Isole, ordinata la chiusura

Cala Rossano

Drastica conclusione dell’istruttoria avviata dopo l’incidente a Ventotene – Nota urgente dell’Autorità di Bacino, 97% del territorio a rischio

L’Autorità di Bacino della Regione Lazio ha comunicato ieri mattina ai sindaci di Ponza e Ventotene l’esito dell’istruttoria avviata nell’arcipelago all’indomani del grave incidente dello scorso aprile costato la vita a due studentesse di Roma. In base alla cartografia allegata all’esito dell’indagine viene proposta una modifica al piano di assetto idrogeologico che prevede la dichiarazione di rischio per l’incolumità pubblica sul 97% del territorio di Ponza e Ventotene.
Il rapporto dell’autorità di Bacino è arrivato anche in Prefettura che lo ha trasmesso ai sindaci interessati con postilla allegata: «Valutare provvedimenti entro termini brevi». Di fatto tutte le parti segnalate nella cartografia allegata vanno interdette da subito vista la responsabilità penale in capo alle singole amministrazioni. Già nella serata di ieri il sindaco di Ponza, Pompeo Porzio ha cominciato ad emanare le prime ordinanze di chiusura che coinvolgono la quasi totalità del territorio. Salva praticamente solo una parte della spiaggia di Frontone. Il resto del territorio ad alto rischio comprende oltre alle spiagge, alberghi, locali, abitazioni. «E’ una mazzata per noi – ha detto il sindaco ma abbiamo l’obbligo di intervenire con le ordinanze perché ne va della sicurezza delle persone secondo quanto ci dicono i tecnici regionali, quindi…». Il dossier arriva nel pieno della stagione turistica e anche questo può trasformare i provvedimenti in una bomba sociale. Per oggi è annunciata un conferenza stampa sull’isola da parte dell’amministrazione comunale. L’istruttoria dell’autorità di bacino è stata chiusa il 15 giugno scorso e inviata, per conoscenza e al fine di ottenere provvedimenti e stanziamenti necessari, al Settore Ambiente e al presidente della giunta regionale. Non ne sapevano niente fino a ieri, invece, i sindaci di Ponza e Ventotene, né la Prefettura di Latina. A Ponza verrà costituito un gruppo di lavoro per valutare i provvedimenti da prendere subito e studiare soluzioni tese ad evitare la paralisi sull’isola.
«Vogliamo comunque agire in piena trasparenza – ha detto ieri sera il sindaco – e pubblicheremo la cartografia con le zone a rischio frane e crolli in modo che sia i residenti che i turisti possano prendere visione di quanto viene prescritto dai tecnici dell’autorità di bacino».
In effetti dall’istruttoria che si è svolta negli ultimi due mesi ci si aspettava un provvedimento drastico ma forse non in questi termini e su una percentuale così alta di territorio.
La stessa Autorità si è riservata di integrare la relazione con ulteriori prospetti grafici ma per ora sono perfettamente individuate le aree «ad alta pericolosità». I provvedimenti di chiusura resteranno in vigore fino al completamento degli interventi di messa in sicurezza sulla base delle modifiche apportate al piano di assetto idrogeologico esistente e che evidentemente non ha funzionato. Non è escluso che avverso le ordinanze ci siano dei ricorsi da parte degli operatori economici ma la situazione di rischio descritta negli atti non pare lasciare margini a revoca delle chiusure.

Fonte: Latina Oggi

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Invasione di meduse a Ventotene

La giornata di ieri è stata rovinata a tanti turisti che hanno deciso di passare le loro vacanze sulla bella isola pontina dalle pelagie, una specie particolarmente urticante, che ha preso residenza stabile nel Mar Tirreno dal caldissimo 2003. E prolifera proprio nelle vicinanze delle piccole isole. Ventotene e Ponza comprese. Ieri in tanti sono stati «toccati» dai tentacoli di queste meduse, molte belle a vedersi con il loro colore rosa e dalle piccole dimensioni, ma dolorosissime se si incontrano sulla propria strada, magari nel mezzo di una nuotata. Anche nei giorni scorsi diverse sono state le segnalazioni anche sull’isola di Ponza, ieri è toccato a Ventotene stabilire il nuovo primato di vittime. I malcapitati, almeno una trentina, hanno richiesto anche cure mediche al locale poliambulatorio. Come abbiamo già scritto su queste colonne, la presenza delle meduse varia velocemente ed è legata a diversi fattori: da una parte il clima impazzito di questi ultimi anni e dall’altra la pesca senza regole di pesci predatori di piccole meduse, tra cui i piccoli tonni. Un fenomeno sul quale stanno indagando gli zoologici, che si interrogano sul problema del cambiamento climatico e sui riflessi sulla salute. Secondo gli esperti, il cambiamento delle temperature del Mediterraneo e le oscillazioni nella salinità costiera, dovute alle precipitazioni, ma soprattutto le variazioni nella composizione delle specie animali che popolano il Mediterraneo potrebbero essere tra i fattori che spiegano come mai, da parecchi anni, le popolazioni di meduse siano esplose, soprattutto in prossimità di alcune isole molto turistiche.

Fonte: La Provincia

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Ventotene, mia figlia non c’è più ma l’isola è ancora pericolosa

Bruno Panuccio

Io non so quanti di voi abbiano visto il servizio andato in onda il 30 giugno all’interno del Tg1 delle 20. All’interno di suddetto servizio dell’inviata Roberta Badaloni sono concentrati parecchi spunti di riflessione. Da pochi giorni è di dominio pubblico un filmato girato precedentemente al 20 aprile da alcuni ragazzi in cui si vede benissimo il costone successivamente franato causando la morte di Sara e Francesca, oltre che il grave ferimento di Athena (non ci dimentichiamo di lei, per favore!). Dalle immagini chiarissime è evidente a chiunque l’equilibrio più che precario e destinato al crollo di quella parte di roccia: è scavata in basso per una profondità di alcuni metri, basterebbe conoscere il principio della forza di gravità (se un qualcosa si regge sul nulla finisce in terra a meno che non sia fornito di ali e ne faccia uso!). Oltre ciò (e mi ripeto) c’è l’azione corrosiva del mare sulla falesia che per quanto lenta è infinita; aggiungiamoci la strada sovrastante percorsa da mezzi pesanti carichi di pesi elevati.

Ancora: i continui lavori di trivellazione profonda, conseguenza dei tanti lavori di somma urgenza che negli anni hanno interessato la strada stessa e rimpinguato le tasche delle solite ditte amiche dell’amministrazione; la pessima gestione della canalizzazione dell’acqua piovana, e qui chiedete all’amministrazione locale come mai si è permesso che la quasi totalità degli antichi vasconi romani per la raccolta delle acque siano divenute case o ville (per lo più abusive: vi ricordo che i 2/3 delle costruzioni a Ventotene sono non censite) e parliamo sempre di un territorio la cui superficie è di 1 (uno!) chilometro quadrato, per cui qualunque abuso viene perpetrato sotto gli occhi di tutti.

A fronte di tutto ciò credo di essere nel pieno diritto di affermare che è un insulto parlare di tragica fatalità riguardo la morte di mia figlia Sara e della sua amica Francesca (lo so che ripeto i nomi, ma è bene che rimangano bene impressi nella memoria collettiva). Il nostro lutto è figlio della negligenza e del mancato rispetto verso il valore della vita dei cittadini ospiti dell’isola (chi non è del posto è solo uno strumento per far cassa), difatti i ventotenesi si guardano bene dal mandare i loro figli a ridosso della roccia e per contro si guardano bene dall’allertare le scolaresche in gita dei pericoli da loro ben conosciuti (sarebbe una cattiva pubblicità ).

E ora veniamo alla situazione attuale. Il servizio del Tg1 è stato girato il 29 giugno (a poco più di 2 mesi dalla morte delle due ragazze) e la situazione è la seguente: nella spiaggia di Cala Rossano, tranne la piccola zona sotto sequestro giudiziario per le indagini, l’accesso non è vietato, c’è solo qualche sparuto e celato cartello di fare attenzione, per cui la gente continua a stazionare in quell’area altamente pericolosa (non per niente la ditta che sta mettendo in sicurezza anche Cala Nave lavora sempre a ritmi serrati, forse hanno preso un giorno di ferie per non apparire agli occhi del turista); dalle immagini si vede addirittura una turista incosciente che tranquillamente fa il bagno a ridosso delle rocce e sulla cui stradina sterrata sovrastante fa mostra inquietante un camion che credo serva all’edilizia (il pericolo quindi è di casa sia sopra che sotto).

Il signor sindaco Giuseppe Assenso, alle domande del giornalista del quotidiano Terra su come fosse possibile una situazione del genere, ha dato questa risposta: «Non ho i mezzi per controllare costantemente l’accesso alla spiaggia o il fatto che la gente si ponga vicino alle rocce, sto aspettando che mi arrivi dall’Abruzzo una fornitura di cartellonistica per i divieti». Siccome io disgraziatamente su quella spiaggia ci sono stato il giorno che è morta Sara, vi posso dire che l’estensione della stessa è minima, che l’accesso è pressoché obbligato tramite pochissimi metri e quindi una risposta del genere denota – secondo me – un comportamento imbecille e criminale da parte di detta amministrazione (basterebbe transennare l’accesso e spedire ogni tanto un vigile o un qualsiasi delegato a controllare il rispetto di ciò).

Ma forse sono ritornati a prevalere i diritti del Dio quattrino per cui quei pochi metri anche se pericolosissimi sono considerati oro e le vite degli incoscienti turisti zero. Nel caso (speriamo non accada mai) che crolli un altro pezzo di fragilissimo tufo, potrà sempre dire che stavolta lo sapevano tutti che poteva succedere e quindi di sicuro non è colpa sua! A questo punto chi ha una fede la preghi, chi è scaramantico si tocchi le parti basse oppure ferro. In alternativa a tutto ciò fate girare questo scritto affinché la gente abbia conoscenza di quella che è la gestione di un problema di questa gravità.

Fonte: Terra

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Ventotene: estate nera (nel senso del lavoro)

Dopo i crolli, gli scempi ambientali, le denunce del NOE anche il lavoro nero! Denuncia dell’Associazione Antimafia Antonio Caponnetto.

Lavoro nero a Ventotene? In verità è un fenomeno più generale che gli Enti preposti e le Istituzioni non affrontano con determinazione Disoccupazione giovanile e lavoro nero: le due piaghe che assillano soprattutto la Provincia di Latina “L’unica speranza per i nostri giovani oggi è quella di andare a fare i camerieri o i bagnini e sono fortunati se vengono assicurati. In situazioni del genere le mafie dilagano. Venite a Ventotene e capirete la gravità della situazione”. Ci è stato rimesso in questi giorni questo messaggio, un invito che ci induce ad aprire un capitolo veramente doloroso: quello che riguarda la mancanza di prospettive occupazionali per i nostri giovani e il loro sfruttamento.  Un problema che, in verità, non investe solo Ventotene, ma tutto il Paese e, in particolare, la provincia di Latina a causa di un lento ma inesorabile processo di mafiosizzazione che l’ha investita.  Dilaga l’economia illegale e, con l’espansione di questa, è inevitabile l’inquinamento mafioso delle istituzioni e della politica.  Si afferma “‘o sistema”, il sistema di cui le principali vittime sono appunto i giovani.  Lo sappiamo e lo vediamo ogni giorno: l’unica speranza di lavoro per moltissimi giovani diplomati ed anche laureati abitanti nei nostri comuni rivieraschi è quella di andare a fare per un paio di mesi i camerieri o i bagnini.  Moltissimi, ovviamente, “in nero”, senza assicurazione, cioè.  Succede a Fregene, come a Civitavecchia, a Ladispoli come ad Ostia, a San Lorenzo come ad Anzio, a Latina come a Terracina, a Sperlonga come a Gaeta, a Formia come a Scauri.  E succede anche a Ventotene.  Il problema dei problemi resta sempre la carenza di controlli da parte delle Istituzioni.  Se forze dell’ordine, direzione provinciale del lavoro, ASL, INPS ed INAIL, con il coordinamento della Prefettura di Latina, promuovessero, tutti insieme, una massiccia e rigorosa campagna di vigilanza e repressione particolarmente nei mesi estivi su tutto il territorio della provincia di Latina – e, quindi, anche a Ventotene -, certe giuste lamentele non ci sarebbero più.

Fonte: Associazione antimafia “A. Caponnetto”

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Ventotene: Le giustificazioni assurde

Bruno Panuccio

Mi ritrovo ancora qui a scrivere della gestione assurda e per me inconcepibile della spiaggia di Cala Rossano a Ventotene dove il 20 aprile 2010 hanno perso la vita mia figlia Sara e la sua amica Francesca.

Nel servizio del TG1 del 30 giugno, tutti hanno potuto notare che, tranne per la piccola area del crollo sottoposta a sequestro giudiziario, la spiaggia non è interdetta e quindi gli incoscienti turisti continuano a porsi, a rischio della loro vita, a ridosso dei costoni.

Ciò è conseguenza del fatto che Cala Rossano insieme a Cala Nave sono le uniche due spiagge accessibili in rapporto all’antica e tristemente nota relazione peraltro errata antecedente al giorno della disgrazia.

Ma se il 21 aprile, il giorno dopo, l’autorità dei Bacini del Lazio ed i geologi inviati d’urgenza dalla Regione hanno incominciato a mettere in sicurezza anche queste aree, tale autorizzazione d’accesso alle spiagge che valore ha ???

Forse sarebbe il caso di ammettere che lì niente è sicuro e vietare l’accesso totalmente.

Ma troppi interessi coincidono in quei pochi metri d’arenile: escludere quelle due spiagge varrebbe a dire che Ventotene è offlimits, il circolo velico, tra i più prestigiosi d’Italia, dovrebbe limitare i suoi introiti così come gli albergatori, i ristoratori ed commercianti di souvenirs turistici.

Meglio quindi continuare con il vecchio andazzo e rinforzare le preghiere a Santa Candida, patrona dell’isola, alla quale vanno da sempre i ringraziamenti degli isolani per aver salvato le vite ogni qualvolta un masso di tufo viene giù (è vero Ventotenesi che non scrivo eresie ??? ).

Il giornalista della rivista Terra ha posto il quesito sulla sicurezza attuale al sindaco Giuseppe Assenso, che non dimentichiamo è tra i dieci indagati dalla Procura di Latina, ed ha ottenuta una risposta degna della fama costruita negli anni.

Lui asserisce che sta attendendo dall’Abruzzo le transenne e la cartellonistica per la sicurezza, ma nel frattempo nulla può per arginare l’incoscienza dei turisti.

E’ UNO SCANDALO e questa risposta è l’ennesima prova della negligenza dell’amministrazione comunale.

Mi permetto di consigliare, da semplice cittadino, di suggerire una soluzione:

i punti d’accesso alla spiaggia sono concentrati in pochi metri e non dovrebbe essere così difficile ostruire l’entrata, se dei 14 milioni di euro arrivati al comune negli ultimi anni non è restato nulla chieda a noi che con una piccola colletta gli diamo una mano, a questo punto dovrebbe con un’ ORDINANZA COMUNALE vietare l’ingresso alla spiaggia comminando una sanzione pecuniaria ai trasgressori, basterebbe ogni tanto far passare un vigile e può star sicuro che dopo le prime due multe, nessuno stazionerebbe nell’area a rischio del portafoglio oltre che della vita !!!

Ma io sono solo un cittadino le cui idee sono troppo semplici per essere attuate, non mi pongo la questione se sia prioritario il problema della vita umana o quella della perdita economica.

A questo punto, solo una richiesta ho da fare in questo momento al sindaco di Ventotene, invece di rilasciare dichiarazioni assurde oltre che irrispettose per la memoria di Sara e Francesca, che stia zitto per evitare figuracce ignobili.

Bruno Panuccio – 03/07/2010

Fonte: Neuroniattivi

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La strada costruita sul vuoto

Cala Rossano

Un camion di diversi quintali in sosta su un costone segnato nelle mappe dell’Autorità di Bacino come a rischio. Un altro, con una cisterna di carburante, fermo a pochi metri. Entrambi sono su una viuzza che, spiega il geologo Riccardo Caniparoli, «non ha le caratteristiche tecniche per essere usata come strada per il trasporto di merci fino al molo di servizio posto poco più avanti». Una pista che corre sospesa su due grotte tufacee sottostanti. A picco sul mare. Appena sotto, tra gli scogli smussati dall’erosione marina e del vento, c’è una ragazza che fa il bagno. È la stessa zona di cui Terra ha già raccontato nel numero di domenica scorsa: ci si accede camminando per pochi metri nell’acqua, che qui è bassa. Non è interdetta. E lo strato che separa la strada dalla parete della grotta, che rientra per diversi metri nella terraferma, è molto sottile. Pochi metri sotto c’è la grotta. «I camion non dovrebbero sostare lì, né tantomeno transitare…», osserva preoccupato il geologo Caniparoli, che ci accompagna in un nuovo sopralluogo sull’isola insieme alla collega Roberta Badaloni e alla troupe del tg1. «Il transito continuo di mezzi pesanti, che peraltro in questa zona è continuo a causa della presenza del molo commerciale al termine della strada, provoca delle vibrazioni pericolose per lo strato di roccia. I costoni delle grotte non sono idonei a sopportare un continuo e costante transito di mezzi pesanti. Così facendo, si accelera decisamente l’usura del territorio e potrebbero avvenire delle fratture nel tufo per l’eccessivo carico e produrre crolli più o meno significativi. Lì la strada, o meglio questa specie di strada, secondo me non ci dovrebbe proprio essere».

Un rischio, quindi, a detta dell’esperto, non solo per chi transita ma anche per chi si trova sotto al costone, ad appena pochi metri dalla spiaggia. Siamo a non più di cinquanta metri dal luogo dove il 20 aprile scorso morirono tragicamente due ragazze, colpite da una caduta di massi. E mentre la zona del dramma non era segnata in rosso sulle mappe del rischio idrogeologico, quella dove s’inerpica la stradina invece lo è: “Area a pericolo elevato di categoria B”, secondo l’Autorità di bacino. Un dato che non può che destare preoccupazioni. Specie alla luce delle parole del segretario generale dell’Autorità dei bacini regionali del Lazio, Bruno Placidi. Che, all’indomani della tragedia, nel corso della trasmissione Mi manda Rai Tre affermò: «La spiaggia di Cala Rossano (dove morirono Sara Panuccio e Francesca Colonnello, ndr) non sembrava a rischio ma, a fatto avvenuto, bisogna ammettere che evidentemente gli strumenti di analisi dell’Autorità di Bacino non sono stati sufficienti». Insomma: i dati sulla pericolosità andrebbero aggiornati. Perché, osserva Riccardo Caniparoli, «il territorio non è statico ma dinamico, nel tempo e nello spazio». Ma se una zona che non era considerata a rischio poi nei fatti si è dimostrata tragicamente tale, perché per una già inclusa in una zona di pericolo si continuano a riprodurre situazioni di rischio potenziale, come il transito di camion che trasportano anche cisterne di carburante? E perché non c’è nemmeno un cartello che avvisa del pericolo i bagnanti che decidono di camminare sul bagnasciuga appena pochi metri più sotto? «Ma noi qui sappiamo dove non andare perché è rischioso», risponde un operatore turistico del luogo, intento ad accogliere i visitatori che, nel giorno di San Pietro e Paolo, patroni di Roma, affollano in gran numero Ventotene.

Forse l’isolano lo sa, ma un turista o un ragazzino no. E quantomeno un cartello, posto ben in evidenza, potrebbe indurre maggiore cautela. A tutti. Sull’isola sono in corso poderosi interventi di messa in sicurezza, come nel caso della bella cala Rossano, dove sono state installate delle grandi, e molto visibili, reti antifrana e rimodellato un costone. Interventi, giudicati da Caniparoli «troppo invasivi e non risolutivi», che avranno impegnato fondi per centinaia di migliaia di euro. Ma di delimitazioni o cartelli che avvertono della presenza di aree a rischio frana, dal costo enormemente più basso, ancora se ne vedono pochi. Troppo pochi. Con l’estate alle porte, il numero di turisti aumenta esponenzialmente. Anzi, di più. «Qui ci sono troppi turisti, e le spiagge sono poche», osserva l’esperto, «e quindi il pericolo che qualcuno si spinga a fare il bagno in zone pericolose è molto alto». A maggior ragione, per prevenire nuove tragedie la prudenza non è mai troppa. E a volte basterebbero davvero pochi euro e un po’ di buonsenso.

Fonte: Terra

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Rifiuti pericolosi: sequestrata una banchina

Denunciato il titolare dell’impresa incaricata della raccolta degli oggetti in mare

Rifiuti urbani pericolosi e rifiuti speciali non pericolosi lasciati «in modo incontrollato» su una banchina del porto nuovo di Ventotene. E’ questa la ragione che ha portato al sequestro dell’area demaniale da parte dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Roma. I militari spiegano che l’area era «occupata abusivamente» dagli scarti, e che il sito posto sotto sequestro ha una valore stimato di circa 1.450.000 euro. I carabinieri del Noe hanno denunciato il titolare dell’impresa incaricata dal Comune di Ventotene della raccolta dei rifiuti presenti in mare. Sul posto sono stati infatti ritrovati diversi materiali e oggetti, tra cui delle batterie raccolte dagli operai della ditta direttamente sul fondo marino del porto. La ditta aveva utilizzato uno spiazzale presente nel porto nuovo dell’isola come deposito temporaneo di rifiuti. Quindi ogni oggetto o scarto ritrovato veniva temporaneamente appoggiato nell’area, solo che con il passare dei giorni l’accumulo dei rifiuti è diventato talmente evidente da far scattare l’intervento del reparto speciale degli uomini dell’Arma, che si occupa appunto di normative riguardanti la salute dell’ambiente. Nella giornata di oggi il sindaco di Ventotene, Geppino Assenso, firmerà un’ordinanza per l’immediata rimozione dei rifiuti e la bonifica dell’area. Non è il primo sequestro operato dal Noe sull’isola pontina. Già qualche tempo fa si verificò un episodio simile, sempre in un’area del porto nuovo dove erano stati depositati temporaneamente materiali di risulta.

Fonte: La Provincia

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Santo Stefano, isola “a pezzi” al Comune

E’ il “gioiello” più importante fra quelli ceduti ai Comuni in provincia di Latina con il cosiddetto federalismo demaniale. Se diventerà o meno un “tesoretto” per il Comune di Ventotene si vedrà. E’ confermato che l’isola di Santo Stefano sarà ceduta ma, stando a quanto emerso ieri, non interamente bensì “pezzo per pezzo”: dall’ex carcere all’attracco, fino ai terreni dell’isolotto. Sarà il Comune a decidere la sorte dei beni. All’indomani della notizia il sindaco Giuseppe Assenso era più preoccupato che felice: le condizioni delle strutture, infatti, sono pessime.

Fonte: Il Messaggero

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Ventotene, nuovi rischi

Dopo il tragico crollo di un costone di tufo che il 20 aprile ha ucciso due ragazze, con un sopralluogo sul posto verifichiamo che è possibile accedere con facilità alle zone pericolose. Controlli? Nessuno

Nei giorni scorsi Terra ha verificato, compiendo un sopralluogo, i miglioramenti apportati al livello di sicurezza ambientale dei costoni e delle spiagge dell’isola di Ventotene, a circa due mesi dal tragico crollo che causò la morte di due ragazze di quattordici anni, Sara Colonnello e Francesca Panuccio, sulla spiaggia di Cala Rossano. Sara e Francesca, insieme ad alcuni compagni, il 20 aprile erano sull’isola per una gita scolastica. Finita tragicamente. Un dramma che, però, in base a quanto abbiamo potuto constatare, sembra non aver insegnato nulla. Nonostante i buoni propositi di tutte le autorità. Il crollo di circa quindici metri cubi di roccia tufacea, va ricordato, avvenne proprio in corrispondenza di un tratto di costone incombente sulla spiaggia, non interdetta ai cittadini, che non era stato riconosciuto, evidentemente erroneamente, come area a pericolo di frana né dal Comune né dalla competente Autorità di Bacino.

A Cala Rossano, attualmente, è recintata solo la parte di spiaggia dove avvenne il tragico crollo perché la zona è sotto sequestro giudiziario: appena tre giorni fa abbiamo però verificato che, anche dopo il drammatico evento del 20 aprile, non è stato interdetto l’accesso al tratto di mare sottostante i costoni dove vi è tuttora pericolo di crollo di massi rocciosi, come riconosciuto anche dall’Autorità di Bacino. In particolare, non vi è alcuna recinzione né alcuna delimitazione che inibisca transito e accesso nei pressi del costone a nord della spiaggia dove cadono a strapiombo pareti verticali e si aprono alcune grotte scavate dall’erosione marina. Qui, peraltro, ci sono grossi blocchi già crollati in passato. E sempre qui i bagnanti possono accedere liberamente.

A riprova di ciò, abbiamo fotografato un ragazzino che si trova sotto la volta di una grotta in un’area a pericolo di crollo. E, nell’occasione, di controlli nemmeno l’ombra. Anche il tratto di mare alla base del costone dove c’è pericolo di caduta di massi tufacei, adiacente alla zona della tragedia, è ancora accessibile: solo l’area attorno al crollo è stata recintata mentre si può camminare lateralmente lungo la battigia e raggiungere con tranquillità la base del costone. Ha peraltro destato sorpresa la presenza di un muretto di recente realizzazione sul lato valle della strada che porta a Cala Rossano, incombente sulla scarpata alta circa 15-20 metri, che non sembra rispettare le misure di sicurezza in quanto ha un’altezza variabile da circa 70 a circa 80 cm. Troppo basso per garantire la sicurezza ed evitare che qualcuno, in particolare bambini e ragazzini, possa sporgersi troppo pericolosamente a valle.

Niente controlli, almeno per quanto abbiamo potuto verificare sul campo, e un interrogativo che rimane ancora drammaticamente in sospeso: perché il crollo del 20 aprile è avvenuto proprio in quel tratto di costone? Abbiamo così eseguito una ricerca in Internet per cercare documenti fotografici in grado d’illustrare la situazione del costone franato, così da poter avere elementi oggettivi per valutare le reali situazioni di pericolo preesistenti. è stato così rinvenuto un video su youtube girato nel maggio 2009 nel quale è ripreso il costone, poi rovinosamente crollato: il contributo filmato evidenzia che il tratto di costone tufaceo interessato incombeva su un accentuato sgrottamento provocato dall’erosione marina. Sono pure ben evidenti due cavità più accentuate poste proprio alla base dello sgrottamento. Questi importanti elementi evidenziano, certificandole, le condizioni di instabilità geomorfologica del costone interessato dal crollo che ha ucciso le due studentesse, e ferito una terza. Al termine del nostro sopralluogo, colpisce il paradosso plasticamente raffigurato da un cartello dell’Amministrazione comunale, che impone il divieto d’accesso alla spiaggia per i cani. Per gli esseri umani, chissà.

Fonte: Terra

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Canneto a fuoco, intervengono i volontari

E’ divampato alle 12 e 30 di ieri un incendio in via Parata Grande a Ventotene. Un fuoco che ha interessato un canneto situato su una strada centrale e per il quale la squadra di volontari della protezione civile, guidati dal presidente Lucrezia De Gennaro e i vigili del fuoco in congedo presenti sull’isola sono accorsi. E le attività di spegnimento sono andate avanti per oltre un ora. Alla fine però i soccorritori sono riusciti ad avere ragione di quel rogo e hanno evitato conseguenze più serie per l’isola e i numerosi visitatori presenti. Grazie alla celerità dell’i nt e rve n t o dei cinque volontari della Protezione civile e ai pompieri in congedo che vivono a Ventotene l’incendio non ha provocato conseguenze se non la curiosità dei passanti che hanno assistito al lavoro profuso dal personale impegnato sul posto per sedare le fiamme alimentate dal vento crescente e dalla vegetazione.

Fonte: Latina Oggi

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