un macigno che non lasciò scampo alle due studentesse, di 13 e 14 anni, della scuola media “Anna Magnani” di Roma.

Per quella tragedia la Procura di Latina ha accusato di duplice omicidio colposo gli amministratori locali, i funzionari del Comune e del Genio Civile. Il sindaco si è sempre difeso dicendo che quella spiaggia è la più sicura dell’isola e che nessuno avrebbe potuto prevedere quello che è accaduto. Ma nell’attesa che si apra il processo penale, oggi nel procedimento civile il Comune di Ventotene scarica le maggiori responsabilità sul tour operator, perché la visita a Cala Rossano non era prevista nell’itinerario della giornata, e sugli insegnanti per non aver impedito ai minori di mettersi “in situazioni tali da arrecare danni a se stessi e agli altri”.

L’anniversario di Ventotene cade proprio all’indomani dell’ennesimo incidente mortale che ha coinvolto uno studente spagnolo di 18 anni in gita a Roma, precipitato da un muretto mentre stava scappando alla vista dei carabinieri che lo avevano sorpreso a lanciare sassi alle auto in sosta.

Solo poche settimane fa aveva suscitato grande emozione la morte di ventidue bambini, coinvolti in un gravissimo incidente stradale a Sierre, nel cantone Vallese, in Svizzera.

Nell’anno scolastico 2010-2011 sono stati 760mila gli studenti italiani partiti per le visite di istruzione secondo dati forniti dal Touring Club Italiano. Momenti importanti e attesi dai ragazzi che talvolta, però, possono trasformarsi in esperienze drammatiche, per loro, le famiglie e gli stessi insegnanti.

Se gli incidenti più frequenti sono quelli che avvengono in strada durante il viaggio in pullman, non sono rari i casi in cui i ragazzi si fanno male, o addirittura perdono la vita, nel tentativo di raggiungere altre stanze scavalcando balconi e finestre degli alberghi.

Stavano invece trascorrendo qualche ora in spiaggia le due studentesse romane morte a Ventotene. Apparentemente solo una fatalità il crollo del masso di tufo che le ha travolte, ma non la pensa così il papà di Sara che da quel giorno ha deciso di intraprendere una battaglia in nome di sua figlia.

Signor Panuccio, oggi è il secondo anniversario della morte di Sara. Che significato ha per lei?

Per me il tempo è fermo a quel momento, è sempre 20 aprile. Dovrebbe essere un momento di riflessione soprattutto per gli altri. Se questo anniversario assume una valenza particolare è perché lunedì si deciderà sul rinvio a giudizio delle cinque persone indagate.

Il Comune di Ventotene respinge le accuse e se la prende con gli insegnanti. C’è stato un momento in cui anche lei ha ritenuto loro colpevoli della morte di sua figlia?

No, mai. I campi scuola ci sono sempre stati, soprattutto a Ventotene che è il sito laziale più frequentato dagli studenti delle scuole romane, compresa la mia figlia più grande. Lo scandalo è che i ragazzi sono stati portati in una spiaggia di pubblico accesso che però in realtà non era sicura. Già in precedenza c’erano stati altri crolli, ma nessuno aveva fatto niente. Nessuno ne è stato informato, non solo l’opinione pubblica, per non arrecare cattiva pubblicità all’isola, ma nemmeno chi sarebbe dovuto intervenire per la messa in sicurezza. Ed è per questo che gli amministratori sono indagati.

Qualcuno di loro le ha mai chiesto scusa?

In due anni non c’è mai stata una goccia di pentimento espresso a livello pubblico.

E’ evidente che nessuno potrà mai restituirle Sara, allora perché andare avanti per cercare a tutti i costi una verità su quanto accadde il 20 aprile del 2010?

Perché si tratta di una questione di civiltà. Perché quello che è successo a mia figlia non deve accadere a nessun altro, nemmeno a chi ritengo responsabile della morte di Sara e di Francesca. Perdere due ragazzine in questo modo è la cosa peggiore che possa succedere.

Cosa significherebbe per lei un’eventuale condanna degli amministratori pubblici di Ventotene?

Se questo accadesse sarebbe un precedente importantissimo perché costringerebbe altri amministratori pubblici – se non per coscienza personale, quanto meno per paura – a prendere provvedimenti per impedire che altre persone muoiano in questo modo.

Ha mai pensato che fosse giusto impedire ai ragazzi di andare in gita, considerando i rischi che possono correre?

Il pensiero ce l’ho, certo. Ma non ho mai pensato che fosse giusto impedire le gite. Io sono sempre stato felice di mandare i miei figli in campo scuola: ci ho mandato la più grande, ho mandato Sara e manderò il più piccolo, magari con più ansia, ma anche con un maggiore controllo preventivo da parte mia. Ma vietare i campi scuola, che sono una ricchezza culturale e di socialità per i ragazzi, assolutamente no. A patto che sia garantita la sicurezza, perché se è vero che non tutto il male è evitabile, altrettanto è vero che tutto deve essere fatto perché sia evitato.

Fonte: Panorama

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A Ventotene le case sono… popolari

20120419-222810.jpgChe le case fossero popolari a ventotene nessuno lo sapeva, oppure lo sapevano in pochi. Quei pochi che ci abitano, pare non abbiano tutti bisogno del tetto, perchè pare ne abbiano già un altro o un altro paio. Mentre sempre più famiglie lasciano l’isola perchè hanno il problema dei figli che vanno a scuola in continente, a ventotene restano solo quelli che non possono permettersi una casa a Formia. Le forze dell’ordine hanno scoperto l’aqua calda perchè chi occupa le case non ha il titolo per starci dentro. Alcuni tengono un bello stipendio da dipendente e potrebbero lasciare la casa pure domani mattina, altri fanno gli imprenditori e altri ancora ci vengono in villeggiatura nella casa popolare. Vergogna. Vergogna!! Magari quando hanno fatto la domanda per la casa tenevano i requisiti, ma poi la situazione è cambiata e chi doveva controllare? pare che una relazione falsa l’abbia fatta un tecnico del posto. Quel tecnico troppo spesso al centro di fatti e isolani. A proposito pure lui pare che tiene tante proprietà, magari sarà ricco di famiglia. Purtoppo ancora una volta Ventotene viene alla ribalta per questioni poco piacevoli. si vede che questo si merita.

Fonte: TeleFree

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Anniversario della tragedia di Ventotene. Libera si schiera con le vittime

Il luogo del crollo a Cala Rossano

Erano circa le 11 del 20 aprile 2010, quando un costone di roccia staccatosi da una parete uccideva le studentesse romane Sara Panuccio e Francesca Colonnello che si trovavano in viaggio studio sull’isola di Ventotene. A due anni dalla tragedia, la coincidenza vuole che il prossimo 23 aprile si tenga la prima udienza penale, come se la triste ricorrenza richiami la coscienza e la memoria di tutti noi a delle morti assurde che potevano essere evitate se solo chi doveva si fosse assunto in tempo le proprie responsabilità. Nel frattempo nella causa civile il Comune di Ventotene , citato in giudizio dalle famiglie , non ha trovato altro di meglio per difendersi , che chiamare in causa i professori ed i tour operator che accompagnavano i ragazzi. La contraddizione che appare evidente è che fino a ieri la linea di difesa mediatica dei probabili responsabili è stata quella di far credere che nulla poteva fare presagire ad un evento del genere stante la certezza che il luogo del crollo era ritenuto tra i pochi sicuri sull’isola il famoso 5% dell’intero perimetro di Ventotene che guarda caso coincide con le due spiagge più appetibili commercialmente parlando .

Fonte: H24Notizie, Latina 24Ore, Latina Today, Libero, ASCA, Il Faro

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Ventotene: oltre ogni decenza!

Giuseppe Assenso

«Alunne morte. Colpa dei prof»

Non dovevano portarle a Cala Rossano. Se Sara e Francesca sono morte schiacciate dal masso è anche un po ‘ colpa dei professori, che accompagnarono la scolaresca della media Anna Magnani, in gita scolastica a Ventotene, sulla spiaggia dove c’erano segni evidenti di precedenti crolli. E il ministero della Pubblica Istruzione deve accertare le responsabilità dei docenti. Colpo di scena. Il comune di Ventotene tira in ballo la scuola romana di Morena. Sembra uno scaricabarile. Ma è la sintesi del documento con cui l’amministrazione Pontina risponde alla richiesta di risarcimento danni di una delle famiglie delle due vittime del crollo: i genitori e il fratello di Sara Panuccio, 13 anni, seppellita dal masso staccatosi dal costone di tufo il 20 aprile 2010. Con lei morì Francesca Colonnello, 14 anni. Ferita Athena Raco. «L’itinerario della giornata non prevedeva che gli alunni dovessero scendere sulla spiaggia di Cala Rossano scrivono gli avvocati Michele Saponaro e Anna D’Auria nella “comparsa di costituzione e risposta con chiamata in causa” alla sezione distaccata di Gaeta del Tribunale  civile di Latina. Nell’area «sono chiaramente visibili i resti di precedenti crolli», «non dovevano posizionarsi sotto un masso sporgente dalla parete rocciosa» e il «comportamento» «doveva essere impedito da parte di chi esercitava la vigilanza sui minori». Per questo motivo gli avvocati chiedono «di essere autorizzati di chiamare in causa il ministero della Pubblica Istruzione e/o l’Avvocatura dello Stato per accertare e dichiarare le responsabilità di insegnanti e guide». «È un attacco per difendersi, ma è lo stesso vergognoso» commenta il prof. di educazione fisica Paolo Caprasecca, uno dei quattro insegnanti con la scolaresca in gita. Domani Caprasecca sarà a Ventotene nel secondo anniversario della tragedia. «Ma non stringerò la mano al sindaco, non ho mai ascoltato una frase di pentimento». Per Alessandra Raco, madre di Athena, sopravvissuta al crollo, «è un autogol» perché, spiega, «si ammette di sapere che la spiaggia era pericolante. Ma non c’erano. cartelli». «Se passa la linea di deresponsabilizzazione dell’amministrazione – dice il papà di Sara, Bruno Panuccio, rappresentato dai legali Franco Pascucci e Massimiliano Capuzzi, sarà una sconfitta più che per le famiglie delle ragazze per i cittadini tutti, la certificazione del non obbligo dì tutela delle vite altrui da parte degli amministratori pubblici». Lunedì udienza preliminare davanti al gup Guido Marcelli: deve decidere sul rinvio a giudizio o il non luogo a procedere per il sindaco Giuseppe Assenso, l’ex Vito Biondo, il capo area tecnica Pasquale Romano e Luciano Pizzuti del Genio civile.

Fonte: Il Tempo

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Blitz dei Carabinieri a Ventotene: denunciate per truffa e falso ideologico diverse persone tra cui il vicesindaco

20120418-131333.jpgNella mattinata odierna, i Carabinieri della Stazione di Ventotene, coordinati dalla Compagnia di Formia, a conclusione di indagini volte a verificare la regolarità dei requisiti necessari (ossia, non essere proprietario di civile abitazione nel comune di residenza, non avere proprietà immobiliari superiore a 100.000 euro, non superare di 20.000 euro il reddito annuo e dimorare stabilmente nell’alloggio assegnato) per la fruizione di appartamenti di residenza pubblica a costo agevolato (case popolari) di proprietà dell’A.t.e.r. Latina (azienda territoriale edilizia residenziale – ex Iacp) e siti nel comune di Ventotene, deferivano in stato di libertà presso la Procura di Latina 3 persone di seguito indicate di cui due assegnatarie di alloggi, comportando, contestualmente la perdita del diritto in capo a questi della assegnazione dei medesimi (in realtà vi è una terza persona, come si evincerà in seguito, che, dopo gli accertamenti dei Carabinieri, pur perdendo il diritto alla fruizione del beneficio, non ha compiuto alcuna violazione penale).

Deferiti in stato di libertà, dunque, sono:

Anna Gargiulo, residente a Ventotene di fatto domiciliata a Formia – assegnataria di alloggio di residenza pubblica, per reato di truffa ai danni dell’Ater [ente pubblico] e falso ideologico in concorso con geometra abilitato considerato che quest’ultimo ente nel 2011 accertava che la predetta beneficiaria di appartamento di residenza pubblica era anche proprietaria di civile abitazione in Ventotene e pertanto non più in possesso dei requisiti necessari per il mantenimento del diritto alla fruizione di alloggio popolare.

A seguito di tale risultanza l’Ater richiedeva al Comune di Ventotene (che mette a bando pubblico l’assegnazione di tali appartamenti e li assegna con decreto) e alla medesima per conoscenza, il decreto di emissione di decadenza di tale assegnazione.

Medesima per evitare di perdere tale diritto, incaricava geometra privato abilitato di redigere relazione tecnica di cambio di destinazione d’uso di tale civile abitazione in magazzino, poi presentata all’agenzia del territorio di Latina che accatasta e cura la destinazione d’uso degli immobili.

Ciò con la finalità di ottenere dalla predetta agenzia territorio la visura aggiornata con la nuova destinazione d’uso in magazzino, poi presentata all’Ater e al Comune dimostrando falsamente di non essere proprietaria di civile abitazione bensì di magazzino.

La relazione sottoscritta dalla medesima e dal geometra poi presentata all’agenzia territorio risultava attestare il falso considerato che per la medesima civile abitazione era in atto dal 2004 una istanza di sanatoria per civile abitazione e, inoltre, la medesima pur avendola accatastata quale magazzino risulta tutt’oggi avere le caratteristiche di civile abitazione (cucina, impianto gas/caldaia, fornitura energia elettrica, arredamento interno).

La falsa operazione di cambio di destinazione d’uso consentiva alla Gargiulo di continuare a detenere il diritto alla fruizione dell’abitazione di residenza pubblica assegnata nel 1993, truffando l’Ater dal 2011.

La medesima veniva deferita anche per violazioni del testo unico in materia edilizia avendo richiesto di effettuare il cambio di destinazione d’uso da abitazione a magazzino in assenza di “permesso a costruire” necessario per tale cambio di destinazione d’uso.

Antonio Romano, residente a Ventotene, geometra, libero professionista, veniva deferito per falso ideologico in concorso con Anna Gargiulo, considerato che in qualità di tecnico incaricato attestava falsamente con relazione tecnica poi presentata dal medesimo all’agenzia territorio Latina che la civile abitazione di Anna Gargiulo aveva subito il cambio di destinazione d’uso diventando magazzino, diversamente dalla realtà e da quanto dichiarato con citata istanza di condono per abuso edilizio che la indicava civile abitazione. il medesimo veniva deferito anche per violazioni del testo unico in materia edilizia avendo richiesto di effettuare il cambio di destinazione d’uso da abitazione a magazzino in assenza di “permesso a costruire” necessario per tale cambio di destinazione d’uso.

Giuseppe Maione, residente a Ventotene di fatto domiciliato in Ciampino – assegnatario di alloggio di residenza pubblica, per truffa ai danni dell’Ater (ente pubblico) e falso ideologico.

Predetto pur dimorando stabilmente a Ciampino unitamente a proprio nuclo familiare [coniuge + 2 bambini] e lavorando presso società vendita attrezzature nautiche di Fiumicino, fruisce di alloggio di residenza pubblica a Ventotene che utilizza solo per il periodo estivo e per brevi periodi coincidenti con festività.

Medesimo ha truffato dal 2006 l’A.t.e.r. in relazione alla reale condizione abitativa comunicata al medesimo ente e alle false dichiarazioni biennali con cui attestava di dimorare in detto appartamento unitamente al nucleo familiare quando di fatto è domiciliato a Ciampino presso l’appartamento di proprietà del coniuge e svolge il lavoro di operaio presso azienda nautica di Fiumicino.

Le false dichiarazioni consentivano di non perdere il diritto alla fruizione dell’alloggio di residenza pubblica a costo agevolato, già assegnato nel 1993, truffando l’Ater dal 2006.

Medesima attivita’ investigativa, come detto, permetteva inoltre di accertare mancanza requisiti (non vi sono, tuttavia, violazioni di norme penali) necessari per fruizione alloggi predetti, da parte di:

Silvestro Verde residente a Ventotene – ristoratore e vice sindaco e assessore del comune di Ventotene essendo divenuto proprietario nel 2011 di beni immobili nel Comune di Ventotene che superano i 100.000 euro di valore (limite massimo entro cui è consentitta la titolarità di appartamento di residenza pubblica), dato regolarmente comunicato dall’interessato all’Ater, nel 2011.

A seguito di tali risultanze, l’Ater di Latina richiedeva al Comune di Ventotene l’emissione di decreti di decadenza dei medesime decreti di assegnazione a carico di Anna Gargiulo, Giuseppe Maione e Silvestro Verde.

Fonte: H24 Notizie, Il Messaggero, Latina Today, Latina Oggi, Latina Oggi Notizie, Latina Notizie, Radio Luna, Studio93, Latina 24 Ore, Parvapolis, La Provincia, Provincia di Latina TV, Latina Oggi

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Case popolari a non aventi diritto: ennesimo scandalo a Ventotene

A Ventotene, a seguito di un’indagine condotta dai Carabinieri della locale stazione, ben tre assegnatari di case popolari hanno ricevuto dall’ATER un decreto che intima loro di lasciare le abitazioni in quanto sprovvisti dei requisiti di idoneità. Tra questi la moglie del capo della Polizia Municipale Franco Buono e il vicesindaco Silvestro Verde, che ha rassegnato le sue dimissioni. La giunta del sindaco Assenso perde dunque pezzi importanti, alla vigilia del processo che vede sindaco e tecnici comunali imputati della morte di Sara e Francesca, due ragazzine romane morte il 20 aprile 2010 a causa di una frana.

Fonte: TeleFree, Golfo News

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