«È un insulto parlare di tragica fatalità»

Cala Rossano

Non si dà pace Bruno Panuccio, il papà di Sara, una delle due studentesse di Morena morte sulla spiaggia di Ventotene, schiacciate da un masso staccatosi dal costone, mentre erano in gita con la scuola. E non bastano i 50 giorni trascorsi dalla tragedia per lenire il dolore e la rabbia. Anzi, il signor Bruno risale proprio ai giorni precedenti quel tragico 20 aprile e a un video girato da alcuni giovani: in queste immagini ci sarebbe tutta la precisa responsabilità di chi non ha messo in sicurezza la zona.
Altro che fatalità, sia pur tragica. Nel video si vede bene la pericolosità del costone poi franato su Sara e sull’amica Francesca, che da Ventotene sono tornate dentro una bara bianca, e su Athena, che è scampata ma ancora porta sul corpo tutte le conseguenze dell’incidente. «Le immagini sono chiarissime – spiega Bruno Panuccio – ed è evidente l’equilibrio più che precario e destinato al crollo di quella parte di roccia: è scavata in basso per una profondità di alcuni metri, basterebbe conoscere il principio della forza di gravità. E poi c’è l’azione corrosiva del mare sulla falesia che è infinita; aggiungiamoci la strada sovrastante percorsa da mezzi pesanti carichi di pesi elevati». Il papà di Sara continua a cercare la verità attorno a tutta la vicenda e addita anche i lavori di trivellazione eseguiti di continuo, sulla strada sovrastante la caletta, oltre alla gestione della canalizzazione dell’acqua piovana. A Ventotene ci sono in realtà dei vasconi di epoca romana, per la raccolta delle acque piovane, ma con il tempo sarebbero stati trasformati «grazie» a lavori abusivi. «È un insulto parlare di tragica fatalità riguardo la morte di mia figlia Sara e della sua amica Francesca», conclude l’uomo.

Fonte. Il Giornale

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