Ventotene, una volta nota per la sua natura e il suo mare meravigliosi, è oggi sinonimo solo di abusivismo. Sull’isola, un fazzoletto di terra grande appena 1,2 Kmq, che dal 1997 è riserva naturale marina e terrestre, ci sono 1.190 case non in regola, due su tre, per una popolazione di meno di 600 anime. I soli carabinieri locali negli ultimi anni hanno posto i sigilli ad oltre cento manufatti abusivi, ma mai nessuno di essi è stato abbattuto o sanato, ed al Comune giacciono 110 domande di sanatoria in attesa del prossimo condono. Oramai le operazioni di sequestro sono diventate una tale routine da non far più notizia. Forse proprio per questo sono passati sotto silenzio i sigilli apposti venerdì scorso al cantiere per la costruzione della nuova Stazione Marittima che dovrebbe sorgere sul Porto Nuovo, per ospitare, tra l’altro, la nuova caserma della Guardia Costiera. Pare che non ci siano tutti i permessi, ma nonostante ciò il Comune, ovvero l’ente appaltante, ha imposto ugualmente alla ditta costrittrice l’inizio dei lavori ora sospesi. “O pesce fète d’ ‘a capa” si dice da queste parti…
Fonte: Parvapolis

Un vero e proprio museo sott’acqua. I meravigliosi relitti, scoperti negli abissi di Ventotene, la piu’ piccola isola abitata delle Pontine, non saranno più uno spettacolo inaccessibile, ma diventeranno presto un museo subacqueo a oltre 100 metri di profondità’ grazie a una ‘supertelecamera’ che trasmetterà immagini in diretta, visibili da chiunque via web.
A Ventotene, i carabinieri, unitamente a personale della Capitaneria di Porto-Guardia Costiera di Gaeta, hanno denunciato all’autorità giudiziaria un 48enne del posto, B.F., per aver realizzato, su suolo demaniale, in assenza di concessione regionale, un manufatto abusivo di circa 300 metri quadrati posto in sequestro. L’opera edilizia era collocata tra Cala Nave e Cala Battaglia, di fronte all’isola di Santo Stefano.
Il Tribunale del Riesame di Latina ha dissequestrato la cosiddetta «casetta rosa», una delle abitazioni più tipiche di Ventotene, finita sotto sigilli nell’aprile scorso per mano del Nipaf di Latina. Il nucleo investigativo di polizia ambientale del Corpo Forestale era sbarcato sull’isola in esecuzione di un provvedimento di sequestro firmato dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano. L’indagine aveva consentito di appurare una serie di violazioni edilizie a seguito della ristrutturazione attuata dai proprietari dell’immobile. Coppia di eccezione: lui, noto antiquario di Roma. Lei funzionaria della Sovrintendenza ai Beni Culturali del Lazio. Alla casa era annessa una grotta ipogea. Il tunnel scavato nel tufo era stato trasformato in ambienti abitativi – un salottino ed una camera da letto – con l’apertura di alcune finestrelle a strapiombo sul mare, sul lato di costone che si affaccia sul Golfo di Gaeta. Un panorama da togliere il fiato, a due passi da Punta Eolo, il punto più alto dell’isola. Il Tribunale del Riesame ha accolto il ricorso presentato dai proprietari dell’immobile contro il provvedimento del gip Laura Matilde Campoli che aveva convalidato il decreto di sequestro emesso dal pubblico ministero Miliano. I giudici non hanno rilevato la sussistenza di esigenze cautelari, essendo stati gli abusi già ampiamente documentati. Da qualche tempo la coppia di romani aveva acquistato la «casetta rosa», pochi metri cubi con annessa grotta ipogea. Gli accessi del Nipaf hanno consentito di appurare che i lavori di ristrutturazione non erano stati effettuati secondo quanto prescrive la legge per un’isola che è, ricordiamolo, riserva naturale integrale. A.P., l’antiquario romano intestatario dell’immobile, deve rispondere di una serie di violazioni edilizie: come quella di aver mutato la destinazione d’uso della grotta, trasformata in abitazione dopo aver scavato un tunnel di 30 metri nel bel mezzo della montagna, in un’area sottoposta a rigidi vincoli paesaggistici e naturali. Contestato anche il reato di abuso edilizio dal momento che gli agenti del Nipaf avevano posto sotto sequestro non soltanto la grotta ma anche la stessa «casetta rosa» oggetto, in corso di ristrutturazione, di ampliamenti non consentite.
Solo un’operazione di facciata quella della Procura di Latina contro l’abusivismo a Ventotene?
Anche quest’anno la rappresentanza del Consiglio Regionale ANMIL del Lazio si ritroverà a Ventotene per ricordare le vittime degli incidenti sul lavoro e per manifestare contro le morti bianche. Le cifre delle statistiche testimoniano la persistente gravità di questo fenomeno, che resta una delle principali cause di morte, quasi il doppio rispetto agli omicidi: ogni giorno, infatti, sul posto di lavoro si verificano 2.500 incidenti, 3 persone perdono la vita e 27 rimangono permanentemente invalide. L’ANMIL regionale del Lazio, attraverso le proprie sedi provinciali di Frosinone, Latina, Rieti, Roma e Viterbo, nei giorni 21 e 22 maggio celebrerà la Giornata dedicata alle vittime del lavoro con il Patrocinio del Comune di Ventotene. L’ANMIL che da oltre 60 anni si occupa della tutela delle vittime del lavoro conta nella nostra regione circa 56.000 infortunati del lavoro di cui 26.000 iscritti all’Associazione. Le cerimonie, che sono organizzate unitamente, prevedono per il giorno sabato 21 maggio la consegna del Premio Europeo “Pace-Fede-Progresso” a personalità distintesi per l’attenzione dedicata a tali temi. Tale riconoscimento, così come il Monumento dedicato ai caduti sul lavoro, opera del Maestro Vincenzo Bianchi socio ad honorem ANMIL, eretto a Frosinone il 17 settembre 1995 e a Ventotene il 2 settembre 1999, è in onore delle migliaia di vittime che la nostra antica Terra italiana ha dato per la costruzione della Pace, per la ricerca della Fede e per l’evoluzione del Progresso in Europa e nel Mondo. Le personalità insignite del Premio, conferito nell’isola di Ventotene, importante isola dell’arcipelago Pontino, dove gli esiliati politici Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni realizzarono il primo manifesto per un’Europa unita, sono Roberto Romeo, Presidente Nazionale ANGLAS e portavoce territoriale “Presidio del Lazio”, Il Dr. Piero Proni, ideatore della “Fiera sulla sicurezza sul lavoro” ed il giornalista Fabio Esposito, direttore Romauno tv.
«Mi chiamo Antonio Pettini e sono il proprietario della “casa rosa”