Le omissioni sulla frana

Cala Rossano

Gli inquirenti alla verifica di alcune discrepanze sui piani di sicurezza

Alla Procura di Latina gli inquirenti, e i loro collaboratori, lavorano continuamente da un mese su una enorme mole di documenti per arrivare a comprendere se la frana di Cala Rossano poteva essere un evento ragionevolmente prevedibile e se ci sono state o meno omissioni. La perizia «non ripetibile» che il procuratore aggiunto Nunzia D’Elia e il sostituto Vincenzo Saveriano hanno intenzione di eseguire sull’isola servirà proprio a questo. A garanzia di molte persone allora è stata decisa l’iscrizione di costoro nel famigerato “Modello 21” che altro non è che il Registro degli indagati. Dieci persone in tutto, a partire dal sindaco Giuseppe Assenso, seguito da un dirigente comunale e dai funzionari e tecnici della Regione responsabili della redazioni dei piani idrogeologici. Sempre nel senso della garanzia va letto anche il coinvolgimento di Vito Biondo, il predecessore di Giuseppe Assenso alla guida dell’isola come Sindaco di Ventotene. A quanto risulta, perché non ci sono conferme ufficiali di alcun tipo, tra tutti gli atti acquisiti dai carabinieri di Formia e Ventotene al Comune isolano e negli uffici della Regione Lazio è emersa una sorta di discrepanza, grazie pure ai «ricordi » raccolti dagli inquirenti che riporta indietro al 2004, più precisamente ai mesi invernali di quell’anno. Si verificò una frana, uno smottamento da un costone, proprio nelle vicinanze di Cala Rossano. Poteva essere quello un segnale da prendere in considerazione ai fini delle misure di sicurezza eventualmente da adottare per quella spiaggia? Più di qualche isolano ricorda che furono eseguiti dei lavori per la sicurezza e apposti dei cartelli di divieto. Ma da allora ne è passato di tempo. Una risposta che dovranno fornire soprattutto i tecnici chiamati a questo punto dalle parti. Non solo quelli del Pubblico ministero, ma anche quelli degli indagati e delle parti offese, cioè i familiari di Sara Panuccio e Francesca Colonnello, le due studentesse di tredici anni d’età morte sotto la frana, e degli altri due loro compagni di classe rimasti feriti. Un altro capitolo a parte è quello del Piano di assetto idrogeologico, redatto dall’Autorità di Bacino, e che per Ventotene indica come zone pericolose il 95% del perimetro isolano. La quota residua, quella sicura, è solo quella di Cala Rossano. Ironia della sorte. Non per gli inquirenti che devono sostenere tutt’altro tipo di ragionamento. Anche in questo caso, a quanto risulta, è emersa un’altra nota stonata. Negli Uffici regionali non avrebbero trovato traccia della partecipazione di rappresentanti del Comune di Ventotene alle riunioni della Conferenza dei Servizi convocata dalla Regione per elaborare il Pai – Piano di Assetto idrogeologico – adottato definitivamente lo scorso anno dopo la pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Lazio. In pratica, il documento che attesta la non pericolosità di Cala Rossano. Dunque, l’analisi della enorme quantità di documenti dovrà fornire una risposta all’interrogativo più agghiacciante: «Qualcuno sapeva di rischi in quella zona? Se sì sono stati comunicati agli uffici competenti?». Quella che all’inizio sembrava essere solo un’assurda fatalità ora rischia di prendere tutta un’altra strada.

«Non è stata una tragica fatalità, l’ho sempre detto»

Bruno Panuccio

Bruno Panuccio, il padre di Sara una delle due vittime, ha commentato l’azione della Procura

«Non è stata una tragica fatalità »: Bruno Panuccio, padre di Sara, una delle due vittime della frana di Ventotene del 20 aprile scorso, ha reagito così alla notizia che dieci persone, tra cui il sindaco dell’isola, sono state iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo e lesioni gravi per la tragedia avvenuta lo scorso aprile. «Sono contento che la magistratura stia facendo in fretta, spero vada fino in fondo con solerzia perché in Italia di solito ci sono tempi lunghi. Non è stata una tragica fatalità. L’isola di Ventotene – ha continuato a spiegare il padre di Sara alle agenzie di stampa e ai telegiornali nazionali – è in gran parte chiusa a causa della roccia di tufo friabile. Tutto questo si sapeva da tempo, quelle ragazze andavano protette. Sarebbe bastata una semplice rete di protezione, delle transenne o anche dei cartelli e questa tragedia non si sarebbe verificata. Mia figlia era una ragazza come tante altre della sua età: amava la musica, voleva fare la catechista. A noi e ai nostri figli lascerà un vuoto enorme. È stupido morire così spero che tragedie così non si verifichino mai più». Una speranza la sua che va oltre raggiungendo una sorta di consapevolezza. «Sara e Francesca sono state le due vittime sacrificali che permetteranno ora a cinquanta ragazzi di trascorrere in tutta tranquillità la colonia estiva sulle spiagge di Ventotene ». La posizione di Bruno Panuccio è stata netta sin dall’inizio di questo dramma. Lui lo aveva ripetuto sin dal giorno stesso della tragedia, quando fu portato sull’isola. Appena arrivato sulla spiaggia gli è bastata un’occhiata al costone di Cala Rossano e iniziare la sua personale crociata per arrivare alla verità. Nel frattempo, sull’isola non si registrano particolari reazioni a questo primo passo della Procura pontina. Tutti zitti. Vanno avanti i lavori per la sicurezza delle spiagge. Così come va avanti al vita, e già si pensa alla prossima estate. Solo una stagione per assicurarsi gli affari legati al turismo. La pubblicità però non è dalla parte degli isolani.

«Sono sereno, ho fiducia nell’operato dei giudici»

Giuseppe Assenso

La dichiarazione del sindaco Assenso

«Sono sereno, ho fiducia nella magistratura». Così il primo cittadino di Ventotene Geppino Assenso sull’offensiva della Procura di Latina che ha iscritto anche il suo nome nel registro dei dieci indagati per omicidio colposo e lesioni. Il sindaco isolano che, per primo, nella sua qualità di medico, soccorse Sara Panuccio e Francesca Colonnello, subito dopo la frana di Cala Rossano, conferma di aver ricevuto dal procuratore aggiunto Nunzia D’Elia e dal sostituto Vincenzo Saveriano l’avviso per la nomina di un proprio consulente di fiducia per presenziare ad un esame tecnico non ripetibile sul luogo della tragedia. «Si tratta di un provvedimento tecnico – ha reso noto il primo cittadino di Ventotene. Nominerò un consulente tecnico ma ribadisco, esprimo totale fiducia nell’operato della magistratura».

Fonte: La Provincia

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Alla ricerca della verità

Bruno Panuccio

Ventotene, ad un mese dalla tragedia della frana il padre di una delle vittime determinato a scoprire eventuali responsabilità circa la sicurezza

«Cerco le prove per incastrare chi ha permesso che mia figlia morisse, perché è come se l’avessero uccisa». A parlare è Bruno Panuccio, padre di Sara, la quattordicenne rimasta vittima insieme alla sua compagna di classe Francesca Colonnello nel crollo del costone nella spiaggia di Cala Rossano a Ventotene. Non si dà pace per quanto accaduto. Oggi è un mese che ha seppellito la sua Sara. «La morte di Sara e Francesca non è stata una “fatalità”, come invece ha scritto il sindaco di Ventotene Giuseppe Assenso nella lettera inviata a noi genitori delle due vittime e alle famiglie dei due ragazzi feriti, una è Athena, ed è ancora gravissima». Parole dure, rilasciate in un’intervista al quotidiano «Il Tempo» di Roma, che argomenta: «La spiaggia di Cala Rossano rientra nel bacino portuale e doveva essere chiusa. Il pontile con l’attracco dei traghetti è attiguo e vicino c’è il circolo velico. È abbastanza per farla rientrare nei bacini portuali. E qui la balneazione è proibita. Invece per Cala Rossano l’ordinanza ha funzionato al contrario: la spiagga è l’unico 5% di arenile aperto su un 95% chiuso». Quindi Cala Rossano, rientrando nei bacini portuali, doveva essere chiusa alla balneabilità ma nella realtà non è stato così. E Panuccio si chiede come mai: «Se non volevano rinunciare al turismo avrebbero potuto almeno rendere la spiaggia sicura». E a questo punto Panuccio vuole conoscere i nomi dei periti che hanno stabilito che Cala Rossano era sicura. «Io sto in caccia, il bersaglio mio ce l’ho – spiega – ci vorranno gli anni ma dall’idea che mi sono fatta all’inizio, a mano a mano sta quadrando tutto, pian piano escono fuori. Ventotene è patrimonio dell’Unesco, i soldi arrivano a palate, due terzi di costruzioni sono abusivi, al 75% si costruisce sul tufo, e passano i camion pesanti sopra la spiaggia dove c’è morta mia figlia. Mi chiedo: sono i geologi gli incompetenti o c’è dell’altro?».

Fonte: La Provincia

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Inchiesta sulla frana al termine

Vincenzo Saveriano

In arrivo le conclusioni del Pm sulla tragedia di Ventotene a Cala Rossano del mese scorso

Le indagini sulla tragica frana di Ventotene, in cui sono morte due ragazze romane, sono ormai alla stretta finale, almeno per quanto riguarda la prima fase. Ciò significa, con ragionevole possibilità, che è pronto anche l’elenco degli indagati, facile oltretutto da intuire nella sua composizione. Anche perché, a quanto risulta, per la prossima settimana i Pm Nunzia D’Elia e Vincenzo Saveriano, titolari dell’inchiesta, hanno fissato l’esecuzione di una consulenza proprio a Cala Rossano, dove il costone si è staccato precipitando sulla spiaggia. L’iscrizione nel registro degli indagati permetterebbe alle tante persone che hanno competenza sulla prevenzione dei dissesti idrogeologici di poter far eseguire da loro consulenti di fiducia le verifiche accanto ai tecnici del Pubblico ministero in vista di un probabile processo. Ovviamente, auspicati dalle famiglie delle due vittime, le 13enni Sara Panuccio e Francesca Colonnello, che già hanno nominato i loro legali per la parte civile. Da quel maledetto 20 aprile, il giorno della disgrazia, ad oggi gli inquirenti hanno fatto acquisire una mole incredibile di atti e relazioni in tutti gli uffici pubblici interessati per competenza: il Comune di Ventotene, l’ufficio del Genio civile di Latina, vari uffici e direzioni della Regione Lazio e dell’Autorità di Bacino. Nel frattempo, i carabinieri formiani e di Ventotene oltre che gli stessi magistrati hanno eseguito numerosi interrogatori di funzionari e tecnici dei vari enti, tutti come persone informate sui fatti. L’analisi di questo materiale documentale sta servendo agli inquirenti per avere il quadro completo di una complessa normativa di settore e delle esatte competenze di ciascun soggetto pubblico in materia di gestione dell’ambiente. Solo al termine di questo «lavoro di sintesi » sarà possibile iscrivere delle persone nel registro degli indagati. Il problema – per gli inquirenti – sarà stabilire se ciascuno ha fatto la sua parte nel mettere in campo le azioni possibili a prevenire la frana. Per i familiari una vera e propria assurdità morire in quel modo. Per il sindaco dell’isola Geppino Assenso una tragica fatalità, visto che il Pai, Piano Assesto Idrogeologico, di Ventotene redatto dall’Autorità di Bacino nel 2009 indica proprio Cala Rossano come l’unica zona dell’isola non pericolosa. Intanto, sull’isola, proprio oggi, nel primo mese della tragedia sarà celebrata una Santa Messa per ricordare le due giovani vittime.

Fonte: La Provincia

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