Riusciranno i giovani a salvare Ventotene?

Dopo la crisi dell’estate 2010, nuove attività, iniziative per favorire i visitatori e uno spirito diverso: «Vogliamo essere amici dei turisti, prima che imprenditori»

Il nuovo banco del gruppo di giovani noleggiatori (Zanini)

Qualche anno fa avevano restituito notorietà alla loro terra con un gruppo amatoriale di musicisti, che le aveva meritato il titolo di «isola dei tamburi». Oggi sono i protagonisti del riscatto e della rinascita economica di questa terra emersa nel blu del Tirreno. Hanno tra i 20 e i 40 anni i nuovi «motori» di Ventotene. E se è pur vero che alcune attività economiche restano saldamente in mano alla vecchia guardia, è anche evidente che la voglia di cambiare l’isola delle nuove generazioni, il loro entusiasmo, sta contaminando tutti.
In tempi di crisi, i volti di Mario, Valentina, Mattia, Agnese, Annarita, Daniele, Simone, Christian, Laura, Alessio, Lia e tanti altri sono il nuovo biglietto da visita di un’isola dove gli abitanti vogliono presentarsi anzitutto come amici del turista, prima ancora che operatori e fornitori di servizi. Ventotene ha pagato duramente, ancora nell’estate 2010, il conto di un vecchio modo di fare turismo. E adesso corre ai ripari, grazie ai giovani. Un esempio? Per la prima volta quattro diversi operatori dei noleggio barche si sono consorziati nel piccolo porto romano.

La bandiera del gozzo «Baccalà» a Ventotene

LA COMPAGNIA DEI PIRATINI – Tra i venti e 40 anni, Luigi, Raffaele, Daniele, Lele (e con loro gli amici Antonio e Ciro, il più giovane, 24 anni) hanno un unico banco prenotazioni e propongono barchini a nolo oppure gite organizzate in barca o in gozzo – splendido il «Baccalà» -, gommone o lance. Ci sono anche escursioni di un’intera giornata con pranzo a bordo su un ex peschereccio, la Paranzella. Li chiamano «i piratini», ma la bandiera con il teschio che stringe una rosa rossa fra i denti è ancora esclusiva del gozzo di Luigi e Antonio. Il ventenne Rocco lavora con lo zio Franco Coraggio allo Yachting Club, dove si noleggiano barche a vela come il 15 metri Iacandra. Alla Scuola di Vela di Ventotene c’è invece Simone, figlio di Mario Ugazio: porta bambini e ragazzini a scoprire l’ebbrezza del vento in poppa sulle derive davanti al porto.

FALCHI SULLE FALESIE Per chi vuole conoscere al meglio la natura dell’isola, c’è una pattuglia di ragazze preparate e gentili. A cominciare da Annarita, biologa trentenne (e moglie di uno dei piratini): di sera dà una mano ai tavoli de Il Giardino, di giorno si alterna con l’amica Sara nel guidare le visite alla parte più selvaggia dell’isola e al locale Museo della Migrazione (aperto dal 17 giugno all’8 settembre). Su quest’isola, infatti, passano ogni anno migliaia di uccelli migratori: vengono censiti e inanellati (ora anche con microchip). Oltre a questi, si annoverano una colonia di falchi pellegrini, colonie di Berta maggiore e Berta minore, passeri, cardellini, verdoni e qualche raro barbagianni.

PROFONDO BLU Come racconta Filomena Gargiulo in un capitolo del suo I Ventotenesi, nei secoli scorsi la cattura degli uccelli era fonte di reddito e sostentamento: si facevano quintali di quaglie e tordi con le reti da posta tese sopra le falesie; oggi proibite. Dal blu cobalto del cielo al profondo blu del mare: con Valentina – quarantenne viterbese che da sette anni si è trasferita sull’isola – e la sua aiutante Monica si possono effettuare escursioni subacquee nei fondali più belli protetti da un parco marino. Per i divers esperti, ci sono da vedere il relitto di un traghetto affondato durante la Grande Guerra (a 43 metri) e immersioni in miscela alle 5 navi romane ritrovate un paio di anni fa al largo di Ventotene e Santo Stefano.

Mattia davanti alla cantina ipogea che vorrebbe mutare in agriturismo

SOGNANDO L’AGRITURISMO – Mattia – uno dei figli di Umberto e Filomena Gargiulo, contitolari del supermarket in piazza Castello – si occupa del giardino e dei trasporti dal porto ad un’altra attività di famiglia: l’Elicriso, splendido gruppo di case appena sopra il paese, ora gestito con la collaborazione di Stefano e Anna de Il Giardino. Intanto Mattia sogna di aprire il suo agriturismo in zona Punta Pascone, dove genitori e zio Silverio hanno già una coltivazione di lenticchie e filari di vitigni autoctoni. D’inverno studia Scienze Naturali a Roma, nella bella stagione lavora sull’isola e, tra un trasporto e l’altro, prepara marmellate. La sorella Marta studia medicina e chissà che non torni sull’isola da medico condotto.

Il giardino dell'Elicriso

LENTICCHIE E MARMELLATE – Hanno un’azienda agricola anche Pina Musella e il marito Andrea Biondo (figlio di un ex sindaco), che nel loro nuovo negozio al porto romano – «Un mare di sapori» – vendono legumi isolani (producono 30 quintali di lenticchie l’anno), confetture di frutta e un prodotto introvabile altrove: il biscotto con farina di lenticchie. Nei terreni del boutique hotel Agave e Ginestra (reception scavata nel tufo con vista mozzafiato su Cala Battaglia), il titolare Filippo Trento ha organizzato una coltura biologica con pomodori, zucchine, melanzane, peperoni, fiori di zucca, meloni che poi finiscono in cucina, dove vengono lavorati dalle abili mani di Adalgisa, 40 anni.

Agnese e Gianmarco con le maglie ispirate al carcere

INVENTARSI UN LAVORO –Gioacchino, 34 anni, fa il fornaio come il nonno. Lia, 24 anni, e il fratello Nicola, 25, si sono scoperti degni eredi di una famiglia di ristoratori con il bar Vento di Mare, in via Roma. Altri giovani che non hanno imparato un mestiere dai genitori se lo inventano, come Laura, che ha aperto il primo parrucchiere dell’isola – subito affollato – in piazza Castello. O Agnese, trentenne, una laurea in archeologia, che insieme a Gianmarco ha aperto un negozietto sul porto e vende maglie e abiti con il marchio «Evaso», ispirato al vicino ergastolo di Santo Stefano. Anche Valentina vende vestiti ma più raffinati e di marchi alla moda, nella sua boutique «l’Isola che non c’è», sempre in piazza Castello. Serena, invece, un lavoro se lo era inventata all’estero: laureata in Storia dell’Africa, era impegnata con le Ong; è tornata per aiutare papà a rilanciare il ristorante La lampara, a Cala Nave.

Salvatore di Terra Maris parte con i turisti per S.Stefano

SECONDINI E DEEJAY – Al carcere duro – chiuso nel 1964 – lavora adesso il quarantenne Salvatore – dell’associazione Terra Maris come la sorella 27enne Elena, operatrice museale -: fa la guida per i visitatori da quando l’ultimo custode (ed ex secondino) Gennaro si è ritirato. Elio, invece, a 40 anni ha deciso di tornare sull’isola dopo una lunga esperienza in continente: e ha riscoperto il mestiere del padre; fa il falegname dalle parti di Parata Grande; ma è anche – con la compagna Lucrezia – fondatore della locale associazione di volontariato per la protezione civile. Lì vicino, Alessio, 24 anni, gestisce la yogurteria Art Café, dove da appassionato di fotografia organizza mostre; nel tempo libero si dedica alla sua passione: la creazione di mosaici. Pochi passi più in là c’è l’Internet Café «Marnet» di Giuseppe, ventisettenne. Christian, invece, 30 anni e una passione smodata per la consolle, si occupa del locale notturno sul porto romano, Casa Mediterranea, con maxi schermo e qualche serata di interessanti dj set.

Silvia al Pozzillo

MARE PESCOSO – Le acque tra Ventotene e il limite della riserva marina integrale di Santo Stefano sono pescose ma sull’isola sono rimasti soltanto 5 pescatori: l’ultimo arrivato è Nello, quarantenne, tornato sull’isola per fare il mestiere del padre. Papà Raffaele lo si poteva vedere ancora fino a qualche anno fa al Pozzillo, intento a riparare le reti. Proprio lì, Paolo ha aperto con Silvia il primo ristoro salutista dell’isola: una insalateria-macedonieria. Accanto, c’è la nuova rosticceria di una giovane coppia: Giovanni e Pina. «Quasi tutto il pescato va ai ristoranti – spiega Umberto Assenzo, ex vicesindaco e titolare dell’unica pescheria del’isola – quel che resta lo vendo io, che però mi rifornisco anche da Ponza e dalle aste di Formia e Pozzuoli». Il momento migliore – per i turisti con casa sull’isola – per comprar pesce, è «quando arriva il traghetto con le casse dalle aste». E ogni mese ha le sue specialità: a giugno e novembre i calamari; a luglio le ricciole; ad agosto pezzogne e totani; a settembre totani; in ottobre dentici. Dura tutta estate, invece, la pesca di scorfani e aragoste.

Il cuoco Aniello raccoglie verdure nel suo orto

FRATELLI MAGGIORI – Accanto ai giovani, c’è una generazione di fratelli maggiori che per anni ha combattuto con l’ostracismo di molti anziani e, adesso, si sente galvanizzata dal nuovo spirito d’iniziativa e dalla crescente collaborazione tra isolani che cancella le vecchie ruggini tra famiglie. Pietro e il fratello Armando, 50 e 46 anni, sono i proprietari dell’hotel Mezzatorre e del ristorante Terrazza di Mimì, dove hanno arruolato l’ottimo cuoco isolano Aniello Silvestri. Pietro, presidente della Confcommercio locale, è riuscito a varare un progetto innovativo: la nuova associazione per la valorizzazione delle isole dell’Arcipelago Ponziano (Aviap). Presidente il gioielliere Marcello Musella, i soci per ora sono 17 imprenditori, ma già organizzano alcune manifestazioni per destagionalizzare il turismo isolano: dalla raccolta delle lenticchie aperta ai visitatori (in giugno) alle settimane di birdwatching (settembre-ottobre) alle giornate di Pesca al calamaro (novembre).

I fratelli Mario e Daniele animano il ristorante Zi' Amalia

AMORE E CUCINA – Si chiama AmoVentotene il sito più fresco e aggiornato dell’isola (c’è anche una webcam per vedere panorami e meteo in tempo reale), figlio di una associazione di giovani anche qui messa in piedi da un’entusiasta isolana: Anna Impagliazzo, 30enne, che gestisce con papà Giovanni il ristorante Il Giardino. Per aiutarla, anche il fratello Luca, 26 anni, ha abbandonato la sua passione per il diving (lavorava con Valentina) e ha seguito un corso di cucina con lo chef stellato Antonio Sciullo, quindi uno stage a IlSanlorenzo (ristorante ponziano in quel di via dei Chiavari a Roma) e un corso da sommelier presso l’associazione Porthos. Lucia, invece, è una pizzaiola: lavora al forno di Marpizza sul porto romano.
La cucina unisce anche altri due giovani fratelli, anime del ristorante Zi’ Amalia: Mario e Daniele, 27 e 35 anni; il primo – dopo aver studiato a Roma e all’estero presso grandi chef (da Sciullo ha imparato i segreti della pasticceria) – ha preso le redini della cucina (ora aperta sulla sala con una grande vetrata); il secondo si occupa della sala e della cantina. Prodotti rigorosamente isolani e tanta passione e simpatia: «Sono orgoglioso delle mie zuppe di lenticchie e di scorfano – racconta Mario – ricette che ci tramandiamo dal ’43. Ma lo sono soprattutto perché mi dicono che questi piatti ricordano mio padre e mia zia». I giovani di Ventotene rinnovano sì l’offerta dell’isola, ma non dimenticano la tradizione e gli insegnamenti degli anziani.

Fonte: Corriere della Sera

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3 Responses to Riusciranno i giovani a salvare Ventotene?

  1. marco says:

    se almeno la metà dei sopracitati passasse anche l’inverno a Ventotene con le rispettive attività ( e non solo il mordi-sfrutta-fuggu estivo) magari il tutto non sarebbe una fantastica utopia!!

  2. ora basta says:

    BRAVO ATTILIO, E COME LA PENSO IO. NON E TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA . PIU’ DELLA META’ DEI RAMPOLLI VIENE DAL VIZIO DELLA PAPAGNA ,E A MODO LORO FORSE NE’ VUOLE USCIRE , SPERIAMO BENE … VISTO I DISASTRI FIN D’ORA

  3. attilio says:

    Bell’articolo marchetta! Si tratta solo dei rampolli di coloro che hanno contribuito alla distruzione del turismo con una politica rapace, esosa e insensibile alle esigenze del territorio. Non credo proprio che abbiano idee diverse da quelle dei padri, visti anche i prezzi da Seichelles per servizi da Scampia.

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