Com’era bella Cala Nave

C’era un tempo a Ventotene in cui noi bambini, giocavamo felici su una spiaggia che ci sembrava grandissima e bellissima, la spiaggia di Calanave. Oggi quest’angolo di paradiso non c’è più, è sparito per sempre. Già qualche anno fa un’enorme colata di cemento ne ha inglobato la falesia sovrastante, e in questi giorni a volerci andare si può accedere soltanto ad una minuscola striscia di sabbia sulla battigia, mentre ruspe, scavatori e quant’altro bucano e ingabbiano la roccia.

Alla base della parete i vecchi muretti borbonici sono stati ricoperti di cemento, e chilometri di rete nera sono stati stesi anche in aree che, francamente, non sembrano correre il minimo rischio di cedimento. Pare che addirittura non si potrà più passare dal Grottone, una galleria scavata nel tufo dai Romani, per raggiungere gli scogli del Faro, meta di noi isolani e di migliaia di turisti ogni anno. Certo è che una volta finiti i lavori nessun turista vorrà più venire su un’isola dove la spiaggia è fatta di cemento.

Altro che le bandiere blu di Legambiente, che allo stato dei fatti hanno tutto il sapore di un’operazione di marketing, oltre che di una presa in giro. Ma “è per la sicurezza” dicono tutti! Il mare, che è sempre stato limpido e azzurro ora è marrone e torbido per il fango e la terra dei lavori… pazienza, almeno questo passerà. “È per la sicurezza”, mi dico anch’io.

Eppure mi viene da piangere a vedere così deturpata la mia bellissima isola, e se mi fermo un momento a riflettere alla tristezza subentrano la rabbia e la frustrazione. Sono i sentimenti di chi sa di veder perpetrata un’ingiustizia, di chi vede compiere un crimine senza poter far nulla per impedirlo. Ma come, siamo in un’area protetta, dove in teoria è persino vietato cogliere un fiore o pescare una tellina, e poi si assiste allo scempio che sta avvenendo in questi giorni?

Chi è che controlla, chi ha valutato la compatibilità ambientale di questi lavori, chi è che stabilisce che tutto questo cemento e questo ferro sono necessari, che non si può fare altrimenti? La Riserva Naturale di Ventotene ha un presidente, il sindaco, e persino un direttore, quando c’è. Ma messi di fronte a queste domande non sanno rispondere, addirittura non sanno neppure quando finiranno i lavori, se mai finiranno. Tutto viene demandato alla ditta, che decide modi, tempi e materiali.

Non voglio essere fraintesa, la tragedia di Sara e Francesca, morte sotto un masso a Cala Rossano ci ha colpiti tutti, sia come genitori che come semplici cittadini. La sicurezza e l’incolumità dei cittadini è sacrosanta, e va tutelata sopra ogni cosa, sempre. Tuttavia è fortissimo il sospetto che con la scusa della sicurezza, e in base alla somma urgenza, si continui in realtà a perpetrare la via degli affari, ovviamente per pochi, alla faccia di tutti gli altri e dell’ambiente.

Se così è allora il sacrificio di quelle giovani vite non è servito a nulla! E questo mi fa rabbia, una rabbia tanto forte quanto l’assordante silenzio dei miei concittadini.

Irene Impagliazzo

Fonte: Il Messaggero

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Ventotene: i fantasmi di Geppino

Giuseppe Assenso

In un articolo uscito ieri sul quotidiano Latina Oggi il sindaco di Ventotene Geppino Assenso prova malamente a difendersi dall’accusa mossagli dalla Procura di Latina di omicidio colposo nei confronti di Sara Panuccio e Francesca Colonnello, le due ragazze morte tragicamente nel crollo di un costone di tufo a Cala Rossano lo scorso 20 aprile.
Ora Assenso dice che la colpa è della Sovrintendenza, che non avrebbe concesso in tempo i pareri di legge per lavori già appaltati a Cala Nave (e che c’entra con Cala Rossano?). E aggiunge anche che nelle casse del Comune c’erano dal 2007 quasi due milioni di euro destinati alla sicurezza dell’area (ma come, fino a ieri il problema non era la mancanza di fondi?), ma che anche in questo caso mancavano i pareri necessari.
Possibile che in tre anni non sia riuscito ad ottenere questi pareri? E sì che la Sovrintendenza è presente a Ventotene una settimana si e una no; è vero, quando viene lo fa per mettere i sigilli ai cantieri abusivi aperti persino dentro i siti archeologici, ma sicuramente avrebbe partecipato volentieri ad una conferenza di servizi sull’argomento.
Ancora il sindaco indagato insiste nel ripetere che Cala Rossano era sicura da sempre, anche se recentemente una foto pubblicata da molti giornali lo smentisce, mostrando la zona dove sono morte le due ragazze transennata e con tanto di cartelli di pericolo. E nella stessa zona erano stati fatti interventi rilevanti per la messa in sicurezza della parete rocciosa, evidentemente insufficienti.
Infine Geppino si lamenta del fatto che oramai tutti lo chiamano il “sindaco delle somme urgenze” (anche se sarebbe più corretto chiamarlo “sindaco del cemento”, visto che ne ha ricoperto interamente Ventotene). Forse dimentica che è stato proprio lui ad abusare di tale procedura in tutti questi anni, affidando sempre alla stessa ditta edile lavori per milioni di euro senza uno straccio di bando di gara?
Povero sindaco, tutti ce l’hanno con lui, gli amici e i potenti che un tempo lo spalleggiavano ora gli voltano sdegnati le spalle e lo abbandonano, tranne il plurinquisito sindaco di Ponza, nessuno gli crede più, neppure i magistrati. Vuoi vedere che questa volta la legalità e la giustizia trionfano nella piccola isola pontina?

Fonte: TeleFree

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I sindaci di Ponza e Ventotene sparano a caso?

Aldo Forte (Udc): «Sono stati incapaci di instaurare rapporti istituzionali seri»

“Stupisce non poco la presa di posizione degli amministratori delle isole ponziane che, lamentando la poca attenzione nei confronti delle loro comunità, attaccano a tutto tondo, e senza distinguo, le istituzioni e il loro rappresentanti. Mi sembra che solo oggi si siano destati da un lungo letargo che dura da anni, da un torpore che gli ha impedito di affrontare seriamente i problemi che le isole si portano avanti da tempo e la cui responsabilità va ricercata all’interno della propria gestione. ” Lo dichiara il capogruppo regionale dell’Udc Aldo Forte. “Prima di sparare a zero, cercando colpevoli all’esterno, la classe politica locale dovrebbe fare un bell’esame di coscienza. Infatti per quanto mi riguarda – spiega Forte – negli ultimi cinque anni, come consigliere regionale di opposizione, ho portato avanti le istanze delle comunità locali, in tutti i modi e in tutte le sedi. Questo, sia ben chiaro, è però avvenuto nella più totale indifferenza sia dei sindaci che delle loro amministrazioni che si sono chiusi su loro stessi. Mi sono sempre mosso nell’esclusivo interesse di migliorare la qualità della vita dei residenti e per garantire la piena integrazione delle popolazioni isolane. Non ho mai avuto né una proposta, né una sollecitazione per discutere insieme alle amministrazioni locali un progetto di pieno inserimento dell’arcipelago ponziano nelle politiche di sviluppo regionali. Si sono limitati alla richiesta di qualche sporadico finanziamento, rinunciando anche all’idea di avviare un programma di sviluppo e crescita delle loro comunità all’interno della realtà comprensoriale del nostro territorio. La stessa Confcommercio chiede tardivamente l’istituzione di tavoli tecnici che già ci sono. Infatti il progetto che ho lanciato con la Città del Golfo per cercare di aggregare, unire e associare i comuni, ha lo scopo di fare sistema attraverso la costituzione di tavoli di lavoro tematici: nello specifico sono già stati avviati confronti sulla sanità, sull’ambiente, sulle infrastrutture, sulla mobilità e sul turismo , per favorire strategie di sviluppo integrato tra i vari comuni del Golfo e dare maggiore voce proprio alle istanze delle comunità locali più piccole e disagiate. Non sempre, però, questi tavoli hanno visto la presenza assidua dei rappresentanti dei vari comuni; in particolare sul turismo la creazione dell’innovativo sistema turistico locale registra la latitanza del comune di Ponza, da cui si è ancora in attesa del contributo concordato. L’assenza dei consiglieri regionali che i sindaci delle isole oggi lamentano – continua Forte – è il risultato della loro incapacità di creare nel tempo rapporti istituzionali seri, non basati su rapporti personali estemporanei fatti durante l’estate, in spiaggia, sotto l’ombrellone. Per quanto mi riguarda non posso certo rimproverarmi nulla. Per le isole ho presentato in regione mozioni, proposte di legge come quella sul programma straordinario di interventi per favorire lo sviluppo economico culturale e occupazionale, e quella sulla costituenda Laziomar. Ho organizzato incontri e promosso convegni, a volte anche in mancanza dei diretti interessati come nel caso di quello sulla Laziomar di cui ho avuto modo di parlare con il sindaco di Ventotene ma non con quello di Ponza che su questo tema non ha mai cercato un confronto . L’ho fatto da consigliere di opposizione, lo farò dai banchi della maggioranza – conclude Forte – Continuerò ad essere punto di riferimento delle comunità isolane, cercando di rappresentarle al meglio non a parole ma con atti concreti, come ho sempre fatto.”

Fonte: Parvapolis

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Sono il papà di Sara Panuccio…

Bruno Panuccio

Salve sono il papà di Sara Panuccio, una delle due ragazze morte a Ventotene il 20 aprile, vi sarò grato per le notizie ed i post che vedrò pubblicati su Telefree che ci aiutino a smascherare i responsabili

GRAZIE !!!!!

Abbiamo ritenuto doveroso allegare alla richiesta di aiuto che ci rivolge il papà di Sara Panuccio, una sua testimonianza pubblicata pochi giorni dopo la tragedia, sul sito Canale Alternativo

Staff di TeleFree

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TESTIMONIANZA E RIFLESSIONI

Di un cittadino/padre nel dolore e nella rabbia

Sono il padre di Sara Panuccio, una delle due ragazze scomparse a Ventotene il 20 aprile 2010, a causa della frana del costone di Cala Rossano.

È giunto il momento, anche se mi è di enorme difficoltà, di far conoscere il mio pensiero in merito alla vicenda che ha stravolto la vita della mia famiglia.

Mi è d’obbligo uscire dal silenzio doloroso dopo aver ascoltato parti di servizi televisivi standardizzati ed ai quali siamo abituati nel nostro vivere quotidiano. Questa è la mia testimonianza, che spero sia intesa come cittadino comune ancor prima che come padre e non rivolta ad interessi personali.

Dopo aver appreso la notizia, siamo stati elitrasportati sull’ isola ed ancor prima di giungere abbiamo sorvolato la zona della tragedia.

Passato il momento più tragico della mia vita, quello di dover vedere mia figlia morta, e su questo non mi soffermo perché ognuno di voi può comprendere il dolore e lo stato d’animo, siamo stati caricati in varie automobili per giungere al centro del paese.

Il triste corteo è partito, ma mentre i genitori di Francesca son giunti a destinazione io ho fatto fermare l’ automobile in prossimità del luogo maledetto.

Disceso dalla vettura sono sceso in spiaggia tramite una scalinata d’accesso “INVITANTE” e mi sono avvicinato alla zona in quel momento sorvegliata e perimetrata dalle forze dell’ ordine come è prassi in questi casi.

Mi è stato permesso l’accesso.

Volevo vedere, toccare e maledire quella che fino a quel momento nella mia testa, grazie alle notizie giunte, era la ROCCIA che aveva tolto la vita a SARA e FRANCESCA.

Quando ho toccato i massi ho scoperto con gran stupore che era solo un insieme di TERRA che mi si è SBRICIOLATA nelle mani, non avevo mai conosciuto il TUFO prima di quel giorno o forse pur avendolo incontrato non mi ero mai posto il problema della sua fragilità.

A quel punto incurante dei richiami all’attenzione, al pericolo (ho appena visto mia figlia morta, come potrei aver paura per me stesso ?) ed al divieto dei Carabinieri ad avvicinarmi ancor più, son giunto fin sotto al costone, ho dato un paio di pugni neanche troppo violenti alla parete e la conseguenza è stata di farne cadere un’ altra piccola parte (di questo gesto ci sono vari testimoni), tra le urla e gli allarmi dei presenti (Attento, torni qui, si tolga, è pericoloso).

Ho dato le spalle al costone cercando lo sguardo del mio amico Valerio e allontanandomi ho visto ormeggiate in acqua a pochi metri molte barche (solo successivamente ho saputo della presenza di un Circolo Velico).

Ho rivolto attentamente lo sguardo al costone ed ho notato quanto segue:

1) NON vi era alcuna RETE DI CONTENIMENTO sulla parete

2) NON c’era nessuna RESTRIZIONE ALL’ACCESSO FINO ALLE PARETI sia a destra che a sinistra del punto della frana

3) NON vi era alcun CARTELLO che segnalasse il PERICOLO di possibili crolli o di TENERSI A DISTANZA dalla parete

4) SOPRA il costone c’è la STRADA dove io mi son fermato con l’automobile e di lì PASSANO MEZZI PESANTI quali camion e quindi il tufo già debole di suo è soggetto a tremolio e sollecitazioni nocive alla stabilità della parete

5) La PARETE in più di un punto E’ CAVERNOSA e quindi non compatta.

Ed ora le mie RIFLESSIONI

L’ economia dell’isola di Ventotene ha i suoi maggiori INTROITI dal TURISMO SCOLASTICO, per il Lazio e per Roma in particolare è una delle destinazioni preferite per avvicinare i giovani alla conoscenza ed al rispetto della natura, comprendo quindi l’interesse dell’ AMMINISTRAZIONE LOCALE a far si che questo flusso non venga mai interrotto.

So che è stato dato INCARICO a GEOLOGI di periziare l’intero perimetro dell’isola, e che già in tempi passati sono stati lanciati ALLARMI DA STUDIOSI ed anche da RESIDENTI di PERICOLO DI FRANOSITA’ in vari punti.

A tutt’oggi pare che dopo l’ultima RELAZIONE quasi tutti il perimetro sia stato dichiarato INAGIBILE o perlomeno messo in SICUREZZA ad eccezione di pochi punti tra i quali la Caletta in oggetto (nelle cui vicinanze si fa anche ATTIVITA’ VELICA e COMMERCIALE legata al turismo stesso).

Oggi io domando che siano accertate le eventuali responsabilità o negligenze in relazione alla scomparsa di SARA e FRANCESCA.

Ho sentito usare da molti media la parola TRAGICA FATALITA’ e questo mi INDIGNA come cittadino oltre che come padre di Sara, LA FATALITA’ STA SOLO NEI NOMI E NEL NUMERO DELLE VITTIME, fosse successo in una domenica estiva sarebbe stata una STRAGE (l’ ennesima in questo paese).

La fatalità in italiano è il termine con cui si parla di un evento imprevedibile quale un incidente o un cataclisma naturale.

Viviamo in un paese nel quale si dovrebbe incominciare a PENSARE che ogni qualvolta accada una tragedia di questo tipo, che sia anche a mille chilometri di distanza, muoiono sempre e comunque i FIGLI NOSTRI, oltre alla solidarietà per le vittime e le loro famiglie far arrivare l’ indignazione a chi dovrebbe salvaguardare il cittadino (per lo stato ed i governi di qualsiasi colore essi siano è il primo DOVERE).

Bisogna farsi SENTINELLE del proprio territorio e denunciare ed ATTIVARSI affinché oltre all’ inevitabile non si perdano VITE inutilmente e colpevolmente, (che le nostre condotte non possano mai essere complici tramite il silenzio e nel conto mi ci metto anch’ io in prima persona).

Vi ringrazio di aver avuto la pazienza di leggere questo lungo scritto, ma la TV ha i suoi tempi brevi tra uno spot e l’altro e vi prego di condividerlo se lo riterrete giusto oltre che sul web nei vostri posti di lavoro od ovunque lo riteniate opportuno.

Bruno Panuccio 30 Aprile 2010

Fonte: TeleFree

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«I fondi solo dopo la tragedia»

Giusepe Assenso

L’accorato intervento del sindaco Assenso che ha ribadito come i suoi appelli siano stati vani

Sono diventato il sindaco delle “somme urgenze”: soltanto in seguito alla tragedia di Sara e Francesca ho potuto iniziare i lavori per la messa in sicurezza dell’isola ». E’ la dura denuncia lanciata ieri mattina dal sindaco di Ventotene, Geppino Assenso, nel corso della seconda assemblea straordinaria della Confcommercio della provincia di Latina, che fa seguito a quella di due settimane fa tenuta a Ponza. Un intervento accorato, quello del primo cittadino ventotenese, che non ha nascosto la propria amarezza per essere stato iscritto nel libro degli indagati per il crollo avvenuto lo scorso 20 aprile nella spiaggia di Cala Rossano, dove hanno perso la vita due studentesse di Roma. «Fino ad aprile – ha spiegato Assenso – non si poteva partire con i lavori perché dovevamo aspettare i pareri: prima il Genio Civile, poi la Sovrintenza e così via. C’è troppa burocrazia e intanto il tempo passa. Invece, con la tragedia si è sbloccato tutto. La Sovrintendenza mi ha dato l’ok già il 21 aprile, il giorno dopo della tragedia. Con la dichiarazione dello stato di calamità da parte della presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, ora si può costruire. Pensate che in tesoreria avevo un milione e 700mila euro fermi per lavori di messa in sicurezza dell’isola. Li ho potuti sbloccare soltanto per i lavori di “somma urgenza”. Ormai solo così posso avviare i lavori». Il sindaco Assenso ha poi annunciato che la settimana prossima inizieranno i lavori al porto romano, mentre proprio ieri mattina la ditta «Dolomiti Rocce» ha iniziato a mettere in sicurezza l’80 % della parete rocciosa della spiaggia di Calanave. La spiaggia sarà aperta al pubblico sabato mattina.

Fonte: La Provincia

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Attacco alla Sovrintendenza

Giuseppe Assenso

Lo sfogo di Assenso per i ritardi negli interventi di messa in sicurezza

Un intervento duro, quasi uno sfogo quello del sindaco di Ventotene, Giuseppe Assenso. ««Le isole di Ventotene e Ponza vivono di turismo, è la nostra attività, ma quest’anno la stagione stenta a decollare. Per le nostre isole questo è un momento difficile, stiamo attraversando una fase di grande crisi. Per noi ha inciso in particolare la tragedia del 20 aprile che ho vissuto direttamente e che non dimenticherò mai. Non dimenticheremo mai Sara e Francesca. Vi pare che se solo avessi avuto la segnalazione di un cedimento della parete, se avessi saputo che quella roccia era pericolosa non mi sarei attivato per metterla in sicurezza? Dal 21 aprile mi sono attivato con degli interventi di somma urgenza per la messa in sicurezza». Ed è qui che il primo cittadino ha dato vita al suo sfogo. «Su alcuni siti internet qualcuno mi ha chiamato il sindaco delle somme urgenze. Ma solo in questo modo, assumendomi le responsabilità e i rischi del caso, sono riuscito ad avviare e fare eseguire dei lavori importanti per la sicurezza. E, spiace dirlo, ma solo con la tragedia di Cala Rossano, la sovrintendenza ha dato il via libera agli interventi di messa in sicurezza della parte di Cala Nave. Era dall’8 gennaio che aspettavamo il parere dell’ente che non arrivava. Mancava solo quel parere perché i lavori erano stati già appaltati alla ditta ‘Rocce Dolomiti’, specializzata in questo tipo di intervento». E così tanti altri lavori, ha spiegato il sindaco, che hanno subito e subiscono ritardi per motivi puramente legati alla burocrazia. «Per esempio sono tre anni che abbiamo a disposizione un milione e settecentomila da investire per il recupero della porta romana ma sono bloccati perché mancano i pareri… ». A dare sostegno al sindaco di Ventotene, il collega dell’isola vicina di Ponza, Pompeo Rosario Porzio, il quale ha voluto dare la sua solidarietà ad Assenso. «Mi sento davvero vicino vicino a Geppino per quanto è successo e per quello che sta attraversando. Condivido le cose che ha detto Geppino e comprendo le difficoltà di cui parla perché noi a Ponza viviamo la stessa cosa». Porzio poi ha voluto dire ad Assenso di non preoccuparsi per i guai con la giustizia, sono i rischi di chi fa il sindaco «Noi sindaci siamo soggetti a queste cose. Io di rinvii a giudizio e di processi ne ho una caterva… Noi a Ponza, come per Ventotene abbiamo gli stessi problemi. Quotidianamente ci scontriamo con la burocrazia. Per Chiaia di Luna e il tunnel di Santa Maria abbiamo mandato una richiesta di intervento di messa in sicurezza ma nessuno ci ha risposto mai». Il sindaco Assenso ha poi concluso il suo intervento con un ultimo affondo: «Per l’assemblea di oggi io ho invitato tutti i consiglieri regionali, provinciali, e altri rappresentati politici. Nessuno è venuto. Un consigliere regionale mi ha detto che non era il caso di venire visto i guai che sto attraversando con la magistratura…».

Fonte: Latina Oggi

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Il crollo di Cala Rossano, l’inchiesta e gli indagati

Cala Rossano

Sono dieci gli indagati per la morte delle due studentesse di Roma, avvenuta il 20 aprile a Cala Rossano. Anche nel consiglio di ieri le due vittime, Sara e Francesca, sono state ricordate con un minuto di silenzio. Nove i periti nominati dal sostituto procuratore titolare delle indagini, Vincenzo Saveriano, incaricati di svolgere perizie sul luogo dell’in – cidente. Sono dieci le persone che il pm ha iscritto nel registro degli indagati. Si tratta di sette funzionari della Regione Lazio e dell’Autorità bacino della Regione: Bruno D’Amato, segretario generale della Regione Lazio fino al 1° aprile del 2001 (assistito dall’avvocato Alberto Biffani); Olimpia De Angelis, Antonio- Bianchini, Umberto Federici, Guglielmo Quercia, Antonio Graziani, funzionari della Regione (tutti difesi dall’avvocato Valeria Simeoni); Marcello Zevini (difeso da Antonio Feroleto); Vito Biondo l’ex sindaco di Ventotene (difeso da Giovanni Lauretti), Giuseppe Assenso l’attuale primo cittadino dell’isola (difeso da Renato Archidiacono e Michele Saponaro), Pasquale Romano, tecnico del settore urbanistico (difeso da Luca Scipione).

Fonte: Latina Oggi

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Una foto svela: la spiaggia era già stata chiusa

Nel 2005 il tratto in cui sono morte due studentesse romane era interdetto da rete e cartelli di pericolo crollo

Adesso a Ventotene corrono ai ripari. Puntano a fare in un anno i lavori “dimenticati” da una vita. In pochi giorni quelli per riaprire almeno la spiaggia di Cala Nave, la più nota dell’isola. Un mese e mezzo fa la tragedia: la morte di Sara Panuccio e Francesca Colonnello, le studentesse romane di 14 anni in gita scolastica, e il ferimento di altri due ragazzini nella zona di Cala Rossano. Una vicenda sulla quale la Procura ha iscritto dieci persone nel registro degli indagati, i periti svolgono accertamenti, mentre emergono documenti e anche una foto che dimostrano come quella zona fosse pericolosa. Non basta il “Pai”, il piano di assetto idrogeologico con il quale sin dal primo momento il sindaco Giuseppe Assenso ripete che quella zona era «l’unica sicura». E’ inutile perché spunta una foto del 2005 dove si vede chiaramente che il tratto dove le ragazze sono morte travolte da un pezzo di tufo era chiuso. Un’immagine pubblicata nel libro di Folco Quilici e Luca Tamagnini dedicato proprio a Ventotene – per i tipi di Photoatlante editore – che tornerà utile anche all’inchiesta. Ma negli archivi dei carabinieri, così come negli atti del Comune di Ventotene e del Genio civile di Latina ci sono anche i precedenti riferiti a Cala Rossano. Quelli relativi ai crolli e agli impegni “solenni” verbalizzati nelle conferenze dei servizi. Per questo non basterà dire che l’ultimo “Pai” indicava come sicura quella zona. Nel libro si vede chiaramente come l’area dove sono morte le due ragazze fosse all’epoca interdetta all’accesso. Pali di legno, una rete metallica, cartelli che indicavano il pericolo di crollo. Se è cambiato o meno qualcosa da allora dovranno spiegarlo i tecnici. Dovranno dire anche perché, nel giugno 2004, si sono svolti i lavori di restauro della parete. Opere necessarie dopo un cedimento che aveva fatto preoccupare addirittura per la stabilità della strada sovrastante. Quella rimasta tranquillamente aperta in tutti questi anni e dove, secondo alcuni testimoni, la mattina del 20 aprile un’autocisterna è passata poco prima della frana che ha ucciso le studentesse della scuola “Anna Magnani” di Morena. Prima ancora, il 18 aprile del 2001, in Comune si era svolta una conferenza dei servizi relativa al ripristino delle coste nel corso della quale si era preso atto delle «numerose frane di parte delle pareti». Compresa Cala Rossano, per la quale venne stabilito anche un intervento. Forse anche per questo oltre all’attuale primo cittadino è indagato il suo predecessore, Vito Biondo. Si erano già registrati dei cedimenti, insomma: quell’area era pericolosa come sin dal primo momento hanno urlato i genitori delle vittime, ma era regolarmente aperta. Per il “Pai” – evidentemente – poteva andar bene così. Ora quel tratto di spiaggia è sotto sequestro, in via precauzionale è inaccessibile tutta Cala Rossano, mentre quello che non è stato fatto in questi anni si cercherà di “recuperare” adesso. Restano l’immagine del 2005 e i verbali delle conferenze dei servizi. Insieme al carico di dubbi su una zona che veniva considerata sicura. Fino alla tragedia di un mese e mezzo fa.

Fonte: Il Messaggero

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Cala Rossano, crolli “dimenticati”. La spiaggia era stata già interdetta

Cala Rossano nel 2005

I periti sono al lavoro. Si vuole capire se potevano esserci o meno “avvisaglie” di crollo a Cala Rossano e se la tragedia nella quale hanno perso la vita Sara Panuccio e Francesca Colonnello in gita scolastica, il 20 aprile, poteva essere evitata. Dal primo momento si è sempre sostenuto che se c’era un posto sicuro quello era Cala Rossano. Con il piano di assetto idrogeologico (Pai) in mano il sindaco, Giuseppe Assenso, ha riferito che quell’area non era interdetta. Adesso, però, spunta una foto del 2005 dove si vede chiaramente che il tratto dove le ragazze sono morte travolte da un pezzo di tufo e altri due studenti romani sono rimasti feriti – una delle quali in modo serio – era chiuso. Un’immagine che tornerà utile nell’inchiesta della Procura di Latina, pubblicata nel libro di Folco Quilici e Luca Tamagnini dedicato proprio a Ventotene per i tipi di Photoatlante editore. Ma negli archivi dei carabinieri – prima ancora che in quelli dei giornali – così come negli atti del Comune di Ventotene e del Genio civile di LAtina ci sono anche i precedenti riferiti a Cala Rossano. Basterà dire che l’ultimo “Pai” dava quella zona per sicura? Chissà, certo non servirà mai perché i genitori di Sara e Francesca, gli amici sconvolti, possano mai farsi una ragione dell’accaduto. Nel libro si vede chiaramente come la zona dove sono morte le due ragazze fosse all’epoca interdetta all’accesso. Pali di legno, una rete metallica, cartelli che indicavano la pericolosità dell’area. Cosa è cambiato da allora in poi? Dovranno spiegarlo i tecnici, compresi quelli che figurano tra i dieci indagati sui quali la Procura di Latina ha concentrato la sua attenzione. Nel 2004, a giugno, si sono svolti dei lavori di restauro della parete che nei mesi precedenti aveva subito un crollo. Un episodio che aveva generato addirittura la preoccupazione che potesse essere messa in pericolo la stabilità della strada sovrastante. Quella rimasta tranquillamente aperta in tutti questi anni, anche perché furono svolti lavori di consolidamento del tratto di parete interessato dal crollo. Ma prima ancora, il 18 aprile del 2001, una conferenza dei servizi relativa al ripristino delle coste isolane aveva preso atto delle «numerose frane di parte delle pareti rocciose». Venne stabilito anche un intervento sulla parete della spiaggia di Cala Rossano dove si era registrata già una frana. Era pericolosa, allora, solo che per il “Pai” poteva andar bene così. E quello che non è stato fatto in questi anni si cercherà di “recuperare” adesso. Il consiglio comunale ha approvato i 18 interventi previsti per 6 milioni di euro, necessari al consolidamento delle “pareti”. Intanto domani Confcommercio sarà a Ventotene «in considerazione del perdurare delle criticità economiche e logistiche che coinvolgono le isole pontine». Sull’isola della tragedia le spiagge restano chiuse, esclusa Cala Nave. Al punto che gli operatori si stanno organizzando con gite in barca e visite guidate. Ma resta quell’immagine del 2005 con il carico di dubbi su una zona che, a questo punto erroneamente, veniva considerata sicura.

Fonte: Il Messaggero (ed. Latina)

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Ventotene tragedia evitabile

Sara Panuccio

Lo ha ripetuto per giorni e giorni a giornali, televisioni, cittadini. Secondo il sindaco Assenso «Mai nessun segno di cedimento a Cala Rossano, era una spiaggia sicura da sempre!». Eppure la magistratura ha indagato lui ed altre nove persone per omicidio colposo e lesioni gravissime, dopo la morte di Sara e Francesca, e il ferimento di Athena per colpa di quelle rocce maledette. L’ind agine della Procura di Latina ha scoperto documenti e atti che provano quanto fosse ben nota agli amministratori dell’i so l a la pericolosità del sito, tanto da richiedere ben cinque interventi di ‘somma urgenza’ per la sua messa in sicurezza. Evidentemente non è bastato. Ora spunta una foto, pubblicata in un volume del 2005 di Folco Quilici e Luca Tamagnini su Ventotene (Photoatlante Editore), che mostra chiaramente come la zona dove sono morte le due ragazze fosse all’epoca interdetta all’accesso. Quelle transenne e quei cartelli, poi spariti, avrebbero potuto evitare la tragedia.

(lettera firmata)

Fonte: Latina Oggi

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