Ventotene ultima chiamata!

Ventotene è sull’orlo del baratro, dove rischia seriamente di cadere senza aver più la possibilità di rialzarsi!

Negli ultimi anni una spaventosa serie di eventi si è abbattuta su quella che, una volta, era considerata la perla più preziosa del Tirreno, unica per storia, natura e umanità.
Le amministrazioni succedutesi dopo l’improvvisa morte dell’amato sindaco Verde hanno dato il via al ‘sacco’ di Ventotene.
Spinti unicamente dall’interesse personale, i sindaci Vito Biondo prima e Geppino Assenso poi hanno messo a ferro e fuoco il territorio curando solo apparentemente gli interessi della comunità.
È così che è esplosa la piaga dell’abusivismo edilizio, spesso agevolato e ‘autorizzato’ dal complice ufficio tecnico comunale, che ha permesso di costruire in barba a qualunque legge ambientale e persino in deroga al PAI, il Piano di Assetto Idrogeologico nato per proteggere i cittadini dai disastri ambientali.
Sono spuntate case ovunque negli ultimi anni, persino in piena Riserva naturale dove un rudere in cima a Punta dell’Arco è diventato – senza alcuna valutazione d’impatto o d’incidenza ambientali – la villa di un ricco e scaltro antiquario romano, pur essendo in origine destinato a diventare un centro visite naturalistico aperto a tutti.
E il cemento non è stato usato solo per le case, le ville e gli alberghi: impianti fognari, strade, campi sportivi, centri visite del parco, musei della migrazione, sale polivalenti…
Sono tutti lavori pubblici che hanno visto impegnate – attraverso la formula della “somma urgenza” – sempre le stesse ditte edili, e sempre gli stessi progettisti e direttori dei lavori, tra i quali il fratello ultraottantenne del sindaco e l’adesso ex assessore ai lavori pubblici. Peccato che siano anche tutti lavori che dopo appena pochi anni già risultano inservibili per la comunità!
La fogna non funziona, come possono constatare i turisti che ogni estate assistono nauseati allo sverso dei liquami direttamente in spiaggia, e le nuove strade favoriscono il ruscellamento delle acque piovane accelerando l’erosione. Per non parlare dei campi sportivi, coperti da inutili quanto impattanti ‘palloni’ e praticamente inutilizzati; del centro visite del parco, diventato la dependance della Proloco che è presieduta da un ufficiale della Guardia di Finanza in servizio sull’isola; del museo della migrazione, chiuso a dicembre perché non rispondente alla normativa di sicurezza (ma lo era anche nei quattro anni precedenti, quand’era aperto al pubblico?) e però dotato di un direttore scientifico e di ben due guide.
Infine la sala polivalente, per la quale sono state utilizzate centinaia di tonnellate di ferro e cemento impiantate nel terreno senza però chiedersi, ancora oggi, che uso farne.
E in cantiere c’è ancora un megatunnel da scavare accanto al Porto Romano per consentire ai camion e alle automobili, le vere padrone dell’isola soprattutto in estate, di accedere più velocemente in paese (costo 6 milioni di euro, già finanziati dalla Regione), e altro ancora. Il tutto su un’isola di 1,5 Km quadrati.
Perché?
Da una parte la tolleranza e/o impropria autorizzazione a costruire abusivamente crea e garantisce consenso, e compra ‘silenzio’, soprattutto nelle famiglie più ricche (in grado di investire nelle seconde case e negli alberghi) e potenti.
Ma l’affare vero sono i lavori pubblici, e i soldi – decine di milioni di euro elargiti da amministratori regionali e provinciali evidentemente disattenti, o peggio collusi – girano nelle fasi di progettazione, dove le cricche degli architetti sono sempre le stesse; e nelle fasi di esecuzione, dove variante dopo variante i costi salgono sempre più. Per questo lo scorso anno è sbarcata sull’isola anche qualche ditta in odor di camorra.
L’opera in se, una volta finita, non ha invece alcun valore sia essa una strada, una scuola o il centro anziani. È per questo che l’amministrazione non ci spende neppure un centesimo per ordinaria manutenzione. Così come nulla è stato fatto in questi anni per la popolazione, visto che non c’è guadagno diretto…

I trasporti sono un disastro: in inverno Ventotene è isolata tre volte al mese, in alcuni casi anche per più giorni di seguito essendoci una sola nave al giorno, fintanto che esisterà la Caremar. E il consorzio semi-privato Laziomar, che sta nascendo con l’intento di offrire un servizio sostitutivo quando non ci sarà più neppure il traghetto è praticamente già morto, visto che nessuno vuole metterci i fondi necessari.
I servizi ambientali sono poi da terzo mondo: metà dell’isola non ha la fogna, l’acqua dolce arriva ancora via nave, l’energia elettrica è garantita da una vecchia centrale a cherosene e, in un paese di poche centinaia di persone, la raccolta differenziata dei rifiuti sta partendo solo in questi giorni, ma ancora non se ne conoscono i dettagli. Nel frattempo però sono state ultimate diverse isole ecologiche di vecchia impostazione (che non serviranno più a niente) e ci sono ben due cooperative, oltre alla ditta di smaltimento dei rifiuti, incaricate della pulizia delle strade, che costano centinaia di migliaia di euro pubblici l’anno e dove sono impiegate solo persone indicate dal sindaco.
E il grave problema del disagio giovanile? Lo si risolve facendo venire alla festa comunale di fine anno due spogliarelliste brasiliane, oppure si promuovono la ‘notte bianca’ e l’elezione di ‘miss sotto le stelle’, gli eventi clou dell’estate ventotenese.
Infine la mazzata finale, la morte delle due bambine romane ad aprile per colpa di un masso caduto in una spiaggia, Calarossano, che doveva essere ‘in sicurezza’. A seguito di ciò l’isola è stata praticamente sigillata. Coste, spiagge, belvedere, sentieri e tutti i siti archeologici e culturali sono chiusi per motivi di sicurezza. E la stagione turistica, il pane dell’economia isolana, è alle porte.

Ma chi vorrà più venire su un’isola invasa dal cemento, dove non si può andare da nessuna parte, dove i servizi sono inesistenti e i prezzi da rapina?

E come è possibile che di fronte ad illegalità così vistose, a denunce continue, a sequestri quasi settimanali da parte dei carabinieri (gli unici che fanno qualche cosa) ancora nulla sia cambiato? Come può il sindaco Geppino Assenso, rinviato a giudizio per la morte delle due bambine e indagato dalla Corte dei Conti sedere ancora, e saldamente, sulla poltrona di primo cittadino?

Se la situazione non cambia entro la prossima primavera potremo dire per sempre addio a Ventotene, sicuramente a quella Ventotene che noi conoscevamo ed amavamo: la patria del manifesto europeista di Spinelli, la meta di un turismo culturalmente attento ed esigente, una gemma ricca di meraviglie archeologiche e naturali che non ha eguali in tutto il mondo. Ma il cambiamento può venire solo dall’interno, dai cittadini Ventotenesi che sono le prime vittime di tutto ciò. E allora forza, scetateve guagliò!!

Fonte: TeleFree

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Se Ventotene piange, Napoli non ride

Zona rossa del Vesuvio, blitz Pdl in regione: si potrà tornare a costruire nelle aree vietate

In barba al rischio sismico e vulcanico, ma soprattutto in spregio alla lotta all’abusivismo, il Popolo della libertà campano ha votato un emendamento alla legge del 2003 che vietava nuove costruzioni sulle pendici del vulcano

C’era una volta la zona rossa del Vesuvio: area a rischio sismico e vulcanico dove, dal 2003, non si poteva più edificare oltre all’esistente. Ora però, una Legge regionale campana, di fatto rischia di favorire il proliferare di costruzioni nell’area a rischio. Si tratta di un emendamento alla legge regionale del 2003 che consentirà interventi di ristrutturazione edilizia “anche mediante demolizione e ricostruzione in altro sito”. Insomma, alle pendici del Vulcano in piena zona rossa si potrà di nuovo edificare in barba al rispetto delle norme di sicurezza e della lotta all’abusivismo edilizio.

Vediamo come. L’articolo 5 della L.R. 10 dicembre 2003 n. 21, al comma 1 sancisce il divieto di “rilascio di titoli edilizi” che consentano “la realizzazione di interventi finalizzati all’incremento dell’edilizia residenziale” in zona rossa.

Il divieto è coerente con le enormi preoccupazioni che riguardano l’area in questione. Un’area densamente popolata per la quale esiste anche un piano d’emergenza nazionale che prevede il trasferimento in aree sicure di tutti gli abitanti (più di 550mila persone) dei 18 comuni interessati dal rischio. Sulla questione Vesuvio e sulla sua pericolosità si spendono, da anni, interventi e parole. Esiste un osservatorio vesuviano con sistema di monitoraggio permanente. Si è avanzata la richiesta di estendere ulteriormene la zona rossa. Legambiente ha stimato in circa 50mila le abitazioni abusive, e ha parlato di un piano di evacuazione ancora in alto mare.

Si è tentato – senza successo, a onor del vero – di convincere gli abitanti della zona a trasferirsi altrove, con un “bonus” di 30mila euro per le famiglie che avessero abbandonato la zona rossa. Si sono poi verificati anche episodi di dubbio gusto, come per esempio l’infelice battuta dell’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, che disse, a proposito di un’eventuale eruzione del vulcano: “Da buon leghista vi dico che non sarebbe quella grande disgrazia”.

Insomma, fra battute e questioni serie, che l’area sia a rischio è cosa ben nota e il vincolo del 2003, che poneva fine alle edificazioni, di fatto, riguardava un’area di ben 250 chilometri quadrati.

Ma poi gli anni passano, si arriva alla fine del 2010, si discute del Piano Casa berlusconiano e alla fine si arriva alla Legge regionale n.1 del il 5 gennaio 2011, in cui spicca un emendamento. La prima firmataria è il consigliere regionale Paola Raia (PdL), di Somma Vesuviana. Con l’emendamento si modifica il comma 2 art. 5 della legge del 2003. Quello che stabilisce le eccezioni ai divieti: in zona rossa era possibile effettuare interventi “di adeguamenti funzionali o di natura igienico-sanitaria relativi a immobili esistenti”.

Adesso, sono concessi “gli interventi di ristrutturazione edilizia, anche mediante demolizione e ricostruzione in altro sito, in coerenza con le previsioni urbanistiche vigenti, a condizione che almeno il cinquanta per cento della volumetria originaria dell’immobile sia destinata ad uso diverso dalla residenza”.

Semplificando, questo vuol dire che in zona rossa si può demolire e riedificare. Dov’è finita la prevenzione? Dov’è la lotta all’abusivismo?

Edoardo Cosenza, Assessore regionale alle Opere e Lavori pubbici e alla Protezione civile sul territorio e Difesa del suolo, fa sapere, a mezzo stampa, che “Lo spirito dell’emendamento presentato dalla maggioranza era di ridurre dal 100% di uso abitativo al 50% di uso abitativo. Ma se l’emendamento, come sembra, non è chiaro e si espone a diverse interpretazioni, mi impegno a chiarirlo nel regolamento attuativo. Perché lo prometto: neanche un cittadino in più dovrà entrare nella zona rossa.”

Il capogruppo del Pd in Regione Campania, Giuseppe Russo, interpellato sull’emendamento, è perentorio: “E’ una follia”. Poi però, afferma di avere una speranza, quasi una certezza: “Sono sicuro che la Giunta Regionale non darà corso a nuove edificazioni. Ci sono piani di protezione civile e leggi nazionali da rispettare”.

E allarga il raggio del discorso: “Il territorio campano è fragile, esposto ad avversità e rischi di vario grado. Noi abbiamo cercato di frenare i tentativi di edificazione in queste zone: la preoccupazione principale che abbiamo è come ridurre il peso delle residenze in queste aree, che non riguardano solo il rischio vulcanico, ma l’intero territorio”.

Promesse dal centrodestra, speranze del centrosinistra che, in minoranza in Regione Campania, non ha i numeri per bloccare l’emendamento. Che esiste, ed è legge dal 5 gennaio scorso.

Insomma, c’era una volta la zona a rischio del Vesuvio, e non ci si poteva più costruire: era un fatto, ed era chiaro. Ora, invece, bisogna aspettare un regolamento attuativo che risolva l’ambiguità della zona rossa.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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Per Sara e Francesca

Sara Panuccio e Francesca Colonnello

Vol’ il pensier di voi, alto nell’anime
Squarcia le tenebre dell’uomo che arranca
Respinge il fronte delle idee minime
Emerge lieta dal fango la folla stanca

Spargi o Sara il saper nonchè l’estetica
Guida il movimento dei cavalieri vivi
Porgi le mani ai tuoi con forza antica
Così tu vivi e vivrai nei cuori attivi

Tuo il pensier soave pesante più del monte
Tuo lo spirito ch’è del cristallo più chiaro
Sempre Tu della penna sei l’abile fonte
Cui papà Bruno divulga col cuore amaro

Perché esiliarti o vibrante poeta?
Lanciava Hugo alto il grido drammatico
Perché sol’ il poeta rende la gente lieta
Ridonando vita ad un mondo apatico

Come se nella folla è sola molta gente
Così Sara e Francesca la vostra esistenza
Più vivida di quel che son, ma non nel (qui) presente
Se viver’ è dar al nostro pari assistenza

Una sola ed unica vita m’appartiene
Fermamente decisa con forza e mente fresca
Vederm’ all’orizzonte del mondo far del bene
Quest’ il testamento della soave Francesca

In me albergava una fioca speranza
Quella percepita in colui senza ardire
Oggi dev’ a Voi se rinasce la mi essenza
Stremata da messaggi che vieta il patire

Vi è chi offre dell’alma la sterile cura
Per lenire le ferite dei fati tristi
Ma lascia vivo il dolore e la paura
Confuso gelid’errabondo nei cieli vasti

Bramiamo l’abbraccio del cuore del poeta
Colui che medita nella sublime sfera
Che cerca e trova ancor la divina meta
L’anime nell’alveo dov’è sempre primavera

Tutti voi, di Sar’ e Francesc’ amic’ e parenti
Scusate se a Lor mi sono appassionato
Con modesti versi, metrica rim’ e tanti stenti
Abbracciatemi nel dolor, sarei onorato!

Girolamo Raco (papà di Athena, la ragazza rimasta gravemente ferita nel crollo di Cala Rossano) – 13/01/2011

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Ventotene, isola a rischio: divieti ovunque

Il 97% del territorio di Ventotene è a rischio, lo ha detto chiaramente l’Autorità di Bacino del Lazio a seguito della tragedia del 20 aprile scorso, quando due bambine di tredici anni furono uccise da una frana avvenuta – secondo i magistrati – per l’incuria e la pessima gestione del territorio da parte degli amministratori locali.
Il nuovo Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) identifica come pericolosa buona parte del territorio, delle case e degli alberghi che si affacciano sul mare! In pratica le splendide coste di questa perla del Tirreno sono al momento interdette, come dimostrano anche i numerosissimi cartelli di divieto che, adesso, sono sparsi ovunque.

Cosa resta da visitare allora a Ventotene?
Beh, ci sono i siti archeologici: la villa imperiale di Giulia, il museo archeologico, le cisterne  romane. E poi c’è il Museo della migrazione, unico nel suo genere, che racconta l’importanza naturalistica di Ventotene come crocevia di milioni di uccelli che migrano tra l’Africa e l’Europa. Infine l’incredibile carcere borbonico di Santo Stefano, appena dichiarato ‘patrimonio europeo’, dove furono prigionieri Settembrini, Bresci, Amendola e Pertini. E tutte queste meraviglie sono illustrate da guide straordinarie, un gruppo di ragazzi e ragazze isolani appassionati di archeologia e natura che non ha eguali per competenza e capacità divulgativa.
Questo fino a qualche giorno fa…

Oggi anche tutti questi luoghi sono interdetti al pubblico per motivi – dice una precisa ordinanza del sindaco – di sicurezza.
E così di punto in bianco la cooperativa di guide si ritrova disoccupata, e piuttosto “arrabiata” visto che il direttore del parco naturale aveva promesso loro una convenzione più stabile con il Comune rispetto ai contratti precedenti, che duravano di mese in mese, da anni.
E gli isolani si ritrovano senza più nulla da poter offrire ai turisti affamati di storia, mare e natura: il che per un’isola che vive di turismo non è piccola cosa!

Ma perché, se il museo archeologico viene chiuso gli uffici comunali sono invece aperti, pur trovandosi nello stesso edificio? Cosa manca al museo della migrazione, inaugurato appena 4 anni fa, rispetto ad altri edifici comunali – tutti rigorosamente aperti e frequentati – come la casa alloggio per gli anziani, la scuola elementare, il centro informazioni del parco? E infine perché è il direttore del parco naturale, un medico in pensione amico del sindaco, a doversi occupare dei musei e dei siti archeologici?

Tra appena due mesi  a Ventotene incominceranno ad arrivare i primi bambini dei campi scuola (forse), e poco dopo i primi turisti. Come verranno accolti? Con un grande cartello che recita: “isola chiusa per grave incapacità amministrativa”!

Fonte: Latina 24Ore

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A Sara

Vorrei annammene lontano,
e raggiunger chi è già andato,
riaccarezzalla co’ ‘ste mano,
arisentimme addosso er fiato.

De riabbracciatte so’ affamato,
ma è ‘na colica perenne,
‘ste fitte m’ hanno frantumato,
che le lacrime fan scenne.

Quel ch’ è stato nun ritorna
se non ner core e nella mente,
la gioia e il dolor allor si sforna,
con il pensier velocemente.

Sorrido a pensar quanto ho goduto,
de tant’ amore ricambiato,
….ma poi de ‘n tratto t’ho perduto,
ce fu ‘n progetto oppure è fato ?

Chissà poi se sarà vero,
che quest’ anni so’ ‘n assaggio,
se vivremo dopo pe’ davvero,
e de qua stamo solo de passaggio.

Perché er dubbio me se ’nfonne:
se l’ eterno è ‘na finzione,
voluta dall’ omo pe’ confonne,
è mejo de sta qui….e co’ passione !

Perché qui tu sei presente,
e me stai a fianco più de ieri,
nun te divido più co’ niente,
dentro ar core e nei pensieri .

Forse er viaggio è ‘na gran sola,
il futur tra noi ormai n’ esiste,
…damme forza mia figliola,
‘chè tanto duro qui è resiste’.

Or tra noi tu ci hai er comanno,
famme, piccola, da guida,
e se me vedi annà in affanno,
arisollevame co’ grida !

Tu continua a mannà i segni,
e quann’ è scuro famme luce,
colorame la vita de disegni,
speranno che ‘sta strada a te conduce.

(Bruno Panuccio 11 Gennaio 2011)

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Ventotene, un eroe a Natale

Mentre la maggior parte di noi trascorreva felicementele festività natalizie, a Ventotene, una casa andava a fuoco con dentro una donna e sua figlia. La tempestività di un uomo ha impedito la tragedia che avrebbe potuto recare lutti e danni in quella abitazione. Senza esitare egli si è introdotto tra le fiamme mettendo in salvo le due persone. E’ tornato poi nell’abitazione per togliere la bombola del gas ancora avvolta dalle fiamme, portandola all’esterno. Si è procurato degli estintori con i quali ha potuto spegnere tutte le fiamme persistenti, riportando inoltre ustioni alle mani. Considerando l’indifferenza per un giusto riconoscimento da chi di dovere,  raccontiamo il fatto per renderlo di pubblico dominio. Non tutti i giorni avvengono episodi così lodevoli. Questa volta è stato protagonista uno di noi, uno di Ventotene, di cui vale la pena essere orgogliosi.

(Umberto Storchi)

Fonte:Latina Oggi

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Non solo tanga, anche pesca e lenticchie

Tanga e lenticchie, spogliarelli e percorsi gastronomici. E’stato un Capodanno un po’così, quello di Ventotene, tra goliardia e polemiche, dopo la festa organizzata nel ristorante del vicesindaco dove la sorpresa finale è stata proprio uno spettacolo sexy di due ballerine brasiliane. E se il sindaco Geppino Assenso, presente alla serata, ha subito assicurato che «il Comune non ha messo un soldo per l’iniziativa» , gli operatori commerciali dell’isola ora scendono in campo per spiegare che, a Ventotene, Capodanno è stato anche il momento per fare turismo di qualità. Tutto terra, mare e sapori. . Tre notti in albergo a prezzo stracciato e poi degustazioni, dimostrazioni pratiche e perfino la semina tra i pendii dell’isola. Un successone. . Qualcuno non si perderà neanche gli appuntamenti delle prossime settimane. . In primavera i prodotti del mare. . Un modo come un altro per valorizzare Ventotene, ma anche Ponza e le isole minori dell’Arcipelago. Gli imprenditori, qui, hanno finalmente capito che devono inventarsi nuovi modi per attirare turisti. Anche senza spogliarelli.

Fonte: Corriere della Sera

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Ventotene, l’eccezione e la regola

A margine dello scandalo sexy a Ventotene abbiamo deciso di elevare al rango di articolo un commento inviatoci dal nostro lettore Domenico, che speriamo non ce ne vorrà.

Cetto La Qualunque

Su molti giornali oggi campeggia la notizia della festa a luci rosse che il Comune di Ventotene, un’isoletta di appena 2 Kmq in provincia di Latina, avrebbe organizzato – e forse finanziato – con soldi pubblici. Tanto rumore per nulla, si difende il sindaco Giuseppe Assenso, la festa era ampliamente annunciata, spogliarelliste brasiliane incluse, da un’apposita locandina fatta affiggere per tutto il paese.
E in effetti il sindaco ha proprio ragione. Quello che colpisce infatti non è la festa di per sé, ma il fatto che l’indignazione degli isolani sia stata così forte e sproporzionata da arrivare a tutte le principali testate nazionali!

E chi se l’aspettava tanta arretratezza da parte dei Ventotenesi!
È vero, l’isola è molto piccola e distante dalla terraferma (e dunque dagli usi lì in voga), ha avuto una storia infelice ospitando per anni tutti quei comunisti, gente depravata, che il regime fascista mandava in vacanza coatta (Pertini, Terracini, Spinelli, ecc.), è sede di un’area protetta (e dunque vincolata nello sviluppo) e, come se non bastasse, ospita anche le rovine di una villa romana imperiale (dunque altri vincoli alla sacrosanta espansione edilizia). Ma a tutto c’è un limite!

Come ci si può infatti scandalizzare per due ballerine (pardon: ragazze immagine) che si dimenano mezze nude tra i tavoli? È l’ultima moda del momento (il bunga bunga), e poi, come lo stesso sindaco dichiara, sono costate meno di 1.000 euro!
È un po’ come dire che il sindaco si dovrebbe dimettere perché a natale è stato rinviato a giudizio dalla Procura di Latina per l’omicidio di due ragazzine in gita scolastica, travolte ad aprile da una frana che proprio il sindaco e i suoi amministratori (anch’essi rinviati a giudizio) avevano il dovere di tenere sotto controllo.
Come dire che la Corte dei conti ha indagato l’amministrazione finanziaria del Comune per motivi diversi dalla banale routine, e che i crimini amministrativi rilevati non sono dovuti a meri errori di trasmissione dei dati.
Come pretendere bandi pubblici di gara per gli appalti (miliardari) riguardanti i lavori pubblici, che invece vengono affidati direttamente a parenti ultraottantenni del sindaco stesso, o ad assessori della giunta.
Come chiedere all’ufficio tecnico comunale conto del perché non abbia mai preteso (e tantomeno ottenuto) il ripristino dei luoghi nelle decine e decine di casi di abusivismo edilizio che ogni anno vengono denunciati dai carabinieri su uno sputo di isola.
Insomma è come chiedere un po’ di onestà, di dignità, di legalità a chi amministra il territorio in nome di interessi privati, e non di quelli dell’intera cittadinanza. Assurdo!

Eppure i cittadini di Ventotene un bell’esempio di modernità l’avevano dato appena lo scorso marzo, quando avevano riconfermato il loro podestà (pardon di nuovo: sindaco) con il 77% dei voti, perdendo per sempre i loro diritti (e la possibilità di ribadirli) solo per aver chiesto un favore!

Mah… per fortuna ci sono amministratori come Geppino Assenso, una sacrosanta boccata di nuovo per il Paese! Un po’ come Cetto La Qualunque, che giustamente ci ricorda che:

“Dopo lunga e penosa malattia è morta la morale.
Soffriva, soffriva: l’abbiamo abbattuta.
È la modernità che avanza, così la smettiamo con i lamenti: ‘ma non si poteva fare… è illegale…’. Basta!
Rassegnatevi, lavatevi i piedi e coricatevi: è finita!”

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Ventotene: la piaga dell’abusivismo non si ferma per le festività

Si continnua a scavare a Ventotene e nessuno interviene a bloccare la devastazione dell’isola, anche dopo i crolli ed… anche dopo lo sbarco della camorra…

Ci sta sorprendendo, e non poco, il fatto che, malgrado quanto sia successo sull’isola di Ventotene, nessuno intervenga a bloccare un processo di devastazione del territorio che sta mettendo a rischio non solo l’incolumità fisica dei cittadini e dei turisti, ma la stessa stabilità e la sopravvivenza dell’isola.
A furia di scavare, scavare, scavare, crollo dopo crollo, non si sa come, alla lunga, andrà a finire.
Noi ci rifiutiamo di pensare che i presidi locali di polizia non abbiano mandato alla Procura della Repubblica informative precise e dettagliate al riguardo, informative che riguardino il passato come il presente.
Perché, se così non fosse, ci vedremmo costretti a domandarci ed a domandare cosa teniamo a fare su quell’isola 5 carabinieri e 10 finanzieri.
Se, invece, la Procura della Repubblica di Latina fosse stata informata, la pregheremmo di accelerare l’iter delle indagini al fine di mettere fine una buona volta per sempre ad una situazione che diventa sempre più pericolosa, come già si è visto con la drammatica morte delle due povere ragazze romane.

Fonte: Associazione Antimafia “A. Caponnetto”

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Ventotene repubblica del bunga bunga 8

Ancora uno…

Giuseppe Assenso

«Uno striptease… comunale»

Uno spogliarello di capodanno in piena regola. Cenone, spumante e gran finale con lo striptease di due prorompenti ballerine brasiliane. Tutto perfetto, soprattutto il luogo: la bellissima isola di Ventotene. Sarà per l’inverno e per la solitudine degli isolani, soprattutto dei più giovani, che ad organizzare tutto non è stato un gruppo di privati, un ristorante o una società di catering. No. Al cenone, lo spumante e, soprattutto, alle spogliarelliste, ha pensato niente meno che la cooperativa «Anima», addetta ai servizi di assistenza agli anziani e incaricata, dalla giunta Assenso, del divertimento della sera di capodanno per i giovani del paese. Tutto in conto al Comune. Anzi no, secondo il sindaco che rispedisce al mittente le accuse riportate in una missiva inviata al quotidiano «La Repubblica» e pubblicata sul sito nel pomeriggio di ieri. Da quando, ovviamente, è scoppiato il finimondo. La lettrice di Repubblica non ha dubbi: A Ventotene non tutti hanno gradito lo strip delle brasiliane pagato, secondo i presenti e secondo la signora Laura Aiello che per questo ha scritto a Repubblica, coi soldi del Comune: «Al sindaco di Ventotene – spiega nella missiva inviata al quotidiano nazionale la signora Aiello – è venuta l’idea di invitare i ragazzi e le ragazze dell’isola ad una grande cena. Al momento del brindisi finale il sindaco annuncia una sorpresa. Nel locale si abbassano le luci e compaiono due spogliarelliste brasiliane che si esibiscono denudandosi tra gli invitati. Cala il gelo, e tutti i ragazzi, nessuno escluso, abbandonano il locale. Il modello bunga bunga – conclude – è dunque sbarcato a Ventotene con tutto il suo tragico squallore. Solo un dubbio rimane: con quali soldi sono state pagate le spogliarelliste?». Apriti cielo. Per due motivi: il primo riguarda, appunto, chi ha pagato il conto e il secondo è che il locale che ha ospitato l’evento è il ristorante «Val Verde in piazza» di proprietà del vice sindaco Silvestro Verde. Chiara la posizione del sindaco Giuseppe Assenso che, tramite il sito di Repubblica, rispedisce, ovviamente, le accuse al mittente: “Non capisco il motivo della polemica – ha risposto – le spogliarelliste non erano una sorpresa, nella locandina era scritto come si sarebbe svolta la festa. Non ci vedo niente di male». Assenso, poi ammette: «Verso le 23 sono andato via, non mi è sembrato opportuno restare per motivi personali. Mi è stato riferito comunque che tutti si sono divertiti». E, a proposito dei finanziamenti, aggiunge: «Non sono stati spesi soldi comunali. L’associazione si è occupata di tutto. Non so esattamente quanto sia costata la serata ma non più di mille euro».

Fonte: La Provincia

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